Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Concilio di Trento’

Per la prima parte, vedere qui.

Arriva poi il 1978. Il 6 agosto, festa della Trasfigurazione, si chiude la scena terrena del pontificato di Paolo VI. Viene chiamato a succedergli il card. Albino Luciani, papa Giovanni Paolo I. 33 giorni di Pontificato, il suo, ma riesce – pur in questo brevissimo lasso di tempo – a fare anche lui un accenno alla tematica che stiamo trattando. Il 1° settembre, infatti, nel discorso ai membri della stampa internazionale, fa riferimento allo “spirito delle indicazioni del Decreto Conciliare «Inter Mirifica»“. Anche lui, quindi, si assesta sulla linea di Paolo VI: il Vaticano II – e quindi i suoi documenti – hanno uno spirito che li forma e che bisogna tenere in considerazione.
In ottobre, gli succede il Papa polacco, Giovanni Paolo II. E il nuovo Pontefice non perde tempo: sei giorni dopo l’elezione subito afferma che “desideriamo confermarvi la nostra ferma volontà di proseguire sulla via dell’unità nello spirito del Concilio Vaticano II” (cfr. Discorso ai rappresentanti delle Chiese non cattoliche del 22 ottobre 1978). Un decennio dopo la connessione con l’ecumenismo ritorna, perché il Papa loda la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani: “Ciò corrisponde allo spirito del Concilio Vaticano II” (cfr. Udienza Generale del 18 gennaio 1989). Ma torniamo indietro, al 1979: il Sommo Pontefice fa’ riferimento a “un’importante tappa sulla strada della collegialità, nello spirito del Concilio Vaticano II” (cfr. Discorso ai cardinali, 9 novembre 1979). E non manca di sottolineare la dimensione aperta verso il futuro di questo spirito: “la sfida del futuro, la cui direzione viene tracciata mediante la dottrina e lo spirito del Concilio Vaticano II.” (cfr. Discorso alla partenza dalla Germania, 19 novembre 1980). Scrivendo ai vescovi olandesi, ne rileva il “lavoro di rinnovamento della Chiesa secondo lo spirito del Concilio Ecumenico Vaticano II” (cfr. Lettera ai vescovi olandesi, 2 febbraio 1981). Ma non lo si rivolge solo a loro, anche ai tedeschi: desidera infatti “incoraggiare i pastori e fedeli tedeschi nel loro impegno pastorale secondo lo spirito del Concilio Vaticano II” (cfr. Angelus del 10 agosto 1980). Molto importante il pensiero di conciliazione ecclesiale tra le diverse sensibilità che il Papa pronuncia nell’omelia del 15 giugno 1984: “Rispettiamoci l’un l’altro: gli studiosi e i maestri di fede nei confronti del sentimento e della religiosità del semplice fedele, colui che è fortemente legato alla tradizione nei confronti di coloro che si sforzano per un rinnovamento autentico della vita religiosa ed ecclesiastica nello spirito del Concilio Vaticano II“.
Come Paolo VI, anche Giovanni Paolo II nota che le riforme post-conciliari si rifanno allo spirito del Concilio: “il nuovo Codice di diritto canonico incarna le direttive e l’autentico spirito del Concilio Vaticano II” (cfr. Lettera a mons. Plourde, 10 agosto 1984). Anche la liturgia è coinvolta: “Rinnovo questo invito a proseguire attivamente l’opera di riforma liturgica nello spirito del Concilio ecumenico” (cfr. Discorso ai vescovi caldei, 14 febbraio 1986). Ma gli abusi in nome del Concilio sono da rigettare: “Tali abusi non hanno nulla a che vedere con l’autentico spirito del Concilio” (cfr. Lettera Apostolica Spiritus et Sponsa, 15, del 4 dicembre 2003).
Ma questo spirito viene proposto all’attenzione anche dei fedeli: “particolare manifestazione della collegialità dei vescovi, fa pure riferimento alla primitiva tradizione della visita apostolica e mette in evidenza l’unità e la cattolicità della Chiesa. Si può dire che in ciò si rispecchia lo spirito del Concilio Vaticano II, in particolare la sua ecclesiologia.” (cfr. Udienza Generale del 13 febbraio 1985). E da esso non ci si può allontanare, anzi: il Papa parla di “fedeltà allo spirito del Vaticano II” (cfr. Discorso del 20 settembre 1985). Eppure ci sono cattive interpretazioni: “Un esame obiettivo della situazione nel suo insieme attesta che le difficoltà maggiori e certe polarizzazioni riguardanti sia la dottrina che l’applicazione dei documenti conciliari sono derivate da visioni parziali, da interpretazioni frammentarie ed equivoche, spesso contrarie allo spirito del Concilio e disattente alle precisazioni che il magistero ecclesiale è andato puntualmente offrendo.” (cfr. Angelus del 15 febbraio 1987). Ci sono quasi dei pirati che hanno rapito e sfruttato il Vaticano II a loro favore: “Nel periodo post-conciliare siamo testimoni di un grande lavoro della Chiesa per far sì che questo «novum» costituito dal Vaticano II penetri in modo giusto nella coscienza e nella vita delle singole comunità del Popolo di Dio. Tuttavia, accanto a questo sforzo si sono fatte vive delle tendenze, che sulla via della realizzazione del Concilio creano una certa difficoltà. Una di queste tendenze è caratterizzata dal desiderio di cambiamenti che non sempre sono in sintonia con l’insegnamento e con lo spirito del Vaticano II, anche se cercano di fare riferimento al Concilio.” (cfr. Lettera al card. Ratzinger, 8 aprile 1988).
Concludiamo questa breve rassegna – non certo esaustiva, come del resto tutto questo scritto – col far riferimento al fatto che anche Papa Wojtyla fece riferimento allo spirito del Concilio di Trento: parlando in sloveno, all’Udienza Generale del 10 settembre 1997, loda il vescovo Tomaz Hren: “Nello spirito del Concilio di Trento si è impegnato per la formazione ed educazione del clero come pure nella liturgia, favorendo il canto liturgico e le devozioni popolari.” (cfr. Udienza Generale del 10 settembre 1997).

GiovanniPaoloII

Il 2 aprile 2005 si chiude l’avventura terrena di Giovanni Paolo II. Gli succede Benedetto XVI, che imposta in modo particolare il suo insegnamento sul tema del Concilio e della sua interpretazione. Già da cardinale aveva avuto modo di parlare in merito e, facendo riferimento allo spirito del Concilio, aveva avuto modo di denunciare che al vero Concilio “già durante le sedute e poi via via sempre di più nel periodo successivo si contrappose un sedicente ‘spirito del Concilio’ che in realtà ne è un vero ‘anti-spirito’. Secondo questo pernicioso anti-spirito – Konzils-Ungeist per dirlo in tedesco – tutto ciò che è ‘nuovo’ (o presunto tale: quante antiche eresie sono riapparse in questi anni, presentate come novità!) sarebbe sempre e comunque migliore di ciò che c’è stato o c’è. E’ l’anti-spirito secondo il quale la storia della Chiesa sarebbe da far cominciare dal Vaticano II, visto come una specie di punto zero” (cfr. Joseph Ratzinger/Benedetto XVI,Rapporto sulla fede, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2005 (ed. or. 1985), p. 33). Da Pontefice non tarderà a ribadirlo: “L’ermeneutica della discontinuità rischia di finire in una rottura tra Chiesa preconciliare e Chiesa postconciliare. Essa asserisce che i testi del Concilio come tali non sarebbero ancora la vera espressione dello spirito del Concilio. Sarebbero il risultato di compromessi nei quali, per raggiungere l’unanimità, si è dovuto ancora trascinarsi dietro e riconfermare molte cose vecchie ormai inutili. Non in questi compromessi, però, si rivelerebbe il vero spirito del Concilio, ma invece negli slanci verso il nuovo che sono sottesi ai testi: solo essi rappresenterebbero il vero spirito del Concilio, e partendo da essi e in conformità con essi bisognerebbe andare avanti. Proprio perché i testi rispecchierebbero solo in modo imperfetto il vero spirito del Concilio e la sua novità, sarebbe necessario andare coraggiosamente al di là dei testi, facendo spazio alla novità nella quale si esprimerebbe l’intenzione più profonda, sebbene ancora indistinta, del Concilio. In una parola: occorrerebbe seguire non i testi del Concilio, ma il suo spirito. In tal modo, ovviamente, rimane un vasto margine per la domanda su come allora si definisca questo spirito e, di conseguenza, si concede spazio ad ogni estrosità.” (cfr. Discorso alla Curia Romana, 22 dicembre 2005). E ancora, pochi anni più tardi: “Come ho avuto modo di chiarire nel discorso alla Curia Romana del 22 dicembre del 2005, una corrente interpretativa, appellandosi ad un presunto «spirito del Concilio», ha inteso stabilire una discontinuità e addirittura una contrapposizione tra la Chiesa prima e la Chiesa dopo il Concilio, travalicando a volte gli stessi confini oggettivamente esistenti tra il ministero gerarchico e le responsabilità dei laici nella Chiesa.” (cfr. Discorso del 26 maggio 2009).
Dunque Papa Benedetto rompe coi suoi predecessori e condanna lo spirito del Concilio? Proprio no. Ciò che egli vuol dire è che esiste un falso spirito, un anti-spirito, che vorrebbe fregiarsi d’essere il vero spirito del Vaticano II, ma che ne è in realtà una distorsione. Va’ rifiutato e condannato, dice il Papa. Ma esiste anche uno spirito buono, vero, che già i suoi predecessori avevano messo in luce e che anche lui non dimentica. Qualche esempio: nel 2007 ricorda che “dobbiamo sempre e di nuovo con il Concilio e nello spirito del Concilio, interiorizzando la sua visione, imparare la Parola di Dio.” (cfr. Discorso del 22 febbraio 2007); pochi mesi dopo afferma che esiste una “timida, umile ricerca di realizzare il vero spirito del Concilio.” (cfr. Discorso al clero del 24 luglio 2007). Anche parlando ai fedeli aveva auspicato che “la Vergine Maria […] aiuti tutti i credenti in Cristo a tenere sempre vivo lo spirito del Concilio Vaticano II” (cfr. Angelus del 30 ottobre 2005). Spirito che si concretizza anche in chiave ecumenica: “Ho potuto anche ricordare ai cristiani della regione la loro responsabilità interreligiosa ed ecumenica, in sintonia con lo spirito del Concilio Vaticano II.” (cfr. Discorso del 25 giugno 2009). E’ uno sprone per il futuro: “c’è ancora molto da fare per arrivare ad una lettura veramente nello spirito del Concilio” (cfr. Discorso al clero romano, 14 febbraio 2013).
E concludiamo la breve disamina del pensiero di Benedetto XVI notando che anche lui parla dello spirito tridentino, ricordando san Carlo Borromeo, il quale promosse “la riforma della Chiesa secondo lo spirito del Concilio di Trento” (cfr. Discorso all’ambasciata d’Italia, 13 dicembre 2008).
Papa Francesco, a quanto consta, non si è ancora espresso sul tema, ma non dubitiamo che si porrà nella linea tracciata dai suoi venerati predecessori.
A conclusione di questo brevissimo studio, è forse utile trarre una piccola conclusione.
Anzitutto, bisogna considerare che c’è identità e continuità nel pensiero di tutti i Pontefici post-conciliari: c’è chi magari pone un accento più qui che là, ma la sostanza non cambia ed è identica nell’insegnamento di ognuno di essi.
E qual è questa sostanza? Esistono due spiriti del Concilio: uno spirito vero, bello, autentico, reale del Vaticano II, che viene proposto all’attenzione dei fedeli e che può dare grande spinta rinnovatrice (riforma nella continuità) alla Chiesa. Al contempo, esiste un falso spirito, cattivo, distorto, un anti-spirito, che si richiama strumentalmente al Vaticano II ma in realtà non gli è fedele: da questo bisogna guardarsi e non farlo proprio.
Anche in questo campo, quindi, come in tanti altri, si tratta di vagliare tutto e mantenere ciò che vale (1 Ts 5,21), fedeli alla Madre Chiesa, al Vaticano II, alla Sacra Scrittura e alla Sacra Tradizione.

© Mazur/catholicnews.org.uk

© Mazur/catholicnews.org.uk

FINE SECONDA PARTE. CONCLUSIONE DELL’ARTICOLO.

Annunci

Read Full Post »

Molti ne hanno parlato e ne parlano. Alcuni con timore, quasi a volerlo scacciare dalla mente; altri per invocarlo e proporlo come la soluzione di tutti i mali. E’ una specie di spettro che si aggira per le sagrestie e i conventi, si intrufola nei convegni e nelle riunioni pastorali, brandito e temuto: è lo “spirito del Concilio”. Per la teologia di marca progressista, si tratta quasi della vera innovazione del Vaticano II, che non andrebbe ricercata nella lettera dei documenti che esso produsse, ma in un presunto spirito che animò i Padri Conciliari e quegli anni. E’ stato usato come pretesto per proporre – lo diciamo fin da subito – tante aberrazioni in campo dottrinale e pastorale. Sacerdozio femminile, relativismo culturale, dedogmatizzazione della dottrina, accettazione dell’aborto e dell’eutanasia: ecco un campionario di tesi che potrebbero essere state sostenute in nome dello “spirito del Concilio”.
A questi evidenti eccessi e gravi errori, ha reagito una teologia più tradizionale, che ha finito col respingere e stigmatizzare lo “spirito del Concilio”.
In effetti, per noi oggi esso significa soprattutto strambe (quando va bene) o eretiche (quando va male) proposte di cambiamento nella Chiesa. Questo perché una certa deteriore teologia progressista – ma forse non merita neanche l’appellativo di teologia – se ne è appropriata e ne ha fatto uno dei propri emblemi.
E’ per questo che alcuni, forse con non poca, intima sorpresa, scopriranno che in realtà questo spettro, questo fantasma, questo “spirito”, fa parte del Magistero pontificio. Vediamo di approfondire un attimo la questione, attingendo ai documenti dei Papi post-conciliari.
Il Pontefice che più di tutti e prima di tutti ha fatto riferimento allo “spirito del Concilio” è stato Paolo VI. E non è certo una sorpresa, essendo stato il Pontefice che ha chiuso l’assise conciliare e ha poi gestito i burrascosi anni dell’ “aggiornamento”.
E proprio il giorno della chiusura del Vaticano II papa Montini, parlando del Consiglio per l’applicazione della Costituzione sulla liturgia, fa riferimento al fatto che esso deve “far applicare questa Costituzione [la Sacrosanctum Concilium] secondo le decisioni e lo spirito del Concilio che l’ha approvata.” Poco dopo, il 29 dicembre dello stesso anno, durante l’Udienza Generale ritorna sul tema. “È perciò importante che nell’ambito ecclesiale, nei nuclei specialmente dei fedeli più fedeli, del Clero e dei Religiosi, dei Cattolici coscienti ed impegnati, rimanga la persuasione che il Concilio è tuttora operante; anzi, che esso diventa operante dopo la sua chiusura. Questo stato d’animo è stato definito «lo spirito del Concilio».” Proseguiva così: “L’espressione è molto alta e bella; ma esige d’essere precisata per non diventare vaga e feconda di idee approssimative e fors’anche pericolose.” Dunque il Papa già sembrava presagire che la ribellione poteva nascondersi sotto fragili pretesti. E si chiedeva: “Che cosa s’intende per «spirito del Concilio»?” E si concentra su un aspetto dello stesso: il “fervore“, atto a “a infondere cioè nel Popolo di Dio risveglio, consapevolezza, buon volere, devozione, zelo, propositi nuovi, speranze nuove, attività nuove, energia spirituale, fuoco“. Ma sono tutte le Udienze Generali di quel periodo che il Papa usa per delineare questo “spirito”. Prendiamo ad esempio quella del 26 gennaio 1966. In essa, tra le altre cose, il Papa affermava che “Abbiamo […] indagato sommariamente lo spirito del Concilio, e Ci sembra di averne potuto indicare alcuni caratteri salienti, che dicono essere stato animato il Concilio da uno spirito di fervore e di rinnovamento, da uno spirito comunitario, da uno spirito apostolico, pastorale, missionario ed ecumenico, da uno spirito di verità e di fedeltà alla dottrina religiosa della Chiesa.
Di certo il Papa non intendeva difendere coloro che strumentalizzavano il Vaticano II per difendere i propri errori e deviazioni: per esempio, il 12 gennaio 1966 affermava che “davvero lo «Spirito del Concilio» vuol essere Spirito di verità“. Passano alcuni mesi e Paolo VI ritorna su quest’espressione per difendere uno degli aspetti più negletti del post-Concilio, l’obbedienza: “L’obbedienza, interpreta lo spirito del Concilio? Non ha parlato il Concilio dei diritti della personalità, della coscienza, della libertà? Sì, ha parlato di questi temi, ma non ha certo taciuto quello dell’obbedienza.” (cfr. Udienza Generale del 5 ottobre 1966)
Ma non hanno ragione neppure quelli che interpretano il Vaticano II come una mera conferma di quello che si era detto e fatto prima, senza il minimo aspetto di riforma. Afferma infatti Paolo VI che “Finito il Concilio, tutto ritorna come prima? Le apparenze e le abitudini risponderanno che sì. Lo spirito del Concilio risponderà che no. Qualche cosa, e non piccola, dovrà essere anche per noi – per noi anzi soprattutto – nuova.” (cfr. Discorso ai cardinali, arcivescovi e vescovi d’Italia, 6 dicembre 1965)

Concilio Vaticano II

E lo spirito del Vaticano II non è un qualcosa di inerte, ma che deve infiammare gli animi: “Il cristiano, che si pone alla scuola del Concilio, deve sentirsi stimolato ad una nuova, più chiara, più intensa, più apostolica professione della propria fede. Lo spirito del Concilio, si direbbe, soffia nelle anime per riaccendere in esse una più viva fiamma di fede.” (cfr. Udienza Generale del 14 dicembre 1966) e “deve formare in noi una nuova ed autentica mentalità cristiana e deve esprimersi in un nuovo stile di vita ecclesiale” (cfr. Udienza generale del 24 giugno 1970). Non è cosa da poco, anche perché questo tendenza dell’animo si deve addirittura “professare” (cfr. Discorso al Patriziato e nobiltà romana del 13 gennaio 1966). E’ uno spirito importante per il post-Concilio, lo ribadirà anni dopo: “Per l’attualizzazione della Chiesa oggi non bastano più direttive chiare o grandi quantità di documenti; ciò che manca sono personalità e comunità che incarnino e trasmettano lo spirito del Concilio in modo consapevole” (cfr. Allocuzione del 2 febbraio 1972).
Questo spirito anima le riforme postconciliari: “L’attività svolta dalla Santa Sede in questo periodo, come ognuno può vedere, riveste due caratteri: intensità di lavoro e fedeltà al Concilio. Si vorrà riconoscere che si procede con alacrità e fermezza, e con spirito di sincera fedeltà alla lettera e soprattutto allo spirito del Concilio.” (cfr. Discorso al Sacro Collegio del 24 giugno 1967) e “deve fare sentire il suo benefico influsso rinnovatore in ogni settore della vita religiosa” (cfr. Udienza Generale del 18 gennaio 1967). E’ uno spirito “che vorremmo puro e ardente“, afferma il Papa (cfr. Udienza Generale del 18 settembre 1968)
Ma la ribellione serpeggia e Paolo VI si sente in dovere di precisare e mettere in guardia: “vi è una tendenza a far scomparire il nome di cattolico, a tutto laicizzare e desacralizzare. Sarebbe tale tendenza conforme allo spirito del Concilio? Avrebbe essa la virtù di animare quel rinnovamento che il Concilio intende promuovere? Fatte le debite distinzioni, a Noi non sembra.” (cfr. Udienza generale del 23 agosto 1967). Già qualche tempo prima aveva avuto occasione di proporre ai fedeli l’adesione “al vero spirito del Concilio” (cfr. Discorso a santa Maria Maggiore dell’8 dicembre 1966): segno che il Pontefice riconosceva l’esistenza di un falso spirito.
Passano alcuni anni e, con la tempesta post-conciliare che diventa sempre più burrascosa, anche il Papa torna sul tema per precisare, per far stigmatizzare il falso spirito conciliare. Nell’udienza generale del 5 marzo 1969 dice che “Il Concilio dev’essere conosciuto : chi lo conosce veramente? Molti credono di conoscerlo per l’idea vaga e generica, che se ne fanno, come d’un rivolgimento, che ci distacca dalle tradizioni complicate e pesanti del passato, e che autorizza ad assumere atteggiamenti di pensiero e d’azione avventati, quasi che questo fosse lo spirito del Concilio.” I novatori, dunque, non hanno affatto compreso il vero spirito del Vaticano II, anche se lo affermano a parole. E quando propongo Cristo come rivoluzionario? Il Papa risponde che “Voler ravvisare in Cristo, riformatore e rinnovatore della coscienza umana, un sovversivo radicale delle istituzioni temporali e giuridiche, non è interpretazione esatta dei testi biblici, né della storia della Chiesa e dei Santi. Lo spirito del Concilio mette il cristiano a confronto col mondo in termini del tutto diversi” (cfr. Udienza generale del 21 ottobre 1970). Persino il culto mariano, tanto inviso ad alcuni, viene da papa Montini giustificato anche col seguire questo spirito (cfr. Omelia del 3 febbraio 1969).
Tuttavia, nonostante le distorsioni, il Papa rifiuta di cedere lo spirito del Concilio a certe frange e ancora il 30 aprile 1975, all’Udienza Generale, propone ai fedeli di orientare il Giubileo secondo lo spirito del Concilio, mentre l’anno prima l’aveva citato nella lettera apostolica Apostolorum Limina (23 maggio 1974): “noi esortiamo vivamente tutti i responsabili a riflettere intorno a questi intendimenti, a prendere iniziative, a prestarsi reciproco aiuto, di modo che durante l’anno santo si compiano passi decisivi nel rinnovamento ecclesiale e nel cammino verso alcune mete, che ci stanno particolarmente a cuore secondo lo spirito del concilio Vaticano II, proiettato verso l’avvenire: è cioè necessario che la penitenza, la purificazione interiore e la conversione a Dio procurino, come loro naturale conseguenza, un ulteriore sviluppo della azione apostolica della Chiesa.
Abbiamo fin qui parlato dello spirito del Vaticano II. Ma non è l’unico Concilio della storia della Chiesa e infatti nel Magistero di Paolo VI troviamo che egli parlò anche dello spirito del Concilio di Trento (cfr. Omelia dell’8 marzo 1964). In quell’occasione il Papa parlò del “ricordare, conservare, rivivere lo spirito del grande Concilio” ed esortava i fedeli trentini a “tenere acceso questo spirito, come una fiaccola“, perché “lo spirito del Concilio di Trento è la luce religiosa non solo per il lontano secolo decimosesto, ma lo è altresì per il nostro; perché lo spirito del Concilio di Trento riaccende e rianima quello del presente Concilio Vaticano, che a quello si collega e da quello prende le mosse per affrontare i vecchi ed i nuovi problemi rimasti allora insoluti, o insorti nel volgere dei tempi nuovi.

paolovi_foto

FINE PRIMA PARTE – CONTINUA

Read Full Post »

Era il 4 dicembre di 450 anni, quando si concludeva il concilio ecumenico di Trento. Fu (ed è e sarà) un evento importantissimo nella storia della Chiesa. Abbiamo già visto come lo abbiano lodato i Sommi Pontefici (qui). Ora vorremmo proporre ai nostri lettori una cronaca di quell’ultima giornata conciliare. Traiamo le informazioni da Josephus Köol, Breve Diarium S. Concilii Tridentini. Conspectus decretorum. Additis Rationibus Selectis. Temporis Loci Personarum, Trento, Artigianelli, 1947, pp. 83-88.
4 dicembre, anno del Signore 1563, è mattina: a palazzo Thun (attuale sede del Comune), in centro a Trento, a poche centinaia di metri dal Duomo, inizia l’ultima Congregazione Generale, che dura meno di un’ora. Sono presenti 4 legati papali, 2 cardinali, 25 arcivescovi, 150 vescovi, 7 abati, 7 generali religiosi e 11 oratori (la conta si riferisce, a dire il vero, al giorno precedente: ma non sarà cambiato molto in 24 ore). Poi in cattedrale si prosegue la XXV e ultima sessione del Concilio, che era iniziata il giorno precedente. Con grande magnificenza, tra le arcate della cattedrale di san Vigilio, mons. Nicola Maria Caracciolo (1512-1568), vescovo di Catania, celebra la Messa solenne – il rito, anche se i libri liturgici non sono ancora stati pubblicati ufficialmente, è molto vicino a quello del Messale di san Pio V. Quindi si esaminano i decreti sulle indulgenze (cfr. DS 989), sulla scelta dei libri, i digiuni e i giorni di festa, sull’indice dei libri, il Catechismo, il Breviario e il Messale; sul luogo degli oratori, sulla ricezione e salvaguardia dei decreti del Concilio.

La cattedrale di Trento

La cattedrale di Trento

Questi provvedimenti piacciono a tutti i Padri. Per quanto riguarda solamente il decreto sulle indulgenze una ventina di loro desiderano dire qualche parola. Poi si rende grazie a Dio, a cui tutti rispondono sonoramente: Deo gratias! (Rendiamo grazie a Dio).
A questo punto il vescovo di Catania sale all’ambone e comincia a leggere ad alta voce il “decreto sulla recita e lettura in questa sessione dei decreti pubblicati in questo stesso Concilio sotto i Sommi Pontefici Paolo III e Giulio III”. Poi si passa alla lettura concreta di tutti i provvedimenti adottati dal Concilio. I decreti dogmatici vengono letti interamente, per quelli di riforma ci si limita alla parte iniziale. Poi sempre mons. Caracciolo legge il “decreto sulla fine del Concilio e la conferma (di esso) da chiedersi al Sommo Pontefice”.
In seguito, ogni singolo Padre viene interrogato da due vescovi: quello di Telese Angelo Massarelli (1510-1566) e quello di Castellaneta Bartolomeo Sirigo. Tutti rispondono “Placet” (mi piace, approvo), tranne un vescovo che risponde: “Approvo che si finisca; ma non richiedo la conferma” (Placet quod finiatur, sed non peto confirmationem); un altro afferma: “Chiedo la conferma in quanto necessaria” (Peto confirmationem tamquam necessariam). Anche altri due si pongono su questa linea.
Quindi il card. Giovanni Morone (1509-1580), legato pontificio, proclama la fine del Concilio: “Voi Padri illustrissimi e reverendissimi, dopo aver reso grazie a Dio, andate in pace.” (Vos autem patres I.mi et R.mi post gratias Deo actas ite in pace).
A questo punto il card. Luigi di Guisa (1527-1578) inizia le acclamazioni:

GUISA Il beatissimo Pio, Papa e signore nostro, Pontefice della santa Chiesa universale, abbia molti anni ed eterna memoria (Beatissimo Pio Papae et domino nostro, sanctae universalis Ecclesiae Pontifici, multi anni et aeterna memoria).
PADRI Signore Dio, conserva per molti anni e molto a lungo il santissimo Padre della Tua Chiesa (Domine Deus, sanctissimum Patrem diutissime ecclesiae tuae conserva multos annos).
GUISA Pace dal Signore ed eterna gloria e felicità nella luce dei santi alle anime dei beatissimi sommi Pontefici Paolo III e Giulio III, dalla cui autorità questo sacro concilio generale ebbe inizio (Beatissimorum summorum Pontificum animabus Pauli III et Iulii III, quorum auctoritate hoc sacrum generale concilium inchoatum est, pax a Domino, et aeterna gloria, atque felicitatis in luce sanctorum).
PADRI La (loro) memoria sia in benedizione (Memoria in benedictione sit).
GUISA Sia in benedizione la memoria di Carlo V imperatore e quella dei serennisimi re, che promossero e protessero questo concilio universale (Caroli V. imperatoris, et serenissimorum regum, qui hoc universale concilium promoverunt et protexerunt, memoria in benedictione sit).
PADRI Amen, amen.
GUISA Abbiano (ancora molti anni) il serenissimo imperatore Ferdinando sempre augusto, ortodosso e pacifico, e tutti i re, repubbliche e principi nostri (Serenissimo imperatori Ferdinando semper augusto, orthodoxo et pacifico, et omnibus regibus, rebus publicis et principibus nostris, multi anni).
PADRI Conserva, Signore, il pio e cristiano imperatore; Imperatore del cielo, custodisci i re terreni che conservano la retta fede (Pium et Christianum imperatore, Domine, conserva; Imperator caelestis, terrenos reges rectae fidei conservatores custodi).
GUISA Siano grandi grazie con molti anni ai legati della sede Apostolica Romana che hanno presieduto questo sinodo (Apostolicae Romanae sedis legatis et in hac synodo praesidentibus cum multis annis magnae gratiae).
PADRI Grandi grazie; il Signore li ricompensi (Magnae gratiae; Domine retribuat).
GUISA Ai reverendissimi cardinali e illustri oratori (Reverendissimi cardinalibus et illustribus oratoribus).
PADRI Molte grazie, molti anni (Magnas gratias, multos annos).
GUISA I santissimi vescovi abbiano vita e felice ritorno alle loro Chiese (Sanctissimis episcopis vita et felix ad ecclesias suas reditus).
PADRI Perpetua memoria agli araldi della verità e molti anni al senato ortodosso (Praeconibus veritatis perpetua memoria; orthodoxo senatui multos annos).
GUISA Sacrosanto sinodo ecumenico tridentino, confessiamone la fede, conserviamo sempre i suoi decreti (Sacrosancta oecumenica Tridentina synodus, eius fidem confiteamur, eius decreta semper servemus).
PADRI Sempre confessiamo, sempre conserviamo (Semper confiteamur, semper servemus).
GUISA Tutti crediamo in questo modo, tutti sentiamo ciò, tutti consenzienti e abbracciandoci sottoscriviamo. Questa è la fede del beato Pietro e degli Apostoli; questa è la fede dei Padri; questa è la fede di chi è ortodosso (Omnes ita credimus, omnes id ipsum sentimus, omnes consentientes et amplectentes subscribimus. Haec est fides beati Petri et Apostolorum; haec est fides Patrum; haec est fides orthodoxorum).
PADRI Così crediamo, così sentiamo, così sottoscriviamo (Ita credimus, ita sentimus, ita subscribimus).
GUISA Aderendo a questi decreti siamo resi degni dalle misericordie e grazie del primo e grande e supremo sacerdote Gesù Cristo Dio, intercedente anche l’inviolata nostra Signora la santa Madre di Dio e tutti i santi (His decretis inhaerentes digni reddamur misericordiis et gratia primi et magni supremi sacerdotis Iesu Christi Dei, intercedente simul inviolata Domina nostra sancta Deipara et omnibus sanctis).
PADRI Così sia, così sia. Amen, amen (Fiat, fiat. Amen, amen).
GUISA Sia anatema a tutti gli eretici (Anathema cunctis haereticis).
PADRI Anatema, anatema (Anathema, anathema).

Il Crocifisso usato durante il Concilio di Trento

Il Crocifisso usato durante il Concilio di Trento

Poi il card. Morone benedicendo il santo Concilio dice: “Dopo aver reso grazie a Dio, Padri reverendissimi, andate in pace” (Post gratias Deo actas reverendissimi Patres ite in pace). A cui essi rispondono: “Amen.”
Che spettacolo è quello che di questi Padri, non così numerosi come forse ci aspetteremmo, ma così saldi nella confessione della vera fede in Cristo Signore! Essi, avvolti nei piviali e con in testa le mitrie, esultano e piangono di gioia. Così descrivela scena il Servantius (CT III, 89): “Chi avesse sentito come ho sentito io le resposte che facevano questi benedetti padri alle acclamationi sopradette havrebbe per certo detto: io sto in paradiso, perché tutti stavano in quel luogo in pontificale con piviali e mitre, et si sentivano respondere, chi cantando per letitia a modo che si fa in choro, chi gridando quanto potea più forte, chi con le mani alzate al cielo, chi con le mani al volto per più devotione, et chi con le ginocchia in terra, stupefatti e tremendi di si felice sucesso. responendo tacitamente alle suddette acclamationi laudavano et magnificavano l’onnipotente Dio con pianti che bagnavano i vestimenti per la suprema alegrezza che havevano.
Dopo qualche altra comunicazione, il cardinal Morone intona il “Te Deum laudamus”; benedice i Padri con un segno di croce e dice ad alta voce: “Padri reverendissimi, andate in pace” (Patre Rev.mi ite in pace).
A questo punto essi depongono i paramenti. Prima di partire da Trento, si chiede loro di firmare i decreti conciliari. In totale saranno 217 a farlo (4 cardinali legati presidenti, 2 cardinali non legati, 3 patriarchi, 25 arcivescovi, 169 vescovi, 7 abati e 7 generali religiosi). I testi saranno portati a papa Pio IV (+1565), il quale, dopo consultazioni e un concistoro segreto, il 26 gennaio 1564 li confermerà con la bolla “Benedictus Deus et Pater Domini N. Iesu Christi”.

L'ultima sessione del Concilio

L’ultima sessione del Concilio

Read Full Post »

Qualche giorno fa abbiamo dato notizia degli apprezzamenti – per alcuni inaspettati – rivolti da papa Francesco al Concilio di Trento, che – volente o nolente – è diventato simbolo di arretratezza, oscurità, eccessiva dogmaticità. Tutte queste accuse sono assurde e provengono da una lettura distorta di quel grande evento. Ma non pretendiamo che i lettori ci credano sulla parola. Per questo proponiamo, oltre alle parole del regnante Sommo Pontefice, quelle di tanti suoi predecessori, che a una voce sola lodano il Tridentino.

“Fate del seminario la delizia del vostro cuore, e per il suo giovamento non omettete nulla di ciò che è stato provvidenzialmente stabilito dal Concilio Tridentino.” (san Pio X, enc. E supremi, 1903)
“Ma Iddio, sollecito anzitutto dell’onore della sua Sposa, la Chiesa, volendo mostrare che non era abbreviata la sua mano salvifica, che non erano esauriti nella sua Chiesa i tesori della verità e della santità, del secolo della riforma fa il secolo del Concilio di Trento” (Pio XI, omelia, 4 giugno 1922)
“Ed effettivamente, quando giudicò che i tempi fossero maturi, [Dio] venne in suo aiuto in modo meraviglioso con la celebrazione del Concilio di Trento.” (Pio XI, lettera Meditantibus nobis, 1922)
“Chi ha fatto un così mirabile cambiamento? La storia lo attribuisce al lavoro potente di riforma ecclesiastica, in modo particolare ai decreti del Concilio di Trento.” (Pio XII, discorso, 17 gennaio 1943)
“Il Concilio di Trento, nelle cui sessioni passò sensibilissima la esigenza di un perfetto adeguamento del sacerdote ai suoi altissimi doveri” (beato Giovanni XXIII, esortazione apostolica A quarantacinque anni, 21 aprile 1959)
“il più copioso e ricco di benefici perduranti sino a noi, il Tridentino” (beato Giovanni XXIII, discorso, 24 gennaio 1960)
“benefico irradiamento del Concilio di Trento” (beato Giovanni XXIII, discorso, 28 febbraio 1960)
“leggi sapientissime del Concilio Tridentino” (beato Giovanni XXIII, discorso, 26 maggio 1960)
“scia di intenso rinnovamento spirituale, apertasi dal Concilio di Trento” (beato Giovanni XXIII, discorso, 16 giugno 1960)
“Il Tridentino segnò la ripresa del fervore apostolico e della ricostruzione coraggiosa e imponente là dove era passato l’uragano. I Padri avevano studiato, discusso, elaborato le costituzioni con infinita pazienza e costanza. Ostacoli d’ogni genere, inframmettenze laicali, ritardi talora inesplicabili: tutto fu superato dalla sicurezza che infiammò la Chiesa di Cristo di non doversi arrendere a patto alcuno con chi voleva menomare il sacro patrimonio della Rivelazione.” (beato Giovanni XXIII, discorso, 30 aprile 1961)
“lungimirante sapienza dei Padri del Concilio Tridentino” (beato Giovanni XXIII, discorso, 29 luglio 1961)
“il Concilio Tridentino — senza dubbio tra i più importanti celebrati sin qui” (beato Giovanni XXIII, discorso, 4 novembre 1962)
“conclusione del Concilio Tridentino, da cui venne alla Santa Chiesa tanto beneficio, anche per le età successive.” (beato Giovanni XXIII, discorso, 23 dicembre 1962)
“il Concilio di Trento ha superato i precedenti Concili nell’arricchire splendidamente gli annali della Chiesa, della civiltà, degli studi, dell’autentico benessere nel mondo intero.” (Paolo VI, udienza generale, 4 dicembre 1963)
Paolo VI ha dedicato al Concilio di Trento un’intera omelia (8 marzo 1964)
“un gran Concilio, quello di Trento, dottrinale e riformatore” (beato Giovanni Paolo, lettera apostolica Maestro della Fede, 14 dicembre 1990)
“Il Concilio di Trento, interprete della tradizione cristiana” (beato Giovanni Paolo, udienza generale, 25 marzo 1992)
Il beato Giovanni Paolo II ha dedicato al Concilio di Trento un’intero discorso (30 aprile 1995)
“Come forti sono queste montagne così forte è la fede che ci ha lasciato il Concilio di Trento nel suo Magistero. E noi tutti siamo debitori verso questo evento storico. La nostra fede è costruita su questo Magistero indimenticabile del Concilio di Trento.” (beato Giovanni Paolo II, Regina Coeli, 30 aprile 1995)
“Basti pensare, ad esempio, al Concilio di Trento, dal quale ci separano circa quattro secoli e mezzo. Tra le ragioni per cui quel Concilio ha avuto un enorme influsso innovatore nel cammino del Popolo di Dio” (beato Giovanni Paolo II, omelia, 27 ottobre 2001)
“[Trento fu] nuova attualizzazione e una rivitalizzazione della […] dottrina” (Benedetto XVI, discorso, 31 agosto 2006)
“la grande riforma spirituale promossa dal Concilio di Trento.” (Benedetto XVI, udienza generale, 23 marzo 2011)
“dobbiamo nominare il Concilio di Trento, nel XVI secolo, che ha chiarito punti essenziali della dottrina cattolica di fronte alla Riforma protestante” (Benedetto XVI, udienza generale, 10 ottobre 2012)

 

Concilio_Trento

 

 

Read Full Post »

Oggi è stata pubblicata dalla Santa Sede una lettera del Santo Padre Francesco – datata 19 novembre 2013, quindi qualche giorno fa – in cui il Papa nomina il cardinal Walter Brandmüller quale suo inviato speciale per le celebrazioni che si tengono a Trento per il 450° anniversario dalla conclusione del Concilio di Trento. Infatti, il Tridentino si concluse il 4 dicembre 1563.
Non abbiamo riportato tutta la lettera, ma solo la parte iniziale, che ci sembra significativa. In essa, infatti, il Sommo Pontefice non solo loda il Concilio di Trento – che invece alcuni novatori vorrebbero relegare nella pattumiera della storia – ma richiama anche in maniera esplicita l’ermeneutica della riforma nella continuità (dopo l’ormai celebre lettera a mons. Marchetto di qualche giorno fa). E – afferma sempre il Papa – essa si applica non solo al Vaticano II, ma anche al Concilio di Trento. E, nel proporre la centralità di quest’ermeneutica, il Pontefice richiama esplicitamente Benedetto XVI.
Insomma, Papa Bergoglio qui loda il Concilio di Trento, riafferma la centralità dell’ermeneutica della continuità e fa anche esplicito richiamo del Magistero del suo predecessore. Niente male per un uomo che – stando ad alcuni – doveva rivoluzionare la Chiesa…

Mentre incomincia il quattrocentocinquantesimo anniversario dal giorno in cui il Concilio Tridentino fu condotto ad una felice conclusione, conviene che la Chiesa rifletta con cura più pronta ed attenta sulla fecondissima dottrina che ci giunge da quel Concilio tenutosi nella regione tirolese. Anzi, non senza motivo la Chiesa attribuì per molto tempo tanta cura nel commemorare e osservare i decreti e le deliberazioni di quel Concilio, dal momento che, poiché erano sorte in quel tempo liti e interrogativi veramente gravissimi, i Padri conciliari adoperarono ogni diligenza affinché la fede cattolica si manifestasse più chiaramente e venisse compresa meglio. Certo per ispirazione e suggerimento dello Spirito Santo, interessò loro moltissimo che il sacro deposito della dottrina cristiana non fosse solo custodito, ma risplendesse più chiaramente, affinché l’opera salvifica del Signore venisse diffusa in tutto il mondo e venisse esteso il Vangelo in tutta la terra.
Esaudendo senza dubbio lo stesso Spirito, la Santa Chiesa di questo tempo ripete e medita anche oggi la ricchissima dottrina tridentina. Infatti “l’ermeneutica della riforma” che il Nostro Predecessore Benedetto XVI descrisse nell’anno 2005 alla Curia Romana si riferisce al Concilio Vaticano non meno che al Tridentino. Certamente questo modo di interpretare pone sotto una luce più nitida l’unica natura luminosa della Chiesa che il Signore stesso attribuì ad essa: “è un soggetto che, nel scorrere dei secoli, cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre lo stesso, unico soggetto del Popolo di Dio in cammino.” (Discorso alla Curia Romana nel tempo natalizio del Signore)

Ineunte quadringentesimo et quinquagesimo anniversario die ex quo Concilium Tridentinum faustum ad finem est adductum, decet Ecclesiam promptiore et attentiore studio uberrimam doctrinam recolere quae ex illo Concilio in Tirolensi regione habito evadit. Immo non sine causa Ecclesia tantam curam in illius Concilii decreta et consilia commemoranda atque observanda iam diu contulit, quandoquidem, gravissimis sane rebus et quaestionibus eo tempore exortis, Patres conciliares omnem diligentiam adhibuerunt ut fides catholica planius appareret meliusque perciperetur. Spiritu nempe Sancto inspirante et suggerente, eorum maxime interfuit sacrum christianae doctrinae depositum non solum custodiri sed clarius homini luceri ut salutiferum opus Domini totum per orbem diffunderetur Evangeliumque universam in terram extenderetur.
Eundem quidem Spiritum exaudiens, Sancta Ecclesia huius temporis amplissimam Tridentinam doctrinam etiamnum redintegrat et meditatur. Etenim “interpretatio renovationis” quam Praedecessor Noster Benedictus XVI anno MMV coram Curia Romana explicavit haud minus ad Tridentinum quam ad Vaticanum Concilium refert. Enimvero hic modus interpretandi nitidiore sub luce ponit unam praeclaram Ecclesiae proprietatem quam Ipse Dominus illi impertitur: “Ea videlicet est unum `subiectum’ quod, saeculis decurrentibus, crescit ac augetur attamen semper idem manet. Ea itaque est unum subiectum peregrinantis Populi Dei” (Sermo ad Curiam Romanam Natali in tempore Domini).

Un momento dei lavori del Concilio di Trento (1545-1563)

Un momento dei lavori del Concilio di Trento (1545-1563)

Read Full Post »