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Archive for gennaio 2014

Eccoci alla seconda domenica dopo Natale. Non abbiamo ancora lasciato quel tempo liturgico, che dura fino alla festa del Battesimo del Signore. Quindi ancora si spande in noi la gioia della Natività del Verbo, che si è fatto carne per salvarci. Proprio oggi il testo evangelico ci pone davanti la stupenda e incomparabile pagina del Prologo del Vangelo di san Giovanni: un testo fantastico, che dopo due millenni di riflessione cristiana non ha ancora smesso di svelarci sfumature nuove e non ha smesso di essere sorgente di costante meditazione per i teologi e per tutto il popolo di Dio.
Ma vediamo la colletta di oggi, come al nostro solito (testo latino ufficiale, testo italiano ufficiale, nostro tentativo di traduzione letterale).

Omnípotens sempitérne Deus, fidélium splendor animárum, dignáre mundum glória tua implére benígnus, et cunctis pópulis appáre per tui lúminis claritátem.

Dio onnipotente ed eterno, luce dei credenti, riempi della tua gloria il mondo intero, e rivelati a tutti i popoli nello splendore della tua verità.

Dio onnipotente ed eterno, splendore delle anime dei fedeli, benigno degnati di riempire il mondo con la Tua gloria e rivelati a tutti i popoli attraverso lo splendore della Tua luce.

Testo senz’altro breve, ma che si pone senza dubbio – come abbiamo già avuto occasione di rilevare – nella tradizione del rito romano, che fa della concisione e chiarezza uno dei suoi maggiori punti di forza.
Passiamo all’analisi grammaticale.
O Dio (Deus, vocativo singolare, da Deus, -i, “Dio) onnipotente (omnípotens, vocativo singolare, da omnipotens, “onnipotente”) (ed) eterno (sempitérne, vocativo singolare, da sempiternus, -a, -um, “eterno”), splendore (splendor, vocativo singolare, da splendor, -is, “splendore, gloria”) delle anime (animárum, genitivo plurale, da anima, -ae, “anima”) dei fedeli (fidélium, genitivo plurale, da fidelis, -is, “fedele”), benigno (benígnus, nominativo singolare, da benignus, -a, -um, “benigno, benevolo, affabile”) degnati (dignáre, imperativo presente singolare del deponente dignari, “degnarsi di”; regge un infinito) di riempire ( implére, infinito presente attivo, “riempire, colmare, saziare”) il mondo (mundum, accusativo singolare, da mundus, -i, “mondo”) con la Tua (tua, ablativo singolare, da tuus, tua, tuum, “tuo, tua”) gloria (glória, ablativo singolare, da gloria, -ae, “gloria”) e (et, congiunzione coordinante, “e”) rivelati (appáre, imperativo presente singolare, da apparēre, “manifestarsi, mostrarsi, rivelarsi”) a tutti (cunctis, dativo plurale, da cunctus, -a, -um, “tutto, tutta”) i popoli (pópulis, dativo plurale, da populus, -i, “popolo, comunità, gente”) attraverso (per, preposizione che regge l’accusativo e che qui esprime un complemento di mezzo, “per, attraverso”) lo splendore (claritátem, accusativo singolare, da claritas, -atis, “splendore, chiarezza, luminosità) della Tua (tui, genitivo singolare, da tuus, tua, tuum, “tuo, tua”) luce (lúminis, genitivo singolare, da lumen, -inis, “luce”).
Il testo è piuttosto semplice da un punto di vista grammaticale, come si può vedere. Possiamo segnalare la serie di vocativi all’inizio, l’imperativo singolare presente di un deponente (dignare), un complemento di mezzo in ablativo (gloria tua), un imperativo singolare presente normale (appare) e un altro complemento di mezzo, stavolta tramite per + accusativo (per claritatem).
Riguardo al testo in sé, possiamo notare che attraverso la parola “splendore”, qui utilizzata come attributo del Padre, sembra ancora risplendere la luce divina della notte della Natività. I misteri della fede cristiana illuminano le nostre tenebre con il loro fulgore e certo Natale non fa eccezione, tuttaltro.
Per il resto non aggiungiamo altro al testo, che è chiaro.

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Già da un mese la Madre Chiesa ci ha introdotti nel nuovo ciclo dell’anno liturgico; oggi iniziamo invece un nuovo anno civile. E lo facciamo con una solennità molto importante, una festa cosiddetta “di precetto” – in cui cioè tutti i fedeli hanno l’obbligo di partecipare alla Santa Messa. Si tratta del giorno liturgico dedicato a Maria, Madre di Dio, nel giorno dell’Ottava di Natale. Infatti la Chiesa non si accontenta di celebrare in un solo giorno la gioia della Natività del Signore Gesù, ma per ben otto giorni continua ad esprimere la sua felicità stupefatta ed adorante di fronte al mistero del Figlio di Dio fatto uomo. Oggi è l’ultimo di questi otto giorni di festa e, a loro degno coronamento, festeggiamo la beatissima sempre Vergine Maria, Madre del nostro Dio e Signore Gesù Cristo. “Salutiamo Maria, la Madre benedetta di Gesù, la quale oggi la Chiesa onora per questo suo elettissimo privilegio e per questa nostra inestimabile fortuna d’essere per ciò stesso la Madre di Dio fatto uomo, nostro Fratello e nostro Salvatore. Salve, Regina, Madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve!” (Paolo VI, dall’Omelia del 1° gennaio 1975).
Ma vediamo cosa ci propone il testo eucologico della colletta di oggi (testo latino ufficiale, traduzione ufficiale italiana, nostro tentativo di traduzione letterale).

Deus, qui salútis ætérnæ, beátæ Maríæ virginitáte fecúnda, humáno géneri præmia præstitísti, tríbue, quæsumus, ut ipsam pro nobis intercédere sentiámus, per quam merúimus Fílium tuum auctórem vitæ suscípere.

O Dio, che nella verginità feconda di Maria hai donato agli uomini i beni della salvezza eterna, fa’ che sperimentiamo la sua intercessione, poiché per mezzo di lei abbiamo ricevuto l’autore della vita, Cristo tuo Figlio.

O Dio, che nella feconda verginità della beata Maria hai concesso i premi della salvezza eterna al genere umano, accorda(ci), (Ti) preghiamo, di sperimentarla interceditrice per noi, (lei) per mezzo della quale abbiamo meritato di ricevere l’autore della vita, il Figlio Tuo.

La colletta, iniziamo col dire, è praticamente identica (tranne una piccola modifica nella parte finale) rispetto a quella che oggi vien detta nella forma extra-ordinaria del rito romano. E questa coincidenza, non lo neghiamo, ci rende lieti e soddisfatti, essendo un tassello che contribuisce a dimostrare la continuità sostanziale tra le due forme di questo venerando rito.
Ma passiamo all’analisi della grammatica.
O Dio (Deus, vocativo singolare, da Deus, -i, “Dio”), che (qui, pronome relativo nominativo maschile singolare, che regge una subordinata relativa, “il quale, la quale”) nella verginità ( virginitáte, ablativo singolare, da virginitas, -atis, “verginità”) feconda (fecúnda, ablativo singolare, da fecundus, -a, -um, “fertile, fecondo, abbondante”) della beata (beátæ, genitivo singolare, da beatus, -a, -um, “beato, santo”) Maria (Maríæ, genitivo singolare, da Maria, -ae, “Maria”) hai concesso (præstitísti, indicativo perfetto, da praestare, “dare, fornire, concedere”) i premi (præmia, accusativo plurale, da praemium, -i, “premio, ricompensa”) della salvezza (salútis, genitivo singolare, da salus, -utis, “salvezza, salute”) eterna (ætérnæ, genitivo singolare, da aeternus, -a, -um, “eterno, perpetuo”), accorda (a noi)(tríbue, imperativo presente singolare, da tribuere, “dare, accordare, concedere”), (Ti) preghiamo (quæsumus, indicativo presente, da quaesere, “pregare, implorare, supplicare”) di (ut, congiunzione che regge una sostantiva, “di”) sperimentare (sentiámus, congiuntivo presente, da sentire, “sentire, provare, sperimentare”) lei (ipsam, accusativo singolare, da ipse, ipsa, ipsum, “lui stesso, lei stessa”) che intercede (intercédere, infinito presente attivo, “intercedere”) per (pro, preposizione che regge l’ablativo, “per”) noi (nobis, ablativo plurale, da nos, nostri, “noi”), per mezzo (per, preposizione che regge l’ablativo, “per”) della quale (quam, accusativo singolare, da qui, quae, quod, “il quale, la quale”) abbiamo meritato (merúimus, indicativo perfetto, da merēre, “meritare, ottenere”) di ricevere (suscípere, infinito presente attivo, “ricevere”) l’autore (auctórem, accusativo singolare, da auctor, -oris, “autore”) della vita (vitæ, genitivo singolare, da vita, -ae, “vita, esistenza”), il Tuo (tuum, accusativo singolare, da tuus, tua, tuum, “tuo, tua”) Figlio (Fílium, accusativo singolare, da filius, -i, “figlio”).
Guardando brevemente agli argomenti del testo, non si può non notare come questa colletta sia veramente densa di concetti: ma è caratteristica comune delle orazioni della liturgia romana, spesso tanto brevi e asciutte quanto dense e corpose nelle idee che esprimono.
Ad esempio, vediamo il riferimento alla “feconda verginità”: felicissimo e santo ossimoro! Solitamente l’essere vergini viene associato ad una mancanza di figli. Invece, nella beata Vergine Maria, per singolare privilegio di Dio, si associarono la gloria della verginità (infatti ella non conobbe mai uomo, né prima, né dopo il parto, mai) e la fecondità del dare alla luce un figlio: anzi, non un figlio qualsiasi, ma il Figlio, il Verbo incarnato, la seconda persona della Santissima Trinità.
Poi, attraverso Maria, che è santa (santissima, anzi) il Padre ci ha fornito i premi della salvezza eterna: questo è concesso a tutto il genere umano, perché Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità (1 Tm 2,4). Questo, ovviamente, non vuol dire che tutti siano salvati indipendentemente dalla loro condotta e dalla loro volontà, ma significa che Dio offre in Cristo Gesù la salvezza ad ogni uomo: al singolo, poi, decidere se accettarla agendo di conseguenza.
E un’altra caratteristica di Maria viene messa in luce in questo testo: quella che per mezzo di lei, della Vergine, noi abbiamo ricevuto il dono più eletto che il Padre potesse concederci, lo stesso suo Figlio Unigenito, che è l’autore della vita. E’ questo uno dei titoli più belli di Maria: “Madre di Dio”. Sappiamo quanto la Chiesa abbia dovuto riflettere e pregare prima di giungere, nel Concilio di Efeso (anno 431 d.C.), alla definizione precisa di questa verità di fede. Per noi cattolici, la contemplazione della beata Vergine Maria Theotókos (= “che genera Dio, Madre di Dio” in greco) riempie il cuore di sommo gaudio e noi la confessiamo così, con la fede dei semplici.
Concedeteci di concludere questo breve scritto con gli auguri di buon anno da parte di tutto lo staff di Continuitas, richiamando le parole del beato (presto santo) Giovanni XXIII: “Veritas et pax in ogni ora del nuovo anno; in ogni ambiente e aspetto della vita, in espressione di sincerità assoluta di parola, di tratto, di reciproci rapporti.” (dal Discorso ai lavoratori romani, 31 dicembre 1960)

Theotokos

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