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Archive for novembre 2012

[…] che cosa fare per migliorare la società? Io direi: ciascuno di noi cerchi lui di essere buono e di contagiare gli altri con una bontà tutta intrisa della mansuetudine e dell’amore insegnato da Cristo. (servo di Dio Giovanni Paolo I, dall’Angelus del 24 settembre 1978)

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La Liturgia dell’epoca antica è senza dubbio degna di venerazione, ma un antico uso non è, a motivo soltanto della sua antichità, il migliore sia in se stesso sia in relazione ai tempi posteriori ed alle nuove condizioni verificatesi. Anche i riti liturgici più recenti sono rispettabili, poiché sono sorti per influsso dello Spirito Santo che è con la Chiesa fino alla consumazione dei secoli, e sono mezzi dei quali l’inclita Sposa di Gesù Cristo si serve per stimolare e procurare la santità degli uomini. (ven. Pio XII, dall’Enciclica Mediator Dei, 20 novembre 1947)

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Igitur ad Beatae Virginis gloriam ad nostrumque solacium, Mariam Sanctissimam declaramus Matrem Ecclesiae, hoc est totius populi christiani, tam fidelium quam Pastorum, qui eam Matrem amantissimam appellant; ac statuimus ut suavissimo hoc nomine iam nunc universus christianus populus magis adhuc honorem Deiparae tribuat eique supplicationes adhibeat.
[Perciò a gloria della Beata Vergine e a nostra consolazione dichiariamo Maria Santissima Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo cristiano, sia dei fedeli che dei Pastori, che la chiamano Madre amatissima; e stabiliamo che con questo titolo tutto il popolo cristiano d’ora in poi tributi ancor più onore alla Madre di Dio e le rivolga suppliche.] (Paolo VI, Discorso a conclusione della III sessione del Vaticano II, 21 novembre 1964)

Le parole che avete appena letto, parole di papa Montini, parole d’un Sommo Pontefice, sono ben solenni e s’adattano al tributo d’onore che desideriamo rivolgere alla Beata Sempre Vergine Maria.
Come infatti sapranno i nostri attenti lettori, questo blog ha due patroni: oltre al servo di Dio Tomas Tyn O.P., infatti, ci siamo posti sotto la materna protezione della Santissima Madre di Dio, onorata col titolo di Madre della Chiesa.
Sarebbe certo opportuno approfondire un attimo questo titolo; e quale miglior modo di proporvi un altro passaggio del medesimo discorso di Paolo VI?

Si tratta di un titolo [Mater Ecclesiae, ndr], Venerabili Fratelli, non certo sconosciuto alla pietà dei cristiani; anzi i fedeli e tutta la Chiesa amano invocare Maria soprattutto con questo appellativo di Madre. Questo nome rientra certamente nel solco della vera devozione a Maria, perché si fonda saldamente sulla dignità di cui Maria è stata insignita in quanto Madre del Verbo di Dio Incarnato. Come infatti la divina Maternità è la causa per cui Maria ha una relazione assolutamente unica con Cristo ed è presente nell’opera dell’umana salvezza realizzata da Cristo, così pure soprattutto dalla divina Maternità fluiscono i rapporti che intercorrono tra Maria e la Chiesa; giacché Maria è la Madre di Cristo, che non appena assunse la natura umana nel suo grembo verginale unì a sé come Capo il suo Corpo mistico, ossia la Chiesa. Dunque Maria, come Madre di Cristo, è da ritenere anche Madre di tutti i fedeli e i Pastori, vale a dire della Chiesa. […] [Maria] che ci ha dato un giorno Gesù, fonte della grazia soprannaturale, non può non rivolgere la sua funzione materna alla Chiesa, specialmente in questo tempo in cui la Sposa di Cristo si avvia a compiere con più alacre zelo la sua missione salutifera. […] Dopo aver promulgata ufficialmente la Costituzione sulla Chiesa, alla quale abbiamo dato coronamento dichiarando Maria Madre di tutti i fedeli e Pastori, cioè della Chiesa, confidiamo fermamente che il popolo cristiano invocherà con maggiore speranza e più fervoroso ardore la Beatissima Vergine e le accorderà il culto e l’onore dovuti.

Tanti altri testi potremmo proporvi, ma ci limitiamo a rimandarvi alla trattazione del Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 963-975).

Madre della Chiesa! Illumina il Popolo di Dio sulle vie della fede, della speranza e della carità! (beato Giovanni Paolo II)

Giovanni Battista Salvi da Sassoferrato, “Madonna col Bambino” (sec. XVII)

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Come i nostri venticinque lettori ricorderanno, in passato abbiamo segnalato su questo blog il pellegrinaggio “Una cum Papa nostro” (qui e qui), iniziativa che, tra gli altri scopi, aveva anche quello di mostrare a Benedetto XVI la vicinanza del popolo dei fedeli che si sentono attratti dalla forma straordinaria del rito romano.
Purtroppo vi sono state, anche in questo caso, divisioni e polemiche. Peccato senz’altro, ma non ci occuperemo, qui, di queste. Preferiamo invece fornire ai nostri lettori un testo che parla dell’iniziativa, la quale he ha impegnato e allietato tanti fedeli. Ringraziamo di queste parole l’autore Emanuele Borserini, seminarista dell’Opus Mariae Matris Ecclesiae, istituto che s’è reso benemerito verso il Papa, la Chiesa e l’ermeneutica della riforma nella continuità. Cogliamo pure l’occasione per augurare all’Opus un fecondo cammino ecclesiale, ricco di carità e di buoni frutti.

I pellegrini verso San Pietro (© foto: Rinascimento Sacro)

Sabato 3 novembre scorso si è tenuto a Roma il pellegrinaggio internazionale “Una cum Papa nostro” con il quale molti fedeli a vario titolo legati alla forma straordinaria del rito romano hanno voluto rendere grazie a Papa Benedetto per la sua lettera motu proprio data “Summorum pontificum” del 2007. Con questo documento il Papa ha chiarito una volta per tutte quale sia la posizione canonica e pastorale di questa forma celebrativa: essa rappresenta una delle due forme in cui si esprime il rito romano, il quale a sua volta è solo uno dei numerosi riti con cui la Chiesa universale celebra la liturgia; il termine “straordinaria” dichiara che, pur non essendo la forma più comune di celebrazione, essa ha comunque pari dignità e liceità di quella ordinaria. In seguito alla riforma liturgica del 1970, si è verificata una grande confusione nelle coscienze dei cristiani, fin anche dei sacerdoti e dei vescovi, ma finalmente il Papa ha chiarito che i libri liturgici precedenti ad essa non sono mai stati aboliti e, anzi, invita a conoscerli e diffonderne l’utilizzo. Ovviamente, il documento pontificio non è apparso nell’orizzonte della Chiesa senza un lungo cammino, spesso anche doloroso, che risale fino ad un altro motu proprio, “Ecclesia Dei”, del predecessore, il Beato Giovanni Paolo II. Proprio su questa linea si pone la bellissima intervista che il celebrante, il card. Canizares Llovera, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, ha rilasciato nei giorni precedenti al pellegrinaggio.

In San Pietro! (© foto: Rinascimento Sacro)

Sembra curioso, ma in considerazione dei numerosi e gravi pregiudizi che ancora incombono su questo aspetto della vita ecclesiale, spesso confermati e quasi goduti dagli stessi fedeli che lo seguono, è significativo che egli abbia definito “normale” la celebrazione della forma straordinaria del rito romano: “Ho accettato perché è un modo per far comprendere che è normale l’uso del messale del 1962: esistono due forme dello stesso rito, ma è lo stesso rito e dunque è normale usarlo nella celebrazione”. E aggiunge: “mi sembra che a cinque anni di distanza si possa meglio comprendere come non si tratti soltanto di alcuni fedeli che vivono nella nostalgia del latino, ma che si tratti di approfondire il senso della liturgia”. Ed effettivamente lo scopo della convivenza di due forme diverse dello stesso rito nella Chiesa, lungi dall’essere un cedimento alla mentalità dialettica e alla contrapposizione tra tradizionalisti e progressisti, categorie definitivamente superate dal Magistero, è piuttosto quello di aiutare i fedeli ad approfondire l’importanza sempre più decisiva di una liturgia che veicoli sempre di più e sempre meglio il desiderio di Dio che è quello di parlare al cuore dell’uomo per condurlo al suo amore e così salvarlo dalla morte. Compito della Chiesa è favorire e edificare secondo verità questo rapporto personale di ognuno con Dio ed ecco la sua responsabilità in campo liturgico. È per questo sciocco perseverare con qualsivoglia polemica sull’argomento perché solo la sapienza divina della Chiesa ha il diritto e il dovere di indicare la strada per raggiungere questa unione. Allora, con i pellegrini che si sono recati a Roma per questa bella occasione, ringraziamo il Pastore universale e rinnoviamo la nostra fede e devozione nella Chiesa nostra madre. Rinnovamento a cui ci chiama in qualche modo anche l’Anno della Fede che lo stesso Papa ha indetto e che stiamo vivendo.

A destra il celebrante, il card. Canizares (© foto: Rinascimento Sacro)

Dopo due giorni di celebrazioni pontificali presiedute da vari Eccellentissimi Vescovi nella parrocchia personale della Santissima Trinità dei pellegrini a Roma, il pellegrinaggio è culminato con la Santa Messa pontificale celebrata dal Card. Antonio Canizares Llovera, all’altare della Cattedra nella Basilica di San Pietro in Vaticano. Considerevole è stata la partecipazione dei fedeli i quali hanno riempito completamente i posti disponibili nell’abside della grande basilica, numerosissimi i sacerdoti e seminaristi che hanno assistito coralmente tra cui alcuni prelati della Curia Romana. Anche don Pietro Cantoni, moderatore generale della fraternità sacerdotale “Opus Marie Matris Ecclesiae” con una rappresentanza della sezione “Beato John Henry Newman” del Seminario Vescovile Maggiore di Massa Carrara – Pontremoli ed alcuni giovani della diocesi ha preso parte al pellegrinaggio. Lo stesso don Cantoni ha guidato la recita dell’Angelus alle ore 12 nella chiesa parrocchiale di San Salvatore in Lauro, dalla quale, dopo l’adorazione eucaristica, si è snodata la processione verso la basilica di San Pietro. Giunti in basilica, egli ha dato lettura in lingua italiana del messaggio ai pellegrini inviato dal Segretario di Stato di Sua Santità, il Card. Tarcisio Bertone.

Emanuele Borserini

Un momento della solenne Liturgia (© foto: Rinascimento Sacro)

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Oggi possiamo illuminare le nostre città in modo così abbagliante che le stelle del cielo non sono più visibili. Non è questa forse un’immagine della problematica del nostro essere illuminati? Nelle cose materiali sappiamo e possiamo incredibilmente tanto, ma ciò che va al di là di questo, Dio e il bene, non lo riusciamo più ad individuare. Per questo è la fede, che ci mostra la luce di Dio, la vera illuminazione, essa è un’irruzione della luce di Dio nel nostro mondo, un’apertura dei nostri occhi per la vera luce. (Benedetto XVI, dall’Omelia della Veglia Pasquale, 7 aprile 2012)

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Alcune segnalazioni

Giunti oramai alle soglie di una nuova settimana, ringraziamo anzitutto i nostri lettori per l’attenzione che ci dedicano.
Ricordiamo loro che, per eventuali segnalazioni, avvisi, suggerimenti, etc. possono contattare la nostra redazione all’indirizzo e-mail indicato qui.
Possono inoltre, se lo desiderano, iscriversi alla nostra newsletter, che provvederà ad avvisare automaticamente via e-mail della pubblicazione di nuovi articoli.
Per farlo, è sufficiente scrivere il proprio indirizzo e-mail nel riquadro posto nel widget “Newsletter” (evidenziato nell’immagine con un riquadro rosso)

e, dopo averlo scritto, premere il tasto “Iscriviti” (evidenziato in rosso nella prossima immagine).
E’ poi con piacere che ricordiamo ai nostri lettori che tra qualche giorno sarà disponibile in libreria il nuovo libro del Santo Padre Benedetto XVI (pur se non si tratta di un atto magisteriale), dedicato ancora una volta alla figura del Signore Gesù: e, dopo aver trattato nei due precedenti volumi della vita pubblica del Redentore, papa Ratzinger affronta in questa sua nuova fatica il tema dell’infanzia di Gesù. Un’opera sicuramente molto importante!
Poi: dopo aver segnalato, ieri, un convegno dedicato a p. Tomas Tyn, previsto a Roma il 10 dicembre, avvisiamo pure gli interessati di un altro incontro in cui si parlerà del servo di Dio: si terrà a Rieti l’11 dicembre prossimo, alle ore 16.00, presso l’auditorium Varrone a Rieti. Qui sotto trovate la locandina, dove ci sono altre informazioni.

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Come probabilmente i nostri lettori sapranno, questo blog è posto sotto la protezione di due patroni: la Beata Sempre Vergine Maria, Madre della Chiesa, e il servo di Dio padre Tomas Tyn O.P.
Su quest’ultima figura – che, in un libro di qualche anno fa, è stata definita come “tradizionalista postconciliare”. La sua luminosa figura e il suo forte lascito intellettuale spingono costantemente nella direzione della cosiddetta “ermeneutica della continuità”: accettare la dottrina di sempre, la fede di sempre, la Sacra Tradizione, sì, senza dubbio; ma assieme a questo anche rispetto ed accettazione del Concilio Vaticano II e del Magistero post-conciliare.
Non è nostra intenzione, qui, stilare una biografia di padre Tomas: rimandiamo invece a quella presente sul sito web ArPaTo.
In questo post desideriamo invece informare gli amici di Roma e dintorni – ma anche tutti coloro che volessero partecipare – che, in occasione del 64° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, il Comune di Roma ha organizzato un convegno dedicato proprio alla figura di padre Tyn. Esso si terrà lunedì 10 dicembre 2012, a partire dalle ore 10, presso la sala del Carroccio in Campidoglio a Roma.
In particolare, si vuole far riferimento alla lotta – pacifica, ma non meno efficace – del servo di Dio contro i totalitarismi, al suo impegno per la riscoperta e la conservazione delle radici cristiane e per la diffusione della vera libertà.

Padre Tomas mentre abbraccia un sacerdote

Qualche informazione in più la si può trovare nella locandina dell’evento.
Pubblichiamo inoltre il comunicato in merito scritto da p. Giovanni Cavalcoli O.P., vice-postulatore della causa di beatificazione di p. Tyn:

Il 10 dicembre prossimo in Campidoglio a Roma si terrà un importante Convegno in occasione del 64° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Questa Giornata, che si celebra annualmente in tutto il mondo e vuole ricordare il Premio Nobel per la Pace assegnato quest’anno all’Unione Europea, è dedicata dal Comune di Roma alla luminosa figura del Servo di Dio, il teologo Domenicano Cecoslovacco Tomas Tyn.
Il Padre Tomas, nato a Brno il 3 maggio del 1950, morì a Neckargemünd in Germania il 1° gennaio 1990, proprio nel momento in cui il neopresidente Vaclav Havel inaugurava il nuovo corso democratico dopo la caduta del regime comunista. Il fisico di Padre Tomas, particolarmente robusto, fu stroncato in breve spazio di tempo da un male inesorabile, sopportato con eroica pazienza, mentre nel contempo in Patria e nei Paesi dell’Est si svolgevano quei movimenti di liberazione che avrebbero condotto allo scioglimento dell’Unione Sovietica.
Questa coincidenza della sua morte con l’avvenimento della liberazione della Patria Cecoslovacca commosse il cuore della Nazione, per il fatto che giunse la notizia che in precedenza, al momento dell’ordinazione sacerdotale a Roma nel 1975 per le mani di Palo VI, P.Tomas aveva offerto a Dio la sua giovane vita per la liberazione della Chiesa e della Patria da un regime oppressore dei diritti e della dignità dell’uomo. Aveva chiesto a Dio che la liberazione avvenisse “senza spargimento di sangue” e così di fatti in modo sorprendente avvenne, tanto che è invalso l’uso di chiamare questo avvenimento storico straordinario “rivoluzione di velluto”.
Il giovane Domenicano, in base alla sua fede cattolica e ad una filosofia realista, concepì, visse ed insegnò i diritti dell’uomo come fondati nella legge morale naturale, sulla quale è possibile edificare la dignità della persona umana dal concepimento alla morte, l’educazione culturale, artistica e scientifica, il diritto alla libertà religiosa, il valore della famiglia fondata sull’unione tra uomo e donna, nonché l’importanza fondamentale del bene comune.
Padre Tomas è stato un vero cittadino europeo per avere abitato, oltre che nella sua Patria, in Francia, in Germania ed in Italia. Ciò gli permise di approfondire la storia, le lingue, la cultura e l’arte europea nelle sue radici cristiane.
Nel 1968, a seguito dell’invasione delle truppe sovietiche, dopo la famosa “Primavera di Praga”, Padre Tomas seguì i Familiari, i quali emigrarono in Germania, e non potè più tornare in Patria. Fattosi Domenicano in Germania, nel 1972 si trasferì nella Comunità Domenicana bolognese, la cui Basilica conserva le spoglie mortali di San Domenico di Guzman, Fondatore dell’Ordine dei Frati Predicatori.
Padre Tomas, egli stesso uomo di pace, è stato un grande fautore di pace non soltanto dal punto di vista civile, ma anche nel senso spirituale, mettendo a frutto le sue eccezionali doti intellettuali e morali, e il suo straordinario amore per la verità, per la giustizia e per la libertà che caratterizzano la vocazione domenicana.
Profondamente, sistematicamente ed instancabilmente dedito allo studio della filosofia e della teologia, Padre Tomas, uomo di grande spiritualità e pietà religiosa, di schietto contatto umano e forte comunicativa, anche con la sua predicazione e il suo ministero sacerdotale, è stato un grande formatore di coscienze, nonché educatore e servitore delle anime, che egli conduceva con sapienza ed amore alla pace e alla contemplazione di Dio.
Padre Tomas, oltre alla testimonianza esemplare della sua vita, ci ha lasciato un notevole patrimonio di dottrina filosofica e teologica sul solco di San Tommaso d’Aquino. La sua opera maggiore è un poderoso trattato dal titolo Metafisica della sostanza. Partecipazione ed analogia entis, giunto alla seconda edizione ed oggetto di ammirazione da parte di studiosi in Italia e all’Estero.

P. Giovanni Cavalcoli, OP, Vicepostulatore della Causa di Beatificazione
Bologna, 13 novembre 2012

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