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Archive for maggio 2013

Chiunque dimora spesso e lungamente prostrato ai piedi dell’Ostia, comprende la lezione del pane eucaristico e prova il bisogno imperioso di metterla in pratica, di obliare completamente sè stesso, di donarsi agli altri senza limite. Da questo appunto tutti riconosceranno che siete discepoli di Cristo (cfr. Gv. 13, 35), veri adoratori in spirito e in verità, che glorificano il Padre, imitando il Figlio. (Ven. Pio XII, dal Discorso del 31 maggio 1953 ai sacerdoti adoratori e ai sodalizi dell’adorazione notturna dell’Urbe)

PioXII.3

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[prima parte qui]

4. L’evoluzione del dogma.

Da questa filosofia i Modernisti derivano tre principi che “formano la base della critica storica”. Per esempio, nel caso della Persona di Gesù: a) ogni cosa nella Sua storia sia suggestiva del divino deve essere rigettata; b) ogni elemento che Lo eleva sopra le condizioni storiche deve essere rimosso; c) deve essere rimosso anche ogni elemento che non è in linea con il carattere, le circostanze e l’educazione di Gesù, e con il luogo e il tempo in cui Egli visse (Pascendi n. 9). I Modernisti dicono che “ciò che noi chiamiamo dogmi sono passibili di modifica”, in quanto le formule religiose “non hanno altro scopo che quello di fornire al credente i mezzi per rendere ragione della fede a se stesso” (Pascendi n. 12). E così “si ha aperto il varco alla intima evoluzione del dogma”, dal momento che “dovrebbe essere vivente, e dovrebbe vivere la vita stessa del senso religioso” (Pascendi n. 13)

5. La Realtà Divina.

Ma il Modernista, oltre ad essere un filosofo, è anche un credente. Come credente, egli ammette che “la realtà divina [realitas divini] esiste di fatto in se stessa, né punto affatto da chi crede.” ma questa convinzione, egli sostiene, è basata sull’esperienza individuale e su una sorta di intuizione del cuore che risiede nel sentimento religioso e che “mette l’uomo in contatto immediato colla realtà stessa di Dio [Dei realitatem]”, una persuasione che supera qualsiasi convinzione scientifica. Da questo punto di vista i Modernisti differiscono dai Razionalisti solo per cadere nel parere dei Protestanti e degli pseudo-mistici “Così ogni religione, anche quella del paganesimo, deve essere tenuta per vera” E purtroppo “ci sono cattolici e sacerdoti, i quali, come preferiamo credere, aborrono da tali enormità, pur tuttavia agiscono quasi le ammettessero. Giacché tali sono le lodi che tributano ai maestri di siffatti errori, tali gli onori che rendono loro pubblicamente” (Pascendi n. 14)

6. La vita è verità.

Per il Modernista, la tradizione è solo l’abbassamento di una esperienza originale avente efficacia suggestiva che agisce per stimolare il sentimento religioso, mentre “il vivere è prova di verità; giacché verità e vita sono per essi una medesima cosa.” (Pascendi n. 15) Per il Modernista, la scienza si occupa solo della realtà dei fenomeni, e la fede si occupa solo della realtà divina che è interamente sconosciuta alla scienza. Così, eventi relativi alla vita umana di Cristo appartengono alla categoria dei fenomeni, ma essi sono stati “trasfigurati” dalla fede, e così rimossi dal mondo sensibile per diventare materiale per il divino. Alla domanda se Gesù abbia operato o meno miracoli reali, la scienza dirà di no e la fede dirà di sì, “ma non ci sarà per questo motivo alcuna lotta fra le due” (Pascendi n. 16).

7. Armonizzare Fede e Scienza.

E così vediamo, secondo l’enciclica, che le formule religiose sono prese dai Modernisti come appartenenti alla sfera dei fenomeni e quindi ricadono sotto il controllo della scienza e della storia. Essi sostengono che “È dunque diritto della filosofia o della scienza sindacare l’idea di Dio, dirigerla nella sua evoluzione, correggerla qualora vi si immischi qualche elemento estraneo. Per ultimo è pur da osservare che l’uomo non soffre in sé dualismo: per la qual cosa il credente prova in se stesso un intimo bisogno di armonizzare siffattamente la fede colla scienza che non si opponga al concetto generale che scientificamente si ha dell’universo.” (Pascendi n. 17)

8. Pluralismo di approccio.

Nel loro metodo, secondo l’enciclica, quando i Modernisti scrivono di storia, non fanno menzione della divinità di Cristo o dei Padri della Chiesa, ma quando predicano dal pulpito, professano la Sua divinità e citano i Padri con pieno rispetto. Essi mantengono una distinzione tra “esegesi teologica e pastorale” da una parte, e “esegesi scientifica e storica” dall’altra. Essi mostrano un certo disprezzo per gli insegnamenti cattolici, ma, se sono rimproverati per questo, “gridano alla manomissione della libertà” e “si adoperano di porre in voga una nuova teologia, tutta ligia ai deliramenti dei loro filosofi.” (Pascendi, n. 18)

Mons. Umberto Benigni, uno dei prelati più attivi nella lotta antimodernista

Mons. Umberto Benigni, uno dei prelati più attivi nella lotta antimodernista

 

9. Dio è immanente nell’uomo.

Come teologo, il Modernista sostiene che “Dio è immanente nell’uomo” e che le formule della fede sono solo rappresentazioni simboliche della “realtà divina” che devono essere utilizzate o non utilizzate dal credente in base a come le veda utili per se stesso. Che questa sia una forma di panteismo è una lettura “coerente col rimanente delle loro dottrine(Pascendi, n. 19) Inoltre, dicono i Modernisti, la Chiesa e i Sacramenti non devono considerarsi come istituiti da Gesù (Pascendi, n. 20). Essi sostengono che le Sacre Scritture sono semplicemente una raccolta di esperienze passate che il credente di oggi vive di nuovo nella propria memoria e l’ispirazione biblica è solo un impulso più forte nell’agiografo per rivelare la fede che è in lui (Pascendi, n. 22).

10. Le leggi dell’Evoluzione.

Il teologo Modernista sostiene la separazione della Chiesa e dello Stato nella misura in cui ogni Cattolico, come cittadino, “ha il diritto e il dovere di lavorare per il bene comune nel modo che ritiene migliore, senza curarsi dell’autorità della Chiesa” (Pascendi, n. 24) Egli ammonisce che è un abuso di potere delle autorità della Chiesa “il proibire alle coscienze degli individui che facciano pubblicamente sentire i loro bisogni; non soffrire che la critica spinga il dogma verso necessarie evoluzioni” (Pascendi, n. 25). Per il Modernista ogni cosa in una religione vivente è soggetto alle “leggi dell’evoluzione” e il progressa del dogma si ottiene superando “gli ostacoli che la fede deve superare” (Pascendi, n. 26). “La forza conservatrice sta nella Chiesa e consiste nella tradizione” come rappresentata dall’autorità della Chiesa, mentre “la forza che, rispondendo ai bisogni, trascina a progredire, cova e lavora nelle coscienze individuali, in quelle soprattutto che sono, come dicono, più a contatto della vita” la cui influenza sulla coscienza collettiva “fa pressione sull’autorità, e la costringe a capitolare ed a restare ai patti.” (Pascendi, n. 27)

11. Critica storica Modernista.

Taluni dei modernisti, che si dànno a scrivere storia, paiono oltremodo solleciti di non passar per filosofi […] Ma il vero è, che la loro storia o critica non parla che con la lingua della filosofia; e le conseguenze che traggono, vengono di giusto raziocinio dai loro principî filosofici.” In base al presupposto che non vi siano veri e propri interventi di Dio nella storia, essi distinguono, nelle loro interpretazioni, tra il Cristo della storia e il Cristo della fede. Essi vedono dietro agli oggetti della fede un certo processo per mezzo del quale cose più alte sono aggiunte nella fede alla reale figura storica di Gesù ed hanno essi il proprio processo attraverso il quale eliminano dalla storia di Gesù quello che essi considerano “non nella logica dei fatti o non adatto alle persone” (Pascendi, n. 30). Essi seguono la regola che “poiché la causa o condizione di qualsiasi emanazione vitale deve ripetersi da un bisogno, si avrà che ogni avvenimento si dovrà concepire dopo il bisogno” (Pascendi, n. 32) Secondo l’enciclica, “Tutto il lavoro di essa è un lavoro di apriorismo, e di apriorismo riboccante di eresie.” (Pascendi, n. 33)

12. L’evoluzione della Bibbia.

Secondo l’Enciclica, “i modernisti non esitano punto nell’affermare che quei libri, e specialmente il Pentateuco ed i tre primi Vangeli, da una breve narrazione primitiva, son venuti man mano crescendo per aggiunte o interpolazionicome effetti di “una evoluzione vitale dei Libri sacri, nata dalla evoluzione della fede e ad essa corrispondente”. Essi hanno “una filosofia che trae principio dalla negazione di Dio e un criterio che consiste in se stessi” (Pascendi, n. 34).

Secondo l’enciclica, questo tipo di critica è agnostica, immanentista ed evoluzionista e, quindi, “chi la professa o ne fa uso, professa gli errori in essa racchiusi e si pone in contraddizione colla dottrina cattolica.” (Pascendi, n. 34) Al fine di mantenere e difendere le loro teorie, “non si peritano di dichiarare non potersi rendere all’infinito omaggio più nobile, come affermando di esso cose contraddittorie! Ed ammessa così la contraddizione, quale assurdo non si ammetterà?” (Pascendi, n. 36)

13. Via tutti i dogmi e la filosofia scolastica.

Nel progetto del Modernista di riformare della Chiesa, la filosofia Scolastica deve essere gettata via con un obsoleto sistema di pensiero e i dogmi e la loro evoluzione devono essere armonizzati con la scienza e la storia. Nella catechesi, nessun dogma dovrebbe essere incluso eccetto quelli che siano stati debitamente aggiornati e che sono alla portata di chi impara. Inoltre, essi dicono, il numero delle devozioni esterne deve essere ridotto, l’autorità nella Chiesa deve essere decentralizzata e le Congregazioni Romane riformate (Pascendi, n. 38) In sintesi, l’enciclica definisce il sistema del Modernismo come non solo un’eresia, ma “la sintesi di tutte le eresie” e osserva che questo sistema conduce all’annichilimento di tutta la religione e, in ultima analisi, all’ateismo (Pascendi, n. 39).

[fine seconda parte – continua]

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Dissipare le nubi

[…] mentre il Redentore Nostro, nascosto sotto i veli Eucaristici, ma quasi visibile agli occhi della fede, trionfa con tanto splendore, supplici lo preghiamo insieme con voi che si degni col Suo aiuto divino promuovere, accrescere, confermare queste consolazioni che non mancano, questa speranza di tempi migliori che con la mente pregustiamo; e similmente, dissipate dal cielo le nubi che sembrano minacciare nuove tempeste, voglia con i celesti raggi della Sua luce e con i doni della Sua grazia rischiarare e sedare quell’oscuramento e perturbazione degli animi, da cui siamo tanto angustiati. (Pio XI, dal radiomessaggio Dum datur nobis, 29 maggio 1938)

PioXI.2

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Nonostante le condizioni difficilissime in cui si trovò ad operare, [san Gregorio Magno] riuscì a conquistarsi, grazie alla santità della vita e alla ricca umanità, la fiducia dei fedeli, conseguendo per il suo tempo e per il futuro risultati veramente grandiosi. Era un uomo immerso in Dio: il desiderio di Dio era sempre vivo nel fondo della sua anima e proprio per questo egli era sempre molto vicino al prossimo, ai bisogni della gente del suo tempo. In un tempo disastroso, anzi disperato, seppe creare pace e dare speranza. Quest’uomo di Dio ci mostra dove sono le vere sorgenti della pace, da dove viene la vera speranza e diventa così una guida anche per noi oggi. (Benedetto XVI, dall’Udienza generale del 28 maggio 2008)

(© Kancelaria Prezydenta RP)

(© Kancelaria Prezydenta RP)

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Carità e giustizia

[…] tutti vediamo di comprendere come la carità non sostituisce la giustizia, ma la precede e la segue; e come la giustizia, senza la carità, non sarebbe né sufficiente, né felice. Occorre che carità e giustizia diventino complementari: lezione evangelica, Fratelli! (Paolo VI, dal Regina Coeli del 27 maggio 1973)

PaoloVI.2

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Era il 24 maggio di sessant’anni fa quando l’allora regnante Sommo Pontefice, il venerabile Pio XII, emanava la lettera enciclica Doctor Mellifluus, dedicata alla figura di san Bernardo di Chiaravalle (1090-1153), l’ultimo dei grandi Padri della Chiesa Cattolica. Proponiamo qui di seguito qualche estratto dal documento pontificio (grassetto nostro), rimandando comunque i nostri lettori alla lettura integrale dell’enciclica (la potete trovare qui).

Il dottore mellifluo [San Bernardo, ndr] «ultimo dei Padri, ma non certo inferiore ai primi», si segnalò per tali doti di mente e di animo, cui Dio aggiunse abbondanza di doni celesti, da apparire dominatore sovrano nelle molteplici e troppo spesso turbolente vicende della sua epoca, per santità, saggezza e somma prudenza, consiglio nell’agire. […]
La sua dottrina fu attinta quasi interamente dalle pagine della sacra Scrittura e dei santi padri, che giorno e notte aveva tra mano e meditava a fondo […]
egli non rigetta l’umana filosofia che sia genuina filosofia, che conduca cioè a Dio, alla vita onesta e alla cristiana sapienza; ma quella che con vuota verbosità e col fallace prestigio dei cavilli presume con temeraria audacia di assurgere alle cose divine e penetrare interamente i misteri divini […]
Bernardo con lo studio e la contemplazione ha unicamente inteso di dirigere, stimolato dall’amore più che dalla sottigliezza delle opinioni umane, verso il Sommo Vero i raggi di verità da qualsiasi parte raccolti; da lui impetrando la luce alle menti, la fiamma della carità agli animi, le rette norme per la condotta morale. È questa la vera sapienza […]
Bernardo, sostenuto da tale sapienza, meditando, contemplando e amando si eleva alle supreme vette della scienza mistica e si congiunge con Dio stesso […]
Perciò i suoi scritti furono sempre in grande onore; da essi la Chiesa stessa ha tratte non poche pagine celestiali e calde di pietà per la sacra liturgia. […]
egli stesso ha sovente sperimentato nella contemplazione e nella preghiera questo divino amore che ci permette di congiungerci strettamente con Dio […]
tutti possono e debbono però elevare di tanto in tanto l’animo da queste cose terrene alle celesti e amare con attiva volontà il Supremo Datore di ogni bene. […]
Quando infatti gli uomini non amano come si deve il loro Creatore, donde viene tutto ciò che essi hanno, allora non si amano neppure tra loro […]
Quando con dolore vedeva minacciata o perseguitata la nostra santa religione, non risparmiava fatiche, non viaggi, non premure per difenderla strenuamente e porgerle aiuto secondo le sue possibilità. […]
egli si consacrò interamente per comporre i dissidi e per la felice riconciliazione e unione degli animi. […]
egli, sia con la pubblicazione di scritti colmi di dottrina, sia con faticosi viaggi, tentò, sorretto dalla divina grazia, tutto ciò che gli fu possibile, per debellare e far condannare gli errori, e perché gli erranti, per quanto era in suo potere, ritornassero sulla retta via e a miglior consiglio. Egli, consapevole che in questa cosa non importava tanto la sapienza dei dottori, quanto l’autorità soprattutto del romano pontefice, si diede cura d’interporre tale autorità, da lui riconosciuta, nel dirimere tali questioni, come suprema e del tutto infallibile. […]
Riconosce poi apertamente e pienamente l’infallibilità del magistero del romano pontefice, per quanto riguarda la fede e i costumi. […]
Era infiammato soprattutto, come abbiamo detto, della più accesa carità verso Dio e verso il prossimo […] di modo che non solo era sempre misticamente unito col Padre celeste, ma ancora niente più desiderava che guadagnare gli uomini a Cristo, sostenere i sacrosanti diritti della Chiesa e difendere con invitto coraggio l’integrità della fede cattolica. […]
non si insuperbiva, non andava in cerca della mutevole e vana gloria umana, ma risplendeva in lui sempre quella cristiana umiltà […]
Alimentava quest’umiltà cristiana e le altre virtù con l’assidua contemplazione delle realtà celesti; le alimentava con le infiammate preci rivolte a Dio, con le quali attirava la grazia celeste su di sé e sulle opere da lui intraprese. […]
A questo infiammato amore per Gesù Cristo si univa una tenerissima e soave devozione verso la Sua eccelsa Madre […]
Ci sembra che meglio Noi non potremmo terminare questa lettera enciclica, che invitandovi tutti con le parole del dottore mellifluo ad accrescere ogni giorno più la devozione verso l’alta Madre di Dio, e parimenti a imitare col più grande impegno le sue eccelse virtù, ciascuno secondo le peculiari condizioni della propria vita. […]
Come, dunque, il dottore di Chiaravalle chiese l’aiuto della vergine Madre di Dio Maria e lo ebbe per l’età sua turbolenta, così noi tutti, con la medesima costante pietà e preghiera dobbiamo ottenere dalla divina madre nostra che a questi gravi mali, sovrastanti o temuti, essa impetri da Dio gli opportuni rimedi; e benigna e potente conceda che, con l’aiuto divino, arrida finalmente una sincera, solida e fruttuosa pace alla Chiesa, ai popoli, alle nazioni. […]

BernardoDiChiaravalle

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Il modernismo è ancora attivo nella Chiesa Cattolica? (prima sezione)

Di John F. McCarthy
[ articolo originale: Is Modernism Still Active in the Catholic Church? Part 1 and 2, Living Tradition n. 110/111, 2004, http://www.rtforum.org/lt/lt110.html ]

1. Introduzione.
L’8 settembre 1907 il Papa san Pio X pubblicò la lettera enciclica Pascendi Dominici gregis, in cui condannava l’eresia del Modernismo, un’eresia che fu definita come “la sintesi di tutte le eresie” (Pascendi, n. 39). Da allora e sino al Concilio Vaticano Secondo ci fu una grande sforzo da parte della Gerarchia per opporsi e spazzare via quest’eresia. Tra le altre cose, il Giuramento contro il Modernismo del 1° settembre 1910 fu richiesto ogni volta che un membro della Chiesa riceveva un ordine sacro o un ministero pastorale come vescovo di una diocesi, parrocco di una parrocchia, professore di seminario, predicatore, superiore religioso, funzionario di una diocesi o della Santa Sede, o per ricevere un grado ecclesiastico. Ma più o meno nel periodo del Concilio Vaticano Secondo, la necessita di tenere questo giuramento fu soppressa dalla Santa Sede, e non è più stata ripristinata. Per quanto è a mia conoscenza, non fu fornita alcuna ragione o motivo razionale per la rimozione di questo requisito, ma il presupposto è che non ci fossero più ragioni sufficienti per tenerlo in uso. Eppure, molte delle stesse manifestazioni all’interno e all’esterno della Chiesa Cattolica che motivarono Papa Pio X a scrivere l’Enciclica sembrano essere per molti versi ancora presenti oggi e in molti modi sono anche più presenti oggi di quanto non lo fossere agli inizi del ventesimo secolo. Il “Modernismo” osservato da Pio X nel 1907 era solo un’illusione? Affrontava una situazione che in realtà non esisteva? Oppure c’era un vero movimento che cessò poi di avere la stessa rilevanza che aveva avuto in precedenza? Queste sono domande che potrebbe essere doveroso per noi tenere in considerazione. Potremmo iniziare considerando alcune delle caratteristiche generali e istanze specifiche del Modernismo descritto nell’Enciclica e compararle con le istanze apparentemente similari che sembrano essere continuate ad esistere nella Chiesa fino ai nostri giorni, in modo che possiamo vedere se c’è una reale differenza tra di loro e in che cosa questa differenza possa consistere.

2. Riformatori della Chiesa.
Aprendo la descrizione del Modernismo e dei Modernisti nella sua enciclica Pascendi, Papa Pio X osserva che ci sono nella Chiesa molti laici e sacerdoti “i quali, sotto finta di amore per la Chiesa, scevri d’ogni solido presidio di filosofico e teologico sapere, tutti anzi penetrati delle velenose dottrine dei nemici della Chiesa, si dànno, senza ritegno di sorta, per riformatori della Chiesa” (Pascendi n. 2) Il Papa osserva che questi Modernisti “non pongono già la scure ai rami od ai germogli; ma alla radice medesima, cioè alla fede ed alle fibre di lei più profonde” e che “nessuna parte risparmiano della cattolica verità, nessuna che non cerchino di contaminare”. Egli continua dicendo che i Modernisti “la fanno promiscuamente da razionalisti e da cattolici, e ciò con sì fina simulazione da trarre agevolmente in inganno ogni incauto”. Essi “posseggono, di regola, la fama di una condotta austera” e “adagiatisi in una falsa coscienza, si persuadono che sia amore di verità ciò che è infatti superbia ed ostinazione” (Pascendi, n. 3).

3. La fede è un sentimento.
Come filosofi, i Modernisti sono agnostici in quanto ritengono che conoscere l’esistenza di Dio non è alla portata della ragione umana o “l’oggetto diretto della scienza”, e che Dio non è da considerarsi un soggetto della storia (Pascendi n. 6). Quindi, dicono, la fede è un sentimento (sensus) che nasce dal bisogno sentito del divino le cui radici affondano nel subconscio, dove stanno anche le radici della divina rivelazione (Pascendi n. 7). Essi rendo la coscienza religiosa quale legge a cui tutti devono sottomettersi, anche la suprema autorità della Chiesa (Pascendi n. 8). L’inconoscibile religioso si presenta sotto forma di qualche fenomeno misterioso o di un uomo “il cui carattere, i cui gesti, le cui parole mal si compongano colle leggi ordinarie della storia” (Pascendi n. 9).

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[fine prima parte – continua]

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