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Archivio per la categoria ‘Pio XII’

Il buon odore di Cristo

[...] vorremmo ricordare il principio generale che il cristiano è tale da per tutto e che nessuna circostanza deve impedire al buon odore di Cristo di sprigionarsi dalla sua persona a edificazione di molti, sia che egli si raccolga in preghiera sotto la volta di un tempio, sia che si conceda il sano svago dello sport sotto il cielo di uno stadio [...] (venerabile Pio XII, Discorso del 16 maggio 1953)

Il venerabile Pio XII

Il venerabile Pio XII

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O Signore Gesù Cristo
Ti ringraziamo per aver donata alla Chiesa il Papa Pio XII,
maestro fedele della Tua verità e pastore angelico.
Egli, con dottrina sicura e mite fermezza,
ha esercitato il supremo ministero apostolico
guidando la Tua Chiesa attraverso il mare agitato delle ideologie totalitarie:
ha aperto le braccia di Pietro, senza distinzione,
a tutte le vittime dell’immane tragedia della II guerra mondiale,
ammonendo che nulla è perduto con la pace, opera della giustizia;
con umiltà e prudenza ha dato rinnovato splendore alla Sacra Liturgia
e ha manifestato la gloria di Maria Santissima proclamandone l’Assunzione al Cielo.
Fa’, o Signore, che sul suo esempio
impariamo anche noi a difendere la verità,
a obbedire con gioia al magistero cattolico
e a dilatare gli spazi della nostra carità.
Per questo Ti supplichiamo,
se fosse per la Tua maggiore gloria e per il bene delle nostre anime,
di glorificare il Tuo Servo, il Papa Pio XII,
concedendoci per sua intercessione la grazia che ti chiediamo …
Amen.

Genova 19-VII-2010
Visto, si approva
Angelo Card. Bagnasco, Arciv.

PioXII.3

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1° maggio: festa cristiana!

Questo dovere ed Impegno Noi, Vicario di Cristo, desideriamo di altamente riaffermare, qui, in questo giorno del 1° maggio, che il mondo del lavoro ha aggiudicato a sé, come propria festa, con l’intento che da tutti si riconosca la dignità del lavoro, e che questa ispiri la vita sociale e le leggi, fondate sull’equa ripartizione di diritti e di doveri.
In tal modo accolto dai lavoratori cristiani, e quasi ricevendo il crisma cristiano, il 1° maggio, ben lungi dall’essere risveglio di discordie, di odio e di violenza, è e sarà un ricorrente invito alla moderna società per compiere ciò che ancora manca alla pace sociale. Festa cristiana, dunque; cioè, giorno di giubilo per il concreto e progressivo trionfo degli ideali cristiani della grande famiglie del lavoro.
Affinchè vi sia presente questo significato, e in certo modo quale immediato contraccambio per i numerosi e preziosi doni, arrecatici da ogni regione d’Italia, amiamo di annunziarvi la Nostra determinazione d’istituire — come di fatto istituiamo — la festa liturgica di S. Giuseppe artigiano, assegnando ad essa precisamente il giorno 1° maggio. Gradite, diletti lavoratori e lavoratrici, questo Nostro dono? Siamo certi che sì, perchè l’umile artigiano di Nazareth non solo impersona presso Dio e la S. Chiesa la dignità del lavoratore del braccio, ma è anche sempre il provvido custode vostro e delle vostre famiglie. (ven. Pio XII, dal Discorso del 1° maggio 1955)

PioXII.8

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Oggi la Santa Chiesa fa memoria (nella forma ordinaria del rito romano) di santa Caterina da Siena. In Italia per noi è una festa particolare, perché non solo festeggiamo una grande santa penitente e una nostra compatriota, ma anche perché la vergine senese è, assieme a san Francesco d’Assisi, patrona d’Italia. Questo provvedimento – di nominare cioè questi due santi quali protettori del nostro Paese – fu uno dei primi provvedimenti presi dal venerabile Pio XII quando, nel 1939, salì al soglio petrino. Era infatti il 18 giugno di quell’anno quando papa Pacelli emanava in merito un breve apostolico. Ricordiamo tutto questo con una breve citazione proprio da quel documento del pastor angelicus:

Santa Caterina, la fortissima e piissima vergine, che valse efficacemente a ridurre e a stabilire la concordia degli animi delle città e contrade della sua Patria e che mossa da continuo amore, con suggerimenti e preghiere, fece tornare alla sede di Pietro in Roma i romani pontefici, che quasi in esilio vivevano in Francia, tanto da essere considerata a buon diritto il decoro e la difesa della Patria e della Religione. (Pio XII, breve Licet Commissa, 18 giugno 1939)

Agostino Caracci, Estasi di santa Caterina, 1590

Agostino Caracci, Estasi di santa Caterina, 1590

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La speranza del nuovo sole

Vi sia di conforto la speranza di una promettente schiarita nel cielo nuvoloso di questo nostro mondo. Senza dubbio altre tempeste potranno ancora scatenarsi; ma chi non intravede dalle già, qua e là, squarciate nubi, pronto a sfolgorare coi suoi raggi il sole di una nuova giornata più luminosa e serena? Andrà forse risonando invano il gemito di milioni di anime, che « invocano un cambiamento di rotta e guardano alla Chiesa di Cristo come a valida ed unica timoniera »? Tornate [...] ai vostri luoghi di lavoro e dite : «Sta per venire a voi il regno di Dio»! (ven. Pio XII, dal discorso alle coltivatrici e lavoratrici del tabacco, 26 aprile 1953)

PioXII.1

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Lo sviluppo liturgico

La sacra Liturgia [...] consta di elementi umani e di elementi divini: questi, essendo stati istituiti dal Divin Redentore, non possono, evidentemente, esser mutati dagli uomini; quelli, invece, possono subire varie modifiche, approvate dalla sacra Gerarchia assistita dallo Spirito Santo, secondo le esigenze dei tempi, delle cose e delle anime. Da qui nasce la stupenda varietà dei riti orientali ed occidentali; da qui lo sviluppo progressivo di particolari consuetudini religiose e pratiche di pietà inizialmente appena accennate; di qui viene che talvolta sono richiamate nell’uso e rinnovate pie istituzioni obliterate dal tempo. (ven. Pio XII, dall’enciclica Mediator Dei)

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La Liturgia dell’epoca antica è senza dubbio degna di venerazione, ma un antico uso non è, a motivo soltanto della sua antichità, il migliore sia in se stesso sia in relazione ai tempi posteriori ed alle nuove condizioni verificatesi. Anche i riti liturgici più recenti sono rispettabili, poiché sono sorti per influsso dello Spirito Santo che è con la Chiesa fino alla consumazione dei secoli, e sono mezzi dei quali l’inclita Sposa di Gesù Cristo si serve per stimolare e procurare la santità degli uomini. (ven. Pio XII, dall’Enciclica Mediator Dei, 20 novembre 1947)

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Talvolta, quando si discute di interpretazione del Concilio Vaticano II e del Magistero più recente, si sente affermare da alcuni che “la Tradizione giudica il Magistero”, o che “la Tradizione interpreta la Scrittura e il Magistero”. Probabilmente, da versanti opposti, si affermerebbe che “la Scrittura giudica il Magistero e la Tradizione” (o qualcosa di simile). Il vero bersaglio di queste affermazione, evidentemente, è il Magistero vivo della Chiesa (1). Tuttavia, quest’idea che il Magistero sia giudicato ed interpretato dalla Scrittura e dalla Tradizione è semplicemente sbagliata. Ci limitiamo a citare un breve passaggio di Pio XII:

Questo sacro Magistero per qualsiasi teologo deve essere essere, in materia di fede e costumi, norma prossima e universale di verità, poiché ad esso Cristo Signore affidò l’intero deposito della fede – appunto le Sacre Scritture e la divina Tradizione – affinché fosse custodito, difeso ed interpretato. (2)

Pio XII (1939-1958)

Volutamente abbiamo scelto un testo precedente al Vaticano II, affinché non potessimo essere accusati di proporre una dottrina “nuova”. Non ci risulta, infatti, che l’Humani Generis sia stata fatta oggetto, all’epoca in cui venne promulgata, di critiche “tradizionaliste”, né da mons. Lefebrvre, né da altri che successivamente si sarebbero opposti al Vaticano II.
Questo testo, dunque, afferma che al Magistero ecclesiale fu affidato il depositum fidei e ci vien detto espressamente che il Magistero deve custodire, difendere ed interpretare la Sacra Scrittura e la Tradizione.
In verità, vorremmo sbagliarci, ma temiamo che alcuni fratelli nella fede cerchino – speriamo inconsapevolmente – di sostenere certe tesi erronee per poter difendere la propria opposizione al Magistero. Se, infatti, come affermano loro, il soggetto interpretante fosse la Tradizione o la Scrittura, essi potrebbero veicolare la propria interpretazione di ciò che Tradizione e Scrittura affermano. In questo, il protestantesimo e il tradizionalismo (inteso non certo come amore per la Tradizione, quanto piuttosto come un atteggiamento deviato) finiscono davvero col toccarsi: sola Scriptura, dice uno (e la Scrittura me la interpreto io, come dico io, senza la mediazione della Chiesa); Traditio, traditio, dice l’altro (e la Tradizione come la interpreto io, come la intendo io). E’ un atteggiamento fuori luogo, perché di fatto scade nell’individualismo della fede.
Si potrebbe obiettare: la Scrittura e la Tradizione sono lampanti, evidenti, non necessitano di grandi interpretazioni: quel che vogliono dire, è evidente. Tuttavia, la storia della Chiesa – volendo limitarci a questo campo – insegna piuttosto il contrario; così come vanno in questo senso le succitate parole di papa Pacelli, che esplicitamente parla del Magistero che interpreta il deposito della fede.

Note:
(1) Parliamo di “magistero vivo” consapevoli che una simile espressione non è – come qualcuno vorrebbe pensare – legata al Vaticano II o al periodo successivo, ma precedente: si ritrova infatti spesso (per esempio) in Pio XII (cfr. ad es. Humani Generis, I: “Deus Ecclesiae suae Magisterium vivum dedit” “Dio diede alla Sua Chiesa un vivo Magistero”) e Leone XIII (cfr. ad es. Satis Cognitum: “vivum, authenticum, idemque perenne magisterium” “Magistero vivo, autentico e perenne”).
(2) [...] hoc sacrum Magisterium, in rebus fidei et morum, cuilibet theologo proxima et universalis veritatis norma esse debet, utpote cui Christus Dominus totum depositum fidei — Sacras nempe Litteras ac divinam «traditionem» – et custodiendum et tuendum et interpretandum concredidit [...] (cfr. Humani Generis, I)

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Un papiro rivela: Gesù era sposato”; “Antico papiro: Gesù era sposato”; “Gesù sposato con Maria Maddalena: la prova in nuovo vangelo”; “Il papiro copto che conferma: Gesù era sposato”; “Un papiro copto parla della moglie di Gesù”: ecco alcuni dei titoli che compaiono da qualche giorno in giro per il web. Manna per coloro che mettono in discussione la Chiesa, i suoi insegnamenti, i Vangeli canonici. E, per i credenti, forse il rischio di una spiacevole sensazione, di essere messi in discussione, di essere attaccati. Addirittura – speriamo di no – forse qualche dubbio più serio si è insinuato nel cuore degli stessi cattolici? Proprio non ce n’è ragione. Perché la notizia riportata con tanto fiato di trombe è in buona parte una “non notizia”. Vediamo un attimo perché.
Per prima cosa ci si può chiedere: che è successo? Affidandoci ad una fonte affidabile come Andrea Tornielli (http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/fede-e-archeologia-faith-and-archeology-fe-y-arqueologia-18265/), veniamo quindi a sapere che, nel corso di un importante convegno internazionale una professoressa dell’università di Harvard (USA), Karen Leigh King, ha presentato i risultati preliminari di un proprio studio su un frammento di papiro del IV secolo d.C., dal quale parrebbe di poter evincere che Gesù Cristo fosse sposato. Va detto che la stessa docente ha fatto affermazioni decisamente più prudenti di quanto si possa pensare, limitandosi a sostenere che quello presentato sarebbe un documento che prova l’esistenza di un dibattito tra i cristiani antichi riguardo al fatto che Gesù fosse sposato.

(© foto: Karen L. King 2012) Ecco il frammento “incriminato” di papiro

Per quanto riguarda il merito di tutta la faccenda, ci permettiamo di rinviare anzitutto ad un articolo del sito Uccr (Unione Cristiani Cattolici Razionali) che affronta la materia con dovizia di testimonianze. Potete leggere l’intervento qui.
Ci limitiamo qui a segnalare i numerosissimi punti oscuri di questa vicenda:
a) non si conosce la provenienza del frammento. Si ipotizza l’Egitto ed è probabile: ma dove, di preciso? Il Fayum? L’Alto Egitto? Una necropoli? Inoltre, è anonimo anche il proprietario del frammento.
b) Il frammento sembra risalire – da un’analisi della grafia – al IV secolo. Tuttavia, è stato retrodatato al II secolo sulla base di due motivazioni: 1) perché ha paralleli nella letteratura del II secolo (vangelo di Tommaso, di Maria, degli Egiziani); 2) perché in quel periodo c’erano discussioni sullo stato maritale di Cristo. Come si può intuire, però, nessuna delle due prove è decisiva per una simile retrodatazione.
c) L’autenticità stessa del frammento è contestata. Non conosciamo infatti il contesto dal quale questo scritto proviene (forse una biblioteca gnostica?). Inoltre, il frammento è piccolo (4 cm per 8 cm) e non si sa di cosa parlasse la parte mancante del papiro. Non sono ancora state fatte neppure prove al radiocarbonio né test sull’inchiostro – quest’ultimo in particolare è un esame importante per capire se si tratta di un falso o meno.
d) Come si afferma nell’articolo dell’Uccr, non pochi studiosi sono tutt’altro che certi dell’autenticità del frammento;nell’agosto 2012, poi, la King propose alla Harvard Theological Review un articolo riguardo al papiro, ma due dei tre critici chiamati a giudicare in merito sollevarono dubbi sull’autenticità del frammento.
e) Non si può neppure escludere che il frammento sia stato rotto così di proposito – ad esempio, per isolare le parole “Mia moglie” dal contesto in cui erano inserite;
f) L’importanza del contesto, per l’appunto, è notevole: si pensi, per esempio, che nella Bibbia l’espressione “mia moglie” sembra ricorrere almeno sedici volte (Gn 20,11; Gn 20,12; Gn 26,7; Gn 44,27; Es 21,5; Gdc 15,1; 2 Sam 3,14; 2 Sam 11,11; Tb 2,11; Tb 2,13; Tb 8,21; Gb 19,17; Gb 31,10; Ez 24,18; Os 2,4; Lc 1,18); quella “mia sposa” almeno tre (Gn 29,21; 2 Sam 3,14; Os 2,21). Non si può escludere che Gesù stesse citando uno di questi passi.

Altro che frammenti di papiro…
qui troviamo la Parola di Dio!

Un altro esempio che fa ben comprendere l’importanza del contesto è questo: si provi a pensare cosa dovesse accadere qualora si fosse trovato un frammento del libro dei Salmi, che riporti le parole “Dio non esiste”. Una cosa del genere sarebbe possibile, perché quest’espressione ricorre in almeno due passaggi (Sal 9,25; 53,2). Tuttavia, dal contesto evinceremmo che la frase non è certo supportata dal testo sacro, ma condannata: “Nel suo orgoglio il malvagio disprezza il Signore: <Dio non ne chiede conto, non esiste!>” (9,25); “Lo stolto pensa: <Dio non c’è> (53,2).
g) A coloro che eventualmente dovessero sostenere con forza che Gesù era sposato, possiamo rispondere che, come cattolici, la cosa non solo non ci scandalizza, ma anzi siamo completamente d’accordo: Gesù era ed è sposato. Sì, con la Sua Chiesa. Basta infatti leggere san Paolo e altri passi del Nuovo Testamento per rendersene conto (rimandiamo a questo articolo per un maggior approfondimento), così come il Catechismo (ad esempio, nn. 756-757-771-772-773-789 e soprattutto 796). Richiami in merito vi sono anche nel Secondo Concilio di Nicea (anno 787) e nel Concilio di Vienne (anno 1311-1312)(cfr. DS 901) Esiste addirittura una Costituzione Apostolica di Pio XII (del 1950) che si intitola “Sponsa Christi” (anche se poi il testo tratta in gran parte di altre materie); del resto, nella Mystici Corporis di papa Pacelli si parla non di rado della Santa Chiesa quale sposa di Cristo. Qualche altra citazione: “la Chiesa, la quale [...] è unita a Cristo, suo Sposo” (Leone XIII, enc. Exeunte iam anno); san Pio X parla della “bellezza della sposa di Cristo [cioè la Chiesa, ndr]”(enc. Communium rerum); “Chiesa, sposa di suo [della Vergine, ndr] Figlio” (Benedetto XV, enc. Fausto appetente die); “la mistica Sposa di Cristo [la Chiesa, ndr] nel corso dei secoli non fu mai contaminata né giammai potrà contaminarsi” (Pio XI, enc. Mortalium Animos); “E Gesù Cristo, per continuare l’opera sua, volle che la Chiesa, sua mistica Sposa [...]” (ven. Pio XII, udienza generale del 6 dicembre 1939); “la Chiesa, Sposa di Cristo” (beato Giovanni XXIII, motu proprio Consilium, 3); Paolo VI dedicò al tema almeno un’udienza generale (quella del 15 giugno 1966), dove afferma per esempio che “questa allegoria […] ci autorizza a chiamare la Chiesa Sposa di Cristo”; “la Chiesa è sostenuta dalla forza della grazia di Dio, a lei promessa dal Signore, affinché per l’umana debolezza non venga meno alla perfetta fedeltà, ma rimanga la degna sposa del suo Signore” (Giovanni Paolo I, radiomessaggio del 27 agosto 1978); il beato Giovanni Paolo dedicò al tema, per esempio, l’udienza generale del 18 dicembre 1991, ove affermò per esempio che “la Chiesa è la Sposa di Cristo”; “Chiesa, Sposa di Cristo” (Benedetto XVI, udienza generale del 15 dicembre 2010).
h) Concludendo con una battuta, si potrebbe dire che talvolta si ha come la sensazione che, pur di dar sotto alla Chiesa e alla fede cattolica, ci sia chi è disposto prima a sostenere che Gesù non è mai esistito; per passare poi ad esibire il certificato di matrimonio dello stesso…

Bibliografia:
http://www.hds.harvard.edu/faculty-research/research-projects/the-gospel-of-jesuss-wife (in inglese)(pagina ufficiale del progetto di ricerca sul frammento)
http://www.hds.harvard.edu/sites/hds.harvard.edu/files/attachments/faculty-research/research-projects/the-gospel-of-jesuss-wife/29865/King_JesusSaidToThem_draft_0920.pdf (in inglese)(lungo articolo di 52 pagine della King riguardo al frammento in questione)

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[…] pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo. (ven. Pio XII, dalla bolla Munificentissimus Deus, 1° novembre 1950)

 

I dogmi dell’Immacolata Concezione e dell’Assunta sono, in ordine di tempo, le luci più recenti che, per l’assistenza dello Spirito Santo, i Papi hanno fatto rifulgere sul capo della Madonna. (beato Giovanni XXIII, dal discorso del 28 agosto 1959)

 

 

Oggi, invece, siamo obbligati ad esultare, poiché nella letizia più alta ci si presenta la conclusione d’una esistenza eccezionale e privilegiata, con i fulgori di gloria, beatitudine e trionfo che il Signore ha voluto dare a questa Creatura elettissima. (servo di Dio Paolo VI, dall’omelia del 15 agosto 1964)

 

[…] la Vergine immacolata, preservata immune da ogni macchia di colpa originale finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria in anima e corpo e dal Signore esaltata quale regina dell’universo per essere così più pienamente conforme al figlio suo, Signore dei signori (cfr. Ap 19,16) e vincitore del peccato e della morte. (Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione dogmatica Lumen Gentium, 59, 1964)

 

 

L’Assunzione, è il trionfo non solo dell’anima limpidissima della Benedetta fra tutte le donne, ma altresì del suo corpo innocente, virgineo ed immacolato. Come il corpo di Gesù, suo Figlio, fu risuscitato, e così investito dalla divinità a cui era unito da godere d’una forma superiore di vita, così quello di Maria, la Purissima, che per virtù dello Spirito Santo aveva generato l’umanità di Cristo, raggiunse quella pienezza di perfezione che è riservata ai corpi dopo la risurrezione beata (Cfr. 1 Cor. 15, 42). (servo di Dio Paolo VI, dall’omelia del 15 agosto 1972)

 

Noi crediamo dunque con assoluta certezza che Maria santissima, Madre di Cristo e Madre nostra spirituale, è già in cielo e gode con Cristo, in anima e corpo, l’eterna felicità di Dio! Noi, che siamo ancora pellegrini su questa terra “nella condizione della lotta e dello sforzo contro il male per il progresso della grazia” (Lumen Gentium, 65), innalziamo il nostro sguardo a Maria assunta, per inebriarci della sua luce, per ascoltare il suo insegnamento, per confidare nella sua bontà, per imitare le sue virtù, nell’impegno e nell’attesa di raggiungerLa un giorno nella sua gloria! (beato Giovanni Paolo II, dall’udienza generale del 15 agosto 1987)

 

Pio XII proclama il dogma dell’Assunzione di Maria
(1° novembre 1950)

 

Vergine Madre di Cristo, veglia sulla Chiesa! Fa’ che un giorno anche noi possiamo condividere la tua stessa gloria in Paradiso, dove “oggi sei stata assunta sopra i cori degli Angeli e trionfi con Cristo in eterno” (Ant. d’inizio della Messa vespertina nella vigilia). (beato Giovanni Paolo II, dall’Angelus del 15 agosto 2003)

 

Non ci limitiamo ad ammirare Maria nel suo destino di gloria, come una persona molto lontana da noi: no! Siamo chiamati a guardare quanto il Signore, nel suo amore, ha voluto anche per noi, per il nostro destino finale: vivere tramite la fede nella comunione perfetta di amore con Lui e così vivere veramente. (Sua Santità Benedetto XVI, dall’omelia del 15 agosto 2010)

 

E’ un mistero grande quello che oggi celebriamo, è soprattutto un mistero di speranza e di gioia per tutti noi: in Maria vediamo la meta verso cui camminano tutti il coloro che sanno legare la propria vita a quella di Gesù, che lo sanno seguire come ha fatto Maria. (Sua Santità Benedetto XVI, dall’Angelus del 15 agosto 2011)

 

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