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Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Cum Petro et sub Petro

Dopo mesi di silenzio dovuti ai tanti impegni dei curatori di questo blog, ritorniamo con un post altrettanto silenzioso sul Sinodo per la famiglia in corso fino al 19 ottobre. Eh sì, perché con i fiumi di inchiostro (sia pur virtuale) quotidianamente versati sull’argomento, ci si potrebbe riempire il Tevere – come peraltro accade ad ogni evento ecclesiale, che sia un concilio, un sinodo, un conclave, la cui eco mediatica tende sistematicamente ad oscurare l’evento reale, più che a descriverlo. Poiché in un mondo in cui tutti sono cattolici adulti ed esperti di dottrina e pastorale (così come tutti sono esperti di calcio), noi vogliamo restare cattolici bambini e fidarci della “Santa Madre Chiesa gerarchica” (felice formula ignaziana che spesso ricorre sulle labbra del pontefice gesuita), ora che il Sinodo è iniziato preferiamo 1) pregare per il Sinodo; 2) astenerci dal leggere e scrivere commenti inutili e 3) ricordare l’unica cosa che nessuno ricorda: “il Sinodo si svolge sempre cum Petro et sub Petro, e la presenza del Papa è garanzia per tutti e custodia della fede” (Papa Francesco, saluto ai padri sinodali).

Vatican Family

P.S. Se però avete proprio tanta voglia di leggere qualcosa di bello sul Sinodo, vi consigliamo questa Lettera di Costanza Miriano: Cari Padri Sinodali…

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In una delle recenti Udienze generali dedicate ai sacramenti Papa Francesco ha parlato dell’Eucaristia. Vi invitiamo a leggere l’intera catechesi del 5 febbraio e intanto segnaliamo alcuni passaggi su cui non si rifletterà mai abbastanza…

 

“Sulla mensa c’è una croce, ad indicare che su quell’altare si offre il sacrificio di Cristo: è Lui il cibo spirituale che lì si riceve, sotto i segni del pane e del vino”

 

“Parola e Pane nella Messa diventano un tutt’uno, come nell’Ultima Cena, quando tutte le parole di Gesù, tutti i segni che aveva fatto, si condensarono nel gesto di spezzare il pane e di offrire il calice, anticipo del sacrificio della croce, e in quelle parole: Prendete, mangiate, questo è il mio corpo … Prendete, bevete, questo è il mio sangue”

 

“Dunque la celebrazione eucaristica è ben più di un semplice banchetto: è proprio il memoriale della Pasqua di Gesù, il mistero centrale della salvezza. «Memoriale» non significa solo un ricordo, un semplice ricordo, ma vuol dire che ogni volta che celebriamo questo Sacramento partecipiamo al mistero della passione, morte e risurrezione di Cristo

 

“Cari amici, non ringrazieremo mai abbastanza il Signore per il dono che ci ha fatto con l’Eucaristia! E’ un dono tanto grande e per questo è tanto importante andare a Messa la domenica”

 

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“Montano italico cattolico romano” si definisce Giovanni Lindo Ferretti. Vi raccomandiamo la lettura di Barbarico, ultima opera del cantore della montagna, dei cavalli e della gloria di Dio, dove troverete questa e altre riflessioni:

Il bello della Chiesa Cattolica, la sua forza contenuta o dirompente è il Santo Padre, immagine di Cristo sulla Terra, e bisogna riconoscere che i signori Cardinali, nel tempo di mia vita posso testimoniarlo, lavorano bene nell’obbligo del Conclave ma tutti confidiamo nello Spirito Santo. Per il Santo Padre, con il Santo Padre bisogna pregare, tutto il resto è diceria clericale o idolatrica nell’alternarsi delle mode
(Giovanni Lindo Ferretti)

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Continua il “viaggio in Inghilterra” di Papa Francesco. Dopo la citazione di Gilbert Keith Chesterton, nell’omelia di qualche giorno fa sulle “idee cristiane impazzite” (leggi qui), questa volta tocca al grande convertito e poi cardinale, John Henry Newman, beatificato da Benedetto XVI nel 2009.

La preghiera pronunciata ieri dal Santo Padre, durante l’omaggio all’Immacolata in piazza di Spagna, riecheggiava quella “luce gentile” cara al beato John Henry Newman:

“Tu sei la Tutta Bella, o Maria!
In Te è la gioia piena della vita beata con Dio. 
Fa’ che non smarriamo il significato del nostro cammino terreno:
la luce gentile della fede illumini i nostri giorni,
la forza consolante della speranza orienti i nostri passi,
il calore contagioso dell’amore animi il nostro cuore,
gli occhi di noi tutti rimangano ben fissi là, in Dio, dove è la vera gioia”

(Papa Francesco, Omaggio all’Immacolata 8 dicembre 2013)

 

Provate a confrontarla con questi versi:

“Conducimi tu, luce gentile
conducimi nel buio che mi stringe;
la notte è scura la casa è lontana,
conducimi tu, luce gentile.
Tu guida i miei passi, luce gentile
non chiedo di vedere assai lontano
mi basta un passo solo il primo passo
conducimi avanti luce gentile.
Non sempre fu così, te ne pregai
perché tu mi guidassi e conducessi
da me la mia strada io volli vedere
adesso tu mi guidi luce gentile.
Io volli certezze dimentica quei giorni,
purché l’amore tuo non m’abbandoni
finché la notte passi, tu mi guiderai,
sicuramente a te luce gentile.
Conducimi tu, luce gentile
conducimi nel buio che mi stringe;
la notte è scura la casa è lontana,
conducimi tu, luce gentile.”
(John Henry Newman)

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Rivolti al Signore…

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“il cristiano, quello che si sente guardato dal Signore, con quello sguardo tanto bello, amato dal Signore e amato sino alla fine. Sente… Il cristiano sente che la sua vita è stata salvata per il sangue di Cristo.” (Papa Francesco, S.Messa all’altare del beato Giovanni Paolo II nella Basilica Vaticana, 31 ottobre 2013)

 

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Veni Sancte Spiritus

Se Dio non ci illumina interiormente, il nostro essere cristiani sarà superficiale. La Tradizione della Chiesa afferma che lo Spirito di verità agisce nel nostro cuore suscitando quel “senso della fede” (sensus fidei) attraverso il quale, come afferma il Concilio Vaticano II, il Popolo di Dio, sotto la guida del Magistero, aderisce indefettibilmente alla fede trasmessa, la approfondisce con retto giudizio e la applica più pienamente nella vita (cfr Cost. dogm. Lumen gentium, 12). Proviamo a chiederci: sono aperto all’azione dello Spirito Santo, lo prego perché mi dia luce, mi renda più sensibile alle cose di Dio? Questa è una preghiera che dobbiamo fare tutti i giorni: «Spirito Santo fa’ che il mio cuore sia aperto alla Parola di Dio, che il mio cuore sia aperto al bene, che il mio cuore sia aperto alla bellezza di Dio tutti i giorni». Vorrei fare una domanda a tutti: quanti di voi  pregano ogni giorno lo Spirito Santo? Saranno pochi, ma noi dobbiamo soddisfare questo desiderio di Gesù e pregare tutti i giorni lo Spirito Santo, perché ci apra il cuore verso Gesù.

(Papa Francesco, udienza generale del 15 maggio 2013)

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Veni, Sancte Spiritus, reple tuorum corda fidelium et tui amoris in eis ignem accende.
Emitte Spiritum tuum et creabuntur.
Et renovabis faciem terrae.

Oremus:
Deus, qui corda fidelium sancti Spiritus illustratione docuisti, da nobis in eodem Spiritu recta sapere et de eius semper consolatione gaudere. Per Christum Dominum nostrum.
Amen.

Vieni Santo Spirito, riempi il cuore dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore.
Manda il tuo spirito per una nuova creazione. 
E rinnoverai la faccia della terra.

Preghiamo:
O Signore, che hai istruito i cuori dei fedeli con la luce dello Spirito Santo, donaci di gustare nello stesso Spirito la verità e di godere sempre della sua consolazione. Per Cristo nostro Signore.
Amen.

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La stampa non mira ad informare il lettore, ma a convincerlo che lo sta informando
(Nicolás Gómez Dávila)

Abbiamo atteso un po’ prima di ricominciare a scrivere per ripararci dalla melassa massmediatica che mira ad etichettare un papa per screditarne un altro. Niente di nuovo sotto il sole: è un film già visto. Ci dispiacerebbe solo se la gente si soffermasse solo su questi dettagli, senza seguire poi gli insegnamenti dell’attuale pontefice, soprattutto quando risulteranno “scomodi” per quel “mondo” che ora lo acclama, trasformando l’Osanna in un Crucifige. E proprio in quel momento si vedrà chi difende il magistero di Papa Francesco e chi invece, in preda all’euforia collettiva, voleva solo un papa “simpatico”, magari scambiando la misericordia per condiscendenza.
Noi siamo papisti e serviamo con dedizione tutti i pontefici da san Pietro a papa Francesco, passando per Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, perché Pietro ha molte facce ma è uno solo. Abbiamo un debole per il Papato, quindi ci piacciono tutti i papi: il polacco atletico, che al contempo era il “nonno polacco” per noi nati nei primi anni del suo pontificato; il tedesco mite e sapiente, che già apprezzavamo per i suoi scritti, l’amico e collaboratore più fidato di Giovanni Paolo II; e ora l’argentino semplice, il Papa preso “quasi alla fine del mondo”; ci piacciono quelli con la mozzetta rossa e quelli senza, quelli con la croce dorata e quelli con la croce di ferro, quelli con le scarpe rosse e quelli con le scarpe nere, e via con tutti i dettagli che in questo momento sembrano l’unico argomento di tanti giornalisti – ahinoi, anche cattolici – che sembrano confondere l’informazione con il gossip. Magari cercando la “rottura” a tutti i costi, soprattutto dove non c’è. Perché lo spirito (e lo splendore) della liturgia del papa bavarese e la povertà personale del pastore delle favelas indicano entrambi Cristo. Ma si sa che quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito…
Così che, lo ammettiamo, inizialmente un po’ spiazzati da quella spontaneità che qualcuno leggeva subito come rottura con il “venerato predecessore”, siamo riusciti a goderci il nuovo Papa solo dopo aver spento la televisione o almeno messo a tacere il giornalista di turno – meglio, anzi peggio se “cattolico” impegnato in una velata ma sistematica critica a Benedetto XVI, sulla quale per decenza stendiamo un velo pietoso, anzi un piviale ché un velo non basta. E abbiamo scoperto che Papa Francesco ci piace, ma per motivi opposti a quelli del “mondo”: a noi il Papa piace perché si alza alle 5 per pregare; perché celebra la liturgia assorto in preghiera; perché sta continuando l’Anno della Fede sminuzzando il Catechismo per noi tardi di comprendonio. Ci piace perché parla di Maria, di Giuseppe, parla persino del demonio. E aggiungiamo, da “ratzingeriani”, perché anche nelle celebrazioni ha saputo integrare quella sua sobrietà (in parte militaresca, dato l’ordine di provenienza del pontefice, e in parte dovuta alle dure condizioni del suo popolo) con la centralità della Croce – centralità anche visiva -, che abbiamo imparato da Benedetto XVI.
A quest’ultimo, non lo nascondiamo, siamo legati sin da quando era il card. Ratzinger, e vogliamo imitarlo anche in quella “obbedienza e reverenza” che prima di congedarsi ha promesso al suo – allora ignoto – successore, in cui ora vediamo il volto di Pietro. Non sembri pragmatica, o addirittura da “Pravda” questa affermazione; la “Pravda” ci pare piuttosto quello sconcerto umano, troppo umano (e a nostra parziale discolpa, mediaticamente alimentato), con cui lì per lì ci siamo chiesti: e adesso? E adesso abbiamo un nuovo Pastore e sotto la sua guida continuiamo la stessa missione, anche attraverso l’amore per le cose belle, per la sana tradizione e per la bella liturgia che è ricchezza anche dei poveri e per i poveri (e lo stesso san Francesco diceva di scegliere la povertà per sé, ma di offrire le cose più preziose per il culto divino); e deponiamo questi nostri tesori ai suoi piedi, li affidiamo alle sue mani, che sono le mani di Pietro.
Lo sconcerto o l’euforia, la “rottura” e la smania di novità, lasciamole pure a chi vede la Chiesa a cielo chiuso, come se fosse un’organizzazione puramente umana (sarebbe “una ONG pietosa”, ci ha detto Papa Francesco), quindi da valutare in base a strategie umane. Ma noi proprio alla scuola della liturgia, ordinaria e straordinaria, abbiamo imparato la centralità di Cristo.
E a noi piace il Papa, qualsiasi Papa, che si chiami Karol o Joseph o Jorge Mario, perché è proprio a lui che Cristo ha consegnato le chiavi.

Francisco Summo Pontifici et universali Patri,
pax, vita et salus perpetua!

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