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[…] la consacrazione di se stessi a Dio nella vita religiosa, non è una alienazione inutile e dannosa, non è una negazione dei valori sani della personalità, non è un abdicare vile e tremebondo alle responsabilità dell’impegno attivo per il bene dei fratelli; ma è un dono, un’offerta di sé, una risposta d’amore a Dio, che trabocca nel servizio del prossimo: è un fiorire all’esterno di una interiorità ricca e inestinguibile, come la splendida corolla di un fiore attesta la segreta presenza della linfa vivificatrice. (beato Paolo VI, dal Discorso alle religiose ospedaliere, 23 aprile 1965, grassetto nostro)

PaulusVI

Uomo e donna

La donna non è una “replica” dell’uomo; viene direttamente dal gesto creatore di Dio. L’immagine della “costola” non esprime affatto inferiorità o subordinazione, ma, al contrario, che uomo e donna sono della stessa sostanza e sono complementari e che hanno anche questa reciprocità. E il fatto che – sempre nella parabola – Dio plasmi la donna mentre l’uomo dorme, sottolinea proprio che lei non è in alcun modo una creatura dell’uomo, ma di Dio. Suggerisce anche un’altra cosa: per trovare la donna – e possiamo dire per trovare l’amore nella donna -, l’uomo prima deve sognarla e poi la trova. (Papa Francesco, dall’Udienza Generale del 22 aprile 2015, grassetto nostro)

Udienza generale di Papa Francesco

Superbia ed umiltà

Non ci deve essere questa superbia tipicamente modernista secondo la quale noi al giorno di oggi, a differenza di quei poveri cristianucci delle epoche passate – pensate quale superbia c’è in questo – noi oggi siamo maturi, noi oggi abbiamo capito. Gente che ha costruito una chiesa come quella in cui abbiamo appena adesso pregato il Santo Rosario è gente spiritualmente certamente ben più all’altezza del cristianesimo di noialtri che costruiamo delle chiese orribili in cemento armato. […] Dobbiamo farci molto, molto umili riguardo ai secoli passati che hanno molto da insegnare a noi e ben poco abbiamo noi da insegnare a loro. (Servo di Dio Tomas Tyn O.P., dalla Conferenza sulla Chiesa postconciliare, maggio 1985, grassetto nostro)

Tyn

Verità e carità

[…] la Chiesa, per diritto naturale, è depositaria fedele della verità rivelata da Dio, e rappresentante di Cristo Signor Nostro, che è la sapienza del Padre. Essa è erede della carità di Lui che, pur essendo ricco, si è fatto povero per noi, affinché ricchi e poveri del pari rendessero l’immagine Sua, innalzati alla dignità di figli di Dio: ed amò tanto i poveri che serbò per essi i segni più distinti della sua benevolenza. (Leone XIII, dalla lettera Rem Magni, 20 aprile 1890, grassetto nostro)

leonexiii

Sono quei momenti che, quando ne parli in giro, tutti sanno dire che cosa stavano facendo. Uno stava studiando, l’altro lavorando, l’altro tagliava l’erba del prato, l’altra preparava la cena… Un’umanità che stava svolgendo le sue normali attività quotidiane quand’ecco, i massmedia si fiondarono su piazza san Pietro. Perché il comignolo della Sistina aveva cominciato a fumare. Ed era bianca (anche se forse di un colore non chiarissimo). Ma l’orario inconsueto e poi il suono a festa delle campane della basilica fecero capire anche ai più dubbiosi che sì, i cardinali avevano eletto un nuovo Pontefice della Chiesa romana e universale. E poi l’attesa, l’attesa… Chi sarà? Speriamo il tale… speriamo non il tale… e giù a pronosticare come non mai. Poi si aprirono le tende della loggia delle benedizione e apparve il card. protodiacono, Jorge Arturo Medina Estevez. Il quale, con calma e voce squillante, ma senza tradire la probabile emozione, annunciò il nome. Alcuni, quando sentirono “Josephum”, capirono. Altri no. E ci volle la specificazione per togliere ogni dubbio: Ratzinger. Per tanti, moltissimi, una grande gioia. Per alcuni un entusiasmo irrefrenabile. Per altri, forse, una scelta che restava sullo stomaco. Poi il nome, imprevisto: Benedetto. Come spiegherà pochi giorni dopo il Papa stesso, scelto in onore di Benedetto XV e di san Benedetto da Norcia. Qualche istante ancora d’attesa, la croce astile ed ecco apparire davanti a tutti il primo Pontefice tedesco dopo diversi secoli. Spontaneo, sincero. Forse ancora frastornato di fronte all’enormità di quello che gli era accaduto. Fece un primo discorso breve, semplice, sereno. E probabilmente già allora riuscì a lasciare qualche primo seme nel cuore di tanti fedeli.
Da allora sono trascorsi dieci anni. Benedetto non è più Papa. Il vecchio Pontefice si è ritirato sulla montagna per pregare: per il suo successore, per la Chiesa, per tutti noi. Lo vediamo poco, ma il nostro cuore non lo ha dimenticato. La comunione di preghiera non si è spezzata. Il legame di carità neppure. Sì, Benedetto, non ti dimentichiamo. Amiamo il tuo successore, ma continuiamo ad amare anche te.

Dio ama ognuno di noi con una profondità e intensità che non possiamo neppure immaginare. Egli ci conosce intimamente, conosce ogni nostra capacità ed ogni nostro errore. Poiché egli ci ama così tanto, egli desidera purificarci dai nostri errori e rafforzare le nostre virtù così che possiamo avere vita in abbondanza. Quando ci richiama perché qualche cosa nelle nostre vite dispiace a lui, non ci rifiuta, ma ci chiede di cambiare e divenire più perfetti. […] Dio non rifiuta nessuno. E la Chiesa non rifiuta nessuno. Tuttavia, nel suo grande amore, Dio sfida ciascuno di noi a cambiare e diventare più perfetti. (Benedetto XVI, dal Discorso ai giovani di Malta, 18 aprile 2010. Grassetto nostro)

© Mazur/www.thepapalvisit.org.uk

© Mazur/www.thepapalvisit.org.uk

[…] voi lo sapete, voi lo sentite, quel combattimento dura sulla terra ancora. Tutti noi vi assistiamo e vi abbiamo parte. Da un lato sta il Cristo con i suoi rappresentanti e seguaci nella Chiesa, in santa elevazione e fraternità; e con la Chiesa benedetta stanno la buona dottrina, la verità, la giustizia, la pace: dall’altra furoreggia lo spirito anticristiano, che è errore, falsa concezione della vita intima e sociale, prepotenza e violenza anche materiale, disordine nefasto e rovinoso. Tale è la condizione della vita di quaggiù. (san Giovanni XXIII, dal Radiomessaggio pasquale del 17 aprile 1960)

Il beato Giovanni XXIII

San Giovanni XXIII

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