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Archive for the ‘Monachesimo’ Category

E’ il 6 ottobre 1995, festa di san Bruno, fondatore dei Certosini. Il regnante Pontefice, Giovanni Paolo II, è impegnato in un viaggio Apostolico negli Stati Uniti d’America. Nelle campagne dell’Italia centrale comincia oramai ad avvertirsi un po’ d’autunno: non fa caldissimo e il cielo non è così terso. Un treno sferraglia in direzione di Napoli, dopo essere partito da Roma qualche tempo prima. Agli occhi dei passeggeri si offrono le terre del Latium antico, dell’ager Campanus: sono cariche di memorie, di suggestioni, di sapori. Ecco i verdi colli Albani, i vigneti del pregiato Falerno, le antiche rocche medievali. Su quel treno siede un personaggio un po’ diverso dagli altri. E’ nato quarant’anni prima proprio in quello Stato che il Papa sta, in quei giorni, percorrendo.
E’, dicevamo, un tipo di quelli che si incontrano di rado: è, infatti, un monaco benedettino, padre Cassian Folsom. Nel 1979 era diventato figlio di san Benedetto presso l’arciabbazia di san Meinrado. Ordinato sacerdote, aveva compiuto studi liturgici presso sant’Anselmo a Roma; ed evidentemente con profitto, tanto da essere divenuto, nel 1992, presidente del Pontificio Istituto Liturgico. Quel giorno, che non sembrava poi dovesse essere diverso dagli altri, si rivela invece per lui decisivo. Proprio in un luogo e in momenti così particolari, ha un’ispirazione particolare: fondare un nuovo monastero. Ma non solamente questo: la nuova fondazione, infatti, dovrà concretizzare la aspirazioni di autentico rinnovamento della vita religiosa.

Padre Cassian assieme all’allora cardinal Joseph Ratzinger

Era, quello, un obiettivo di lunga data presso i benedettini: quante riforme, quanti aneliti a ripristinare l’ardore cristiano primitivo! E padre Cassian comincia allora a redigere quello che sarà quasi un manifesto delle sue idee: il culto divino come mezzo per ridare dignità all’uomo; il dono radicale di sé a Cristo nella via di san Benedetto; la vita comune dei monaci modellata sull’esempio degli Apostoli (un cuor solo e un’anima sola: cfr. At 4,32). Quel progetto non rimarrà inattivo: come un germoglio crescerà pian piano e, da allora, ha portato alla nascita e allo sviluppo della comunità monastica dei benedettini di Norcia (dei quali questo blog ha già avuto modo di parlare: qui, qui, qui e, un po’ di striscio, qui).
Segnaliamo ancora una volta il loro sito (http://osbnorcia.org), dal quale abbiamo tratto molte preziose informazioni per quest’articolo; e anche il sito della loro recente iniziativa, cioè la produzione in proprio della birra Nursia (http://birranursia.com/). Soprattutto, ci teniamo a consigliare la lettura di questa pagina, dove si trova il manifesto completo riportante le idee centrali che ispirano il loro monastero. Non fatichiamo a lodarlo, perché ci sembra permeato da spirito autenticamente cattolico.
Concludiamo augurando sinceramente ai monaci che il Signore voglia sostenerli nel loro cammino di santificazione (ed anche che garantisca una pronta e completa guarigione a padre Cassian, colpito alcuni mesi fa da grave malattia).

Alcuni dei monaci nursini

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Le anime contemplative rappresentano nella Chiesa […] la vivente realizzazione d’un ideale molto elevato e ben degno di stima da parte di tutti, a causa del ruolo che occupa nell’armoniosa diversità dei servizi. Questo ideale si esprime in due parole: preghiera e penitenza. L’una e l’altra, l’una sostiene l’altra: sono i due fondamenti d’una vita spirituale seria e feconda, le due ali che sollevano l’anima e la spingono verso Dio. Il non dissociarle è sempre stata la preoccupazione dei fondatori e dei riformatori. […] conservate a qualsiasi prezzo questa doppia fedeltà. Fedeltà alla preghiera: corale o privata, vocale o mentale, essa abbia sempre il primo posto. Ma fedeltà anche alle vostre austerità tradizionali, che alcuna interpretazione estranea allo spirito del vostro Ordine, alcun accomodamento derivante dal pretesto d’una mal compresa modernità devono indurvi a minimizzare. (dal discorso del beato Giovanni XXIII ai Trappisti, abbazia di Frattocchie a Roma, 1° settembre 1962)

Trappisti in preghiera

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…là dove insieme cantiamo, lodiamo, esaltiamo ed adoriamo Dio, si rende presente sulla terra un pezzetto di cielo. Non è davvero temerario se in una liturgia totalmente centrata su Dio, nei riti e nei canti, si vede un’immagine dell’eternità. Altrimenti, come avrebbero potuto i nostri antenati centinaia di anni fa costruire un edificio sacro così solenne come questo? Già la sola architettura qui attrae in alto i nostri sensi verso “quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, le cose che Dio ha preparato per coloro che lo amano” (cfr 1 Cor 2, 9).In ogni forma di impegno per la liturgia criterio determinante deve essere sempre lo sguardo verso Dio. Noi stiamo davanti a Dio – Egli ci parla e noi parliamo a Lui. Là dove, nelle riflessioni sulla liturgia, ci si chiede soltanto come renderla attraente, interessante e bella, la partita è già persa. O essa è opus Dei con Dio come specifico soggetto o non è. In questo contesto io vi chiedo: realizzate la sacra liturgia avendo lo sguardo a Dio nella comunione dei santi, della Chiesa vivente di tutti i luoghi e di tutti i tempi, affinché diventi espressione della bellezza e della sublimità del Dio amico degli uomini!

(Benedetto XVI, visita all’abbazia di Heiligenkreuz, 9 settembre 2007)

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Da un post degli eccellenti monaci benedettini di Norcia veniamo a conoscenza della meritoria iniziativa del vescovo di Foligno, mons. Gualtiero Sigismondi, il quale – nell’intento di avvicinare i fedeli alle ricchezze della forma extra-ordinaria del rito romano – ha promosso la celebrazione mensile della Santa Messa solenne secondo il Messale del beato Giovanni XXIII. L’Eucarestia viene celebrata nella chiesa di santa Maria Infraportas alle ore 10. Quest’apostolato è stato affidato ai benedettini di Norcia, ma è degno di lode il fatto che solitamente mons. Sigismondi assista personalmente alla celebrazione: un limpido esempio di apertura e sollecitudine pastorale, possiamo dire.
Preghiamo il Signore, per l’intercessione della Sua beatissima Madre, di voler concedere alla Sua Santa Chiesa sempre più pastori attenti e disponibili verso le legittime sensibilità dei fedeli.

© Diocesi di Foligno

Chi è monsignor Sigismondi? Egli nasce a Bastia Umbra (PG) il 25 febbraio 1961 e viene ordinato sacerdote il 29 giugno 1986. Il 12 settembre 2008 è stato consacrato vescovo e dal 5 ottobre dello stesso anno ha cominciato il suo servizio presso la diocesi di Foligno (informazioni tratte dal sito diocesano).

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Dobbiamo sempre imparare dal grande Patriarca del monachesimo occidentale a dare a Dio il posto che Gli spetta, il primo posto, offrendo a Lui, con la preghiera del mattino e della sera, le attività quotidiane. (Angelus del 10 luglio 2011)

 

Giustamente, pertanto, la Chiesa [...] venera [san Benedetto] come “eminente maestro di vita monastica” e “dottore di sapienza spirituale nell’amore alla preghiera e al lavoro”; “fulgida guida di popoli alla luce del Vangelo” che “innalzato al cielo per una strada luminosa” insegna agli uomini di tutti i tempi a cercare Dio e le ricchezze eterne da Lui preparate […] (Omelia del 24 maggio 2009)

 

Sì, Benedetto fu esempio luminoso di santità e indicò ai monaci come unico grande ideale Cristo; fu maestro di civiltà che, proponendo un’equilibrata ed adeguata visione delle esigenze divine e delle finalità ultime dell’uomo, tenne sempre ben presenti anche le necessità e le ragioni del cuore, per insegnare e suscitare una fraternità autentica e costante, perché nel complesso dei rapporti sociali non si perdesse di mira un’unità di spirito capace di costruire ed alimentare sempre la pace. (Omelia del 24 maggio 2009)

 

[…] il santo Patrono d’Europa continua ad invitare tutti a proseguire la sua opera di evangelizzazione e di promozione umana. (Omelia del 24 maggio 2009)

 

Quanto bisogno ha la comunità cristiana e l’intera umanità di assaporare appieno la ricchezza e la potenza della pace di Cristo! San Benedetto ne è stato grande testimone, perché l’ha accolta nella sua esistenza e l’ha fatta fruttificare in opere di autentico rinnovamento culturale e spirituale. (Regina Cæli del 24 maggio 2009)

 

[...] san Benedetto, Fondatore del monachesimo occidentale, e anche Patrono del mio pontificato [...] (Udienza generale del 9 aprile 2008)

 

San Benedetto da Norcia con la sua vita e la sua opera ha esercitato un influsso fondamentale sullo sviluppo della civiltà e della cultura europea. (Udienza generale del 9 aprile 2008)

 

[…] l’opera del Santo e, in modo particolare, la sua Regola si rivelarono apportatrici di un autentico fermento spirituale, che mutò nel corso dei secoli, ben al di là dei confini della sua Patria e del suo tempo, il volto dell’Europa, suscitando dopo la caduta dell’unità politica creata dall’impero romano una nuova unità spirituale e culturale, quella della fede cristiana condivisa dai popoli del continente. E’ nata proprio così la realtà che noi chiamiamo “Europa”. (Udienza generale del 9 aprile 2008)

 

[…] quando, il 21 marzo 547, Benedetto concluse la sua vita terrena, lasciò con la sua Regola e con la famiglia benedettina da lui fondata un patrimonio che ha portato nei secoli trascorsi e porta tuttora frutto in tutto il mondo. (Udienza generale del 9 aprile 2008)

 

Cercando il vero progresso, ascoltiamo anche oggi la Regola di san Benedetto come una luce per il nostro cammino. Il grande monaco rimane un vero maestro alla cui scuola possiamo imparare l’arte di vivere l’umanesimo vero. (Udienza generale del 9 aprile 2008)

 

Il nocciolo del monachesimo è l’adorazione – il vivere alla maniera degli angeli. Essendo, tuttavia, i monaci uomini con carne e sangue su questa terra, san Benedetto all’imperativo centrale dell’“ora” ne ha aggiunto un secondo: il “labora. (Discorso del 9 settembre 2007)

 

Grazie al contributo occidentale di san Benedetto, il monachesimo è divenuto un albero gigante che ha recato frutti abbondanti e magnifici in tutto il mondo. (Discorso del 15 settembre 2006)

 

Tra le ceneri dell’Impero Romano, Benedetto, cercando prima di tutto il Regno di Dio, gettò, forse senza neppure rendersene conto, il seme di una nuova civiltà che si sarebbe sviluppata, integrando i valori cristiani con l’eredità classica, da una parte, e le culture germanica e slava, dall’altra. (Angelus del 10 luglio 2005)

 

Benedetto non fondò un’istituzione monastica finalizzata principalmente all’evangelizzazione dei popoli barbari, come altri grandi monaci missionari dell’epoca, ma indicò ai suoi seguaci come scopo fondamentale, anzi unico, dell’esistenza la ricerca di Dio: “Quaerere Deum. Egli sapeva, però, che quando il credente entra in relazione profonda con Dio non può accontentarsi di vivere in modo mediocre all’insegna di un’etica minimalistica e di una religiosità superficiale. (Angelus del 10 luglio 2005)

 

La progressiva espansione dell’Ordine benedettino da lui fondato ha esercitato un influsso enorme nella diffusione del cristianesimo in tutto il Continente. San Benedetto è perciò molto venerato anche in Germania e, in particolare, nella Baviera, la mia terra d’origine; costituisce un fondamentale punto di riferimento per l’unità dell’Europa e un forte richiamo alle irrinunciabili radici cristiane della sua cultura e della sua civiltà. (Udienza generale del 27 aprile 2005)

 

[…] chiedo a san Benedetto di aiutarci a tenere ferma la centralità di Cristo nella nostra esistenza. Egli sia sempre al primo posto nei nostri pensieri e in ogni nostra attività! (Udienza generale del 27 aprile 2005)

 

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“Quaerere Deum”: il documentario

I monaci benedettini di Norcia (dei quali abbiamo già parlato qui e qui) hanno promosso un video documentario sulla loro vita monastica. Ecco le parole con le quali l’hanno presentato (riprese dal loro sito):

Otto anni fa i nostri cari amici Tom Kolenberg ed Eric Griffin, produssero il nostro primo video, che contribuì ad aprire una piccola finestra sulla nostra vita. Il video ebbe un successo immediato. Ma subito dopo capimmo che avevamo bisogno di un nuovo filmato, che potesse maggiormente illustrare l’enorme crescita della nostra comunità e raccontare i diversi aspetti della nostra vita quotidiana.

Ispirati dal documentario sulla vita dei monaci Certosini, “nel grande silenzio”, abbiamo voluto produrre un filmato di media lunghezza e di alta qualità che mostrasse a coloro che sono lontani da noi, i meccanismi interni della nostra vita. Ecco come è nata l’idea di “Quaerere Deum”! Il titolo deriva dal primo compito dei monaci, di “Cercare Dio”, come descritto nella Regola di San Benedetto.

Vogliamo soprattutto ringraziare Peter Hayden, fratello del nostro Frater Evagrio, che ha messo a servizio del nostro monastero il suo enorme talento per produrre questo filmato. Quindi, senza indugiare oltre, vi presentiamo “Quaerere Deum”!


Ed ecco anche il trailer che era stato pubblicato qualche mese fa:

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Benedetto e la bellezza

- Stefano Chiappalone - 

Ubi Benedictus ibi pulchritudo, verrebbe da dire ogniqualvolta ci si ritrovi, con stupore, in qualcuna di quelle vere e proprie oasi di bellezza scaturite dalla persona o dal carisma di san Benedetto da Norcia. Nelle grandi e celebri abbazie o nei piccoli e sconosciuti eremi si respira intatta la medesima scia di pace e di bellezza, di fusione tra la creazione divina e le opere umane, al punto da chiedersi – forse un po’ ingenuamente – se ci sia una “ricetta” particolare, se Benedetto abbia lasciato particolari direttive in proposito. Tuttavia compulsando la Regola benedettina alla ricerca del segreto si rischia di restare delusi: il termine “bellezza” non ricorre neanche una volta. Per il semplice motivo che non ce n’era bisogno: il segreto dei monaci è la loro stessa vita, poiché essi si dissetano costantemente alla fonte della bellezza.

La liturgia e la festa

Quella dei monaci è infatti una vita essenzialmente liturgica (nihil Operi Dei praeponatur, Regola, cap. XLIII), simile a quella degli angeli: non solo perché pregano incessantemente ma perché lo fanno disinteressatamente. “Essi pregano innanzitutto non per questa o quell’altra cosa, ma semplicemente perché Dio merita di essere adorato. […] È il “servizio” per eccellenza, il “servizio sacro” dei monaci. Esso è offerto al Dio trinitario che, al di sopra di tutto, è degno “di ricevere la gloria, l’onore e la potenza” (Ap 4,11), perché ha creato il mondo in modo meraviglioso e in modo ancora più meraviglioso l’ha rinnovato. ” (Benedetto XVI) Di conseguenza, perennemente immersi nella Trinità, essi ne escono trasfigurati – diventano “Geistliche (cioè persone spirituali)”  – e non possono fare a meno di trasfigurare tutte le loro attività. Inconsapevolmente essi “ornano” il mondo, perché la loro vita è essenzialmente festiva proprio nella misura in cui è impregnata di liturgia. Il filosofo tedesco Josef Pieper ci aiuta a cogliere più approfonditamente il legame tra festa e culto in un saggio intitolatoSintonia con il mondo. Pieper ci spiega che la “vera” festa, ciò che comunemente definiamo come “una bella giornata”, più che nell’attivismo si situa al livello della contemplazione, dell’ammirazione; ma questo è possibile solo se si riesce a gettare lo sguardo sul fondamento del mondo, per scoprirne quell’originaria ed essenziale bontà che, malgrado il male presente, resta intatta e irrevocabile. Qualunque sia il motivo contingente, “per rallegrarsi di qualcosa si deve approvare tutto” (Friedrich Nietzsche, cit. da Pieper). Non stupisce quindi che Pieper definisca il culto come il nucleo, anzi “la forma più festiva della festa”, poiché alla radice del culto vi è il consenso verso il mondo intero: “È di fatto “un illimitato dire di sì e amen”. Ogni preghiera si conclude con queste parole, così va bene, così dev’essere, cosia sia, ainsi soit-il. Ugualmente si deve supporre che si sentirà risuonare il canto di lode dell’Alleluja. Anche il culto celeste delle visioni apocalittiche è un’unica acclamazione composta da ripetute esclamazioni come ‘lode’, ‘esaltazione’, ‘onore’, ‘ringraziamento’”, e lo stesso termineeucaristia significa “azione di grazie”. Non a caso la Pasqua e quindi la domenica è la festa fondamentale del cristianesimo, è il primo e l’ultimo giorno, beneficium creationis  - “era cosa molto buona” (Gn 1,31)- e imago venturi saeculi: dietro ogni liturgia cristiana, irradiazione della Pasqua, c’è la festa eterna della creazione e della ri-creazione, che si svolge al di là del tempo.

Lo sguardo su Dio

Benedetto XVI, in visita all’abbazia di Heiligenkreuz, identifica la vera “ricetta” della bellezza monastica in quel “non si anteponga nulla all’opera di Dio” (cioè all’ufficio divino), che Benedetto raccomanda ai suoi monaci, ricordando loro che la partecipazione interiore all’ufficio divino consiste nel considerare “come bisogna comportarsi alla presenza di Dio e dei suoi Angeli”(Regola XIX): “La bellezza di una tale disposizione interiore si esprimerà nella bellezza della liturgia al punto che là dove insieme cantiamo, lodiamo, esaltiamo ed adoriamo Dio, si rende presente sulla terra un pezzetto di cielo. Non è davvero temerario se in una liturgia totalmente centrata su Dio, nei riti e nei canti, si vede un’immagine dell’eternità. Altrimenti, come avrebbero potuto i nostri antenati centinaia di anni fa costruire un edificio sacro così solenne come questo? Già la sola architettura qui attrae in alto i nostri sensi verso “quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, le cose che Dio ha preparato per coloro che lo amano” (cfr 1 Cor 2, 9). Non solo negli edifici sacri, poiché “in tutti i secoli i monaci, partendo dal loro sguardo rivolto a Dio, hanno reso la terra vivibile e bella. La salvaguardia e il risanamento della creazione provenivano proprio dal loro guardare a Dio”. E poichébonum – ma anche pulchrum­ – diffusivum sui, dall’ora al labora, dagli altari ai campi, alle città, ai paesaggi, a partire da quell’unico sguardo (Ct 4,9) centrato su Dio è scaturita a raggiera, come un gigantesco ostensorio, un’intera civiltà plasmata anche visivamente dalla bellezza della liturgia. L’esempio dell’Austria, definita dal Papa Klösterreich – nel duplice senso di “regno di monasteri” e “ricca di monasteri” – vale per qualsiasi luogo fecondato dai figli di san Benedetto, dove persino l’ateo più accanito troverà ristoro per gli occhi e quindi per il cuore.

Bellezza e ordine

La vita liturgica dei monaci ci permette di scoprire anche un’altra dimensione della bellezza e della pace che ne deriva: l’ordine. Un monaco benedettino, Francois Cassingena Trevedy, nel suo saggio suLa bellezza della liturgia, mette in evidenza la connessione etimologica tra ornare e ordinare. La liturgia – che, ribadiamo, impregna tutta la vita, anzi tutto l’essere del monaco – mette ordine, tra le altre cose, anche nel tempo e, nello spazio, in vista del ripristino di quell’ordine primordiale, a cui ogni uomo tende naturalmente poiché è la cifra che lo stesso Creatore ha iscritto nella creazione, e che si manifesterà compiutamente dopo la risurrezione: il mondo dei risorti sarà un mondo ordinato intorno a Cristo per celebrare una liturgia eterna.  La liturgia ordina innanzitutto il tempo, se ne appropria per riempirlo di significato, riproponendo attraverso i vari cicli – da quello diurno della liturgia delle ore a quello annuale incentrato sulla Pasqua, sul Natale e sulle feste dei santi – il mistero multiforme di Cristo che essa inculca sempre più profondamente in noi mediante un movimento a spirale. La liturgia si appropria e instaura un nuovo ordine anche nello spazio e nelle realtà materiali e chiama a raccolta e porta a compimento tutta la creazione: niente in essa ha una funzione puramente decorativa, anzi tutti gli elementi (pane, vino, acqua, fuoco, ecc.) del mondo diventano addirittura co-liturghi  - così come l’architetto Gaudì “introdusse dentro l’edificio sacro [della Sagrada Familia] pietre, alberi e vita umana, affinché tutta la creazione convergesse nella lode divina” (Benedetto XVI).

La nuova creazione

La sintonia col mondo, il ripristino dell’ordine originario è particolarmente evidente nei cosiddetti “salmi cosmici” che concludono le lodi chiamando a raccolta tutti gli elementi della creazione – stelle, acque, nevi, venti, pesci, uccelli, greggi, uomini – affinché tutti “laudent nomen Domini”. Quest’ordine non può che scaturire da un cuore “ordinato” e guarire le ferite degli altri cuori, contagiandoli con la nostalgia del tempo in cui “ il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato” (Gn 2,8). Infatti, grazie alla liturgia, i monaci vivono allo stesso tempo nell’Eden e nella Gerusalemme celeste. Senza dimenticare la terra, al contrario, irradiando anche visibilmente su di essa lo splendore del Paradiso.

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L’Apocalisse a Norcia

Di passaggio a Norcia due giorni fa abbiamo avuto la grazia di vedere uomini “di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello” (Apocalisse 7,9). Erano i monaci della basilica di S.Benedetto e cantavano una delle più belle messe “vetus” cui ci sia mai stato dato di assistere. Sul loro blog c’è un file audio (purtroppo solo audio) della celebrazione in onore di S.Alfonso Maria de’ Liguori – che nel calendario “extraordinario” ricorre il 2 agosto. Ora abbiamo un’idea di ciò che ci attende in Paradiso…

Nel tetro e soffocante edificio del mondo, il chiostro è lo spazio aperto al sole e all’aria

(Nicolás Gómez Dávila)

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Da alcuni anni a Norcia c’è una giovane comunità di monaci benedettini ai quali il Papa ha affidato un apostolato speciale: celebrare la liturgia in entrambe le forme del rito romano in vista di quell’arricchimento reciproco tra antico e nuovo, auspicato da Benedetto XVI. Il Priore, padre Cassian Folsom è stato recentemente nominato consultore della Congregazione per il Culto Divino.
Sul loro blog sono disponibili i testi delle omelie e i files audio delle  messe e vespri officiati nel monastero (quasi in tempo reale!)

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Quaerere Deum

“…nel crollo di vecchi ordini e sicurezze, l’atteggiamento di fondo dei monaci era il quaerere Deum – mettersi alla ricerca di Dio. Potremmo dire che questo è l’atteggiamento veramente filosofico: guardare oltre le cose penultime e mettersi in ricerca di quelle ultime, vere” (Benedetto XVI)

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