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Archivio per la categoria ‘Paolo VI’

Igitur ad Beatae Virginis gloriam ad nostrumque solacium, Mariam Sanctissimam declaramus Matrem Ecclesiae, hoc est totius populi christiani, tam fidelium quam Pastorum, qui eam Matrem amantissimam appellant; ac statuimus ut suavissimo hoc nomine iam nunc universus christianus populus magis adhuc honorem Deiparae tribuat eique supplicationes adhibeat.
[Perciò a gloria della Beata Vergine e a nostra consolazione dichiariamo Maria Santissima Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo cristiano, sia dei fedeli che dei Pastori, che la chiamano Madre amatissima; e stabiliamo che con questo titolo tutto il popolo cristiano d’ora in poi tributi ancor più onore alla Madre di Dio e le rivolga suppliche.] (Paolo VI, Discorso a conclusione della III sessione del Vaticano II, 21 novembre 1964)

Le parole che avete appena letto, parole di papa Montini, parole d’un Sommo Pontefice, sono ben solenni e s’adattano al tributo d’onore che desideriamo rivolgere alla Beata Sempre Vergine Maria.
Come infatti sapranno i nostri attenti lettori, questo blog ha due patroni: oltre al servo di Dio Tomas Tyn O.P., infatti, ci siamo posti sotto la materna protezione della Santissima Madre di Dio, onorata col titolo di Madre della Chiesa.
Sarebbe certo opportuno approfondire un attimo questo titolo; e quale miglior modo di proporvi un altro passaggio del medesimo discorso di Paolo VI?

Si tratta di un titolo [Mater Ecclesiae, ndr], Venerabili Fratelli, non certo sconosciuto alla pietà dei cristiani; anzi i fedeli e tutta la Chiesa amano invocare Maria soprattutto con questo appellativo di Madre. Questo nome rientra certamente nel solco della vera devozione a Maria, perché si fonda saldamente sulla dignità di cui Maria è stata insignita in quanto Madre del Verbo di Dio Incarnato. Come infatti la divina Maternità è la causa per cui Maria ha una relazione assolutamente unica con Cristo ed è presente nell’opera dell’umana salvezza realizzata da Cristo, così pure soprattutto dalla divina Maternità fluiscono i rapporti che intercorrono tra Maria e la Chiesa; giacché Maria è la Madre di Cristo, che non appena assunse la natura umana nel suo grembo verginale unì a sé come Capo il suo Corpo mistico, ossia la Chiesa. Dunque Maria, come Madre di Cristo, è da ritenere anche Madre di tutti i fedeli e i Pastori, vale a dire della Chiesa. [...] [Maria] che ci ha dato un giorno Gesù, fonte della grazia soprannaturale, non può non rivolgere la sua funzione materna alla Chiesa, specialmente in questo tempo in cui la Sposa di Cristo si avvia a compiere con più alacre zelo la sua missione salutifera. [...] Dopo aver promulgata ufficialmente la Costituzione sulla Chiesa, alla quale abbiamo dato coronamento dichiarando Maria Madre di tutti i fedeli e Pastori, cioè della Chiesa, confidiamo fermamente che il popolo cristiano invocherà con maggiore speranza e più fervoroso ardore la Beatissima Vergine e le accorderà il culto e l’onore dovuti.

Tanti altri testi potremmo proporvi, ma ci limitiamo a rimandarvi alla trattazione del Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 963-975).

Madre della Chiesa! Illumina il Popolo di Dio sulle vie della fede, della speranza e della carità! (beato Giovanni Paolo II)

Giovanni Battista Salvi da Sassoferrato, “Madonna col Bambino” (sec. XVII)

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Riconoscere e apprezzare i valori della tradizione non è passività, ma un atteggiamento positivo, riflesso, critico, libero. È un modo di essere impegnati. Il rispetto, il senso e l’amore della tradizione non è immobilismo. Al contrario, richiede forza morale, disciplina nel pensiero e nel costume, solidità, profondità, capacità di resistenza alla effimera moda dei tempi ; richiede, in una parola, personalità [...] (servo di Dio Paolo VI, dal Discorso a Venezia del 16 settembre 1972)

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È [questo] un giorno dedicato alla memoria dei nostri morti. Il loro ricordo riempie l’animo d’immagini di persone che la morte rende più venerabili e care. La loro scomparsa ci fa sentire la precarietà della nostra vita presente e la nostra intima solitudine. Ci pare così di camminare nella notte. Dove sono i nostri defunti? E dove siamo noi, destinati alla medesima sorte? La paura, la desolazione ci prenderebbe, se non avessimo in mano la nostra lampada, la lampada della fede, che ci rischiara l’immenso vuoto notturno del regno della morte. Noi vorremmo oggi accendere in ognuno di voi questa lampada. Subito una costellazione di scintille riempie la nostra oscurità; una moltitudine di anime ardenti della stessa luce si rivela d’intorno a noi: è la comunione dei Santi, cioè della Chiesa credente e pellegrinante, come una grande processione sospinta verso un’altra moltitudine di stelle lontane, oltre l’abisso del tempo, ma vicine per una stessa comunione di luce, nella Chiesa sofferente nel sonno della pace, dove forse sono ancora i nostri defunti. (Paolo VI, dall’Angelus del 2 novembre 1969)

“Purgatorio”, da Les Très Riches Heures du duc de Berry (XV sec.)

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[...] è affiorata da qualche parte una certa ambiguità nell’interpretazione generale del Concilio ; anzi per taluni esso autorizzerebbe cambiamenti profondi nell’ordine teologico e mutamenti costituzionali eversivi. Gli aspetti principali di questa ambiguità, che talora ha non poco turbato il sensus fidei del Popolo di Dio, sono: il ripudio della tradizione; la contestazione dell’autorità, che, pur partendo da ottimi principi – quali servizio, eguaglianza, solidarietà e amore – la considera come se derivasse dal volere della comunità; l’adeguamento alle correnti democratiche della società profana; la tendenza ad eliminare i doveri e ad accrescere un’interpretazione più comoda e più facile dell’impegno cristiano. In contrapposto a tali atteggiamenti, resta oggi la necessità, come ha voluto il Concilio, di coordinare la concezione della libertà cristiana – del farsi « tutto a tutti », del non rendere difficile la vita cristiana – con l’esigenza della Fede e della Croce. (servo di Dio Paolo VI, discorso del 23 dicembre 1971)

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Un papiro rivela: Gesù era sposato”; “Antico papiro: Gesù era sposato”; “Gesù sposato con Maria Maddalena: la prova in nuovo vangelo”; “Il papiro copto che conferma: Gesù era sposato”; “Un papiro copto parla della moglie di Gesù”: ecco alcuni dei titoli che compaiono da qualche giorno in giro per il web. Manna per coloro che mettono in discussione la Chiesa, i suoi insegnamenti, i Vangeli canonici. E, per i credenti, forse il rischio di una spiacevole sensazione, di essere messi in discussione, di essere attaccati. Addirittura – speriamo di no – forse qualche dubbio più serio si è insinuato nel cuore degli stessi cattolici? Proprio non ce n’è ragione. Perché la notizia riportata con tanto fiato di trombe è in buona parte una “non notizia”. Vediamo un attimo perché.
Per prima cosa ci si può chiedere: che è successo? Affidandoci ad una fonte affidabile come Andrea Tornielli (http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/fede-e-archeologia-faith-and-archeology-fe-y-arqueologia-18265/), veniamo quindi a sapere che, nel corso di un importante convegno internazionale una professoressa dell’università di Harvard (USA), Karen Leigh King, ha presentato i risultati preliminari di un proprio studio su un frammento di papiro del IV secolo d.C., dal quale parrebbe di poter evincere che Gesù Cristo fosse sposato. Va detto che la stessa docente ha fatto affermazioni decisamente più prudenti di quanto si possa pensare, limitandosi a sostenere che quello presentato sarebbe un documento che prova l’esistenza di un dibattito tra i cristiani antichi riguardo al fatto che Gesù fosse sposato.

(© foto: Karen L. King 2012) Ecco il frammento “incriminato” di papiro

Per quanto riguarda il merito di tutta la faccenda, ci permettiamo di rinviare anzitutto ad un articolo del sito Uccr (Unione Cristiani Cattolici Razionali) che affronta la materia con dovizia di testimonianze. Potete leggere l’intervento qui.
Ci limitiamo qui a segnalare i numerosissimi punti oscuri di questa vicenda:
a) non si conosce la provenienza del frammento. Si ipotizza l’Egitto ed è probabile: ma dove, di preciso? Il Fayum? L’Alto Egitto? Una necropoli? Inoltre, è anonimo anche il proprietario del frammento.
b) Il frammento sembra risalire – da un’analisi della grafia – al IV secolo. Tuttavia, è stato retrodatato al II secolo sulla base di due motivazioni: 1) perché ha paralleli nella letteratura del II secolo (vangelo di Tommaso, di Maria, degli Egiziani); 2) perché in quel periodo c’erano discussioni sullo stato maritale di Cristo. Come si può intuire, però, nessuna delle due prove è decisiva per una simile retrodatazione.
c) L’autenticità stessa del frammento è contestata. Non conosciamo infatti il contesto dal quale questo scritto proviene (forse una biblioteca gnostica?). Inoltre, il frammento è piccolo (4 cm per 8 cm) e non si sa di cosa parlasse la parte mancante del papiro. Non sono ancora state fatte neppure prove al radiocarbonio né test sull’inchiostro – quest’ultimo in particolare è un esame importante per capire se si tratta di un falso o meno.
d) Come si afferma nell’articolo dell’Uccr, non pochi studiosi sono tutt’altro che certi dell’autenticità del frammento;nell’agosto 2012, poi, la King propose alla Harvard Theological Review un articolo riguardo al papiro, ma due dei tre critici chiamati a giudicare in merito sollevarono dubbi sull’autenticità del frammento.
e) Non si può neppure escludere che il frammento sia stato rotto così di proposito – ad esempio, per isolare le parole “Mia moglie” dal contesto in cui erano inserite;
f) L’importanza del contesto, per l’appunto, è notevole: si pensi, per esempio, che nella Bibbia l’espressione “mia moglie” sembra ricorrere almeno sedici volte (Gn 20,11; Gn 20,12; Gn 26,7; Gn 44,27; Es 21,5; Gdc 15,1; 2 Sam 3,14; 2 Sam 11,11; Tb 2,11; Tb 2,13; Tb 8,21; Gb 19,17; Gb 31,10; Ez 24,18; Os 2,4; Lc 1,18); quella “mia sposa” almeno tre (Gn 29,21; 2 Sam 3,14; Os 2,21). Non si può escludere che Gesù stesse citando uno di questi passi.

Altro che frammenti di papiro…
qui troviamo la Parola di Dio!

Un altro esempio che fa ben comprendere l’importanza del contesto è questo: si provi a pensare cosa dovesse accadere qualora si fosse trovato un frammento del libro dei Salmi, che riporti le parole “Dio non esiste”. Una cosa del genere sarebbe possibile, perché quest’espressione ricorre in almeno due passaggi (Sal 9,25; 53,2). Tuttavia, dal contesto evinceremmo che la frase non è certo supportata dal testo sacro, ma condannata: “Nel suo orgoglio il malvagio disprezza il Signore: <Dio non ne chiede conto, non esiste!>” (9,25); “Lo stolto pensa: <Dio non c’è> (53,2).
g) A coloro che eventualmente dovessero sostenere con forza che Gesù era sposato, possiamo rispondere che, come cattolici, la cosa non solo non ci scandalizza, ma anzi siamo completamente d’accordo: Gesù era ed è sposato. Sì, con la Sua Chiesa. Basta infatti leggere san Paolo e altri passi del Nuovo Testamento per rendersene conto (rimandiamo a questo articolo per un maggior approfondimento), così come il Catechismo (ad esempio, nn. 756-757-771-772-773-789 e soprattutto 796). Richiami in merito vi sono anche nel Secondo Concilio di Nicea (anno 787) e nel Concilio di Vienne (anno 1311-1312)(cfr. DS 901) Esiste addirittura una Costituzione Apostolica di Pio XII (del 1950) che si intitola “Sponsa Christi” (anche se poi il testo tratta in gran parte di altre materie); del resto, nella Mystici Corporis di papa Pacelli si parla non di rado della Santa Chiesa quale sposa di Cristo. Qualche altra citazione: “la Chiesa, la quale [...] è unita a Cristo, suo Sposo” (Leone XIII, enc. Exeunte iam anno); san Pio X parla della “bellezza della sposa di Cristo [cioè la Chiesa, ndr]”(enc. Communium rerum); “Chiesa, sposa di suo [della Vergine, ndr] Figlio” (Benedetto XV, enc. Fausto appetente die); “la mistica Sposa di Cristo [la Chiesa, ndr] nel corso dei secoli non fu mai contaminata né giammai potrà contaminarsi” (Pio XI, enc. Mortalium Animos); “E Gesù Cristo, per continuare l’opera sua, volle che la Chiesa, sua mistica Sposa [...]” (ven. Pio XII, udienza generale del 6 dicembre 1939); “la Chiesa, Sposa di Cristo” (beato Giovanni XXIII, motu proprio Consilium, 3); Paolo VI dedicò al tema almeno un’udienza generale (quella del 15 giugno 1966), dove afferma per esempio che “questa allegoria […] ci autorizza a chiamare la Chiesa Sposa di Cristo”; “la Chiesa è sostenuta dalla forza della grazia di Dio, a lei promessa dal Signore, affinché per l’umana debolezza non venga meno alla perfetta fedeltà, ma rimanga la degna sposa del suo Signore” (Giovanni Paolo I, radiomessaggio del 27 agosto 1978); il beato Giovanni Paolo dedicò al tema, per esempio, l’udienza generale del 18 dicembre 1991, ove affermò per esempio che “la Chiesa è la Sposa di Cristo”; “Chiesa, Sposa di Cristo” (Benedetto XVI, udienza generale del 15 dicembre 2010).
h) Concludendo con una battuta, si potrebbe dire che talvolta si ha come la sensazione che, pur di dar sotto alla Chiesa e alla fede cattolica, ci sia chi è disposto prima a sostenere che Gesù non è mai esistito; per passare poi ad esibire il certificato di matrimonio dello stesso…

Bibliografia:
http://www.hds.harvard.edu/faculty-research/research-projects/the-gospel-of-jesuss-wife (in inglese)(pagina ufficiale del progetto di ricerca sul frammento)
http://www.hds.harvard.edu/sites/hds.harvard.edu/files/attachments/faculty-research/research-projects/the-gospel-of-jesuss-wife/29865/King_JesusSaidToThem_draft_0920.pdf (in inglese)(lungo articolo di 52 pagine della King riguardo al frammento in questione)

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Ricevere e trasmettere: ecco la tradizione, della quale San Paolo si mostra tanto geloso. Questo ricevere dal Signore, e quindi trasmettere, e ancora ricevere e continuare a trasmettere — con fedeltà e nella integrità : « depositum custodi, devitans profanas vocum novitates » [1 Tim 6,20] , senza alterazioni, senza distogliere l’ascolto dalla verità e indirizzarlo alle interpretazioni arbitrarie, o alle favole, ai miti di ieri e di oggi [cfr. 2 Tim 4,4] — costituisce una catena che non può essere infranta. (servo di Dio Paolo VI, dal discorso veneziano del 16 settembre 1972)

Paolo VI con l’allora card. Luciani, nel corso della visita di papa Montini
a Venezia il 16 settembre 1972

 

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Allo stesso tempo, valutando ed interpretando la dottrina [del Vaticano II], è da evitarsi il disgiungerla dal restante sacro patrimonio della dottrina ecclesiale, quasi che possa esistere tra di esse divisione e opposizione. Invece, ogni insegnamento del Concilio Vaticano II è unito strettamente al magistero ecclesiastico precedente, del quale è la continuazione, spiegazione ed incremento.

[In eadem autem doctrina aestimanda atque interpretanda, cavendum est, ne quis eam a reliquo sacro doctrinae Ecclesiae patrimonio disiungat, quasi inter haec discrimen aut oppositio intercedere possit. At vero, quaecumque a Concilio Vaticano II docentur, arcto nexu cohaerent cum magisterio ecclesiastico superioris aetatis, cuius continuatio, explicatio atque incrementum sunt dicenda.]

(Servo di Dio Paolo VI, dalla lettera Cum iam, 21 settembre 1966)

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[…] pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo. (ven. Pio XII, dalla bolla Munificentissimus Deus, 1° novembre 1950)

 

I dogmi dell’Immacolata Concezione e dell’Assunta sono, in ordine di tempo, le luci più recenti che, per l’assistenza dello Spirito Santo, i Papi hanno fatto rifulgere sul capo della Madonna. (beato Giovanni XXIII, dal discorso del 28 agosto 1959)

 

 

Oggi, invece, siamo obbligati ad esultare, poiché nella letizia più alta ci si presenta la conclusione d’una esistenza eccezionale e privilegiata, con i fulgori di gloria, beatitudine e trionfo che il Signore ha voluto dare a questa Creatura elettissima. (servo di Dio Paolo VI, dall’omelia del 15 agosto 1964)

 

[…] la Vergine immacolata, preservata immune da ogni macchia di colpa originale finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria in anima e corpo e dal Signore esaltata quale regina dell’universo per essere così più pienamente conforme al figlio suo, Signore dei signori (cfr. Ap 19,16) e vincitore del peccato e della morte. (Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione dogmatica Lumen Gentium, 59, 1964)

 

 

L’Assunzione, è il trionfo non solo dell’anima limpidissima della Benedetta fra tutte le donne, ma altresì del suo corpo innocente, virgineo ed immacolato. Come il corpo di Gesù, suo Figlio, fu risuscitato, e così investito dalla divinità a cui era unito da godere d’una forma superiore di vita, così quello di Maria, la Purissima, che per virtù dello Spirito Santo aveva generato l’umanità di Cristo, raggiunse quella pienezza di perfezione che è riservata ai corpi dopo la risurrezione beata (Cfr. 1 Cor. 15, 42). (servo di Dio Paolo VI, dall’omelia del 15 agosto 1972)

 

Noi crediamo dunque con assoluta certezza che Maria santissima, Madre di Cristo e Madre nostra spirituale, è già in cielo e gode con Cristo, in anima e corpo, l’eterna felicità di Dio! Noi, che siamo ancora pellegrini su questa terra “nella condizione della lotta e dello sforzo contro il male per il progresso della grazia” (Lumen Gentium, 65), innalziamo il nostro sguardo a Maria assunta, per inebriarci della sua luce, per ascoltare il suo insegnamento, per confidare nella sua bontà, per imitare le sue virtù, nell’impegno e nell’attesa di raggiungerLa un giorno nella sua gloria! (beato Giovanni Paolo II, dall’udienza generale del 15 agosto 1987)

 

Pio XII proclama il dogma dell’Assunzione di Maria
(1° novembre 1950)

 

Vergine Madre di Cristo, veglia sulla Chiesa! Fa’ che un giorno anche noi possiamo condividere la tua stessa gloria in Paradiso, dove “oggi sei stata assunta sopra i cori degli Angeli e trionfi con Cristo in eterno” (Ant. d’inizio della Messa vespertina nella vigilia). (beato Giovanni Paolo II, dall’Angelus del 15 agosto 2003)

 

Non ci limitiamo ad ammirare Maria nel suo destino di gloria, come una persona molto lontana da noi: no! Siamo chiamati a guardare quanto il Signore, nel suo amore, ha voluto anche per noi, per il nostro destino finale: vivere tramite la fede nella comunione perfetta di amore con Lui e così vivere veramente. (Sua Santità Benedetto XVI, dall’omelia del 15 agosto 2010)

 

E’ un mistero grande quello che oggi celebriamo, è soprattutto un mistero di speranza e di gioia per tutti noi: in Maria vediamo la meta verso cui camminano tutti il coloro che sanno legare la propria vita a quella di Gesù, che lo sanno seguire come ha fatto Maria. (Sua Santità Benedetto XVI, dall’Angelus del 15 agosto 2011)

 

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In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. (1 Gv 4,10)

Accade talvolta di sentire qualcuno che ha l’ardore di affermare che, dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, la Madre Chiesa avrebbe abbandonato il dogma del sacrificio espiatorio da parte di Cristo. Da una parte v’è chi sembrerebbe pronto a salutare un simile evento con parole di elogio: finalmente – dicono – si abbandona la stantia teologia tridentina, legata ad un concetto di Dio giudice oramai superato. Una versione più soft di questo atteggiamento sembra essere quella del silenzio colpevole: non parlarne, perché “la gente non capirebbe”, quasi che i fedeli rimarrebbero scandalizzati nell’apprendere che Cristo ha espiato al nostro posto.
Dall’altra parte, c’è chi sostiene che sì, la Chiesa avrebbe abbandonato questo dogma: ma per questo sarebbe divenuta apportatrice d’errore, perversa, eretica, apostata.
Non è così, ovviamente. La Santa Chiesa ha sempre conosciuto con chiarezza questa verità di fede e non si è stancata – né si stanca oggi – di insegnarlo ai suoi figli. Ecco alcune citazioni, partendo dal beato Giovanni XXIII e giungendo sino al regnante Pontefice Benedetto XVI.

Il Cristo è venuto sulla terra per espiare questi peccati del mondo [...] (Beato Giovanni XXIII, dall’Udienza generale del 28 ottobre 1959)

[...] espiazione della Croce e del Sangue [da parte del Verbo Divino] [...] (Beato Giovanni XXIII, dall’Omelia del 26 maggio 1960)

[...] Cristo Gesù [...] Vittima e sacrificio di espiazione e di redenzione. (Beato Giovanni XXIII, dall’Omelia del 10 giugno 1962)

[La Passione del Signore] È un sacrificio, una espiazione, un olocausto. (Servo di Dio Paolo VI, dal Discorso del 12 aprile 1968)

[...] valore sacrificale della Passione del Signore, universale e sostitutivo dell’espiazione altrimenti da noi dovuta e a noi impossibile. (Servo di Dio Paolo VI, dall’Udienza generale del 17 febbraio 1971)

[...] la Croce, strumento di pena efferata per una inumana giustizia, è ora trasfigurante simbolo del dolore, che espia, e dell’amore, che redime [...] necessità d’una redenzione, che avesse efficacia di espiare il peccato e di vincere la morte, ristabilendo così i rapporti soprannaturali fra il Dio vivente e l’uomo sollevato dalla sua degradazione allo stato e al livello di figlio adottivo, partecipe della divina natura [...] (Servo di Dio Paolo VI, dall’Udienza generale del 10 settembre 1975)

[...] valore di espiazione, di redenzione, come lo ebbe la Croce di Cristo [...] (Servo di Dio Paolo VI, dall’Omelia del 17 giugno 1976)

[...] Gesù Cristo, il quale ha espiato e cancellato i nostri peccati e ci ha reintegrati nella grazia e nella comunione con Dio. (Beato Giovanni Paolo II, dall’Udienza generale del 28 settembre 1983)

Il sacrificio della croce è il sacrificio della soddisfazione e dell’espiazione. (Beato Giovanni Paolo II, dall’Omelia del 28 febbraio 1988)

La morte in Croce, penosa e straziante, fu anche “Sacrificio di espiazione”, che ci fa comprendere sia la gravità del peccato, ribellione a Dio e rifiuto del suo amore, sia la meravigliosa opera redentrice di Cristo, che, espiando per l’umanità, ci ha ridato la “grazia” e cioè la partecipazione alla stessa vita trinitaria di Dio e l’eredità della sua eterna felicità. (Beato Giovanni Paolo II, dall’Udienza Generale del 22 marzo 1989)

E proprio di questo sacrificio parla oggi la seconda lettura, quando dice che il sacrificio di Gesù è stato offerto una volta per sempre, nella pienezza dei tempi, per annullare il peccato. In tale sacrificio Gesù è sacerdote e vittima; si è immolato per espiare non i propri peccati, che non aveva mai commesso, ma i nostri. (Beato Giovanni Paolo II, dall’Omelia del 10 novembre 1991)

Il Figlio di Dio sul Calvario si è fatto carico dei nostri peccati, offrendosi al Padre come vittima di espiazione. (Beato Giovanni Paolo II, dall’Udienza generale del 16 aprile 2003)

[...] Gesù abbraccia i singoli e le moltitudini e tutti consegna al Padre, offrendo se stesso in sacrificio di espiazione. (Sua Santità Benedetto XVI, dal Messaggio per la Quaresima 2006)

[...] cercare di rivivere gli stessi sentimenti che spinsero il Figlio di Dio fatto uomo a versare il suo sangue in espiazione dei peccati dell’intera umanità. (Sua Santità Benedetto XVI, dall’Omelia del 24 marzo 2006)

La Croce è il “trono” dal quale ha manifestato la sublime regalità di Dio Amore: offrendosi in espiazione del peccato del mondo, Egli ha sconfitto il dominio del “principe di questo mondo” (Gv 12, 31) e ha instaurato definitivamente il Regno di Dio. (Sua Santità Benedetto XVI, dall’Angelus del 26 novembre 2006)

[...] il mistero di Cristo risorto. Vittorioso sul male e sulla morte, l’Autore della vita, che si è immolato quale vittima di espiazione per i nostri peccati [...] (Sua Santità Benedetto XVI, dall’Omelia del 26 aprile 2009)

E’ proprio offrendo se stesso nel sacrificio di espiazione che Gesù diventa il Re universale [...] (Sua Santità Benedetto XVI, dall’Angelus del 22 novembre 2009)

Il fatto che l’“espiazione” avvenga nel “sangue” di Gesù significa che non sono i sacrifici dell’uomo a liberarlo dal peso delle colpe, ma il gesto dell’amore di Dio che si apre fino all’estremo, fino a far passare in sé “la maledizione” che spetta all’uomo, per trasmettergli in cambio la “benedizione” che spetta a Dio (cfr Gal 3,13-14). Ma ciò solleva subito un’obiezione: quale giustizia vi è là dove il giusto muore per il colpevole e il colpevole riceve in cambio la benedizione che spetta al giusto? Ciascuno non viene così a ricevere il contrario del “suo”? In realtà, qui si dischiude la giustizia divina, profondamente diversa da quella umana. Dio ha pagato per noi nel suo Figlio il prezzo del riscatto, un prezzo davvero esorbitante. (Sua Santità Benedetto XVI, dal Messaggio per la Quaresima 2010)

Gesù, infatti, è stato mandato dal Padre come vittima di espiazione per i nostri peccati e per quelli di tutto il mondo (cfr 1Gv 2,2; 4,10; Eb 7,27). (Sua Santità Benedetto XVI, dall’Esortazione apostolica post-sinodale Verbum Domini, 30 settembre 2010)

Quello che i greci vogliono vedere, in realtà lo vedranno innalzato sulla croce, dalla quale Egli attirerà tutti a sé (cfr Gv 12,32). Lì inizierà la sua “gloria”, a causa del suo sacrificio di espiazione per tutti, come il chicco di grano caduto in terra, che, morendo, germina e dà frutto abbondante. (Sua Santità Benedetto XVI, dall’Omelia del 25 marzo 2012)

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[...] questioni senza fine si presentano: su due problemi specialmente che sono come due finestre aperte: sulla fissità delle verità, cioè dei dogmi, che la Chiesa insegna come maestra degli uomini, e lei, per prima, discepola di Cristo, del vero e unico Maestro delle somme e da noi irraggiungibili verità (Cfr. Matth. 23, 8), di Dio Rivelatore; e su questo ben sappiamo l’atteggiamento della Chiesa, cioè della fede, è la fedeltà, secondo una espressione d’un Santo del v secolo, Vincenzo di Lerino: le verità della fede possono essere studiate, spiegate, illustrate, ma sempre conservando l’identico senso sostanziale (Cfr. DENZ-SCHÖN., 2803, 3020); l’altro dogma, o insegnamento, è quello del Cardinale Newman, dello sviluppo della dottrina, come albero della stessa, feconda radice, dove l’incremento della dottrina non si disperde nei controsensi di certo pluralismo moderno, giudice e arbitro di se stesso, libero di modellare i misteri della fede secondo i perimetri di personali concezioni (Cfr. Ibid. 3806). La Chiesa, come sappiamo, è severa sulla coerenza a questa fedeltà; può apparire incomprensiva perfino con certi sistemi e atteggiamenti religiosi e pietistici, che affrancandosi dall’insegnamento univoco, perenne, autentico della Rivelazione difesa dalla Chiesa, allontanano dapprima, infrangono poi i vincoli con l’unica Verità apostolica, che sola assicura l’identità della dottrina religiosa con quella di Cristo, esigente amoroso dell’unità del suo messaggio di salvezza, sigillato nella sua Parola agli Apostoli: «chi ascolta voi, ascolta me» (Luc. 10, 16).

(Servo di Dio Paolo VI, dall’Udienza generale del 7 settembre 1977)

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