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Archive for ottobre 2012

Vita eucaristica

Quello che si fa, che si deve fare e fare bene, che si deve sopportare, soffrire, tutto può essere orientato verso la futura Comunione o tutto può rivolgersi verso di essa, come un ringraziamento continuato, obbiettivo, pratico. Se la Santa Comunione rappresenta un vertice nel quale si assommano il prima e il dopo, è possibile avere una vita eucaristica e un vero cammino verso la perfezione. (Giuseppe card. Siri, dalla Lettera Pastorale del 17 gennaio 1971)

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“Chiesa moderna (così come viene rappresentata da parte di certi chierici “aperti” al mondo): un’anziana signora che tenta maldestramente di ringiovanirsi imbellettandosi secondo il gusto del giorno, col trucco che finisce per sottolinearne la decrepitezza. Vuol far dimenticare d’essere vecchia nella misura in cui ha dimenticato d’essere eterna”

(Gustave Thibon)

“Rispetto alla Chiesa militante e alla Chiesa trionfante, il nuovo clero si incorpora nella Chiesa claudicante”

(Nicolás Gómez Dávila)

…Il Cristianesimo è un albero che è, per così dire, in perenne «aurora», è sempre giovane. E questa attualità, questo «aggiornamento» non significa rottura con la tradizione, ma ne esprime la continua vitalità; non significa ridurre la fede, abbassandola alla moda dei tempi, al metro di ciò che ci piace, a ciò che piace all’opinione pubblica, ma è il contrario: esattamente come fecero i Padri conciliari, dobbiamo portare l’«oggi» che viviamo alla misura dell’evento cristiano, dobbiamo portare l’«oggi» del nostro tempo nell’«oggi» di Dio. (Benedetto XVI, Incontro con i Vescovi che hanno partecipato al Concilio Vaticano II, 12 ottobre 2012)

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Vogliate aggiungere alle nostre pure le vostre pressanti preghiere, affinché il Concilio Ecumenico, riunito presso il sepolcro di Pietro, brilli come stella scintillante d’unità per l’umana società; esponga vigorosamente la verità e la forza del Vangelo; annunci i tesori della Santa Chiesa; tutto ciò per diffondere il regno di Cristo, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace. E soprattutto preghiamo insieme assiduamente il Principe della Pace, affinché la Sua pace, che supera ogni pensiero, custodisca i cuori e i pensieri degli uomini e distolga tutti i pericoli che minacciano la pace, i quali provocheranno solamente indicibili lacrime e rovine, a meno che non siano attentamente evitati con somma prudenza. (beato Giovanni XXIII, dal Messaggio ai Padri conciliari, 28 ottobre 1962)

[Vestras quoque instantissimas preces Nostris coniungere velitis, ut Oecumenicum Concilium, apud Petri sepulcrum collectum, humanae societati micantissimum unitatis sidus praeluceat, Evangelii veritatem virtutemque fortiter proponat, Ecclesiae Sanctae thesauros pandat, ad Christi regnum diffundendum, regnum sanctitatis et gratiae, regnum iustitiae, amoris et pacis. Ac praesertim una simul Principem Pacis enixe rogemus, ut eius pax, quae exsuperat omnem sensum, hominum corda et intelligentias custodiat, atque quaecumque pacis pericula avertat, quae, nisi summa prudentia sedulo praecaveantur, inenarrabiles tantum lacrimas ruinasque sint paritura.]

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[…] l’esperienza di Chiesa locale che voi fate, insieme ai vostri sacerdoti e fedeli, è spesso solo quella di un piccolo gregge; tuttavia essa è portatrice della promessa di Cristo a tutto il Paese. Questa situazione rende particolarmente evidente il carattere del Vangelo quale luce, lievito e sale della terra e non dovrebbe essere motivo di scoraggiamento. (beato Giovanni Paolo II, dal Discorso ai vescovi tedeschi, 28 ottobre 1982)

Queste parole di papa Wojtyla furono rivolte ai vescovi tedeschi in visita ad limina, ma pensiamo possano essere di spunto anche per altre diocesi che vivono situazioni simili, anche nel nostro mondo sempre più secolarizzato e dimentico di Dio.

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L’episodio che si ricorda in questi giorni è uno dei più celebri della storia. Accade esattamente 1700 anni fa e coinvolse quello che, all’epoca, era uno dei più potenti uomini di tutto l’Impero Romano e del mondo intero: Costantino. Il racconto è noto (1): il figlio di Costanzo Cloro, mentre combatteva per conquistare il potere, era colpito da dubbi religiosi e non riusciva a capire quale fosse la Verità, quale fosse il vero Dio. Iniziò allora a pregare con forza che l’Onnipotente lo illuminasse e, mentre lo faceva (erano oramai pomeriggio inoltrato, verso le tre), vide in cielo, sopra il disco solare, una croce luminosa, recante la scritta “εν τούτῳ νίκα” (“in questo [segno] vincerai”, universalmente nota nella sua versione latina “In hoc signo vinces”). Nonostante l’evento incredibile, ancora non riusciva ad interpretare bene cosa l’apparizione volesse significare. Giunta la notte, decise di andare a dormire e, mentre riposava, gli apparve Cristo con lo stesso segno che aveva visto in cielo, ordinandogli di farne una copia e di usarla come protezione dai nemici.
In seguito (2), nei pressi di ponte Milvio a Roma, sconfisse le armate di Massenzio e divenne il più importante uomo politico dell’epoca: era il 28 ottobre dell’anno 312.

La battaglia di Ponte Milvio, di Giulio Romano (1499-1546)

Questo racconto ha dato adito a diverse polemiche: si va da coloro che lo ritengono praticamente del tutto veritiero a chi lo ritiene un falso. In merito il beato Giovanni Paolo II ebbe a dire che “non possiamo constatare con certezza storica la verità di queste parole” (3), ma questo non comporta che sia necessario essere del tutto scettici. Come ha detto la studiosa Marta Sordi “Lo storico non è obbligato ovviamente a credere alla realtà della visione di Costantino, ma ben difficilmente, se non è prevenuto, può negare che l’uomo non abbia avuto un’esperienza religiosa eccezionale” (4).
Inoltre, ci sembra giusto rispettare una lunga tradizione che ha ritenuto l’episodio come vero, evitando quindi di accantonarla subito come “fantasia” o “invenzione”. In merito, oltretutto, abbiamo la testimonianza di Eusebio di Cesarea, il quale – raccontando l’evento nella Vita Constantini – afferma esplicitamente che la presunta apparizione è difficile da credersi, ma che lo stesso Costantino l’aveva raccontata in prima persona e aveva giurato si trattasse della verità (5). Tutto ciò, ci sembra, non è facilmente liquidabile, anche da un punto di vista storiografico.

Visione della Croce, della scuola di Raffaello (XVI sec.)

Anche il contesto è favorevole a riconoscere che qualcosa di importante era avvenuto: sull’arco che il Senato decretò fosse eretto al vincitore della battaglia di Ponte Milvio, non è riportato il nome di una divinità solare o di una divinità pagana, ma si parla dell’ispirazione di un Dio non definito (“instinctu divinitatis”). E Costantino, entrando a Roma, stupì molti quando decise di non salire in Campidoglio per offrire un sacrificio a Giove in ringraziamento della vittoria ottenuta. Evitiamo, qui, di approfondire questi aspetti; se qualcuno fosse interessato, potrebbe trovare utili i testi citati nella bibliografia in calce a quest’articolo.
Un altro elemento da prendere in considerazione, pensiamo, è il fatto che alcuni nostri fratelli nella fede cattolica, ma di rito orientale, venerano Costantino quale santo. Ora, non si tratta d’atto infallibile, né questo garantisce in maniera certa la veridicità dell’evento; tuttavia, ci sembra un’elementare forma di rispetto verso questi amici (ed anche, in chiave ecumenica, verso i fratelli separati ortodossi) il trattare la materia con delicatezza e senza disprezzo.
In ogni caso, se è vero che prove assolutamente certe non ne sono, nondimeno riteniamo esistano elementi che ci conducono a pensare come la visione della croce e il successivo sogno presentino, nella loro sostanza, elementi di veridicità.
Ci sia consentito comunque concludere, con il beato Giovanni Paolo II, che il significato della visione è certamente grande: “In hoc signo vincis, perché il segno della Croce è veramente il segno della vittoria.” (6); e con Benedetto XVI parlare dell’ “apparizione che gli [a Costantino, ndr] fece vedere, nella notte simbolica della sua incredulità, il monogramma di Cristo sfavillante” (7).

Note:
(1) Cfr. Eusebio di Cesarea, Vita Constantini, liber I, cap. XXVIII-XXIX.
(2) Cfr. Eusebio di Cesarea, Vita Constantini, liber I, cap. XXXVIII.
(3) Cfr. Giovanni Paolo II, dal Discorso del 17 gennaio 1993.
(4) Cfr. Marta Sordi, Ci vorrebbe un nuovo Costantino, Tempi n. 30, 21/07/2005, pp. 74s.
(5) Cfr. Eusebio di Cesarea, Vita Constantini, liber I, cap. XXVIII.
(6) Cfr. Giovanni Paolo II, dal Discorso del 17 gennaio 1993.
(7) Cfr. Benedetto XVI, dal Discorso del 14 settembre 2012.

Bibliografia generale:
Eusebio di Cesarea, Vita Constantini;
Marta Sordi, Ci vorrebbe un nuovo Costantino, in Tempi n. 30, 21/07/2005, pp. 74s;
Marta Sordi, Costantino e la “libertas Ecclesiae”, in Tracce. Litterae Communionis, febbraio 2005, pp. 24-26;
Marta Sordi, La svolta di Costantino, in Il Timone, luglio/agosto 2002, pp. 24-25;
Giorgio Falco, La Santa Romana Repubblica, Milano-Napoli, Ricciardi Editore, 1986, pp. 24-29;
John Henry Newman, Two essays on Scripture miracles and on ecclesiastical, Londra, Basil Montagu Pickering, 1870, pp. 271-286.

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Sacerdozio femminile? No, grazie

Colui che ha chiamato una donna (e non un uomo) a essere la creatura più alta e più pura, a collaborare nel modo più decisivo e più ampio all’opera della redenzione, a essere l’immagine, l’anticipazione, la madre dell’intera realtà ecclesiale, ha riservato agli uomini (e non alle donne) il ministero apostolico. Tutto ciò obbedisce a un disegno che non insegue il mito di un’uguaglianza astratta e indifferenziata, ma vuole esaltare le singole preziose diversità…. Ipotizzare che Gesù abbia convocato solo uomini a far parte del collegio apostolico perché era condizionato dalla cultura maschilista del suo tempo è storicamente insostenibile ed è irrispettoso nei riguardi del figlio di Dio. Egli dimostra ripetutamente di saper contraddire le persuasioni più radicali nella mentalità dominante ai suoi giorni. (Giacomo card. Biffi)

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La Chiesa, testimone della bellezza della fede e custode della verità del Vangelo, ha sempre manifestato il suo grande interesse per il mondo della cultura e delle arti. In questo singolare ambito, Essa esercita la propria missione offrendo alle culture ed al genio umano la luce feconda del Vangelo di Cristo, attraverso il dialogo e la reciproca interazione. (Benedetto XVI, dal Motu Proprio Pulchritudinis Fidei del 30 luglio 2012)

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