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Due anni fa iniziava il primo di quei tredici giorni di sede vacante seguiti alla rinuncia al pontificato di Benedetto XVI. Molti furono scossi, altri addirittura si sentirono abbandonati. Chiediamoci piuttosto: e se lo avessimo abbandonato noi piuttosto, in quegli otto anni di pontificato segnati dalla croce? Se lo avessimo lasciato solo, accontentandoci persino noi cattolici delle caricature (il “panzerkardinal”, il “pastore tedesco”) offerte da qualche media laico, invece di provare ad ascoltarne direttamente gli insegnamenti? Ci saremmo accorti che dietro quella timidezza (che alcuni scambiavano ingiustamente per freddezza) si celavano una grande umiltà e un luminoso magistero che tuttora il suo successore ci invita a seguire. Il magistero infatti non scade al termine di un pontificato, semplicemente continua ad arricchirsi  ed approfondirsi con l’insegnamento dei vari pontefici che si succedono, parlando con l’unica voce di Pietro. Un po’ come – passateci l’esempio – un sito web che resta unico pur essendo composto da tante pagine che approfondiscono aspetti diversi – ma complementari.

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Lo ricordiamo con le stesse parole che Papa Francesco ha voluto dedicargli lo scorso ottobre in occasione dell’inaugurazione di un busto presso la Pontificia Accademia per le scienze:

“Questo busto di Benedetto XVI rievoca agli occhi di tutti la persona e il volto del caro Papa Ratzinger. Rievoca anche il suo spirito: quello dei suoi insegnamenti, dei suoi esempi, delle sue opere, della sua devozione alla Chiesa, della sua attuale vita “monastica”. Questo spirito, lungi dallo sgretolarsi con l’andare del tempo, apparirà di generazione in generazione sempre più grande e potente. Benedetto XVI: un grande Papa. Grande per la forza e penetrazione della sua intelligenza, grande per il suo rilevante contributo alla teologia, grande per il suo amore nei confronti della Chiesa e degli esseri umani, grande per la sua virtù e la sua religiosità. Come voi ben sapete, il suo amore per la verità non si limita alla teologia e alla filosofia, ma si apre alle scienze. Il suo amore per la scienza si riversa nella sollecitudine per gli scienziati, senza distinzione di razza, nazionalità, civiltà, religione; sollecitudine per l’Accademia, da quando san Giovanni Paolo II lo nominò membro. Egli ha saputo onorare l’Accademia con la sua presenza e con la sua parola, e ha nominato molti dei suoi membri, compreso l’attuale Presidente Werner Arber. Benedetto XVI invitò, per la prima volta, un Presidente di questa Accademia a partecipare al Sinodo sulla nuova evangelizzazione, consapevole dell’importanza della scienza nella cultura moderna. Certo di lui non si potrà mai dire che lo studio e la scienza abbiano inaridito la sua persona e il suo amore nei confronti di Dio e del prossimo, ma al contrario, che la scienza, la saggezza e la preghiera hanno dilatato il suo cuore e il suo spirito. Ringraziamo Dio per il dono che ha fatto alla Chiesa e al mondo con l’esistenza e il pontificato di Papa Benedetto.”

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“Il deserto è il luogo dove si può ascoltare la voce di Dio e la voce del tentatore. Nel rumore, nella confusione questo non si può fare; si sentono solo le voci superficiali. Invece nel deserto possiamo scendere in profondità, dove si gioca veramente il nostro destino, la vita o la morte” (Papa Francesco, Angelus della I domenica di Quaresima)

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Dalla Regola di S.Benedetto, cap. VI:

Facciamo come dice il profeta: “Ho detto: Custodirò le mie vie per non peccare con la lingua; ho posto un freno sulla mia bocca, non ho parlato, mi sono umiliato e ho taciuto anche su cose buone”. Se con queste parole egli dimostra che per amore del silenzio bisogna rinunciare anche ai discorsi buoni, quanto più è necessario troncare quelli sconvenienti in vista della pena riserbata al peccato! Dunque l’importanza del silenzio è tale che persino ai discepoli perfetti bisogna concedere raramente il permesso di parlare, sia pure di argomenti buoni, santi ed edificanti, perché sta scritto: “Nelle molte parole non eviterai il peccato” e altrove: “Morte e vita sono in potere della lingua”. Se infatti parlare e insegnare é compito del maestro, il dovere del discepolo è di tacere e ascoltare.

Il vero aggiornamento

“Per rinnovare non è necessario contraddire, basta approfondire”
(Nicolás Gómez Dávila)

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“Attraverso il cammino perseverante nell’obbedienza, matura la sapienza personale e comunitaria, e così diventa possibile anche rapportare le regole ai tempi: il vero “aggiornamento”, infatti, è opera della sapienza, forgiata nella docilità e obbedienza. Il rinvigorimento e il rinnovamento della vita consacrata avvengono attraverso un amore grande alla regola, e anche attraverso la capacità di contemplare e ascoltare gli anziani della Congregazione. Così il “deposito”, il carisma di ogni famiglia religiosa viene custodito insieme dall’obbedienza e dalla saggezza. E, attraverso questo cammino, siamo preservati dal vivere la nostra consacrazione in maniera light, in maniera disincarnata, come fosse una gnosi, che ridurrebbe la vita religiosa ad una “caricatura”, una caricatura nella quale si attua una sequela senza rinuncia, una preghiera senza incontro, una vita fraterna senza comunione, un’obbedienza senza fiducia e una carità senza trascendenza”

(Papa Francesco, Omelia per la festa della Presentazione del Signore, 2 febbraio 2015)

Abbi poche devozioni particolari, ma costanti” (San Josemaria Escrivá)

Ogni Pontefice dona alla Chiesa universale non solo il suo magistero ma anche le sue devozioni. In cima alla top list figurano naturalmente Maria e Giuseppe…ma sapevate che Maria scioglie i nodi? E che Giuseppe risolve i (nostri) problemi dormendo?

La devozione a Maria che scioglie i nodi (pare, soprattutto i nodi matrimoniali) fu diffusa dalla Germania in Argentina, negli anni ’80, da un tale padre gesuita di nome Jorge Mario Bergoglio. Che poi divenuto Pontefice l’ha portata in Vaticano e ne ha fatto magistero:

“I Padri conciliari [del Vaticano II] hanno ripreso un’espressione di sant’Ireneo che dice: «Il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione con l’obbedienza di Maria; ciò che la vergine Eva aveva legato con la sua incredulità, la vergine Maria l’ha sciolto con la sua fede» (Adversus Haereses III, 22, 4).

Ecco, il “nodo” della disobbedienza, il “nodo” dell’incredulità. Quando un bambino disobbedisce alla mamma o al papà, potremmo dire che si forma un piccolo “nodo”. Questo succede se il bambino agisce rendendosi conto di ciò che fa, specialmente se c’è di mezzo una bugia; in quel momento non si fida della mamma e del papà. Voi sapete quante volte succede questo! Allora la relazione con i genitori ha bisogno di essere pulita da questa mancanza e, infatti, si chiede scusa, perché ci sia di nuovo armonia e fiducia. Qualcosa di simile avviene nel nostro rapporto con Dio. Quando noi non lo ascoltiamo, non seguiamo la sua volontà, compiamo delle azioni concrete in cui mostriamo mancanza di fiducia in Lui – e questo è il peccato -, si forma come un nodo nella nostra interiorità. E questi nodi ci tolgono la pace e la serenità. Sono pericolosi, perché da più nodi può venire un groviglio, che è sempre più doloroso e sempre più difficile da sciogliere.

Ma alla misericordia di Dio – lo sappiamo – nulla è impossibile! Anche i nodi più intricati si sciolgono con la sua grazia. E Maria, che con il suo “sì” ha aperto la porta a Dio per sciogliere il nodo dell’antica disobbedienza, è la madre che con pazienza e tenerezza ci porta a Dio perché Egli sciolga i nodi della nostra anima con la sua misericordia di Padre” (Giornata Mariana in occasione dell’Anno della Fede, 12 ottobre 2013)

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Meno conosciuta è invece la devozione a San Giuseppe che dorme; in effetti leggiamo nei Vangeli che lo Sposo di Maria nel sonno ha risolto un sacco di problemi: il dubbio sulla maternità verginale di Maria (Mt 1,20); la necessità di fuggire in Egitto (Mt 2,13) e poi la fine dell’emergenza e la possibilità di tornare in patria (Mt 2,20). E mentre dorme risolve anche i problemi della Chiesa, del mondo e di ciascuno di noi – ne ha parlato il Santo Padre durante il Viaggio Apostolico nelle Filippine:

“Io amo molto san Giuseppe, perché è un uomo forte e silenzioso. Sul mio tavolo ho un’immagine di san Giuseppe che dorme. E mentre dorme si prende cura della Chiesa! Sì! Può farlo, lo sappiamo. E quando ho un problema, una difficoltà, io scrivo un foglietto e lo metto sotto san Giuseppe, perché lo sogni! Questo gesto significa: prega per questo problema!”

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[…] Mi è venuta in mente la storia dei due uomini che trasportavano pietre in una fangosa strada medievale. Uno stava bestemmiando mentre l’altro stava cantando. Un viaggiatore chiese loro che cosa stessero facendo. Quello che bestemmiava rispose: “Sto cercando di far rotolare questo dannato masso su questo dannato fango!”. Quello che cantava replicò: “Sto costruendo una cattedrale”.

[Peter Kreeft, Preghiere per principianti, tr.it.,Edizioni Messaggero, Padova 2010, pp. 75-76]

Chiesa e povertà

La Chiesa dev’essere povera; non solo; la Chiesa deve apparire povera. (Paolo VI, Udienza generale, 24 giugno 1970)

[…] viva coscienza che la Chiesa ha di essere povera in mezzo ai poveri, come lo fu il suo fondatore Gesù Cristo: povera tra tutti i poveri del mondo, indipendentemente dalle loro differenze etniche e religiose, per passare, come Cristo, in mezzo ad essi “facendo del bene”: pertransit benefaciendo (At 10, 38). (san Giovanni Paolo II, Regina coeli, 14 aprile 1991)

Soltanto vorrei sottolineare quest’ultima visione della Chiesa “povera e libera”, che richiama la figura evangelica della vedova. Così dev’essere la Comunità ecclesiale, per riuscire a parlare all’umanità contemporanea. (Benedetto XVI, Omelia, 8 novembre 2009)

Desidero una Chiesa povera per i poveri. (Francesco, es. ap. Evangelii gaudium, 198, 24 novembre 2013)

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Una lotta bellissima

“La vita è una milizia. La vita cristiana è una lotta, una lotta bellissima, perché quando il Signore vince in ogni passo della nostra vita, ci dà una gioia, una felicità grande: quella gioia che il Signore ha vinto in noi, con la sua gratuità di salvezza” (Papa Francesco, omelia mattutina a Casa Santa Marta, 30 ottobre 2014)

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“Vivamos la milicia del cristianismo con buen humor de guerrillero, no con hosquedad de guarnición sitiada – Viviamo la milizia cristiana con l’allegria del guerrigliero, non con l’astio della guarnigione assediata” ( Nicolás Gómez Dávila)

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