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Archive for the ‘Uncategorized’ Category

“Il deserto è il luogo dove si può ascoltare la voce di Dio e la voce del tentatore. Nel rumore, nella confusione questo non si può fare; si sentono solo le voci superficiali. Invece nel deserto possiamo scendere in profondità, dove si gioca veramente il nostro destino, la vita o la morte” (Papa Francesco, Angelus della I domenica di Quaresima)

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Dalla Regola di S.Benedetto, cap. VI:

Facciamo come dice il profeta: “Ho detto: Custodirò le mie vie per non peccare con la lingua; ho posto un freno sulla mia bocca, non ho parlato, mi sono umiliato e ho taciuto anche su cose buone”. Se con queste parole egli dimostra che per amore del silenzio bisogna rinunciare anche ai discorsi buoni, quanto più è necessario troncare quelli sconvenienti in vista della pena riserbata al peccato! Dunque l’importanza del silenzio è tale che persino ai discepoli perfetti bisogna concedere raramente il permesso di parlare, sia pure di argomenti buoni, santi ed edificanti, perché sta scritto: “Nelle molte parole non eviterai il peccato” e altrove: “Morte e vita sono in potere della lingua”. Se infatti parlare e insegnare é compito del maestro, il dovere del discepolo è di tacere e ascoltare.

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Il vero aggiornamento

“Per rinnovare non è necessario contraddire, basta approfondire”
(Nicolás Gómez Dávila)

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“Attraverso il cammino perseverante nell’obbedienza, matura la sapienza personale e comunitaria, e così diventa possibile anche rapportare le regole ai tempi: il vero “aggiornamento”, infatti, è opera della sapienza, forgiata nella docilità e obbedienza. Il rinvigorimento e il rinnovamento della vita consacrata avvengono attraverso un amore grande alla regola, e anche attraverso la capacità di contemplare e ascoltare gli anziani della Congregazione. Così il “deposito”, il carisma di ogni famiglia religiosa viene custodito insieme dall’obbedienza e dalla saggezza. E, attraverso questo cammino, siamo preservati dal vivere la nostra consacrazione in maniera light, in maniera disincarnata, come fosse una gnosi, che ridurrebbe la vita religiosa ad una “caricatura”, una caricatura nella quale si attua una sequela senza rinuncia, una preghiera senza incontro, una vita fraterna senza comunione, un’obbedienza senza fiducia e una carità senza trascendenza”

(Papa Francesco, Omelia per la festa della Presentazione del Signore, 2 febbraio 2015)

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Abbi poche devozioni particolari, ma costanti” (San Josemaria Escrivá)

Ogni Pontefice dona alla Chiesa universale non solo il suo magistero ma anche le sue devozioni. In cima alla top list figurano naturalmente Maria e Giuseppe…ma sapevate che Maria scioglie i nodi? E che Giuseppe risolve i (nostri) problemi dormendo?

La devozione a Maria che scioglie i nodi (pare, soprattutto i nodi matrimoniali) fu diffusa dalla Germania in Argentina, negli anni ’80, da un tale padre gesuita di nome Jorge Mario Bergoglio. Che poi divenuto Pontefice l’ha portata in Vaticano e ne ha fatto magistero:

“I Padri conciliari [del Vaticano II] hanno ripreso un’espressione di sant’Ireneo che dice: «Il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione con l’obbedienza di Maria; ciò che la vergine Eva aveva legato con la sua incredulità, la vergine Maria l’ha sciolto con la sua fede» (Adversus Haereses III, 22, 4).

Ecco, il “nodo” della disobbedienza, il “nodo” dell’incredulità. Quando un bambino disobbedisce alla mamma o al papà, potremmo dire che si forma un piccolo “nodo”. Questo succede se il bambino agisce rendendosi conto di ciò che fa, specialmente se c’è di mezzo una bugia; in quel momento non si fida della mamma e del papà. Voi sapete quante volte succede questo! Allora la relazione con i genitori ha bisogno di essere pulita da questa mancanza e, infatti, si chiede scusa, perché ci sia di nuovo armonia e fiducia. Qualcosa di simile avviene nel nostro rapporto con Dio. Quando noi non lo ascoltiamo, non seguiamo la sua volontà, compiamo delle azioni concrete in cui mostriamo mancanza di fiducia in Lui – e questo è il peccato -, si forma come un nodo nella nostra interiorità. E questi nodi ci tolgono la pace e la serenità. Sono pericolosi, perché da più nodi può venire un groviglio, che è sempre più doloroso e sempre più difficile da sciogliere.

Ma alla misericordia di Dio – lo sappiamo – nulla è impossibile! Anche i nodi più intricati si sciolgono con la sua grazia. E Maria, che con il suo “sì” ha aperto la porta a Dio per sciogliere il nodo dell’antica disobbedienza, è la madre che con pazienza e tenerezza ci porta a Dio perché Egli sciolga i nodi della nostra anima con la sua misericordia di Padre” (Giornata Mariana in occasione dell’Anno della Fede, 12 ottobre 2013)

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Meno conosciuta è invece la devozione a San Giuseppe che dorme; in effetti leggiamo nei Vangeli che lo Sposo di Maria nel sonno ha risolto un sacco di problemi: il dubbio sulla maternità verginale di Maria (Mt 1,20); la necessità di fuggire in Egitto (Mt 2,13) e poi la fine dell’emergenza e la possibilità di tornare in patria (Mt 2,20). E mentre dorme risolve anche i problemi della Chiesa, del mondo e di ciascuno di noi – ne ha parlato il Santo Padre durante il Viaggio Apostolico nelle Filippine:

“Io amo molto san Giuseppe, perché è un uomo forte e silenzioso. Sul mio tavolo ho un’immagine di san Giuseppe che dorme. E mentre dorme si prende cura della Chiesa! Sì! Può farlo, lo sappiamo. E quando ho un problema, una difficoltà, io scrivo un foglietto e lo metto sotto san Giuseppe, perché lo sogni! Questo gesto significa: prega per questo problema!”

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[…] Mi è venuta in mente la storia dei due uomini che trasportavano pietre in una fangosa strada medievale. Uno stava bestemmiando mentre l’altro stava cantando. Un viaggiatore chiese loro che cosa stessero facendo. Quello che bestemmiava rispose: “Sto cercando di far rotolare questo dannato masso su questo dannato fango!”. Quello che cantava replicò: “Sto costruendo una cattedrale”.

[Peter Kreeft, Preghiere per principianti, tr.it.,Edizioni Messaggero, Padova 2010, pp. 75-76]

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Chiesa e povertà

La Chiesa dev’essere povera; non solo; la Chiesa deve apparire povera. (Paolo VI, Udienza generale, 24 giugno 1970)

[…] viva coscienza che la Chiesa ha di essere povera in mezzo ai poveri, come lo fu il suo fondatore Gesù Cristo: povera tra tutti i poveri del mondo, indipendentemente dalle loro differenze etniche e religiose, per passare, come Cristo, in mezzo ad essi “facendo del bene”: pertransit benefaciendo (At 10, 38). (san Giovanni Paolo II, Regina coeli, 14 aprile 1991)

Soltanto vorrei sottolineare quest’ultima visione della Chiesa “povera e libera”, che richiama la figura evangelica della vedova. Così dev’essere la Comunità ecclesiale, per riuscire a parlare all’umanità contemporanea. (Benedetto XVI, Omelia, 8 novembre 2009)

Desidero una Chiesa povera per i poveri. (Francesco, es. ap. Evangelii gaudium, 198, 24 novembre 2013)

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Una lotta bellissima

“La vita è una milizia. La vita cristiana è una lotta, una lotta bellissima, perché quando il Signore vince in ogni passo della nostra vita, ci dà una gioia, una felicità grande: quella gioia che il Signore ha vinto in noi, con la sua gratuità di salvezza” (Papa Francesco, omelia mattutina a Casa Santa Marta, 30 ottobre 2014)

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“Vivamos la milicia del cristianismo con buen humor de guerrillero, no con hosquedad de guarnición sitiada – Viviamo la milizia cristiana con l’allegria del guerrigliero, non con l’astio della guarnigione assediata” ( Nicolás Gómez Dávila)

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Ritorniamo in puntuale ritardo sul Sinodo appena concluso (in attesa del secondo round nel 2015), dove con buona pace di quanti gli attribuivano questa o quella presa di posizione, il Santo Padre non è entrato nel merito della discussione sulla famiglia. Ha invece preferito soffermarsi – significativamente – sul ruolo del Successore di Pietro. E’ un buon promemoria per ricordarci che in definitiva la Chiesa non è un parlamento dove si decide “a cielo chiuso”, in base ai voti di questa o quella maggioranza, perché in essa il cielo è aperto e parla per bocca di Pietro, che una volta firmava “Ioannes Paulus”, poi “Benedictus” e ora “Franciscus”. Per non farci travolgere o disorientare dalla marea di opinioni, basta cercare la firma di Pietro. Diffidare dalle imitazioni.

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Dal Discorso del Santo Padre Francesco per la conclusione della III Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi, 18-10-2014:

Parliamo un po’ del Papa, adesso, in rapporto con i vescovi… Dunque, il compito del Papa è quello di garantire l’unità della Chiesa; è quello di ricordare ai pastori che il loro primo dovere è nutrire il gregge – nutrire il gregge – che il Signore ha loro affidato e di cercare di accogliere – con paternità e misericordia e senza false paure – le pecorelle smarrite. Ho sbagliato, qui. Ho detto accogliere: andare a trovarle.

Il suo compito è di ricordare a tutti che l’autorità nella Chiesa è servizio (cf. Mc 9, 33-35) come ha spiegato con chiarezza Papa Benedetto XVI, con parole che cito testualmente: «La Chiesa è chiamata e si impegna ad esercitare questo tipo di autorità che è servizio, e la esercita non a titolo proprio, ma nel nome di Gesù Cristo … attraverso i Pastori della Chiesa, infatti, Cristo pasce il suo gregge: è Lui che lo guida, lo protegge, lo corregge, perché lo ama profondamente. Ma il Signore Gesù, Pastore supremo delle nostre anime, ha voluto che il Collegio Apostolico, oggi i Vescovi, in comunione con il Successore di Pietro … partecipassero a questa sua missione di prendersi cura del Popolo di Dio, di essere educatori nella fede, orientando, animando e sostenendo la comunità cristiana, o, come dice il Concilio, “curando, soprattutto che i singoli fedeli siano guidati nello Spirito Santo a vivere secondo il Vangelo la loro propria vocazione, a praticare una carità sincera ed operosa e ad esercitare quella libertà con cui Cristo ci ha liberati”(Presbyterorum Ordinis, 6) … è attraverso di noi – continua Papa Benedetto – che il Signore raggiunge le anime, le istruisce, le custodisce, le guida. Sant’Agostino, nel suo Commento al Vangelo di San Giovanni, dice: “Sia dunque impegno d’amore pascere il gregge del Signore” (123,5); questa è la suprema norma di condotta dei ministri di Dio, un amore incondizionato, come quello del Buon Pastore, pieno di gioia, aperto a tutti, attento ai vicini e premuroso verso i lontani (cf. S. Agostino, Discorso 340, 1; Discorso 46, 15), delicato verso i più deboli, i piccoli, i semplici, i peccatori, per manifestare l’infinita misericordia di Dio con le parole rassicuranti della speranza (cf. Id., Lettera 95, 1)» (Benedetto XVI, Udienza Generale, Mercoledì, 26 maggio 2010).

Quindi, la Chiesa è di Cristo – è la Sua Sposa – e tutti i vescovi, in comunione con il Successore di Pietro, hanno il compito e il dovere di custodirla e di servirla, non come padroni ma come servitori. Il Papa, in questo contesto, non è il signore supremo ma piuttosto il supremo servitore – il “servus servorum Dei”; il garante dell’ubbidienza e della conformità della Chiesa alla volontà di Dio, al Vangelo di Cristo e alla Tradizione della Chiesa, mettendo da parte ogni arbitrio personale, pur essendo – per volontà di Cristo stesso – il “Pastore e Dottore supremo di tutti i fedeli” (Can. 749) e pur godendo “della potestà ordinaria che è suprema, piena, immediata e universale nella Chiesa” (cf. Cann. 331-334).

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