Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Pio XII’ Category

Qualche giorno fa abbiamo dato notizia degli apprezzamenti – per alcuni inaspettati – rivolti da papa Francesco al Concilio di Trento, che – volente o nolente – è diventato simbolo di arretratezza, oscurità, eccessiva dogmaticità. Tutte queste accuse sono assurde e provengono da una lettura distorta di quel grande evento. Ma non pretendiamo che i lettori ci credano sulla parola. Per questo proponiamo, oltre alle parole del regnante Sommo Pontefice, quelle di tanti suoi predecessori, che a una voce sola lodano il Tridentino.

“Fate del seminario la delizia del vostro cuore, e per il suo giovamento non omettete nulla di ciò che è stato provvidenzialmente stabilito dal Concilio Tridentino.” (san Pio X, enc. E supremi, 1903)
“Ma Iddio, sollecito anzitutto dell’onore della sua Sposa, la Chiesa, volendo mostrare che non era abbreviata la sua mano salvifica, che non erano esauriti nella sua Chiesa i tesori della verità e della santità, del secolo della riforma fa il secolo del Concilio di Trento” (Pio XI, omelia, 4 giugno 1922)
“Ed effettivamente, quando giudicò che i tempi fossero maturi, [Dio] venne in suo aiuto in modo meraviglioso con la celebrazione del Concilio di Trento.” (Pio XI, lettera Meditantibus nobis, 1922)
“Chi ha fatto un così mirabile cambiamento? La storia lo attribuisce al lavoro potente di riforma ecclesiastica, in modo particolare ai decreti del Concilio di Trento.” (Pio XII, discorso, 17 gennaio 1943)
“Il Concilio di Trento, nelle cui sessioni passò sensibilissima la esigenza di un perfetto adeguamento del sacerdote ai suoi altissimi doveri” (beato Giovanni XXIII, esortazione apostolica A quarantacinque anni, 21 aprile 1959)
“il più copioso e ricco di benefici perduranti sino a noi, il Tridentino” (beato Giovanni XXIII, discorso, 24 gennaio 1960)
“benefico irradiamento del Concilio di Trento” (beato Giovanni XXIII, discorso, 28 febbraio 1960)
“leggi sapientissime del Concilio Tridentino” (beato Giovanni XXIII, discorso, 26 maggio 1960)
“scia di intenso rinnovamento spirituale, apertasi dal Concilio di Trento” (beato Giovanni XXIII, discorso, 16 giugno 1960)
“Il Tridentino segnò la ripresa del fervore apostolico e della ricostruzione coraggiosa e imponente là dove era passato l’uragano. I Padri avevano studiato, discusso, elaborato le costituzioni con infinita pazienza e costanza. Ostacoli d’ogni genere, inframmettenze laicali, ritardi talora inesplicabili: tutto fu superato dalla sicurezza che infiammò la Chiesa di Cristo di non doversi arrendere a patto alcuno con chi voleva menomare il sacro patrimonio della Rivelazione.” (beato Giovanni XXIII, discorso, 30 aprile 1961)
“lungimirante sapienza dei Padri del Concilio Tridentino” (beato Giovanni XXIII, discorso, 29 luglio 1961)
“il Concilio Tridentino — senza dubbio tra i più importanti celebrati sin qui” (beato Giovanni XXIII, discorso, 4 novembre 1962)
“conclusione del Concilio Tridentino, da cui venne alla Santa Chiesa tanto beneficio, anche per le età successive.” (beato Giovanni XXIII, discorso, 23 dicembre 1962)
“il Concilio di Trento ha superato i precedenti Concili nell’arricchire splendidamente gli annali della Chiesa, della civiltà, degli studi, dell’autentico benessere nel mondo intero.” (Paolo VI, udienza generale, 4 dicembre 1963)
Paolo VI ha dedicato al Concilio di Trento un’intera omelia (8 marzo 1964)
“un gran Concilio, quello di Trento, dottrinale e riformatore” (beato Giovanni Paolo, lettera apostolica Maestro della Fede, 14 dicembre 1990)
“Il Concilio di Trento, interprete della tradizione cristiana” (beato Giovanni Paolo, udienza generale, 25 marzo 1992)
Il beato Giovanni Paolo II ha dedicato al Concilio di Trento un’intero discorso (30 aprile 1995)
“Come forti sono queste montagne così forte è la fede che ci ha lasciato il Concilio di Trento nel suo Magistero. E noi tutti siamo debitori verso questo evento storico. La nostra fede è costruita su questo Magistero indimenticabile del Concilio di Trento.” (beato Giovanni Paolo II, Regina Coeli, 30 aprile 1995)
“Basti pensare, ad esempio, al Concilio di Trento, dal quale ci separano circa quattro secoli e mezzo. Tra le ragioni per cui quel Concilio ha avuto un enorme influsso innovatore nel cammino del Popolo di Dio” (beato Giovanni Paolo II, omelia, 27 ottobre 2001)
“[Trento fu] nuova attualizzazione e una rivitalizzazione della […] dottrina” (Benedetto XVI, discorso, 31 agosto 2006)
“la grande riforma spirituale promossa dal Concilio di Trento.” (Benedetto XVI, udienza generale, 23 marzo 2011)
“dobbiamo nominare il Concilio di Trento, nel XVI secolo, che ha chiarito punti essenziali della dottrina cattolica di fronte alla Riforma protestante” (Benedetto XVI, udienza generale, 10 ottobre 2012)

 

Concilio_Trento

 

 

Read Full Post »

Sono passati settant’anni, ma la sua attualità è ancora enorme. Non sembra certo avere sulle spalle quasi tre quarti di secolo. Stiamo parlando dell’enciclica Mystici Corporis Christi, che fu emanata dal ven. Pio XII il 29 giugno del 1943, in pieno conflitto mondiale. Infatti, anche se le angosce, le preoccupazioni, le stragi, occupavano una parte importante della mente del Papa, egli non volle privare i suoi figli del cibo spirituale e con mirabile chiarezza e dottrina, fedele al suo incarico di istruire i fratelli nella santa fede cattolica.Tutti i suoi successori (tranne Giovanni Paolo I, che non ne ebbe il tempo, e Francesco, che è stato eletto da poco) la hanno abbondantemente citata, così come il Concilio Vaticano II (una decina di volte nella Lumen Gentium e una volta nel Presbiterium Ordinis) e il Catechismo della Chiesa Cattolica (che la utilizza quattro volte).

ChiesaCattolica
Il testo completo – senz’altro consigliabile d’essere letto per intero – si può trovare qui in italiano e, per gli ardimentosi che volessero (e fossero in grado) di cimentarsi con l’originale latino, si può provare qui.
Ecco qualche estratto:

Rileviamo sin dall’inizio che, come il Redentore del genere umano ricevette persecuzioni, calunnie c tormenti da quei medesimi la cui salvezza s’era addossata, così la società da lui costituita si assomiglia anche in questo al suo divin Fondatore. [...] Rileviamo sin dall’inizio che, come il Redentore del genere umano ricevette persecuzioni, calunnie c tormenti da quei medesimi la cui salvezza s’era addossata, così la società da lui costituita si assomiglia anche in questo al suo divin Fondatore. [...] Confidiamo inoltre che neppure a coloro che sono fuori del grembo della Chiesa cattolica saranno ingrate né inutili le verità che stiamo per esporre intorno al Corpo mistico di Cristo. [...] La Nostra sollecitudine pastorale poi è il principale motivo che Ci fa trattare con una certa ampiezza di questa eccelsa dottrina. [...] Tuttavia, se a buon diritto possiamo godere di quanto abbiamo accennato, pure non si deve negare che circa questa dottrina non solo si spargono gravi errori da coloro che sono separati dalla vera Chiesa, ma si diffondono anche tra i fedeli teorie inesatte o addirittura false, che deviano le menti dal retto sentiero della verità. Infatti, da una parte perdura il falso razionalismo il quale ritiene completamente assurdo ciò che trascende le forze dell’ingegno umano, e gli associa un altro errore affine (il cosiddetto naturalismo volgare), il quale non vede né vuol riconoscere altro nella Chiesa di Cristo all’infuori dei vincoli puramente giuridici e sociali; dall’altra parte si va introducendo un falso misticismo il quale falsifica la Sacra Scrittura, sforzandosi di rimuovere gli invariabili confini fra le cose create e il Creatore. [...] questa verace Chiesa di Cristo (che è la Chiesa Santa, Cattolica, Apostolica Romana) [...] Che la Chiesa sia un corpo, lo bandiscono spesso i Sacri Testi. [...] Ma il corpo richiede anche moltitudine di membri, i quali siano talmente tra loro connessi da aiutarsi a vicenda. E come nel nostro mortale organismo, quando un membro soffre, gli altri si risentono del suo dolore e vengono in suo aiuto, così nella Chiesa i singoli membri non vivono ciascuno per sé, ma porgono anche aiuto agli altri, offrendosi scambievolmente collaborazione, sia per mutuo conforto sia per un sempre maggiore sviluppo di tutto il Corpo. [...] così la Chiesa, per questo specialmente deve chiamarsi corpo, perché risulta da una retta disposizione e coerente unione di membra fra loro diverse. [...] il Salvatore del genere umano, per sua infinita bontà, provvide in modo mirabile il suo Corpo mistico di Sacramenti, con i quali le membra, quasi attraverso gradi non interrotti di grazie, fossero sostentate dalla culla all’estremo anelito e si sovvenisse con ogni abbondanza alle necessità sociali di tutto il Corpo. [...] Perciò quelli che son tra loro divisi per ragioni di fede o di governo, non possono vivere nell’unita di tale Corpo e per conseguenza neppure nel suo divino Spirito. [...] Neppure deve ritenersi che il Corpo della Chiesa, appunto perché e fregiato del nome di Cristo, anche nel tempo del terreno pellegrinaggio sia composto soltanto di membri che si distinguono nella santità, o di coloro che son predestinati da Dio alla felicità eterna. [...] il divin Redentore iniziò la costruzione del mistico tempio della Chiesa, quando predicando espose i suoi precetti; lo ultimò, quando crocefisso, fu glorificato; lo manifestò e promulgò, quando mandò in modo visibile lo Spirito Paraclito sui discepoli. [...] che il Corpo mistico della Chiesa si fregi del nome di Cristo, lo si rivendica dal fatto che in realtà egli da tutti debba essere per speciali ragioni ritenuto Capo della medesima. [...] il nostro Salvatore sostenta Egli stesso divinamente la società da lui fondata. [...] viene indicata l’ultima ragione per cui il Corpo della Chiesa è fregiato del nome di Cristo. Cioè Cristo è il divino Salvatore di questo Corpo. [...] nel Corpo mistico la forza di mutua congiunzione, sebbene intima, unisce le membra tra loro in modo che le singole godano del tutto di una propria personalità. [...] la Chiesa, la quale deve ritenersi una società perfetta nel suo genere, non consta soltanto di elementi ed argomenti sociali e giuridici. [...] appare il grave errore sia di coloro che s’immaginano arbitrariamente la Chiesa quasi nascosta e del tutto invisibile, sia di coloro che la confondono con altre istituzioni umane fornite di regola disciplinare e riti esterni, ma senza comunicazione di vita soprannaturale. [...] Questa nostra compagine in Cristo e con Cristo nasce anzitutto dal fatto che la società cristiana, per volontà del suo Fondatore, è un Corpo sociale perfetto, per cui in essa l’unione deve consistere nel concorso di tutte le membra allo stesso fine. [...] Poiché, come abbiamo detto, questo Corpo sociale di Cristo deve essere visibile per volontà del suo Fondatore, quella cospirazione di tutte le membra deve anch’essa manifestarsi esternamente, sia per mezzo della professione d’una fede, sia per la comunione dei medesimi Sacramenti, sia per la partecipazione dello stesso sacrificio, sia per un’operosa osservanza delle stesse leggi. [...] Ai vincoli giuridici, tali in se stessi da trascendere quelli di qualsiasi altra società umana anche suprema, è necessario aggiungere un’altra ragione di unità proveniente da quelle tre virtù con le quali noi ci uniamo a Dio nel modo più stretto, cioè: la fede, la speranza e la carità cristiane. [...] È necessario però che all’amore verso Dio e verso Cristo corrisponda l’amore verso il prossimo. [...] avviene poi che la Chiesa sia quasi la pienezza ed il complemento del Redentore, perché tutti i doni, le virtù e i carismi che si trovano eminentemente, abbondantemente ed efficacemente nel Capo, derivano in tutti i membri della Chiesa e in essi si perfezionano di giorno in giorno a seconda del posto di ciascuno nel Corpo mistico di Gesù Cristo: quindi Cristo in certo modo e sotto ogni riguardo Si completa nella Chiesa [...] Gesù Cristo volle che questa mirabile unione, mai abbastanza lodata, per la quale veniamo congiunti tra di noi e col divino nostro Capo, si manifestasse ai credenti in modo speciale per mezzo del Sacrificio eucaristico. [...] Infatti non mancano coloro i quali non considerano abbastanza metaforicamente e senza distinguere (com’è assolutamente necessario) i significati particolari e propri di corpo fisico, di corpo morale, di Corpo mistico, e quindi danno di questa unione una spiegazione pervertita. [...] Non meno lontano dalla verità è il pericoloso errore di coloro che dall’arcana unione di noi tutti con Cristo si studiano di dedurre un certo insano quietismo, con il quale tutta la vita spirituale dei cristiani e il loro progresso nella virtù vengono attribuiti unicamente all’azione del divino Spirito, escludendo cioè e tralasciando da parte la nostra debita cooperazione. [...] Da tali false asserzioni proviene anche che alcuni asseriscano non doversi molto inculcare la frequente confessione dei peccati veniali [...] Vi sono inoltre alcuni i quali o negano alle nostre preghiere ogni vera efficacia d’impetrazione, ovvero si sforzano d’insinuare nelle menti che le suppliche rivolte a Dio in privato bisogna ritenerle di poco valore, mentre piuttosto quelle pubbliche usate nel nome della Chiesa realmente valgono come quelle che partono dal Corpo mistico di Gesù Cristo. Ciò è affatto erroneo [...] riteniamo conforme al Nostro pastorale ufficio aggiungere anche uno sprone agli animi, affinché un tale Corpo mistico venga amato con quell’ardore di carità che non si limita ai pensieri e alle parole, ma che prorompe in attività di opere. [...] Ma, per non essere ingannati dall’angelo delle tenebre che suol trasfigurarsi in angelo di luce (cfr. II Cor. XI, 14), sia norma suprema del nostro amore l’amare la Sposa di Cristo quale Cristo stesso la volle, conquistandola con il sangue. [...] Ad ottenere poi che un tal pienissimo amore regni negli animi nostri e di giorno in giorno aumenti, è necessario assuefarsi a riconoscere nella Chiesa lo stesso Cristo. [...] è di somma opportunità che teniamo di mira lo stesso Gesù come insuperabile modello di amore verso la Chiesa. [...] Compia, Venerabili Fratelli, questi Nostri paterni voti, che sono certamente anche i vostri, e ottenga a tutti noi un verace amore per la Chiesa, la Vergine Madre di Dio [...]

Pio XII (1939-1958)

Pio XII (1939-1958)

Read Full Post »

Signore, che io veda!

Abbiamo tutti bisogno di ripetere a Nostro Signore, come il cieco che stava sul bordo della strada: “Signore, fate che io veda!” (Lc 18,41) fate che io veda sempre più chiaramente la vostra onnipotenza, la vostra immensa saggezza, la vostra santissima volontà. [Nous avons tous besoin de répéter à Notre Seigneur, comme l'aveugle qui se tenait au bord de la route: "Seigneur, faites que je voie!" (Lc 18,41) faites que je voie toujours plus clairement votre toute-puissance, votre immense sagesse, votre très sainte volonté.] (ven. Pio XII, dal Discorso agli oftalmologi del 12 giugno 1953)

Il venerabile Pio XII

Il venerabile Pio XII

Read Full Post »

Nell’odierna giornata di festa in onore del Sacratissimo Cuore del Signore Nostro Gesù Cristo (solennità nella forma ordinaria, festa di I classe in quella extra-ordinaria), proponiamo qualche pensiero dei Sommi Pontefici sull’odierna festività. Non siamo a conoscenza di interventi in merito del regnante Sommo Pontefice, ma siamo sicuri che egli non si scosta dalla linea dei suoi predecessori.

Noi nutriamo la convinzione che anche il culto del Sacratissimo Cuore di Gesù sia stato al tempo debito e per volontà divina proposto al mondo come oggetto di particolare venerazione, quando cioè, scemando in molti l’ardore della carità, non pareva possibile riaccenderlo se non alla fiamma di questo amore divino. Così il Signore ha mostrato che, secondo la promessa, è e sarà con noi fino alla consumazione dei secoli, sempre ardente della stessa carità che lo bruciava quando si fece uomo e patì e morì per noi. (Benedetto XV, dall’epistola Amor ille singularis, 7 ottobre 1919)

Tra tutti gli altri documenti della infinita bontà del nostro Redentore, questo specialmente risplende: raffreddandosi l’amore dei fedeli, la stessa divina carità fu proposta ad essere onorata con speciale culto, e così le ricchezze della sua bontà furono largamente svelate con quella forma di venerazione con cui onoriamo il Sacratissimo Cuore di Gesù «nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza» (Coloss., II, 3.)(Pio XI, dall’enciclica Miserentissimus Redemptor, 5 agosto 1928)

Questo strettissimo nesso, che secondo le parole della S. Scrittura intercorre tra la carità che deve ardere nei cuori dei cristiani e lo Spirito Santo, ch’è Amore per essenza, ci manifesta in modo mirabile, Venerabili Fratelli, l’intima natura stessa di quel culto che è da tributarsi al Cuore Sacratissimo di Gesù. Se è vero, infatti, che questo culto, considerato nella sua propria essenza, è un atto eccellentissimo della virtù di religione, cioè un atto di assoluta e incondizionata sottomissione e consacrazione da parte nostra all’amore del Redentore Divino, di cui è indice e simbolo quanto mai espressivo il suo Cuore trafitto; è vero parimente, ed in un senso ancora più profondo, che tale culto è il ricambio dell’amore nostro all’Amore Divino. (Pio XII, dall’enciclica Haurietis Aquas, 15 maggio 1956)

Desideriamo che a tutte le categorie dei fedeli siano spiegati nel modo più adatto e completo i profondi e reconditi fondamenti dottrinali, che illustrano gli infiniti tesori di carità del Sacro Cuore; e che si indìcano particolari funzioni sacre, che accendano sempre di più la devozione verso tale culto, degno della più alta considerazione, allo scopo di ottenere che tutti i cristiani, animati da nuove disposizioni di spirito, prestino il dovuto onore a quel Cuore divino, riparino gli innumerevoli peccati con attestazioni di ossequio sempre più fervorose, e conformino l’intera vita ai precetti della vera carità, che è il compimento della legge (Cf Rom 13,10). (Paolo VI, dalla lettera apostolica Investigabiles divitias Christi, 6 febbraio 1965)

Qui tocchiamo più direttamente la realtà del cuore di Gesù. Il cuore, infatti, è un organo umano, che appartiene al corpo, che appartiene all’intera struttura, alla dimensione spirituale e a quella fisica dell’uomo: “E il Verbo si è fatto carne”. In questa duplice dimensione, il cuore trova il suo posto come organo. Ha nello stesso tempo un significato come centro simbolico dell’io interiore, e questo io interiore è, per la sua stessa natura, spirituale. Il cuore di Gesù fu concepito sotto il cuore della Madre Vergine, e la sua vita terrena cessò nel momento in cui Gesù morì sulla croce. Lo testimoniò il soldato romano che forò il costato di Gesù con la lancia. Per tutta la sua vita terrena il cuore di Gesù fu il centro in cui si manifestò, in maniera umana, l’amore di Dio: l’amore di Dio Figlio, e attraverso il Figlio, l’amore di Dio Padre. (beato Giovanni Paolo II, dall’omelia del 18 settembre 1984)

Questo mistero dell’amore di Dio per noi, peraltro, non costituisce soltanto il contenuto del culto e della devozione al Cuore di Gesù: esso è, allo stesso modo, il contenuto di ogni vera spiritualità e devozione cristiana. E’ quindi importante sottolineare che il fondamento di questa devozione è antico come il cristianesimo stesso. (Benedetto XVI, dalla lettera del 15 maggio 2006)

SacroCuore

Read Full Post »

Chiunque dimora spesso e lungamente prostrato ai piedi dell’Ostia, comprende la lezione del pane eucaristico e prova il bisogno imperioso di metterla in pratica, di obliare completamente sè stesso, di donarsi agli altri senza limite. Da questo appunto tutti riconosceranno che siete discepoli di Cristo (cfr. Gv. 13, 35), veri adoratori in spirito e in verità, che glorificano il Padre, imitando il Figlio. (Ven. Pio XII, dal Discorso del 31 maggio 1953 ai sacerdoti adoratori e ai sodalizi dell’adorazione notturna dell’Urbe)

PioXII.3

Read Full Post »

Era il 24 maggio di sessant’anni fa quando l’allora regnante Sommo Pontefice, il venerabile Pio XII, emanava la lettera enciclica Doctor Mellifluus, dedicata alla figura di san Bernardo di Chiaravalle (1090-1153), l’ultimo dei grandi Padri della Chiesa Cattolica. Proponiamo qui di seguito qualche estratto dal documento pontificio (grassetto nostro), rimandando comunque i nostri lettori alla lettura integrale dell’enciclica (la potete trovare qui).

Il dottore mellifluo [San Bernardo, ndr] «ultimo dei Padri, ma non certo inferiore ai primi», si segnalò per tali doti di mente e di animo, cui Dio aggiunse abbondanza di doni celesti, da apparire dominatore sovrano nelle molteplici e troppo spesso turbolente vicende della sua epoca, per santità, saggezza e somma prudenza, consiglio nell’agire. [...]
La sua dottrina fu attinta quasi interamente dalle pagine della sacra Scrittura e dei santi padri, che giorno e notte aveva tra mano e meditava a fondo [...]
egli non rigetta l’umana filosofia che sia genuina filosofia, che conduca cioè a Dio, alla vita onesta e alla cristiana sapienza; ma quella che con vuota verbosità e col fallace prestigio dei cavilli presume con temeraria audacia di assurgere alle cose divine e penetrare interamente i misteri divini [...]
Bernardo con lo studio e la contemplazione ha unicamente inteso di dirigere, stimolato dall’amore più che dalla sottigliezza delle opinioni umane, verso il Sommo Vero i raggi di verità da qualsiasi parte raccolti; da lui impetrando la luce alle menti, la fiamma della carità agli animi, le rette norme per la condotta morale. È questa la vera sapienza [...]
Bernardo, sostenuto da tale sapienza, meditando, contemplando e amando si eleva alle supreme vette della scienza mistica e si congiunge con Dio stesso [...]
Perciò i suoi scritti furono sempre in grande onore; da essi la Chiesa stessa ha tratte non poche pagine celestiali e calde di pietà per la sacra liturgia. [...]
egli stesso ha sovente sperimentato nella contemplazione e nella preghiera questo divino amore che ci permette di congiungerci strettamente con Dio [...]
tutti possono e debbono però elevare di tanto in tanto l’animo da queste cose terrene alle celesti e amare con attiva volontà il Supremo Datore di ogni bene. [...]
Quando infatti gli uomini non amano come si deve il loro Creatore, donde viene tutto ciò che essi hanno, allora non si amano neppure tra loro [...]
Quando con dolore vedeva minacciata o perseguitata la nostra santa religione, non risparmiava fatiche, non viaggi, non premure per difenderla strenuamente e porgerle aiuto secondo le sue possibilità. [...]
egli si consacrò interamente per comporre i dissidi e per la felice riconciliazione e unione degli animi. [...]
egli, sia con la pubblicazione di scritti colmi di dottrina, sia con faticosi viaggi, tentò, sorretto dalla divina grazia, tutto ciò che gli fu possibile, per debellare e far condannare gli errori, e perché gli erranti, per quanto era in suo potere, ritornassero sulla retta via e a miglior consiglio. Egli, consapevole che in questa cosa non importava tanto la sapienza dei dottori, quanto l’autorità soprattutto del romano pontefice, si diede cura d’interporre tale autorità, da lui riconosciuta, nel dirimere tali questioni, come suprema e del tutto infallibile. [...]
Riconosce poi apertamente e pienamente l’infallibilità del magistero del romano pontefice, per quanto riguarda la fede e i costumi. [...]
Era infiammato soprattutto, come abbiamo detto, della più accesa carità verso Dio e verso il prossimo [...] di modo che non solo era sempre misticamente unito col Padre celeste, ma ancora niente più desiderava che guadagnare gli uomini a Cristo, sostenere i sacrosanti diritti della Chiesa e difendere con invitto coraggio l’integrità della fede cattolica. [...]
non si insuperbiva, non andava in cerca della mutevole e vana gloria umana, ma risplendeva in lui sempre quella cristiana umiltà [...]
Alimentava quest’umiltà cristiana e le altre virtù con l’assidua contemplazione delle realtà celesti; le alimentava con le infiammate preci rivolte a Dio, con le quali attirava la grazia celeste su di sé e sulle opere da lui intraprese. [...]
A questo infiammato amore per Gesù Cristo si univa una tenerissima e soave devozione verso la Sua eccelsa Madre [...]
Ci sembra che meglio Noi non potremmo terminare questa lettera enciclica, che invitandovi tutti con le parole del dottore mellifluo ad accrescere ogni giorno più la devozione verso l’alta Madre di Dio, e parimenti a imitare col più grande impegno le sue eccelse virtù, ciascuno secondo le peculiari condizioni della propria vita. [...]
Come, dunque, il dottore di Chiaravalle chiese l’aiuto della vergine Madre di Dio Maria e lo ebbe per l’età sua turbolenta, così noi tutti, con la medesima costante pietà e preghiera dobbiamo ottenere dalla divina madre nostra che a questi gravi mali, sovrastanti o temuti, essa impetri da Dio gli opportuni rimedi; e benigna e potente conceda che, con l’aiuto divino, arrida finalmente una sincera, solida e fruttuosa pace alla Chiesa, ai popoli, alle nazioni. [...]

BernardoDiChiaravalle

Read Full Post »

[...] vorremmo ricordare il principio generale che il cristiano è tale da per tutto e che nessuna circostanza deve impedire al buon odore di Cristo di sprigionarsi dalla sua persona a edificazione di molti, sia che egli si raccolga in preghiera sotto la volta di un tempio, sia che si conceda il sano svago dello sport sotto il cielo di uno stadio [...] (venerabile Pio XII, Discorso del 16 maggio 1953)

Il venerabile Pio XII

Il venerabile Pio XII

Read Full Post »

Older Posts »

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 61 follower