Ieri la Sala Stampa della Santa Sede ha pubblicato un nuovo Motu Proprio del Santo Padre Benedetto XVI, dal titolo Latina Lingua e dedicato alla promozione della lingua latina. Trovate il testo completo qui (in latino) e qui (in italiano).
Si tratta di un obiettivo nobilissimo e che questo blog modestamente sostiene.
Ma, prima di qualsiasi commento o impressioni, passiamo ad esaminare quanto scritto dal Papa.
Egli inizia subito (n.1) col riconoscere l’importante appoggio che la Chiesa e i Papi hanno dato al latino: “Latina Lingua permagni ab Ecclesia Catholica Romanisque Pontificibus usque est aestimata” (1); ma essi non si sono limitati a questo, ma ne hanno pure promosso la conoscenza e la diffusione (2) “cum Evangelii nuntium in universum orbem transmittere valeret” (3). Dicendo questo, papa Ratzinger non manca di far riferimento alla Costituzione Apostolica Veterum Sapientia del suo beato predecessore Giovanni XXIII che, lungi dall’essere quel rivoluzionario che alcuni presumono, desiderava in realtà conservare pienamente i sacri tesori della tradizione ecclesiale.

Ma torniamo alle parole di Benedetto. Dopo aver lodato la lingua latina, il Papa precisa giustamente che “a Pentecoste omnibus hominum linguis locuta et precata est Ecclesia” (4), ma la Chiesa dei primi secoli usò comunque in maniera ampia la lingua greca e quella latina. Ci fu quindi quel felice incontro tra la Parola di Cristo e l’eredità della cultura ellenistico-romana (5), tema che il Santo Padre ha già trattato in passato (6) e che sembra stargli decisamente a cuore.
Il Sommo Pontefice prosegue poi affermando che anche dopo la fine dell’Impero Romano d’Occidente (il celebre 476 d.C.) la Chiesa romana continuò ad usare la lingua latina. Non solo, ma “quodammodo custos eiusdem et fautrix fuit, sive in Theologiae ac Liturgiae, sive in institutionis et scientiae transmittendae provincia.” (7).
Questo per quanto riguarda il passato. Ma oggi? Qualcuno potrebbe dire: sì, d’accordo, allora andava bene, ma oggi non serve, è roba da tradizionalisti, bisogna lasciar perdere certe anticaglie. Il Papa non è certo di quest’idea, tanto che afferma come “Nostris quoque temporibus Latinae linguae et cultus cognitio perquam est necessaria” (8) per lo studio delle fonti e di numerose discipline ecclesiastiche (9). Però, risconosce Benedetto XVI, la cultura di oggi è affetta da un generalizzato affievolimento degli studi umanistici (10) ed esiste il pericolo (il Papa lo chiama proprio così: pericolo) di una conoscenza sempre più superficiale della lingua latina (11). Certo, prosegue, ci sono anche iniziative che fanno ben sperare: “renovatum culturae et linguae Latinae studium invenitur” (12), anche in luoghi inaspettati e riguarda pure giovani e studiosi provenienti da Nazioni e tradizioni assai diverse (13).
Da queste premesse il Papa trae una conclusione: “Quapropter necessitas instare videtur ut linguae Latinae altius cognoscendae eiusque congruenter utendae fulciatur cura, sive in ecclesiali sive in patentiore cultus campo.” (14) Per fare ciò, è opportuno adottare metodi didattici adeguati alle nuove condizioni (15) e promuovere una rete di rapporti tra Istituzioni e studiosi (16). Quindi, al fine di contribuire a raggiungere tali scopi (17), Benedetto XVI istituisce la “Pontificia Academia Latinitatis”, in dipendenza – com’è naturale – del Pontificio Consiglio della Cultura. Essa succede e continua l’opera della fondazione “Latinitas”, che Paolo VI aveva costituito nel 1976 e che quindi termina i suoi lavori.
E’ stato anche reso pubblico lo Statuto di questa nuova istituzione. Alcuni passaggi meritano d’essere sottolineati. All’art. 2 comma 1, per esempio, si rende conto che l’Accademia si interesserà di lingua e letteratura latina non solamente classica, ma pure patristica, medievale ed umanistica. Questo ci sembra quanto mai opportuno, perché non si deve pensare al latino confinandolo solamente a quello classico (che certamente rappresenta una vetta straordinaria), ma è necessario allargare lo sguardo alla grande parabola di quella lingua, il cui uso è continuato per secoli e secoli fino ai giorni nostri e proseguirà ancora, a Dio piacendo. Anche queste altre epoche, quindi, meritano quel rispetto e quell’attenzione, di cui forse non sempre sono state considerate degne.
Inoltre, s’afferma che si vuol promuove l’uso del latino sia nello scritto che nel parlato: e questo è uno stimolo in più poiché, se è evidente che non si è interessati a creare teatrini artificiosi di uso del latino, nondimeno si è convinti che questa lingua non è solo fissata sulla carta – in un certo modo, potremmo dire “muta”, non più udibile – ma può ancora risuonare da persona a persona (18), servire come mezzo di comunicazione parlata.
Proseguiamo con un’altra segnalazione: al comma 2 dell’art. 2, sono elencati alcune metodologie per raggiungere gli scopi dell’accademia. Si tratta di pubblicazioni, incontri, convegni di studio, rappresentazioni artistiche, corsi, seminari, uso dei moderni mezzi di comunicazione, attività espositive, mostre, concorsi ed altro ancora. Insomma, le possibilità sono tante: speriamo vivamente che si saprà dar vita a tante e valide iniziative.
Con questo motu proprio, Benedetto XVI si pone senz’altro nel solco dei suoi predecessori, come egli stesso rileva (19). Vediamo, in conclusione, di approfondire brevemente quest’aspetto, fornendo qualche citazione – com’è consuetudine su Continuitas – a comprova di ciò:
“[Alumni seminariorum] linguam latinam bene calleant” (20)(Codice di diritto canonico, dal can. 249)
“Dedicatevi con passione e promuovete con meditate decisioni la lingua latina, insigne per la maestà e la concisione romana, adatta per così dire a scolpire il vero e il giusto, e che conduce a un pensiero acuto e logico.” (beato Giovanni Paolo II, dal Discorso del 26 novembre 1979)
“Abbiamo voluto iniziare questa nostra omelia in latino, perché – come è noto – esso è la lingua ufficiale della Chiesa, della quale, in maniera palmare ed efficace, la universalità e la unità.” (Giovanni Paolo I, dall’Omelia del 3 settembre 1978)
“lingua latina – indubbiamente degna, non è cosa da poco, di essere custodita con cura, essendo nella Chiesa Latina sorgente fecondissima di cristiana civiltà e ricchissimo tesoro di pietà” (Paolo VI, dall’Epistola “Sacrificum Laudis”, 15 agosto 1966)
Del beato Giovanni XXIII rimandiamo alla Costituzione “Veterum Sapientia” (qui il testo latino), del 22 febbraio 1962, volta proprio a promuovere lo studio della lingua latina;
“Il latino! lingua antica, ma non già morta, del cui superbo eco, se da secoli sono muti i diruti anfiteatri, i famosi fori e i templi dei Cesari, non tacciono le basiliche di Cristo, dove i sacerdoti del Vangelo e gli eredi dei martiri ripetono e ricantano le salmodie e gl’inni dei primi secoli nella lingua riconsacrata dei Quiriti.” (Pio XXI, dal Discorso del 30 gennaio 1949)
“Coloro che non conoscono la lingua latina assai difficilmente possono attingere alle documentatissime fonti scritte dei Padri e dei Dottori della Chiesa, i quali nella maggior parte si sono serviti, nei loro scritti, della lingua latina, per esporre e difendere la sapienza cristiana. Abbiate perciò a cuore che i vostri chierici, i quali un giorno saranno i ministri della Chiesa, mettano tutto il loro impegno per apprendere e usare questa lingua.” (Pio XI, dalla Lettera Apostolica “Unigenitus Dei”, del 19 marzo 1924)

Note:
(1) La lingua latina è sempre stata tenuta in altissima considerazione dalla Chiesa Cattolica e dai Romani Pontefici.
(2) cognoscendam et diffundendam assidue curaverunt
(3) poiché era in grado di trasmettere in tutto il mondo l’annuncio del Vangelo
(4) sin dalla Pentecoste la Chiesa ha parlato e ha pregato in tutte le lingue degli uomini
(5) Cfr. “Latina Lingua”, 1.
(6) Cfr. ad es. Udienza Generale del 12 marzo 2008; Discorso del 15 marzo 2008; Udienza Generale del 14 maggio 2008; Udienza Generale del 2 luglio 2008; Udienza Generale del 19 novembre 2008.
(7) se ne fece in certo modo custode e promotrice, sia in ambito teologico e liturgico, sia in quello della formazione e della trasmissione del sapere.
(8) Anche ai nostri tempi, la conoscenza della lingua e della cultura latina risulta quanto mai necessaria
(9) Il Papa in questo passo fa riferimento al Concilio Vaticano II, il quale nel decreto Optatam totius (al n.13) affermava che gli alunni dei seminari “linguae latinae cognitionem acquirant, qua tot scientiarum fontes et Ecclesiae documenta intelligere atque adhibere possint.” (devono acquistare quella conoscenza della lingua latina che è necessaria per comprendere e utilizzare le fonti di tante scienze e i documenti della Chiesa), come anche che “Studium linguae liturgicae unicuique ritui propriae necessarium habeatur” (È da considerarsi necessario altresì lo studio della lingua liturgica propria di ciascun rito) – e la lingua propria del rito latino è, manco a dirlo, quella latina – e pure che “cognitio vero congrua linguarum Sacrae Scripturae et Traditionis valde foveatur.” (si promuova molto una congrua conoscenza delle lingue della sacra Scrittura e della tradizione.) – e ci risulta difficile pensare ad una lingua più tradizionale, per la Chiesa di Roma, dell’idioma ciceroniano.
E pensare che forse qualcuno propinava l’idea bislacca che il Vaticano II avesse voluto seppellire il latino…
(10) humanarum litterarum extenuatis studiis
(11) periculum adest levioris linguae Latinae cognitionis
(12) si riscontra un rinnovato interesse per la cultura e la lingua latina
(13) Cfr. “Latina Lingua”, 3.
(14) Appare perciò urgente sostenere l’impegno per una maggiore conoscenza e un più competente uso della lingua latina, tanto nell’ambito ecclesiale, quanto nel più vasto mondo della cultura.
(15) consentaneum prorsus est docendi rationes adhibere aptas ad novas condiciones
(16) provehere item necessitudines inter Academicas institutiones et inquisitores
(17) Il Papa, con modestia, parla di contributo: è consapevole che da sola quest’iniziativa non sarà una panacea di tutti i mali. Per questo, non è forse eccessivo sperare che, come in campo liturgico l’opera di Benedetto XVI ha dato il là alla formazione e sviluppo di un nuovo movimento liturgico, così in questo campo l’impulso del successore di Pietro e della Santa Sede possa aiutare a formare un nuovo movimento culturale di riscoperta della lingua latina.
(18) Del resto, i dibattiti conciliari al Vaticano II (1962-1965) non si tennero forse massimamente in latino? Forse che qualcuno ritiene che quei prelati facessero solo teatro in san Pietro? No di certo: ci si capiva e ci si ascoltava (magari con maggiori o minori difficoltà) e in quel modo lavoravano.
(19) Cfr. “Latina Lingua”, 4: “Decessorum Nostrorum semitas calcantes” (percorrendo le orme dei Nostri Predecessori).
(20) [Gli alunni dei seminari] conoscano bene la lingua latina
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