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[…] Mi è venuta in mente la storia dei due uomini che trasportavano pietre in una fangosa strada medievale. Uno stava bestemmiando mentre l’altro stava cantando. Un viaggiatore chiese loro che cosa stessero facendo. Quello che bestemmiava rispose: “Sto cercando di far rotolare questo dannato masso su questo dannato fango!”. Quello che cantava replicò: “Sto costruendo una cattedrale”.

[Peter Kreeft, Preghiere per principianti, tr.it.,Edizioni Messaggero, Padova 2010, pp. 75-76]

Chiesa e povertà

La Chiesa dev’essere povera; non solo; la Chiesa deve apparire povera. (Paolo VI, Udienza generale, 24 giugno 1970)

[…] viva coscienza che la Chiesa ha di essere povera in mezzo ai poveri, come lo fu il suo fondatore Gesù Cristo: povera tra tutti i poveri del mondo, indipendentemente dalle loro differenze etniche e religiose, per passare, come Cristo, in mezzo ad essi “facendo del bene”: pertransit benefaciendo (At 10, 38). (san Giovanni Paolo II, Regina coeli, 14 aprile 1991)

Soltanto vorrei sottolineare quest’ultima visione della Chiesa “povera e libera”, che richiama la figura evangelica della vedova. Così dev’essere la Comunità ecclesiale, per riuscire a parlare all’umanità contemporanea. (Benedetto XVI, Omelia, 8 novembre 2009)

Desidero una Chiesa povera per i poveri. (Francesco, es. ap. Evangelii gaudium, 198, 24 novembre 2013)

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Una lotta bellissima

“La vita è una milizia. La vita cristiana è una lotta, una lotta bellissima, perché quando il Signore vince in ogni passo della nostra vita, ci dà una gioia, una felicità grande: quella gioia che il Signore ha vinto in noi, con la sua gratuità di salvezza” (Papa Francesco, omelia mattutina a Casa Santa Marta, 30 ottobre 2014)

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“Vivamos la milicia del cristianismo con buen humor de guerrillero, no con hosquedad de guarnición sitiada – Viviamo la milizia cristiana con l’allegria del guerrigliero, non con l’astio della guarnigione assediata” ( Nicolás Gómez Dávila)

La firma di Pietro

Ritorniamo in puntuale ritardo sul Sinodo appena concluso (in attesa del secondo round nel 2015), dove con buona pace di quanti gli attribuivano questa o quella presa di posizione, il Santo Padre non è entrato nel merito della discussione sulla famiglia. Ha invece preferito soffermarsi – significativamente – sul ruolo del Successore di Pietro. E’ un buon promemoria per ricordarci che in definitiva la Chiesa non è un parlamento dove si decide “a cielo chiuso”, in base ai voti di questa o quella maggioranza, perché in essa il cielo è aperto e parla per bocca di Pietro, che una volta firmava “Ioannes Paulus”, poi “Benedictus” e ora “Franciscus”. Per non farci travolgere o disorientare dalla marea di opinioni, basta cercare la firma di Pietro. Diffidare dalle imitazioni.

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Dal Discorso del Santo Padre Francesco per la conclusione della III Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi, 18-10-2014:

Parliamo un po’ del Papa, adesso, in rapporto con i vescovi… Dunque, il compito del Papa è quello di garantire l’unità della Chiesa; è quello di ricordare ai pastori che il loro primo dovere è nutrire il gregge – nutrire il gregge – che il Signore ha loro affidato e di cercare di accogliere – con paternità e misericordia e senza false paure – le pecorelle smarrite. Ho sbagliato, qui. Ho detto accogliere: andare a trovarle.

Il suo compito è di ricordare a tutti che l’autorità nella Chiesa è servizio (cf. Mc 9, 33-35) come ha spiegato con chiarezza Papa Benedetto XVI, con parole che cito testualmente: «La Chiesa è chiamata e si impegna ad esercitare questo tipo di autorità che è servizio, e la esercita non a titolo proprio, ma nel nome di Gesù Cristo … attraverso i Pastori della Chiesa, infatti, Cristo pasce il suo gregge: è Lui che lo guida, lo protegge, lo corregge, perché lo ama profondamente. Ma il Signore Gesù, Pastore supremo delle nostre anime, ha voluto che il Collegio Apostolico, oggi i Vescovi, in comunione con il Successore di Pietro … partecipassero a questa sua missione di prendersi cura del Popolo di Dio, di essere educatori nella fede, orientando, animando e sostenendo la comunità cristiana, o, come dice il Concilio, “curando, soprattutto che i singoli fedeli siano guidati nello Spirito Santo a vivere secondo il Vangelo la loro propria vocazione, a praticare una carità sincera ed operosa e ad esercitare quella libertà con cui Cristo ci ha liberati”(Presbyterorum Ordinis, 6) … è attraverso di noi – continua Papa Benedetto – che il Signore raggiunge le anime, le istruisce, le custodisce, le guida. Sant’Agostino, nel suo Commento al Vangelo di San Giovanni, dice: “Sia dunque impegno d’amore pascere il gregge del Signore” (123,5); questa è la suprema norma di condotta dei ministri di Dio, un amore incondizionato, come quello del Buon Pastore, pieno di gioia, aperto a tutti, attento ai vicini e premuroso verso i lontani (cf. S. Agostino, Discorso 340, 1; Discorso 46, 15), delicato verso i più deboli, i piccoli, i semplici, i peccatori, per manifestare l’infinita misericordia di Dio con le parole rassicuranti della speranza (cf. Id., Lettera 95, 1)» (Benedetto XVI, Udienza Generale, Mercoledì, 26 maggio 2010).

Quindi, la Chiesa è di Cristo – è la Sua Sposa – e tutti i vescovi, in comunione con il Successore di Pietro, hanno il compito e il dovere di custodirla e di servirla, non come padroni ma come servitori. Il Papa, in questo contesto, non è il signore supremo ma piuttosto il supremo servitore – il “servus servorum Dei”; il garante dell’ubbidienza e della conformità della Chiesa alla volontà di Dio, al Vangelo di Cristo e alla Tradizione della Chiesa, mettendo da parte ogni arbitrio personale, pur essendo – per volontà di Cristo stesso – il “Pastore e Dottore supremo di tutti i fedeli” (Can. 749) e pur godendo “della potestà ordinaria che è suprema, piena, immediata e universale nella Chiesa” (cf. Cann. 331-334).

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Dopo mesi di silenzio dovuti ai tanti impegni dei curatori di questo blog, ritorniamo con un post altrettanto silenzioso sul Sinodo per la famiglia in corso fino al 19 ottobre. Eh sì, perché con i fiumi di inchiostro (sia pur virtuale) quotidianamente versati sull’argomento, ci si potrebbe riempire il Tevere – come peraltro accade ad ogni evento ecclesiale, che sia un concilio, un sinodo, un conclave, la cui eco mediatica tende sistematicamente ad oscurare l’evento reale, più che a descriverlo. Poiché in un mondo in cui tutti sono cattolici adulti ed esperti di dottrina e pastorale (così come tutti sono esperti di calcio), noi vogliamo restare cattolici bambini e fidarci della “Santa Madre Chiesa gerarchica” (felice formula ignaziana che spesso ricorre sulle labbra del pontefice gesuita), ora che il Sinodo è iniziato preferiamo 1) pregare per il Sinodo; 2) astenerci dal leggere e scrivere commenti inutili e 3) ricordare l’unica cosa che nessuno ricorda: “il Sinodo si svolge sempre cum Petro et sub Petro, e la presenza del Papa è garanzia per tutti e custodia della fede” (Papa Francesco, saluto ai padri sinodali).

Vatican Family

P.S. Se però avete proprio tanta voglia di leggere qualcosa di bello sul Sinodo, vi consigliamo questa Lettera di Costanza Miriano: Cari Padri Sinodali…

[…] ci soffermiamo sulla Confermazione o Cresima, che va intesa in continuità con il Battesimo, al quale è legata in modo inseparabile […]
attraverso l’olio detto “sacro Crisma” veniamo conformati, nella potenza dello Spirito, a Gesù Cristo, il quale è l’unico vero “unto”, il “Messia”, il Santo di Dio. Il termine “Confermazione” ci ricorda poi che questo Sacramento apporta una crescita della grazia battesimale […]
è importante avere cura che i nostri bambini, i nostri ragazzi, ricevano questo Sacramento […]
è importante offrire ai cresimandi una buona preparazione […]
La Confermazione, come ogni Sacramento, non è opera degli uomini, ma di Dio, il quale si prende cura della nostra vita in modo da plasmarci ad immagine del suo Figlio, per renderci capaci di amare come Lui. Egli lo fa infondendo in noi il suo Spirito Santo […]
Quali sono questi doni? La Sapienza, l’Intelletto, il Consiglio, la Fortezza, la Scienza, la Pietà e il Timore di Dio. E questi doni ci sono dati proprio con lo Spirito Santo nel sacramento della Confermazione. […]
Quando accogliamo lo Spirito Santo nel nostro cuore e lo lasciamo agire, Cristo stesso si rende presente in noi e prende forma nella nostra vita […]

Testo preso dall’Udienza Generale del 29 gennaio 2014

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Riproponiamo ai nostri lettori alcune parti che ci sembrano particolarmente significative delle catechesi che il Santo Padre Francesco sta dedicando ai Sacramenti. Vediamo oggi qualche passo tratto dalle Udienze Generali dell’8 e 15 gennaio scorsi, dedicate entrambe al Battesimo.

Il Battesimo è il sacramento su cui si fonda la nostra stessa fede e che ci innesta come membra vive in Cristo e nella sua Chiesa. […]
non è una formalità! E’ un atto che tocca in profondità la nostra esistenza. Un bambino battezzato o un bambino non battezzato non è lo stesso. Non è lo stesso una persona battezzata o una persona non battezzata. […]
È importante conoscere il giorno nel quale io sono stato immerso proprio in quella corrente di salvezza di Gesù. […] cercate, domandate la data del Battesimo e così saprete bene il giorno tanto bello del Battesimo. Conoscere la data del nostro Battesimo è conoscere una data felice. Il rischio di non saperlo è di perdere la memoria di quello che il Signore ha fatto in noi, la memoria del dono che abbiamo ricevuto. Allora finiamo per considerarlo solo come un evento che è avvenuto nel passato — e neppure per volontà nostra, ma dei nostri genitori —, per cui non ha più nessuna incidenza sul presente. Dobbiamo risvegliare la memoria del nostro Battesimo. […]
È in forza del Battesimo, infatti, che, liberati dal peccato originale […]
Nessuno può battezzarsi da sé! Nessuno. Possiamo chiederlo, desiderarlo, ma abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ci conferisca questo Sacramento nel nome del Signore. Perché il Battesimo è un dono che viene elargito in un contesto di sollecitudine e di condivisione fraterna. […]
[Il Battesimo] ci fa diventare membri del Corpo di Cristo e del Popolo di Dio […]
attraverso la rinascita dal fonte battesimale, si trasmette la grazia, e con questa grazia il Popolo cristiano cammina nel tempo […]
In virtù del Battesimo noi diventiamo discepoli missionari, chiamati a portare il Vangelo nel mondo […]
Esiste un legame indissolubile tra la dimensione mistica e quella missionaria della vocazione cristiana, entrambe radicate nel Battesimo. […]
Nessuno si salva da solo. Siamo comunità di credenti, siamo Popolo di Dio e in questa comunità sperimentiamo la bellezza di condividere l’esperienza di un amore che ci precede tutti, ma che nello stesso tempo ci chiede di essere “canali” della grazia gli uni per gli altri, malgrado i nostri limiti e i nostri peccati. […]

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