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Posts Tagged ‘Maria SS.’

Maggio è un mese amato e giunge gradito per diversi aspetti. Nel nostro emisfero la primavera avanza con tante e colorate fioriture; il clima è favorevole alle passeggiate e alle escursioni. Per la Liturgia, maggio appartiene sempre al Tempo di Pasqua, il tempo dell’“alleluia”, dello svelarsi del mistero di Cristo nella luce della Risurrezione e della fede pasquale; ed è il tempo dell’attesa dello Spirito Santo, che scese con potenza sulla Chiesa nascente a Pentecoste. Ad entrambi questi contesti, quello “naturale” e quello liturgico, si intona bene la tradizione della Chiesa di dedicare il mese di maggio alla Vergine Maria. Ella, in effetti, è il fiore più bello sbocciato dalla creazione, la “rosa” apparsa nella pienezza del tempo, quando Dio, mandando il suo Figlio, ha donato al mondo una nuova primavera. Ed è al tempo stesso protagonista, umile e discreta, dei primi passi della Comunità cristiana: Maria ne è il cuore spirituale, perché la sua stessa presenza in mezzo ai discepoli è memoria vivente del Signore Gesù e pegno del dono del suo Spirito. (Benedetto XVI, dal Regina Caeli del 9 maggio 2010, grassetto nostro)

Lello-Madonna50

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Già da un mese la Madre Chiesa ci ha introdotti nel nuovo ciclo dell’anno liturgico; oggi iniziamo invece un nuovo anno civile. E lo facciamo con una solennità molto importante, una festa cosiddetta “di precetto” – in cui cioè tutti i fedeli hanno l’obbligo di partecipare alla Santa Messa. Si tratta del giorno liturgico dedicato a Maria, Madre di Dio, nel giorno dell’Ottava di Natale. Infatti la Chiesa non si accontenta di celebrare in un solo giorno la gioia della Natività del Signore Gesù, ma per ben otto giorni continua ad esprimere la sua felicità stupefatta ed adorante di fronte al mistero del Figlio di Dio fatto uomo. Oggi è l’ultimo di questi otto giorni di festa e, a loro degno coronamento, festeggiamo la beatissima sempre Vergine Maria, Madre del nostro Dio e Signore Gesù Cristo. “Salutiamo Maria, la Madre benedetta di Gesù, la quale oggi la Chiesa onora per questo suo elettissimo privilegio e per questa nostra inestimabile fortuna d’essere per ciò stesso la Madre di Dio fatto uomo, nostro Fratello e nostro Salvatore. Salve, Regina, Madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve!” (Paolo VI, dall’Omelia del 1° gennaio 1975).
Ma vediamo cosa ci propone il testo eucologico della colletta di oggi (testo latino ufficiale, traduzione ufficiale italiana, nostro tentativo di traduzione letterale).

Deus, qui salútis ætérnæ, beátæ Maríæ virginitáte fecúnda, humáno géneri præmia præstitísti, tríbue, quæsumus, ut ipsam pro nobis intercédere sentiámus, per quam merúimus Fílium tuum auctórem vitæ suscípere.

O Dio, che nella verginità feconda di Maria hai donato agli uomini i beni della salvezza eterna, fa’ che sperimentiamo la sua intercessione, poiché per mezzo di lei abbiamo ricevuto l’autore della vita, Cristo tuo Figlio.

O Dio, che nella feconda verginità della beata Maria hai concesso i premi della salvezza eterna al genere umano, accorda(ci), (Ti) preghiamo, di sperimentarla interceditrice per noi, (lei) per mezzo della quale abbiamo meritato di ricevere l’autore della vita, il Figlio Tuo.

La colletta, iniziamo col dire, è praticamente identica (tranne una piccola modifica nella parte finale) rispetto a quella che oggi vien detta nella forma extra-ordinaria del rito romano. E questa coincidenza, non lo neghiamo, ci rende lieti e soddisfatti, essendo un tassello che contribuisce a dimostrare la continuità sostanziale tra le due forme di questo venerando rito.
Ma passiamo all’analisi della grammatica.
O Dio (Deus, vocativo singolare, da Deus, -i, “Dio”), che (qui, pronome relativo nominativo maschile singolare, che regge una subordinata relativa, “il quale, la quale”) nella verginità ( virginitáte, ablativo singolare, da virginitas, -atis, “verginità”) feconda (fecúnda, ablativo singolare, da fecundus, -a, -um, “fertile, fecondo, abbondante”) della beata (beátæ, genitivo singolare, da beatus, -a, -um, “beato, santo”) Maria (Maríæ, genitivo singolare, da Maria, -ae, “Maria”) hai concesso (præstitísti, indicativo perfetto, da praestare, “dare, fornire, concedere”) i premi (præmia, accusativo plurale, da praemium, -i, “premio, ricompensa”) della salvezza (salútis, genitivo singolare, da salus, -utis, “salvezza, salute”) eterna (ætérnæ, genitivo singolare, da aeternus, -a, -um, “eterno, perpetuo”), accorda (a noi)(tríbue, imperativo presente singolare, da tribuere, “dare, accordare, concedere”), (Ti) preghiamo (quæsumus, indicativo presente, da quaesere, “pregare, implorare, supplicare”) di (ut, congiunzione che regge una sostantiva, “di”) sperimentare (sentiámus, congiuntivo presente, da sentire, “sentire, provare, sperimentare”) lei (ipsam, accusativo singolare, da ipse, ipsa, ipsum, “lui stesso, lei stessa”) che intercede (intercédere, infinito presente attivo, “intercedere”) per (pro, preposizione che regge l’ablativo, “per”) noi (nobis, ablativo plurale, da nos, nostri, “noi”), per mezzo (per, preposizione che regge l’ablativo, “per”) della quale (quam, accusativo singolare, da qui, quae, quod, “il quale, la quale”) abbiamo meritato (merúimus, indicativo perfetto, da merēre, “meritare, ottenere”) di ricevere (suscípere, infinito presente attivo, “ricevere”) l’autore (auctórem, accusativo singolare, da auctor, -oris, “autore”) della vita (vitæ, genitivo singolare, da vita, -ae, “vita, esistenza”), il Tuo (tuum, accusativo singolare, da tuus, tua, tuum, “tuo, tua”) Figlio (Fílium, accusativo singolare, da filius, -i, “figlio”).
Guardando brevemente agli argomenti del testo, non si può non notare come questa colletta sia veramente densa di concetti: ma è caratteristica comune delle orazioni della liturgia romana, spesso tanto brevi e asciutte quanto dense e corpose nelle idee che esprimono.
Ad esempio, vediamo il riferimento alla “feconda verginità”: felicissimo e santo ossimoro! Solitamente l’essere vergini viene associato ad una mancanza di figli. Invece, nella beata Vergine Maria, per singolare privilegio di Dio, si associarono la gloria della verginità (infatti ella non conobbe mai uomo, né prima, né dopo il parto, mai) e la fecondità del dare alla luce un figlio: anzi, non un figlio qualsiasi, ma il Figlio, il Verbo incarnato, la seconda persona della Santissima Trinità.
Poi, attraverso Maria, che è santa (santissima, anzi) il Padre ci ha fornito i premi della salvezza eterna: questo è concesso a tutto il genere umano, perché Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità (1 Tm 2,4). Questo, ovviamente, non vuol dire che tutti siano salvati indipendentemente dalla loro condotta e dalla loro volontà, ma significa che Dio offre in Cristo Gesù la salvezza ad ogni uomo: al singolo, poi, decidere se accettarla agendo di conseguenza.
E un’altra caratteristica di Maria viene messa in luce in questo testo: quella che per mezzo di lei, della Vergine, noi abbiamo ricevuto il dono più eletto che il Padre potesse concederci, lo stesso suo Figlio Unigenito, che è l’autore della vita. E’ questo uno dei titoli più belli di Maria: “Madre di Dio”. Sappiamo quanto la Chiesa abbia dovuto riflettere e pregare prima di giungere, nel Concilio di Efeso (anno 431 d.C.), alla definizione precisa di questa verità di fede. Per noi cattolici, la contemplazione della beata Vergine Maria Theotókos (= “che genera Dio, Madre di Dio” in greco) riempie il cuore di sommo gaudio e noi la confessiamo così, con la fede dei semplici.
Concedeteci di concludere questo breve scritto con gli auguri di buon anno da parte di tutto lo staff di Continuitas, richiamando le parole del beato (presto santo) Giovanni XXIII: “Veritas et pax in ogni ora del nuovo anno; in ogni ambiente e aspetto della vita, in espressione di sincerità assoluta di parola, di tratto, di reciproci rapporti.” (dal Discorso ai lavoratori romani, 31 dicembre 1960)

Theotokos

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Oggi due feste vengono a coincidere nel calendario liturgico della Chiesa Cattolica: la seconda domenica d’Avvento e la solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Secondo le norme liturgiche, a prevalere è la domenica d’Avvento, per cui l’Immacolata viene spostata al giorno successivo, lunedì 9 dicembre. Tuttavia, per quanto concerne l’Italia, i vescovi hanno chiesto alla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti di poter celebrare ugualmente la festa dell’Immacolata nel suo giorno proprio, cioè l’8 dicembre: e la risposta è stata positiva, con la concessione del relativo indulto. Anche noi quindi, seguendo queste indicazioni, ci apprestiamo ad esaminare la colletta dell’Immacolata.
Questa solennità che oggi festeggiamo è relativamente più giovane di altre. Le prime tracce infatti si trovano in calendari liturgici inglesi dell’XI secolo. Già nel Duecento essa si spandeva per il contintente europeo. Sembra che la Chiesa di Roma abbia cominciato ad accoglierla verso il 1330. Col tempo divenne sempre più importante e solenne, soprattutto dopo che il beato Pio IX nel 1854 proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione.
Oggi noi festeggiamo il trionfo della Immacolata, che col suo piede verginale ha schiacciato il capo del serpente, e di cui la Chiesa canta la lode : «Cunctas haereses sola interemisti in universo mundo» (Comm. Fest. B. M. V., ad Matut., ant. 7): Tu sola hai distrutto tutte le eresie, tutti gli errori, tutti i falsi sistemi, che promettono al genere umano di condurlo alla perfezione, di elevarlo al colmo della felicità, ed invece lo precipitano nell’abisso della corruzione e della rovina.” (Pio XII, dal discorso ai giovani di Azione Cattolica dell’8 dicembre 1947)
Accingendoci ad esaminare il testo della colletta, vediamo prima di tutto il testo latino originale, poi la traduzione ufficiale italiana e infine un nostro tentativo di resa letterale:

Deus, qui per immaculátam Vírginis Conceptiónem dignum Fílio tuo habitáculum præparásti, quæsumus, ut, qui ex morte eiúsdem Fílii tui prævísa, eam ab omni labe præservásti, nos quoque mundos, eius intercessióne, ad te perveníre concédas.

O Padre, che nell’Immacolata Concezione della Vergine hai preparato una degna dimora per il tuo Figlio, e in previsione della morte di lui l’hai preservata da ogni macchia di peccato, concedi anche a noi, per sua intercessione, di venire incontro a te in santità e purezza di spirito.

O Dio, che nell’Immacolata Concezione della Vergine hai preparato una degna dimora al Tuo Figlio e l’hai preservata da ogni macchia in previsione della morte dello stesso Figlio Tuo, (Ti) preghiamo, di concedere anche a noi, per sua intercessione, di giungere mondi a Te.

Come si può notare, a parte le ultime parole, che sono un’aggiunta del testo italiano rispetto a quello latino, la traduzione è piuttosto letterale.
Si inizia con un vocativo, tipico del cristianesimo (il latino classico, infatti, per lungo tempo non conobbe il vocativo per il sostantivo Deus): “Deus”, o Dio. Poi si prosegue con una subordinata, precisamente una relativa: che (qui: pronome relativo maschile singolare al nominativo, fungendo da soggetto) nell’Immacolata Concezione (per immaculátam … Conceptiónem: si tratta di un complemento di mezzo, introdotto da per+accusativo; si potrebbe tradurre anche “attraverso, per mezzo dell’Immacolata Concezione”) della Vergine (Vírginis: genitivo singolare; si tratta di un vocabolo che ha cambiato significato dal latino classico – dove indicava una giovane donna – a quello cristiano, dove è passato ad indicare colei che non conosce uomo) hai preparato (præparásti: indicativo perfetto, prima persona singolare, del verbo præparare: “preparare, allestire, predisporre”) una degna dimora (dignum habitáculum: accusativo neutro singolare; habitaculum, -i, è “dimora, abitazione”) al Tuo Figlio (Fílio tuo: dativo singolare maschile) e Tu che (qui: altro pronome relativo singolare maschile al nominativo, indicante il soggetto: ancora Dio, quindi) hai preservato (præservásti: indicativo perfetto, prima persona singolare, del verbo præservare: “preservare” – vocabolo postclassico, tipico anche questo del latino dei cristiani) lei (eam, accusativo singolare maschile; si riferisce a Maria) da ogni macchia (ab omni labe: la preposizione ab regge l’ablativo, in cui sono flessi sia “omni” che “labe”, da omnis, -e: “tutto, ogni” e labes, -is: “caduta, crollo, rovina, sozzura, macchia, difetto”) per la prevista morte (ex morte … prævísa: anche la preposizione ex regge l’ablativo, in cui sono flessi mors, -tis: “morte” e il participio perfetto singolare femminile “praevisa”, da praevidére: “vedere prima, prevedere”) dello stesso Tuo Figlio (eiúsdem Fílii tui: tre genitivi singolari), (Ti) preghiamo (quæsumus, indicativo presente, prima persona plurale di quaesere: “cercare, richiedre, domandare”) di (ut) concedere (concédas: congiuntivo presente, seconda persona singolare) anche (quoque, classicamente postposto alla parola cui si riferisce) a noi (nos: qui non in dativo, ma in accusativo, perché qui “concédas” regge un complemento oggetto) per sua intercessione (eius intercessióne, lett. “per l’intercessione di lei”: eius è infatti il genitivo singolare del pronome is, ea, id “egli, ella, esso”, mentre intercessióne è ablativo di mezzo, da intercessio, -onis: “intercessione, mediazione, intervento”) di giungere (perveníre: infinito presente attivo, “pervenire, arrivare, giungere”) mondi (mundos: altro accusativo, qui maschile plurale, da mundus, -a, -um: “puliti, mondi, pronti”) a Te (ad te: preposizione “ad” che regge l’accusativo “te”).
Concetto centrale di questa colletta, attorno al quale essa ruota, è l’Immacolata Concezione di Maria. E’ infatti verità di fede che “La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale” (beato Pio IX, dalla Bolla Ineffabilis Deus, DS 2803). Questo grande mistero era contenuto già nelle parole “piena di grazia” (Lc 1,28) che l’arcangelo Gabriele rivolse alla Vergine nell’allora sperduto e sconosciuto villaggio di Nazareth. Col tempo la Chiesa, depositaria da sempre delle verità della fede, ha sempre meglio esplorato e conosciuto quest’aspetto luminoso della vita della Vergine, del fatto che ella era stata redenta sin dal suo concepimento. Splendore inenarrabile, questo, che le viene interamente da Cristo. Per un approfondimento dottrinale in merito si possono leggere i paragrafi del Catechismo, nn. 490-493.
La colletta ci dice che Maria è stata preservata dal peccato originale in previsione del fatto che sarebbe diventata la dimora di Cristo, in previsione del fatto ch’ella avrebbe accolto il Verbo nel suo grembo verginale. E questo, in previsione della morte di Gesù.
In questo mistero di luce, che rifulge nella vita della Chiesa, lo spazio per noi fedeli in questa colletta è un po’ limitato, ma certo non ci lamentiamo, perché ammiriamo anche noi la gloria di Maria. Ma non rinunciamo a rivolgere a Dio una preghiera più personale: per questo la Chiesa, a nome dei fedeli, chiede a Dio (che nelle orazione è di solito Dio Padre, come specifica la traduzione ufficiale) di concederci di giungere mondi a Lui. Gli chiediamo quindi di purificarci, di perdonare le nostre colpe (e non ci dimentichiamo che “[la] misericordia di Dio […] sempre ci perdona, sempre ci aspetta, ci ama tanto” [Francesco], che “È importante restare in cammino, senza scrupolosità, nella consapevolezza riconoscente che Dio mi perdona sempre di nuovo” [Benedetto XVI]). E gli chiediamo anche, per quanto possibile, di preservare il nostro cammino dalle cadute, perlomeno – e questo dovrebbe stare a cuore ad ogni cristiano – dal peccato mortale.
Concludiamo l’articolo segnalando che, caso abbastanza raro, la colletta odierna è presa pari pari – senza la minima modifica – dal Messale del 1962. Dunque, in entrambe le forme del rito romano oggi si prega la colletta con le medesime parole. L’orazione sulle offerte è quasi identica (pochissime modifiche), mentre è del tutto identica anche l’orazione dopo la Comunione. Un’altra curiosità storica è che – evento anche questo non così comune – conosciamo il nome di chi compose materialmente la colletta: si tratta del chierico Leonardo da Nogarole, del clero di Verona, funzionario curiale di papa Sisto IV (1471-1484).

Immacolata

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[…] è il mese di maggio, il mese della Madonna: alla luce di Maria noi comprendiamo meglio la profondità della riconciliazione che Cristo ha attuato fra noi e Dio. L’amore della Madre di Gesù, manifestandosi verso ciascuno di noi, ci apporta il segno della benevolenza e della tenerezza del Padre. Tale amore inoltre ci aiuta a meglio comprendere che la riconciliazione concerne anche i rapporti degli uomini tra loro, poiché essendo madre della Chiesa, Maria è madre dell’unità e s’impegna a favorire tutto quello che unisce i suoi figli, tutto quello che li avvicina. (beato Giovanni Paolo II, dall’Udienza Generale del 18 maggio 1983)

Madonna

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Igitur ad Beatae Virginis gloriam ad nostrumque solacium, Mariam Sanctissimam declaramus Matrem Ecclesiae, hoc est totius populi christiani, tam fidelium quam Pastorum, qui eam Matrem amantissimam appellant; ac statuimus ut suavissimo hoc nomine iam nunc universus christianus populus magis adhuc honorem Deiparae tribuat eique supplicationes adhibeat.
[Perciò a gloria della Beata Vergine e a nostra consolazione dichiariamo Maria Santissima Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo cristiano, sia dei fedeli che dei Pastori, che la chiamano Madre amatissima; e stabiliamo che con questo titolo tutto il popolo cristiano d’ora in poi tributi ancor più onore alla Madre di Dio e le rivolga suppliche.] (Paolo VI, Discorso a conclusione della III sessione del Vaticano II, 21 novembre 1964)

Le parole che avete appena letto, parole di papa Montini, parole d’un Sommo Pontefice, sono ben solenni e s’adattano al tributo d’onore che desideriamo rivolgere alla Beata Sempre Vergine Maria.
Come infatti sapranno i nostri attenti lettori, questo blog ha due patroni: oltre al servo di Dio Tomas Tyn O.P., infatti, ci siamo posti sotto la materna protezione della Santissima Madre di Dio, onorata col titolo di Madre della Chiesa.
Sarebbe certo opportuno approfondire un attimo questo titolo; e quale miglior modo di proporvi un altro passaggio del medesimo discorso di Paolo VI?

Si tratta di un titolo [Mater Ecclesiae, ndr], Venerabili Fratelli, non certo sconosciuto alla pietà dei cristiani; anzi i fedeli e tutta la Chiesa amano invocare Maria soprattutto con questo appellativo di Madre. Questo nome rientra certamente nel solco della vera devozione a Maria, perché si fonda saldamente sulla dignità di cui Maria è stata insignita in quanto Madre del Verbo di Dio Incarnato. Come infatti la divina Maternità è la causa per cui Maria ha una relazione assolutamente unica con Cristo ed è presente nell’opera dell’umana salvezza realizzata da Cristo, così pure soprattutto dalla divina Maternità fluiscono i rapporti che intercorrono tra Maria e la Chiesa; giacché Maria è la Madre di Cristo, che non appena assunse la natura umana nel suo grembo verginale unì a sé come Capo il suo Corpo mistico, ossia la Chiesa. Dunque Maria, come Madre di Cristo, è da ritenere anche Madre di tutti i fedeli e i Pastori, vale a dire della Chiesa. […] [Maria] che ci ha dato un giorno Gesù, fonte della grazia soprannaturale, non può non rivolgere la sua funzione materna alla Chiesa, specialmente in questo tempo in cui la Sposa di Cristo si avvia a compiere con più alacre zelo la sua missione salutifera. […] Dopo aver promulgata ufficialmente la Costituzione sulla Chiesa, alla quale abbiamo dato coronamento dichiarando Maria Madre di tutti i fedeli e Pastori, cioè della Chiesa, confidiamo fermamente che il popolo cristiano invocherà con maggiore speranza e più fervoroso ardore la Beatissima Vergine e le accorderà il culto e l’onore dovuti.

Tanti altri testi potremmo proporvi, ma ci limitiamo a rimandarvi alla trattazione del Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 963-975).

Madre della Chiesa! Illumina il Popolo di Dio sulle vie della fede, della speranza e della carità! (beato Giovanni Paolo II)

Giovanni Battista Salvi da Sassoferrato, “Madonna col Bambino” (sec. XVII)

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Sacerdozio femminile? No, grazie

Colui che ha chiamato una donna (e non un uomo) a essere la creatura più alta e più pura, a collaborare nel modo più decisivo e più ampio all’opera della redenzione, a essere l’immagine, l’anticipazione, la madre dell’intera realtà ecclesiale, ha riservato agli uomini (e non alle donne) il ministero apostolico. Tutto ciò obbedisce a un disegno che non insegue il mito di un’uguaglianza astratta e indifferenziata, ma vuole esaltare le singole preziose diversità…. Ipotizzare che Gesù abbia convocato solo uomini a far parte del collegio apostolico perché era condizionato dalla cultura maschilista del suo tempo è storicamente insostenibile ed è irrispettoso nei riguardi del figlio di Dio. Egli dimostra ripetutamente di saper contraddire le persuasioni più radicali nella mentalità dominante ai suoi giorni. (Giacomo card. Biffi)

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Cari fratelli e sorelle, domani mi recherò in visita al Santuario di Loreto, nel 50° anniversario del celebre pellegrinaggio del Beato Papa Giovanni XXIII in quella località mariana, avvenuto una settimana prima dell’apertura del Concilio Vaticano II. (Benedetto XVI, dall’Udienza Generale del 3 ottobre 2012)

Mentre scriviamo queste righe, il Santo Padre sta volando in elicottero verso Loreto, verso il grande santuario mariano. Un avvenimento, questo, che ricalca – come si legge nella citazione qui sopra – le orme di uno dei più amati predecessori di Benedetto XVI, cioè il beato Giovanni XXIII. Papa Roncalli, infatti, il 4 ottobre dell’anno 1962, pochi giorni prima del solenne inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II, si recò in pellegrinaggio a Loreto e ad Assisi. Oggi, esattamente cinquant’anni dopo, l’attuale successore di Giovanni ne segue i passi e come lui si reca a Loreto, al fine di “raccomandare alla Madre di Dio i principali eventi ecclesiali che ci apprestiamo a vivere. L’Anno della fede e il Sinodo dei Vescovi sulla nuova evangelizzazione.” (Benedetto XVI, 3 ottobre 2012)

Giovanni XXIII nel suo pellegrinaggio a Loreto ed Assisi (4 ottobre 1962)

Ma in quel 1962, il Papa buono tenne alcuni discorsi (i testi qui e qui), dai quali prendiamo alcuni passi che proponiamo ai nostri lettori:

L’Incarnazione del Verbo è motivo di preghiera nell’ora dell’Angelus Domini […] Questa contemplazione, che Ci è tanto familiare, di qua particolarmente vuol prendere slancio per invitare gli uomini a riflettere su quel congiungimento del cielo con la terra, che è lo scopo della Incarnazione e della Redenzione; e dunque, in concreto è lo scopo anche del Concilio Ecumenico, che vuol estenderne sempre più il raggio benefico, in tutte le forme della vita sociale.

Il Concilio Ecumenico vorrà essere anche per questo un solenne richiamo alla grandezza della famiglia, ed ai doveri ad essa inerenti.

Sull’esempio di Gesù, venti secoli di cristianesimo hanno aiutato l’uomo a riconoscersi nella sua interezza, sollevandolo alla coscienza della sua dignità.

Quarantaquattro furono gli anni della vita terrena di Francesco : la prima parte, circa metà, fu occupata nella ricerca del bene, come è comunemente concepito, e senza venirne a capo, per un non so che di disgusto che rendeva inquieto il figliolo di messer Bernardone. Ma l’altra parte della vita, fu data ad una avventura, che sembrò follia, ed era invece l’inizio di una missione e di una gloria imperiture.

tu, Italia diletta, alle cui sponde venne a fermarsi la barca di Pietro — e per questo motivo, primieramente, da tutti i lidi vengono a te, che sai accoglierle con sommo rispetto e amore, le genti tutte dell’universo — possa tu custodire il testamento sacro, che ti impegna in faccia al cielo e alla terra.

Papa Roncalli benedicente a Loreto (4 ottobre 1962)

Ma proponiamo anche la preghiera alla Vergine che Giovanni XXIII propose a Loreto:

O Maria, o Maria, Madre di Gesù e Madre nostra ! Qui siamo venuti stamane ad invocarvi come prima stella del Concilio, che sta per avviarsi; come luce propizia al Nostro cammino, che si volge fiducioso verso la grande assise ecumenica, che è universale aspettazione. 
Vi abbiamo aperto l’animo Nostro, o Maria; l’animo che non è mutato con il passare degli anni, dal primo incontro degli inizi del secolo: lo stesso cuore commosso di allora, lo stesso sguardo supplichevole, la stessa preghiera. 
Nei quasi sessant’anni del Nostro sacerdozio, ogni Nostro passo sulle vie dell’obbedienza è stato segnato dalla vostra protezione, e null’altro mai vi abbiamo chiesto se non di ottenerCi dal vostro Divin Figliolo la grazia di un sacerdozio santo e santificatore. 
Anche l’indizione del Concilio abbiamo compiuto, Voi lo sapete, o Madre, in espressione di obbedienza ad un disegno che Ci parve veramente corrispondere alla volontà del Signore. 
Oggi, ancora una volta, ed in nome di tutto l’episcopato, a Voi, dolcissima Madre, che siete salutata Auxilium Episcoporum, chiediamo per Noi, Vescovo di Roma e per tutti i Vescovi dell’universo di ottenerci la grazia di entrare nell’aula conciliare della Basilica di San Pietro come entrarono nel Cenacolo gli Apostoli e i primi discepoli di Gesù: un cuor solo, un palpito solo di amore a Cristo e alle anime, un proposito solo di vivere e di immolarci per la salvezza dei singoli e dei popoli. 
Così, per la vostra materna intercessione, negli anni e nei secoli futuri, si possa dire che la grazia di Dio ha prevenuto, accompagnato e coronato il ventunesimo Concilio Ecumenico, infondendo nei figli tutti della Santa Chiesa nuovo fervore, slancio di generosità, fermezza di propositi. 
A lode di Dio onnipotente: Padre, Figliolo e Spirito Santo; per la virtù del Sangue prezioso di Cristo, la cui pacifica dominazione è fiore di libertà e di grazia per tutte le genti, per tutte le civiltà ed istituzioni, per tutti gli uomini. Amen. Amen.

Giorno speciale, questo, anche perché la Madre Chiesa festeggia, nel proprio calendario liturgico (e in entrambe le forme del rito romano) san Francesco d’Assisi. Per l’Italia, poi. giorno d’ancor maggior gaudio, poiché si festeggia quel Poverello che, assieme a santa Caterina da Siena, è il patrono della nostra nazione.

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