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Archive for giugno 2013

Come abbiamo ricordato qualche giorno fa, di questi tempi, mezzo secolo fa, veniva eletto al soglio petrino il ven. Paolo VI, al secolo Giovanni Battista Montini (1897-1978), Papa dal 1963 al 1978, in anni spesso difficili e turbolenti. Oggi è l’anniversario – il cinquantesimo – della sua incoronazione. Sì, parliamo proprio di incoronazione, perché così si chiamava quel suggestivo rito col quale, tra le altre cose, si imponeva al neo-eletto Pontefice la tiara (ecco una foto di quella, di foggia moderna, che fu donata dai fedeli milanesi a Paolo VI). Fu l’ultima volta, quel 30 giugno 1963, in cui la Chiesa vide quel genere di cerimonia: a partire dal successore, Giovanni Paolo I, i Papi preferiranno parlare di “Messa per l’inizio del ministero petrino” e rinunceranno all’uso della tiara.

IncoronazionePaoloVI
Detto questo, proponiamo qualche estratto dall’omelia di cinquant’anni fa di papa Montini: si trattava di un testo in parte in latino e in parte in altre lingue moderne, che si può trovare in AAS 55 [1963], pp. 618-625. Questi estratti sono tratti dalla parte italiana dell’omelia pontificia.

Noi sappiamo di salire sulla Cattedra di San Pietro e di assumere un ufficio altissimo e formidabile […] è al cospetto di tutta la Chiesa che Noi, tremanti e fidenti, accettiamo le chiavi del regno dei cieli, pesanti e potenti, salutari e misteriose, che Cristo ha confidate al Pescatore di Galilea, fatto Principe degli Apostoli, e che sono ora a Noi tramandate. […] Questo rito parla con voce clamorosa dell’autorità conferita a Pietro e quindi a chi gli è successore. Noi sappiamo che questa autorità, tanto da Noi stessi temuta e venerata, Ci investe, e Ci rende Maestro e Pastore, con somma pienezza, della Chiesa romana e della Chiesa universali. Urbi et Orbi irradia ora il Nostro divino mandato. Ma appunto perché siamo sollevati alla sommità della scala gerarchica della potestà, che opera nella Chiesa militante, Ci sentiamo nello stesso tempo posti nell’infimo ufficio di servo dei servi di Dio. L’autorità e la responsabilità sono così meravigliosamente congiunte, la dignità con l’umiltà, il diritto col dovere, la potestà con l’amore. […] Perciò noi abbiamo coscienza in questo momento, di assumere un impegno, sacro, solenne e gravissimo: quello di continuare nel tempo e di dilatare sulla terra la missione di Cristo. […] Noi riprenderemo con somma riverenza l’opera dei Nostri Predecessori: difenderemo la santa Chiesa dagli errori di dottrina e di costume, che dentro e fuori dei suoi confini ne minacciano la integrità e ne velano la bellezza; Noi cercheremo di conservare e di accrescere la virtù pastorale della Chiesa, che la presenta, libera e povera, nell’atteggiamento che le è proprio di madre e di maestra, amorosissima ai figli fedeli, rispettosa, comprensiva, paziente, ma cordialmente invitante a quelli che ancora tali non sono. Riprenderemo, come già annunciato, la celebrazione del Concilio ecumenico […] E avremo in una parola, con l’aiuto di Dio, cuore per tutti […]

Ed ecco un cinegiornale (settimana Incom) dell’epoca, in cui potrete vedere qualche spezzone della cerimonia di incoronazione e sentire la viva voce di Paolo VI

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Sono passati settant’anni, ma la sua attualità è ancora enorme. Non sembra certo avere sulle spalle quasi tre quarti di secolo. Stiamo parlando dell’enciclica Mystici Corporis Christi, che fu emanata dal ven. Pio XII il 29 giugno del 1943, in pieno conflitto mondiale. Infatti, anche se le angosce, le preoccupazioni, le stragi, occupavano una parte importante della mente del Papa, egli non volle privare i suoi figli del cibo spirituale e con mirabile chiarezza e dottrina, fedele al suo incarico di istruire i fratelli nella santa fede cattolica.Tutti i suoi successori (tranne Giovanni Paolo I, che non ne ebbe il tempo, e Francesco, che è stato eletto da poco) la hanno abbondantemente citata, così come il Concilio Vaticano II (una decina di volte nella Lumen Gentium e una volta nel Presbiterium Ordinis) e il Catechismo della Chiesa Cattolica (che la utilizza quattro volte).

ChiesaCattolica
Il testo completo – senz’altro consigliabile d’essere letto per intero – si può trovare qui in italiano e, per gli ardimentosi che volessero (e fossero in grado) di cimentarsi con l’originale latino, si può provare qui.
Ecco qualche estratto:

Rileviamo sin dall’inizio che, come il Redentore del genere umano ricevette persecuzioni, calunnie c tormenti da quei medesimi la cui salvezza s’era addossata, così la società da lui costituita si assomiglia anche in questo al suo divin Fondatore. […] Rileviamo sin dall’inizio che, come il Redentore del genere umano ricevette persecuzioni, calunnie c tormenti da quei medesimi la cui salvezza s’era addossata, così la società da lui costituita si assomiglia anche in questo al suo divin Fondatore. […] Confidiamo inoltre che neppure a coloro che sono fuori del grembo della Chiesa cattolica saranno ingrate né inutili le verità che stiamo per esporre intorno al Corpo mistico di Cristo. […] La Nostra sollecitudine pastorale poi è il principale motivo che Ci fa trattare con una certa ampiezza di questa eccelsa dottrina. […] Tuttavia, se a buon diritto possiamo godere di quanto abbiamo accennato, pure non si deve negare che circa questa dottrina non solo si spargono gravi errori da coloro che sono separati dalla vera Chiesa, ma si diffondono anche tra i fedeli teorie inesatte o addirittura false, che deviano le menti dal retto sentiero della verità. Infatti, da una parte perdura il falso razionalismo il quale ritiene completamente assurdo ciò che trascende le forze dell’ingegno umano, e gli associa un altro errore affine (il cosiddetto naturalismo volgare), il quale non vede né vuol riconoscere altro nella Chiesa di Cristo all’infuori dei vincoli puramente giuridici e sociali; dall’altra parte si va introducendo un falso misticismo il quale falsifica la Sacra Scrittura, sforzandosi di rimuovere gli invariabili confini fra le cose create e il Creatore. […] questa verace Chiesa di Cristo (che è la Chiesa Santa, Cattolica, Apostolica Romana) […] Che la Chiesa sia un corpo, lo bandiscono spesso i Sacri Testi. […] Ma il corpo richiede anche moltitudine di membri, i quali siano talmente tra loro connessi da aiutarsi a vicenda. E come nel nostro mortale organismo, quando un membro soffre, gli altri si risentono del suo dolore e vengono in suo aiuto, così nella Chiesa i singoli membri non vivono ciascuno per sé, ma porgono anche aiuto agli altri, offrendosi scambievolmente collaborazione, sia per mutuo conforto sia per un sempre maggiore sviluppo di tutto il Corpo. […] così la Chiesa, per questo specialmente deve chiamarsi corpo, perché risulta da una retta disposizione e coerente unione di membra fra loro diverse. […] il Salvatore del genere umano, per sua infinita bontà, provvide in modo mirabile il suo Corpo mistico di Sacramenti, con i quali le membra, quasi attraverso gradi non interrotti di grazie, fossero sostentate dalla culla all’estremo anelito e si sovvenisse con ogni abbondanza alle necessità sociali di tutto il Corpo. […] Perciò quelli che son tra loro divisi per ragioni di fede o di governo, non possono vivere nell’unita di tale Corpo e per conseguenza neppure nel suo divino Spirito. […] Neppure deve ritenersi che il Corpo della Chiesa, appunto perché e fregiato del nome di Cristo, anche nel tempo del terreno pellegrinaggio sia composto soltanto di membri che si distinguono nella santità, o di coloro che son predestinati da Dio alla felicità eterna. […] il divin Redentore iniziò la costruzione del mistico tempio della Chiesa, quando predicando espose i suoi precetti; lo ultimò, quando crocefisso, fu glorificato; lo manifestò e promulgò, quando mandò in modo visibile lo Spirito Paraclito sui discepoli. […] che il Corpo mistico della Chiesa si fregi del nome di Cristo, lo si rivendica dal fatto che in realtà egli da tutti debba essere per speciali ragioni ritenuto Capo della medesima. […] il nostro Salvatore sostenta Egli stesso divinamente la società da lui fondata. […] viene indicata l’ultima ragione per cui il Corpo della Chiesa è fregiato del nome di Cristo. Cioè Cristo è il divino Salvatore di questo Corpo. […] nel Corpo mistico la forza di mutua congiunzione, sebbene intima, unisce le membra tra loro in modo che le singole godano del tutto di una propria personalità. […] la Chiesa, la quale deve ritenersi una società perfetta nel suo genere, non consta soltanto di elementi ed argomenti sociali e giuridici. […] appare il grave errore sia di coloro che s’immaginano arbitrariamente la Chiesa quasi nascosta e del tutto invisibile, sia di coloro che la confondono con altre istituzioni umane fornite di regola disciplinare e riti esterni, ma senza comunicazione di vita soprannaturale. […] Questa nostra compagine in Cristo e con Cristo nasce anzitutto dal fatto che la società cristiana, per volontà del suo Fondatore, è un Corpo sociale perfetto, per cui in essa l’unione deve consistere nel concorso di tutte le membra allo stesso fine. […] Poiché, come abbiamo detto, questo Corpo sociale di Cristo deve essere visibile per volontà del suo Fondatore, quella cospirazione di tutte le membra deve anch’essa manifestarsi esternamente, sia per mezzo della professione d’una fede, sia per la comunione dei medesimi Sacramenti, sia per la partecipazione dello stesso sacrificio, sia per un’operosa osservanza delle stesse leggi. […] Ai vincoli giuridici, tali in se stessi da trascendere quelli di qualsiasi altra società umana anche suprema, è necessario aggiungere un’altra ragione di unità proveniente da quelle tre virtù con le quali noi ci uniamo a Dio nel modo più stretto, cioè: la fede, la speranza e la carità cristiane. […] È necessario però che all’amore verso Dio e verso Cristo corrisponda l’amore verso il prossimo. […] avviene poi che la Chiesa sia quasi la pienezza ed il complemento del Redentore, perché tutti i doni, le virtù e i carismi che si trovano eminentemente, abbondantemente ed efficacemente nel Capo, derivano in tutti i membri della Chiesa e in essi si perfezionano di giorno in giorno a seconda del posto di ciascuno nel Corpo mistico di Gesù Cristo: quindi Cristo in certo modo e sotto ogni riguardo Si completa nella Chiesa […] Gesù Cristo volle che questa mirabile unione, mai abbastanza lodata, per la quale veniamo congiunti tra di noi e col divino nostro Capo, si manifestasse ai credenti in modo speciale per mezzo del Sacrificio eucaristico. […] Infatti non mancano coloro i quali non considerano abbastanza metaforicamente e senza distinguere (com’è assolutamente necessario) i significati particolari e propri di corpo fisico, di corpo morale, di Corpo mistico, e quindi danno di questa unione una spiegazione pervertita. […] Non meno lontano dalla verità è il pericoloso errore di coloro che dall’arcana unione di noi tutti con Cristo si studiano di dedurre un certo insano quietismo, con il quale tutta la vita spirituale dei cristiani e il loro progresso nella virtù vengono attribuiti unicamente all’azione del divino Spirito, escludendo cioè e tralasciando da parte la nostra debita cooperazione. […] Da tali false asserzioni proviene anche che alcuni asseriscano non doversi molto inculcare la frequente confessione dei peccati veniali […] Vi sono inoltre alcuni i quali o negano alle nostre preghiere ogni vera efficacia d’impetrazione, ovvero si sforzano d’insinuare nelle menti che le suppliche rivolte a Dio in privato bisogna ritenerle di poco valore, mentre piuttosto quelle pubbliche usate nel nome della Chiesa realmente valgono come quelle che partono dal Corpo mistico di Gesù Cristo. Ciò è affatto erroneo […] riteniamo conforme al Nostro pastorale ufficio aggiungere anche uno sprone agli animi, affinché un tale Corpo mistico venga amato con quell’ardore di carità che non si limita ai pensieri e alle parole, ma che prorompe in attività di opere. […] Ma, per non essere ingannati dall’angelo delle tenebre che suol trasfigurarsi in angelo di luce (cfr. II Cor. XI, 14), sia norma suprema del nostro amore l’amare la Sposa di Cristo quale Cristo stesso la volle, conquistandola con il sangue. […] Ad ottenere poi che un tal pienissimo amore regni negli animi nostri e di giorno in giorno aumenti, è necessario assuefarsi a riconoscere nella Chiesa lo stesso Cristo. […] è di somma opportunità che teniamo di mira lo stesso Gesù come insuperabile modello di amore verso la Chiesa. […] Compia, Venerabili Fratelli, questi Nostri paterni voti, che sono certamente anche i vostri, e ottenga a tutti noi un verace amore per la Chiesa, la Vergine Madre di Dio […]

Pio XII (1939-1958)

Pio XII (1939-1958)

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Aborto: Scrittura; antichi scrittori ebrei e cristiani

di p. William Most (http://www.catholicculture.org/culture/library/most/getwork.cfm?worknum=13)

(Cfr. John R. Connery, Abortion: The Development of the Roman Catholic Perspective, Chicago, Loyola Univ. Press, 1977, e Germain Grisez, Abortion: The Myths, the Realities, and the Arguments NY. Corpus Books, 1970)

1. Esodo 21,22: “Quando alcuni uomini litigano e urtano una donna incinta, così da farla abortire, se non vi è altra disgrazia, si esigerà un’ammenda, secondo quanto imporrà il marito della donna, e il colpevole pagherà attraverso un arbitrato. Ma se segue una disgrazia, allora pagherai vita per vita: occhio per occhio etc.”
Commento: Difficile da stabilire se il punto principale sia il danno per il bambino o per la donna e il marito. Probabilmente principalmente per questi ultimi, ma anche il danno al bambino non sembra da escludere. La LXX legge “Se due uomini combattono e colpiscono una donna con bambino, e il bambino che non è completamente formato esce fuori, ci sarà una multa secondo ciò che il marito della donna impone, egli stabilirà con equa misura. Ma se era completamente formato egli imporrà vita per vita, occhio per occhio, etc.”

2. Pseudo-Focilide, righe 184-185: “Non lasciate che una donna distrugga il bambino nascituro nel suo grembo, né che dopo la sua nascita lo getti ai cani e agli avvoltoi come una preda.”
Commento: Focilide fu un poeta ionico a Mileto, a metà del sesto secolo a.C. Era famoso per gli utili consigli per la vita quotidiana. E’ parte di una propaganda in favore della religione ebraica. Il traduttore negli Old Testament Pseudepigrapha II (a cura di James H. Charlesworth, Doubleday, 1985) fu W. Van der Horst. Stima la data tra il 220 a.C. e il 200 d.C.
La nota 1 a p. 580 dice: “Aborto ed esposizione dei bambini erano i metodi attuali di pianificazione familiare nell’antichità pagana. Anche se l’Antico Testamento non vieta entrambe le pratiche (ma confronta la traduzione dei LXX di Es 21,22 f), sono spesso condannate (in questa combinazione) da scritti ebraici e cristiani, come ad esempio Filone, Spec. Leg. 3,108-09; Giuseppe, Contro Apione 2,202; Oracoli Sibillini 2:281ff. ; Didaché 2:2; Lettera di Barnaba 19. 5, etc.”

3. Flavio Giuseppe, Contro Apione 2,202: “La legge [legge ebraica] ci ordina di allevare tutti i nostri figli e proibisce alle donne di causare l’aborto di ciò che è generato; e se una donna sembra aver fatto così, sarà l’assassina di suo figlio, distruggendo una creatura vivente.” (Probabilmente fine del I secolo d.C.)

4. Oracoli Sibillini 2.281-282: “… Come molti mentre abortivano quello che portavano in grembo, come molti mentre gettavano via la loro prole in violazione di legge [saranno puniti dopo la resurrezione].”
Commento: il curatore in Charlesworth, J. J. Collins, pone la data per il secondo secolo d.C. secondo la redazione cristiana, ma l’originale giudaico era di un secolo precedente. Le righe citate sopra sembrano ebraico originale.

5. Didache 2,2: “non uccidere il bambino con l’aborto né ucciderlo dopo che è nato.”
Commento: di solito datato al 100-150 d.C.

feto

6. Lettera di Barnaba: Quelli sulla “via delle tenebre” includono in 20,2 “gli assassini di bambini, che abortiscono il lavoro di Dio.”
Commento: data probabile forse tra il 132 e il 138 d.C.

7. Tertulliano, Apologeticum 9,8: “Per noi, dal momento che l’omicidio è vietato, non è neppure permesso distruggere ciò che è concepito nel grembo mentre il sangue viene formato in un essere umano. Si tratta di un’anticipazione di omicidio impedire di nascere; né fa la differenza se si prende la vita di uno già nato o si disturba il processo di nascere: anche colui che sta per diventare un essere umano è uno.” Testo da Sources Chrétiennes n. 108, p. 184 (scritto all’incirca nel 197 d.C.)

8. San Cipriano di Cartagine, Lettera 52, a Cornelio: “Lui [lo scismatico Novaziano] ha colpito il grembo di sua moglie con il suo tacco e ha mosso un aborto, causando così un parricidio.” (Scritto all’incirca nel 251 d.C.)

9. San Basilio il Grande, Lettera 138: “Colui che distrugge il feto deliberatamente è colpevole di omicidio.” PG 36,672 (Scritto all’incirca nel 375 d.C.)

10. San Girolamo, Lettera 22, 13: [parlando delle vergini] “Altre bevono per sterilità e commettono omicidio sull’essere umano non ancora formato. Alcune quando sentono di aver concepito per peccato, considerano i veleni per l’aborto e di frequente muoiono esse stesse insieme col bambino e vanno all’inferno colpevoli di tre reati: l’omicidio di se stessi, commettere adulterio contro Cristo e omicidio contro il loro bambino non ancora nato.” PL 22, 401 (Scritto circa nel 380 d.C.)

11. Sant’Ambrosio, Esamerone 5,18: “Le donne ricche, per evitare di dividere l’eredità tra molti, uccidono i loro feti nel grembo materno e con succhi micidiali uccidono nella camera genitale i loro figli.” PL 14,231. (Scritto circa nel 386 d.C.)

12. San Giovanni Crisostomo, Omelie su Romani 24: distruggere il feto “è qualcosa di peggio di un omicidio.” Chi fa questo “non toglie la vita che è già nata, ma le impedisce di nascere.” PG 60, 626-627 (scritto circa nel 391 d.C.)

13. Sant’Agostino, De nuptiis et concupiscentia 1,15: “A volte la loro libidinosa crudeltà o crudele lussuria si spinge fino ad ottenere veleni per causare la sterilità; e se ciò non funziona, per spegnere in qualche modo e distruggere il feto concepito nel grembo, desiderando di uccidere la prola prima che essa viva, o se già viveva nel grembo materno, perché egli sia ucciso prima di nascere.” PL 44,423-424 (Scritto circa nel 419 d.C.)

14. Papa Stefano V, Lettera all’arcivescovo di Magonza, 14 settembre 887 (SA 670): “Se colui che distrugge coll’aborto ciò che viene concepito nel grembo è un assassino, quanto più è incapace di scusare se stesso di omicidio colui che uccide un bambino anche di un solo giorno di vita.”

15. Vaticano II, La Chiesa nel Mondo Moderno, §51: “Perciò la vita, a partire dal concepimento, deve essere protetta con la massima cura, e l’aborto e l’infanticidio sono abominevoli delitti” [nefanda sunt crimina]

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Il 28 giugno 1908 la Pontificia Commissione Biblica emise un provvedimento in cui pronunciava alcuni importanti chiarimenti in merito a diverse opinioni esegetiche relative al libro del profeta Isaia, uno dei più ampi e più importanti dell’Antico Testamento, parte integrante del Canone cattolico della Sacra Scrittura, come definito dal Sacrosanto Concilio di Trento (cfr. Decreto sui libri sacri e la ricezione delle tradizioni, 8 aprile 1546, DS 1502). Oggi non di rado si sentono opinioni esegetiche (o anche, in alcuni casi, pseudoesegetiche) che contrastano con le affermazioni di allora della Pontificia Commissione Biblica. A chi dar retta? Consideriamo che il pronunciamento della PCB è un atto del Magistero: nel 1908 infatti e sino al Concilio Vaticano II la PCB fu organo del Magistero e quindi qualsiasi opinione esegetica, anche la più autorevole, non ha il potere né il diritto di modificare una sola virgola di quanto stabilito dalla Chiesa.
Ecco il testo (cfr. DS 3505-3509; ASS 41 [1908] pp. 613-614; http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/pcb_documents/rc_con_cfaith_doc_19080628_libri-isaiae_it.html)

Ai seguenti dubbi presentati, la Pontificia Commissione biblica ha risposto come segue:

Dubbio I. Si può insegnare che le profezie che si leggono nel libro di Isaia – e in diversi passi della Scrittura – non sono delle profezie propriamente dette ma o sono narrazioni composte dopo l’evento o, se bisogna riconoscere che l’annuncio ha preceduto il fatto, il profeta non prevede l’avvenire per una rivelazione soprannaturale di Dio ma è per una certa felice sagacità e per un naturale acume d’ingegno che il profeta ha preannunciato il futuro per congettura dalle cose passate?

Risposta: No.

Dubbio II. L’opinione che pretende che Isaia e gli altri profeti non hanno pronunciato profezie che su fatti imminenti o che sarebbero dovuti accadere entro un breve lasso di tempo è conciliabile con le profezie, principalmente le profezie messianiche ed escatologiche, pronunciate da quegli stessi profeti certamente molto tempo prima degli eventi; ed è conciliabile inoltre con l’opinione comune dei Santi Padri, concordi nell’affermare che i profeti hanno anche predetto fatti che dovevano compiersi solo dopo molti secoli?

Risposta: No.

Dubbio III. Si può ammettere che i profeti non soltanto come censori della depravazione umana e come araldi della parola divina per il miglioramento dei loro uditori, ma anche mentre annunciavano l’avvenire, hanno costantemente dovuto rivolgersi non ad uditori futuri, ma ad uditori presenti, a loro contemporanei, in modo da poter essere chiaramente compresi da essi; così, di conseguenza, la seconda parte del profeta Isaia (cap. 40-66), in cui il profeta si rivolge non ai Giudei contemporanei di Isaia, ma ai Giudei che gemono nell’esilio babilonese come se vivesse tra essi e li consolasse, non può avere per autore Isaia stesso, morto da lungo tempo, ma bisogna attribuirla a qualche ignoto profeta che viveva tra gli esiliati?

Risposta: No.

Dubbio IV. L’argomento filologico, dedotto dalla lingua e dallo stile, che si utilizza per criticare l’identità dell’autore del libro di Isaia, deve essere giudicato di una forza tale che un uomo autorevole, esperto di scienza critica e di ebraico, non possa non riconoscere la pluralità degli autori di tale libro?

Risposta: No.

Dubbio V. Gli argomenti presentati, anche presi in blocco sono abbastanza probanti per dimostrare che il libro di Isaia deve essere attribuito non al solo Isaia stesso, ma a due o anche a più autori?

Risposta: No.

Il 28 giugno 1908, nell’udienza benignamente concessa ai due Reverendissimi Consultori segretari, il Santo Padre ha ratificato queste risposte e ne ha ordinato la pubblicazione.

ProfetaIsaia

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[prima parte qui. seconda parte qui, terza parte qui, quarta parte qui, quinta parte qui, sesta parte qui, settima parte qui]

39. La risposta di Papa Leone XIII agli esegeti Modernisti.

Nel 1893 Papa Leone XIII aveva sottolineato i difetti di questo metodo di interpretazione biblica quando aveva detto che i Razionalisti (e quindi anche i Modernisti) “negano del tutto sia la divina rivelazione, come l’ispirazione e la sacra Scrittura, e vanno dicendo che altro non sono se non artifici e invenzioni degli uomini, che non contengono vere narrazioni di cose realmente accadute, ma inutili favole o storie menzognere; così non abbiamo in esse vaticini od oracoli, ma soltanto predizioni fatte dopo gli eventi o presagi di intuito naturale; non presentano veri e propri miracoli e manifestazioni della potenza divina, ma si tratta o di fatti meravigliosi, mai però superiori alle forze della natura, o di magie e miti. I vangeli poi e gli scritti apostolici sono certamente, dicono. da attribuirsi ad altri autori.” (12) Allo stesso tempo Papa Leone chiamò i biblisti Cattolici a sollevarsi in difesa della verità delle Sacre Scritture e a lasciare che i loro cuori s’impregnassero di zelo per opporsi a questa “pseudoscienza” Razionalista con “l’antica e la vera scienza, quella che la Chiesa ricevette da Cristo per mezzo degli apostoli, e sorgano in questa immane lotta idonei difensori della sacra Scrittura.” (13) Avendo notato che il metodo della critica storica (allora conosciuta come “critica superiore”) “pretende di giudicare origine, integrità e autorità di ogni Libro solo in base a sole ragioni interne” egli continuò dicendo che nelle questioni storiche “valgono sopra tutte le testimonianze storiche”, mentre in questa materia “le ragioni interne, il più delle volte, non sono poi di così grande importanza, se non per una certa conferma delle altre.” (14)

40. La risposta degli studiosi biblici Cattolici all’esegesi Modernista.

Questo fu un ottimo consiglio di Papap Leone XIII per correggere il metodo storico e fu ripreso da molti studiosi Cattolici che lavoravano lungo le linee dell’esegesi Cattolica tradizionale, mentre i critici storici Cattolici lottavano per mantenere e sviluppare la loro base critica e i critici storici vinsero la battaglia per l’ascolto della Gerarchia, non perché i primi non avessero fatto un eccelente lavoro in sé, ma piuttosto perché lanciarono le loro polemiche in accuse di eterodossia contro i critici storici Cattolici e fallirono nel riuscire a svolgere il lavoro, più importante, di analizzare e confutare in dettaglie e sul loro stesso terreno il ragionamento “tecnico” e le conclusioni della critica storica. I critici storici Cattolici non considerano se stessi quali discepoli di Hermann Gukel e di solito non riproducono i suoi presupposti Modernisti, ma il fatto è che, nel corso di più di un secolo da quando fu pubblicato il suo commentario Modernista sulla Genesi, non hanno prodotto una sola analisi dettagliata del suo libro, separando il Razionalismo dal suo metodo esegetico ed esprimendo una posizione Cattolica che mostrasse il metodo come valevole in se stesso. Gli studiosi storico-critici della Pontificia Commissione Biblica, nel loro documento del 1993, ricordano che, prima della comparsa della critica delle forme di Gunkel “l’esegesi storico-critica poteva apparire distruttrice” E continuano dicendo che “tanto più che alcuni esegeti, sotto l’influenza della storia comparata delle religioni, così come si praticava allora, o partendo da concezioni filosofiche, pronunciavano giudizi negativi nei confronti della Bibbia. Hermann Gunkel fece uscire il metodo dal ghetto della critica letteraria intesa in questo modo.” (15) Ma Gunkel non aveva in alcun modo trasportato il metodo storico-critico fuori dal ghetto del Razionalismo.

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41. La critica delle forme di Rudolf Bultmann.

La Pontificia Commissione Biblica sottolinea che Rudolf Bultmann e Martin Dibelius introdussero la critica delle forme del Nuovo Testamento e, in particolare, dei Vangeli sinottici, uno dei cui risultati è stato quelo di dimostrare più chiaramente “che la tradizione neotestamentaria ha avuto la sua origine e ha preso la sua forma nella comunità cristiana, o Chiesa primitiva, passando dalla predicazione di Gesù stesso alla predicazione che proclama che Gesù è il Cristo” E la Commissione esprime rammarico per il fatto che “Bultmann mescolò agli studi di Formgeschichte un’ermeneutica biblica ispirata alla filosofia esistenzialista di Martin Heidegger” in modo che “la conseguenza fu che la Formgeschichte [critica delle forme] ha suscitato spesso serie riserve.” (16) Ora, il fatto storico è che gli scritti di Bultmann dal 1941 circa in poi sono stati immersi nella filosofia esistenzialista di Martin Heidegger, ma la sua famosa Storia della tradizione sinottica, pubblicata nel 1922, in cui egli usò il metodo della critica delle forme per esporre un feroce attacco alla storicità dei Vangeli Sinotti, non conteneva nulla della filosofia di Heidegger. Piuttosto, la sua critica delle forme era piena di deduzioni prese dalla filosofia del Razionalismo e tutte le sue conclusioni si basano sul presupposto che miracoli, profezie e qualsiasi altro intervento di Dio nella storia umana sono assolutamente impossibili (17). Per lungo tempo i critici storici Cattolici non dissero praticamente nulla su questo libro devastante, poi, dopo la pubblicazione della Divino afflante Spiritu nel 1943, furono fatti sempre più riferimenti, per lo più di natura positiva, da parte di critici storici Cattolici alle conclusioni di Bultmann nel suo commentario, ma essi non furono mai in grado di esprimere una precisa e dettagliata confutazioni dei molti errori e dichiarazioni non fattuali contenute nei suoi ragionamenti, col risultato che, in assenza di alternative, l’ombra del Razionalismo ha continuato a pendere su gran parte del loro lavoro (18). Come l’allora cardinal Joseph Ratzinger disse nel 1988 riguardo ai lavori di critica della forma di Bultmann e Dibelius: “Ma è altrettanto vero che i loro approcci metodologici fondamentali continuano ancor oggi a determinare i metodi e le procedure della moderna esegesi” e i loro elementi essenziali “hanno ampiamente raggiunto un’autorità simile a quella di un dogma.” Il cardinal Ratzinger si chiese “Perché, anche oggi in gran parte, il loro sistema di pensiero è preso senza porsi domandi e viene così applicato?” (19)

42. Conclusione.

Il Modernismo entrò nella Chiesa Cattolica a fine Ottocento a partire dall’influenza della scuola biblica Liberale Protestante e continua a prosperare al di fuori della Chiesa. Il Modernismo rimane una minaccia e una grande tentazione per i cattolici nella misura in cui sono esposti alle sue idee attraenti ma false e non sno preparati a contrastarle, sia perché la loro fede è debole o perché non sono stati dati loro gli argomenti per confutarla. I Cattolici che credono nell’evoluzione biologica possono facilmente iniziare a credere in una continua evoluzione della Chiesa e dei suoi dogmi, a meno che non siano stati addestrati a resistere a questa tentazione. Avere un’educazione basata sulla filosofia e teologia Scolastica è il miglior mezzo di comprendere e opporsi agli errori del Modernismo. Quest’educazione dovrebbe includere una formazione nel tradizionale approccio Cattolico all’interpretazione delle Sacre Scritture, basato sulla dottrina dei Padri della Chiesa e dei grandi commentatori biblici Cattolici del passato. Il metodo storico-critico, sviluppato in una lunga tradizione da studiosi Razionalisti e Modernisti non Cattolici come Hermann Gunkel e Rudolf Bultmann, ha offerto una grande sfida agli esegeti e teologi Cattolici nel secolo scorso. Quegli studiosi cattogli che hanno imparato a preservare se stessi dal pensiero Razionalista e Modernista non sono caduti in errore, ma alcune delle conclusione della moderna scola biblica Cattolica rimangono ambigue al punto che gli studiosi storico-critici non hanno sviluppato un’esplicita critica del Razionalismo dal quale il sistema nacque. Ciò che attende di essere fatto è il perfezionamento di un approccio Cattolico storico aggiornato all’interpretazione delle Scritture, capace di sintetizzare all’interno della tradizione esegetica Cattolica gli elementi validi dell’approccio storico-critico, coll’esplicito rigetto del Razionalismo che ne è alla base. Siccome gli studiosi neo-Patristici si sforzano di corrispondere a questa sfida, l’ingresso di molti altri studiosi biblisti Cattolici sarebbe un aiuto prezioso.

Fine.

Note:

(12) Papa Leone XIII, Providentissimus Deus, no. 10, in Claudia Carlen ed., op. cit., vol. 2, pp. 329-330 (Enchiridion Biblicum n. 100).

(13) Papa Leone XIII, Providentissimus Deus., in Carlen, op. cit., pp. 326, 330 (EB nn. 83, 101-102).

(14) Papa Leone XIII, Providentissimus Deus, n. 17, in Carlen, op. cit., p. 334 (EB n. 119).

(15) Pontificia Commissione Biblica, The Interpretation …, pp. 35-36.

(16) Pontificia Commissione Biblica, The Interpretation …, p. 36.

(17) Vedi R. Bultmann, The History of the Synoptic Tradition, tradotto daJohn Marsh (Basil Blackwell, Oxford, 1963), in tutte le parti. Per un’esposizione più lunga su Bultmann, vedi J.F. McCarthy, in Living Tradition 75.

(18) Un inizio della necessaria autocritica del metodo storico-critico, giunta con quasi sessant’anni di ritardo, può essere vista nella dissertazione dottorale di Reiner Blank all’Università di Basilea, dal titolo Analysis and Criticism of the Form-Critical Works of Martin Dibelius and Rudolf Bultmann, in Bo Reicke, ed., Theologische Dissertationen, vol. 16 (Basel, 1981), (raccomandata dal cardinal Joseph Ratzinger in Biblical Interpretation in Crisis).

(19) J. Card. Ratzinger, Biblical Interpretation in Crisis (conferenza tenuta il 27 gennaio 1988alla chiesa di san Pietro, New York, NY).

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Se ci domandiamo con preoccupazione di cosa dovremo vivere, domandiamoci però anche con quale speranza un giorno potremo morire. Cercate di misurare le vostre pene quotidiane e le vostre speranze terrene anche con questo parametro: dove sto andando? Che valore ha la mia vita al cospetto di Dio? E di nuovo il Signore a darci la risposta: Io sono il pane per la vita del mondo! Questo pane è la divina immagine della nostra speranza in Dio, nella sua fedeltà, nella felicità della sua eternità. Cristo dice addirittura: “Chi ne mangia non morirà” (Gv 6, 50). (beato Giovanni Paolo II, dall’Omelia per i lavoratori di Linz e St. Pölten, 25 giugno 1988)

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Invocare la pace

A Dio pertanto, nelle cui mani sono i cuori dei Governanti, Noi alziamo la preghiera e richiamiamo insieme tutto il popolo cristiano ad innalzarla sempre più fervorosa e concorde, affinchè il Signore inspiri a tutti pensieri di pace e non di afflizione, e, coi pensieri, il proposito magnanimo di attuarli e la forza di adempierli. Così vedremo felicemente avverato, a comune conforto, quanto la Chiesa madre invoca sul mondo intero con la preghiera che nella liturgia pone sulle labbra dei suoi ministri: Da, quaesumus, Domine, ut et mundi cursus pacifice nobis tuo ordine dirigatur et Ecclesia tua tranquilla devotione laetetur. [Ti preghiamo, o Signore, fa’ che il corso del mondo sia diretto pacificamente secondo il Tuo ordine e che la Tua Chiesa si allieta in tranquilla devozione; cfr. Colletta della IV domenica dopo Pentecoste nella forma extra-ordinaria del rito romano] (Pio XI, dalla Lettera Quando nel principio del 24 giugno 1923)

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