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Archivio per la categoria ‘Pio IX’

Prima sezione qui. Seconda sezione qui. Terza sezione qui. Quarta sezione qui. Quinta sezione qui. Articolo originale in inglese: Brian W. Harrison, “Pius IX, Vatican II and Religious Liberty” in “Living Tradition” n. 9 del gennaio 1987 (testo originale qui: http://www.rtforum.org/lt/lt9.html#II)

Ma in quale misura, esattamente, il bene comune richiede tali misure coercitive? Ciò può variare molto, a seconda delle circostanze storiche, sociali e politiche; e l’infallibilità della Chiesa non si estende a questo campo, che non riguarda principi fondamentali, ma le decisioni sui mezzi proporzionati per raggiungere un determinato fine. Il diritto pubblico pre-conciliare della Chiesa applicava i suddetti principi dottrinali stabilendo che, nei paesi prevalentemente cattolici, tutte le attività religiose non cattoliche pubbliche dovessero essere considerate, in quanto tali, un pericolo per il bene comune e quindi meritevoli di proibizione legale.
Il Vaticano II, tuttavia, evidenziando un altro aspetto della legge divina – cioè il diritto naturale di tutti gli uomini ad essere lasciati liberi (entro debiti limiti) di praticare la proprio religione senza interferenza umana – ha in effetti modificato sostanzialmente questa precedente legge ecclesiastica (non si tratta di dottrina). Allo stesso modo, la Chiesa ha spesso cambiato molti altri aspetti della propria precedente legislazione o disciplina, qualora non sembrasse ancora opportuna o apparisse dar luogo, nella pratica, ad ingiustizie (20). A partire dal Vaticano II, in particolar modo quando inteso alle luce di come la Santa Sede ha applicato la dichiarazione conciliare, la nuova legge stabilisce che, anche nei paesi a maggior prevalenza cattolica, il diritto all’immunità dall’interferenza del governo concesso almeno ai gruppi più moderati e onestamente non cattolici, ha la precedenza rispetto al diritto dei cattolici a non essere “indotti in tentazione” verso peccati contro la loro fede, a seguito della pubblica diffusione dell’eresia o dell’apostasia (21). Quest’immunità, secondo il concilio, è in se stessa un aspetto del bene comune – se si intende questo termine nel senso più ampio. Per quanto riguarda la restrizione civile, poi, la Chiesa ora interpreta e applica la legge divina meno severamente di prima: in materia di religione, il bene comune ora permette e richiede misure coercitive solo le sue caratteristiche fondamentali sono messe in pericolo – caratteristiche che sono indicate assieme in Dignitatis Humanæ, 7 col termine di “ordine pubblico”. In altre parole, anche nei paesi fortemente cattolici la pubblica diffusione di idee o pratiche non cattoliche non dovrebbe ora (secondo il Vaticano II) essere considerata una pubblica minaccia al bene comune semplicemente perché sono non-cattoliche. Piuttosto, per meritare una simile classificazione esse dovrebbe solitamente essere di quel tipo di propaganda anti-cattolica che aggredisce o minaccia (a causa del proprio contenuto o dei propri metodi) quelle norme di verità, onestà, responsabilità civica, morale sessuale e rispetto delle altre persone che possono essere validamente sostenuti e stabiliti su basi esclusivamente umane e razionali, senza fare appello all’autorità soprannaturale della rivelazione divina.

Il beato Pio IX: il suo insegnamento rimane estremamente importante

In breve, tutti i cattolici che amano e onorano il magistero della Chiesa possono rincuorarsi. Non dobbiamo accontentarci con la posizione non troppo rassicurante per la quale non sia provato che il Vaticano II abbia contraddetto l’enciclica Quanta Cura di papa Pio IX. Una volta che abbiamo letto con la dovuta cura i documenti pertinenti nell’originale latino, con una corretta comprensione storica di cosa essi volessero dire con la scelta di certe espressioni e tenendo a mente la cruciale distinzione tra la dottrina della Chiesa da un lato e il suo mutevole diritto pubblico dall’altro, solo un verdetto è possibile: il Concilio è “da dichiararsi innocente” riguardo a quell’accusa.

Fine sesta sezione – fine dell’articolo

Note:
(20) Il vescovo de Smedt fece notare ciò ai Padri conciliari, menzionando a titolo d’esempio e come precedente il fatto che papa Benedetto XIV, nel 1745, aveva esplicitamente ripudiato la disciplina medievale la quale non aveva sempre rispettato le libertà personali e aveva talvolta permesso indebite pressioni o coercizioni sulle persone, riguardo all’abbracciare il sacerdozio o la vita religiosa. Cfr. Acta Synodalia, vol. IV, parte V, p. 101.
(21) Qualcuno potrebbe obiettare che, approvando la recente revisione del Concordato con la repubblica italiana – la quale non riconosce più il Cattolicesimo come “religione di Stato” – la Santa Sede adotti implicitamente la posizione per la quale la separazione costituzionale tra Chiesa e Stato è ora il modello preferito o ideale anche nei i paesi cattolici. Questa deduzione sembra abbastanza ingiustificata. La decisione della Santa Sede nel caso specifico – ovviamente prudenziale, pratica e non infallibile – deve essere vista alla luce del fatto che l’Italia è ora de facto una società abbastanza pluralistica, dato che comprende non solo gruppi minoritari di protestanti, testimoni di Geova e musulmani, ma anche un gran numero di persone senza alcun reale impegno religioso (l’Italia ha il più grande partito comunista di tutte le nazioni occidentali). Il cardinal Casaroli, cioè il maggior artefice (dal lato vaticano) della revisione del Concordato, senza dubbio aveva in mente l’insegnamento del Vaticano II contenuto in Gaudium et Spes, 76, il quale osserva che la Chiesa “non pone la sua speranza nei privilegi accordatigli dall’autorità civile” e che essa è pronta a “rinunciare all’esercizio di certi diritti legittimamente acquisiti, ove constatasse che il loro uso può far dubitare della sincerità della sua testimonianza o nuove circostanze esigessero un nuovo approccio.” Tuttavia, è abbastanza chiaro che la Santa Sede non sta suggerendo che ciò che essa ritiene migliore nel caso dell’Italia sia necessariamente la miglior soluzione costituzionale per tutti gli altri paesi. Al contrario, il concordato post-conciliare del Vaticano con la Colombia (1973) – probabilmente la nazione più solidamente cattolica nell’America Latina – continua a dare alla Chiesa un riconoscimento costituzionale molto più positivo. In realtà, esso riflette in misura non piccola l’insegnamento ribadito da Dignitatis Humanæ riguardo al “dovere morale” delle “società” verso la vera religione. L’articolo 1 del nuovo concordato colombiano dice: “Lo Stato, per riguardo al tradizionale sentimento cattolico della nazione colombiana, considera la religione cattolica e romana come un elemento fondamentale del bene comune e dello sviluppo integrale della comunità nazionale”.

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Amantissimus humani generis (1862)

Centocinquant’anni fa, l’8 aprile, il beato Pio IX pubblicava l’enciclica Amantissimus humani generis. Il tema principale che essa affronta è la sollecitudine amorevole che la Madre Chiesa rivolge verso alle Chiese orientali, desiderando dissipare qualsiasi equivoco e voci malevoli, dipingenti il ritorno alla piena comunione con la Santa Sede come una “latinizzazione” ed un abbandono delle buone e venerande tradizioni locali proprie di quelle comunità. Né papa Ferretti risparmia, nel testo, le esortazioni – in particolar modo ai Vescovi – affinché vigilino con pastorale carità sul gregge loro affidato.
Qui di seguito proponiamo alcuni punti di carattere più generale, che ci sembrano interessanti.
Ecco un primo passo scelto della traduzione italiana (che potete trovare per intero qui):

Affinché questa unità di fede e di dottrina fosse sempre conservata nella Sua Chiesa, scelse tra tutti uno solo, Pietro, che designò come Principe degli Apostoli e Suo Vicario in terra, inespugnabile fondamento e capo della Sua Chiesa, così che, sovrastando su tutti sia per il grado di nobiltà, sia per l’ampiezza e il prestigio dell’autorità, del potere e della giurisdizione, pascesse le pecore e gli agnelli, rincuorasse i Fratelli, reggesse e governasse la Chiesa universale. Cristo volle pertanto che questa sua Chiesa rimanesse una e immacolata fino alla consumazione dei secoli, e ordinò di conservare integra una sola fede, una sola dottrina e la struttura di governo; volle inoltre che la pienezza della dignità, della potestà e della giurisdizione, la purezza e la saldezza della fede concesse a Pietro fossero tramandate anche ai Romani Pontefici successori di Pietro che sono elevati a questa Romana Cattedra dello stesso Pietro ed ai quali – che impersonano il Beatissimo Principe degli Apostoli– dallo stesso Cristo sono stati divinamente affidati la suprema cura di tutto il gregge del Signore e il supremo governo della Chiesa Universale.

Dal testo sembra chiaro come abbia ben scarso fondamento l’opinione di coloro che ritengono di poter affermare che la Chiesa – nel passato o nel presente – non abbia conservato la santa fede cattolica. Risalta inoltre fulgidamente il ruolo del Papa di Roma: non un primus inter pares, non un mero portavoce del collegio episcopale, non un cattolico che – invece di insegnare – proponga costantemente mere opinioni teologiche all’attenzione dei fedeli: piuttosto, invece, il Vicario di Cristo in terra, la roccia della Chiesa, il successore del beato apostolo Pietro.
Proponiamo poi un secondo passo:

Invero non contrasta affatto con l’unità della Chiesa Cattolica la molteplice varietà dei sacri e legittimi riti, ché anzi concorre ad accrescere la dignità, la maestà, il decoro e lo splendore della stessa Chiesa.

Dopo che il Santo Padre Benedetto XVI, con atto di grande carità, ha emanato il Motu Proprio Summorum Pontificum (2007), col quale ha reso particolarmente libera la celebrazione dei Sacri Riti secondo la forma extra-ordinaria del rito romano (comunemente detta “Messa in latino” o “Messa tridentina” o “Messa di san Pio V”), non poche voci si sono levate a paventare la possibilità che questo provvedimento intaccasse l’unità della Santa Chiesa. Ci sembra che le parole del beato Pio IX siano proponibili come risposta a questi timori.

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