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Archive for the ‘Historia Ecclesiae’ Category

Era il 4 dicembre di 450 anni, quando si concludeva il concilio ecumenico di Trento. Fu (ed è e sarà) un evento importantissimo nella storia della Chiesa. Abbiamo già visto come lo abbiano lodato i Sommi Pontefici (qui). Ora vorremmo proporre ai nostri lettori una cronaca di quell’ultima giornata conciliare. Traiamo le informazioni da Josephus Köol, Breve Diarium S. Concilii Tridentini. Conspectus decretorum. Additis Rationibus Selectis. Temporis Loci Personarum, Trento, Artigianelli, 1947, pp. 83-88.
4 dicembre, anno del Signore 1563, è mattina: a palazzo Thun (attuale sede del Comune), in centro a Trento, a poche centinaia di metri dal Duomo, inizia l’ultima Congregazione Generale, che dura meno di un’ora. Sono presenti 4 legati papali, 2 cardinali, 25 arcivescovi, 150 vescovi, 7 abati, 7 generali religiosi e 11 oratori (la conta si riferisce, a dire il vero, al giorno precedente: ma non sarà cambiato molto in 24 ore). Poi in cattedrale si prosegue la XXV e ultima sessione del Concilio, che era iniziata il giorno precedente. Con grande magnificenza, tra le arcate della cattedrale di san Vigilio, mons. Nicola Maria Caracciolo (1512-1568), vescovo di Catania, celebra la Messa solenne – il rito, anche se i libri liturgici non sono ancora stati pubblicati ufficialmente, è molto vicino a quello del Messale di san Pio V. Quindi si esaminano i decreti sulle indulgenze (cfr. DS 989), sulla scelta dei libri, i digiuni e i giorni di festa, sull’indice dei libri, il Catechismo, il Breviario e il Messale; sul luogo degli oratori, sulla ricezione e salvaguardia dei decreti del Concilio.

La cattedrale di Trento

La cattedrale di Trento

Questi provvedimenti piacciono a tutti i Padri. Per quanto riguarda solamente il decreto sulle indulgenze una ventina di loro desiderano dire qualche parola. Poi si rende grazie a Dio, a cui tutti rispondono sonoramente: Deo gratias! (Rendiamo grazie a Dio).
A questo punto il vescovo di Catania sale all’ambone e comincia a leggere ad alta voce il “decreto sulla recita e lettura in questa sessione dei decreti pubblicati in questo stesso Concilio sotto i Sommi Pontefici Paolo III e Giulio III”. Poi si passa alla lettura concreta di tutti i provvedimenti adottati dal Concilio. I decreti dogmatici vengono letti interamente, per quelli di riforma ci si limita alla parte iniziale. Poi sempre mons. Caracciolo legge il “decreto sulla fine del Concilio e la conferma (di esso) da chiedersi al Sommo Pontefice”.
In seguito, ogni singolo Padre viene interrogato da due vescovi: quello di Telese Angelo Massarelli (1510-1566) e quello di Castellaneta Bartolomeo Sirigo. Tutti rispondono “Placet” (mi piace, approvo), tranne un vescovo che risponde: “Approvo che si finisca; ma non richiedo la conferma” (Placet quod finiatur, sed non peto confirmationem); un altro afferma: “Chiedo la conferma in quanto necessaria” (Peto confirmationem tamquam necessariam). Anche altri due si pongono su questa linea.
Quindi il card. Giovanni Morone (1509-1580), legato pontificio, proclama la fine del Concilio: “Voi Padri illustrissimi e reverendissimi, dopo aver reso grazie a Dio, andate in pace.” (Vos autem patres I.mi et R.mi post gratias Deo actas ite in pace).
A questo punto il card. Luigi di Guisa (1527-1578) inizia le acclamazioni:

GUISA Il beatissimo Pio, Papa e signore nostro, Pontefice della santa Chiesa universale, abbia molti anni ed eterna memoria (Beatissimo Pio Papae et domino nostro, sanctae universalis Ecclesiae Pontifici, multi anni et aeterna memoria).
PADRI Signore Dio, conserva per molti anni e molto a lungo il santissimo Padre della Tua Chiesa (Domine Deus, sanctissimum Patrem diutissime ecclesiae tuae conserva multos annos).
GUISA Pace dal Signore ed eterna gloria e felicità nella luce dei santi alle anime dei beatissimi sommi Pontefici Paolo III e Giulio III, dalla cui autorità questo sacro concilio generale ebbe inizio (Beatissimorum summorum Pontificum animabus Pauli III et Iulii III, quorum auctoritate hoc sacrum generale concilium inchoatum est, pax a Domino, et aeterna gloria, atque felicitatis in luce sanctorum).
PADRI La (loro) memoria sia in benedizione (Memoria in benedictione sit).
GUISA Sia in benedizione la memoria di Carlo V imperatore e quella dei serennisimi re, che promossero e protessero questo concilio universale (Caroli V. imperatoris, et serenissimorum regum, qui hoc universale concilium promoverunt et protexerunt, memoria in benedictione sit).
PADRI Amen, amen.
GUISA Abbiano (ancora molti anni) il serenissimo imperatore Ferdinando sempre augusto, ortodosso e pacifico, e tutti i re, repubbliche e principi nostri (Serenissimo imperatori Ferdinando semper augusto, orthodoxo et pacifico, et omnibus regibus, rebus publicis et principibus nostris, multi anni).
PADRI Conserva, Signore, il pio e cristiano imperatore; Imperatore del cielo, custodisci i re terreni che conservano la retta fede (Pium et Christianum imperatore, Domine, conserva; Imperator caelestis, terrenos reges rectae fidei conservatores custodi).
GUISA Siano grandi grazie con molti anni ai legati della sede Apostolica Romana che hanno presieduto questo sinodo (Apostolicae Romanae sedis legatis et in hac synodo praesidentibus cum multis annis magnae gratiae).
PADRI Grandi grazie; il Signore li ricompensi (Magnae gratiae; Domine retribuat).
GUISA Ai reverendissimi cardinali e illustri oratori (Reverendissimi cardinalibus et illustribus oratoribus).
PADRI Molte grazie, molti anni (Magnas gratias, multos annos).
GUISA I santissimi vescovi abbiano vita e felice ritorno alle loro Chiese (Sanctissimis episcopis vita et felix ad ecclesias suas reditus).
PADRI Perpetua memoria agli araldi della verità e molti anni al senato ortodosso (Praeconibus veritatis perpetua memoria; orthodoxo senatui multos annos).
GUISA Sacrosanto sinodo ecumenico tridentino, confessiamone la fede, conserviamo sempre i suoi decreti (Sacrosancta oecumenica Tridentina synodus, eius fidem confiteamur, eius decreta semper servemus).
PADRI Sempre confessiamo, sempre conserviamo (Semper confiteamur, semper servemus).
GUISA Tutti crediamo in questo modo, tutti sentiamo ciò, tutti consenzienti e abbracciandoci sottoscriviamo. Questa è la fede del beato Pietro e degli Apostoli; questa è la fede dei Padri; questa è la fede di chi è ortodosso (Omnes ita credimus, omnes id ipsum sentimus, omnes consentientes et amplectentes subscribimus. Haec est fides beati Petri et Apostolorum; haec est fides Patrum; haec est fides orthodoxorum).
PADRI Così crediamo, così sentiamo, così sottoscriviamo (Ita credimus, ita sentimus, ita subscribimus).
GUISA Aderendo a questi decreti siamo resi degni dalle misericordie e grazie del primo e grande e supremo sacerdote Gesù Cristo Dio, intercedente anche l’inviolata nostra Signora la santa Madre di Dio e tutti i santi (His decretis inhaerentes digni reddamur misericordiis et gratia primi et magni supremi sacerdotis Iesu Christi Dei, intercedente simul inviolata Domina nostra sancta Deipara et omnibus sanctis).
PADRI Così sia, così sia. Amen, amen (Fiat, fiat. Amen, amen).
GUISA Sia anatema a tutti gli eretici (Anathema cunctis haereticis).
PADRI Anatema, anatema (Anathema, anathema).

Il Crocifisso usato durante il Concilio di Trento

Il Crocifisso usato durante il Concilio di Trento

Poi il card. Morone benedicendo il santo Concilio dice: “Dopo aver reso grazie a Dio, Padri reverendissimi, andate in pace” (Post gratias Deo actas reverendissimi Patres ite in pace). A cui essi rispondono: “Amen.”
Che spettacolo è quello che di questi Padri, non così numerosi come forse ci aspetteremmo, ma così saldi nella confessione della vera fede in Cristo Signore! Essi, avvolti nei piviali e con in testa le mitrie, esultano e piangono di gioia. Così descrivela scena il Servantius (CT III, 89): “Chi avesse sentito come ho sentito io le resposte che facevano questi benedetti padri alle acclamationi sopradette havrebbe per certo detto: io sto in paradiso, perché tutti stavano in quel luogo in pontificale con piviali e mitre, et si sentivano respondere, chi cantando per letitia a modo che si fa in choro, chi gridando quanto potea più forte, chi con le mani alzate al cielo, chi con le mani al volto per più devotione, et chi con le ginocchia in terra, stupefatti e tremendi di si felice sucesso. responendo tacitamente alle suddette acclamationi laudavano et magnificavano l’onnipotente Dio con pianti che bagnavano i vestimenti per la suprema alegrezza che havevano.
Dopo qualche altra comunicazione, il cardinal Morone intona il “Te Deum laudamus”; benedice i Padri con un segno di croce e dice ad alta voce: “Padri reverendissimi, andate in pace” (Patre Rev.mi ite in pace).
A questo punto essi depongono i paramenti. Prima di partire da Trento, si chiede loro di firmare i decreti conciliari. In totale saranno 217 a farlo (4 cardinali legati presidenti, 2 cardinali non legati, 3 patriarchi, 25 arcivescovi, 169 vescovi, 7 abati e 7 generali religiosi). I testi saranno portati a papa Pio IV (+1565), il quale, dopo consultazioni e un concistoro segreto, il 26 gennaio 1564 li confermerà con la bolla “Benedictus Deus et Pater Domini N. Iesu Christi”.

L'ultima sessione del Concilio

L’ultima sessione del Concilio

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Qualche giorno fa abbiamo dato notizia degli apprezzamenti – per alcuni inaspettati – rivolti da papa Francesco al Concilio di Trento, che – volente o nolente – è diventato simbolo di arretratezza, oscurità, eccessiva dogmaticità. Tutte queste accuse sono assurde e provengono da una lettura distorta di quel grande evento. Ma non pretendiamo che i lettori ci credano sulla parola. Per questo proponiamo, oltre alle parole del regnante Sommo Pontefice, quelle di tanti suoi predecessori, che a una voce sola lodano il Tridentino.

“Fate del seminario la delizia del vostro cuore, e per il suo giovamento non omettete nulla di ciò che è stato provvidenzialmente stabilito dal Concilio Tridentino.” (san Pio X, enc. E supremi, 1903)
“Ma Iddio, sollecito anzitutto dell’onore della sua Sposa, la Chiesa, volendo mostrare che non era abbreviata la sua mano salvifica, che non erano esauriti nella sua Chiesa i tesori della verità e della santità, del secolo della riforma fa il secolo del Concilio di Trento” (Pio XI, omelia, 4 giugno 1922)
“Ed effettivamente, quando giudicò che i tempi fossero maturi, [Dio] venne in suo aiuto in modo meraviglioso con la celebrazione del Concilio di Trento.” (Pio XI, lettera Meditantibus nobis, 1922)
“Chi ha fatto un così mirabile cambiamento? La storia lo attribuisce al lavoro potente di riforma ecclesiastica, in modo particolare ai decreti del Concilio di Trento.” (Pio XII, discorso, 17 gennaio 1943)
“Il Concilio di Trento, nelle cui sessioni passò sensibilissima la esigenza di un perfetto adeguamento del sacerdote ai suoi altissimi doveri” (beato Giovanni XXIII, esortazione apostolica A quarantacinque anni, 21 aprile 1959)
“il più copioso e ricco di benefici perduranti sino a noi, il Tridentino” (beato Giovanni XXIII, discorso, 24 gennaio 1960)
“benefico irradiamento del Concilio di Trento” (beato Giovanni XXIII, discorso, 28 febbraio 1960)
“leggi sapientissime del Concilio Tridentino” (beato Giovanni XXIII, discorso, 26 maggio 1960)
“scia di intenso rinnovamento spirituale, apertasi dal Concilio di Trento” (beato Giovanni XXIII, discorso, 16 giugno 1960)
“Il Tridentino segnò la ripresa del fervore apostolico e della ricostruzione coraggiosa e imponente là dove era passato l’uragano. I Padri avevano studiato, discusso, elaborato le costituzioni con infinita pazienza e costanza. Ostacoli d’ogni genere, inframmettenze laicali, ritardi talora inesplicabili: tutto fu superato dalla sicurezza che infiammò la Chiesa di Cristo di non doversi arrendere a patto alcuno con chi voleva menomare il sacro patrimonio della Rivelazione.” (beato Giovanni XXIII, discorso, 30 aprile 1961)
“lungimirante sapienza dei Padri del Concilio Tridentino” (beato Giovanni XXIII, discorso, 29 luglio 1961)
“il Concilio Tridentino — senza dubbio tra i più importanti celebrati sin qui” (beato Giovanni XXIII, discorso, 4 novembre 1962)
“conclusione del Concilio Tridentino, da cui venne alla Santa Chiesa tanto beneficio, anche per le età successive.” (beato Giovanni XXIII, discorso, 23 dicembre 1962)
“il Concilio di Trento ha superato i precedenti Concili nell’arricchire splendidamente gli annali della Chiesa, della civiltà, degli studi, dell’autentico benessere nel mondo intero.” (Paolo VI, udienza generale, 4 dicembre 1963)
Paolo VI ha dedicato al Concilio di Trento un’intera omelia (8 marzo 1964)
“un gran Concilio, quello di Trento, dottrinale e riformatore” (beato Giovanni Paolo, lettera apostolica Maestro della Fede, 14 dicembre 1990)
“Il Concilio di Trento, interprete della tradizione cristiana” (beato Giovanni Paolo, udienza generale, 25 marzo 1992)
Il beato Giovanni Paolo II ha dedicato al Concilio di Trento un’intero discorso (30 aprile 1995)
“Come forti sono queste montagne così forte è la fede che ci ha lasciato il Concilio di Trento nel suo Magistero. E noi tutti siamo debitori verso questo evento storico. La nostra fede è costruita su questo Magistero indimenticabile del Concilio di Trento.” (beato Giovanni Paolo II, Regina Coeli, 30 aprile 1995)
“Basti pensare, ad esempio, al Concilio di Trento, dal quale ci separano circa quattro secoli e mezzo. Tra le ragioni per cui quel Concilio ha avuto un enorme influsso innovatore nel cammino del Popolo di Dio” (beato Giovanni Paolo II, omelia, 27 ottobre 2001)
“[Trento fu] nuova attualizzazione e una rivitalizzazione della […] dottrina” (Benedetto XVI, discorso, 31 agosto 2006)
“la grande riforma spirituale promossa dal Concilio di Trento.” (Benedetto XVI, udienza generale, 23 marzo 2011)
“dobbiamo nominare il Concilio di Trento, nel XVI secolo, che ha chiarito punti essenziali della dottrina cattolica di fronte alla Riforma protestante” (Benedetto XVI, udienza generale, 10 ottobre 2012)

 

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Oggi è stata pubblicata dalla Santa Sede una lettera del Santo Padre Francesco – datata 19 novembre 2013, quindi qualche giorno fa – in cui il Papa nomina il cardinal Walter Brandmüller quale suo inviato speciale per le celebrazioni che si tengono a Trento per il 450° anniversario dalla conclusione del Concilio di Trento. Infatti, il Tridentino si concluse il 4 dicembre 1563.
Non abbiamo riportato tutta la lettera, ma solo la parte iniziale, che ci sembra significativa. In essa, infatti, il Sommo Pontefice non solo loda il Concilio di Trento – che invece alcuni novatori vorrebbero relegare nella pattumiera della storia – ma richiama anche in maniera esplicita l’ermeneutica della riforma nella continuità (dopo l’ormai celebre lettera a mons. Marchetto di qualche giorno fa). E – afferma sempre il Papa – essa si applica non solo al Vaticano II, ma anche al Concilio di Trento. E, nel proporre la centralità di quest’ermeneutica, il Pontefice richiama esplicitamente Benedetto XVI.
Insomma, Papa Bergoglio qui loda il Concilio di Trento, riafferma la centralità dell’ermeneutica della continuità e fa anche esplicito richiamo del Magistero del suo predecessore. Niente male per un uomo che – stando ad alcuni – doveva rivoluzionare la Chiesa…

Mentre incomincia il quattrocentocinquantesimo anniversario dal giorno in cui il Concilio Tridentino fu condotto ad una felice conclusione, conviene che la Chiesa rifletta con cura più pronta ed attenta sulla fecondissima dottrina che ci giunge da quel Concilio tenutosi nella regione tirolese. Anzi, non senza motivo la Chiesa attribuì per molto tempo tanta cura nel commemorare e osservare i decreti e le deliberazioni di quel Concilio, dal momento che, poiché erano sorte in quel tempo liti e interrogativi veramente gravissimi, i Padri conciliari adoperarono ogni diligenza affinché la fede cattolica si manifestasse più chiaramente e venisse compresa meglio. Certo per ispirazione e suggerimento dello Spirito Santo, interessò loro moltissimo che il sacro deposito della dottrina cristiana non fosse solo custodito, ma risplendesse più chiaramente, affinché l’opera salvifica del Signore venisse diffusa in tutto il mondo e venisse esteso il Vangelo in tutta la terra.
Esaudendo senza dubbio lo stesso Spirito, la Santa Chiesa di questo tempo ripete e medita anche oggi la ricchissima dottrina tridentina. Infatti “l’ermeneutica della riforma” che il Nostro Predecessore Benedetto XVI descrisse nell’anno 2005 alla Curia Romana si riferisce al Concilio Vaticano non meno che al Tridentino. Certamente questo modo di interpretare pone sotto una luce più nitida l’unica natura luminosa della Chiesa che il Signore stesso attribuì ad essa: “è un soggetto che, nel scorrere dei secoli, cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre lo stesso, unico soggetto del Popolo di Dio in cammino.” (Discorso alla Curia Romana nel tempo natalizio del Signore)

Ineunte quadringentesimo et quinquagesimo anniversario die ex quo Concilium Tridentinum faustum ad finem est adductum, decet Ecclesiam promptiore et attentiore studio uberrimam doctrinam recolere quae ex illo Concilio in Tirolensi regione habito evadit. Immo non sine causa Ecclesia tantam curam in illius Concilii decreta et consilia commemoranda atque observanda iam diu contulit, quandoquidem, gravissimis sane rebus et quaestionibus eo tempore exortis, Patres conciliares omnem diligentiam adhibuerunt ut fides catholica planius appareret meliusque perciperetur. Spiritu nempe Sancto inspirante et suggerente, eorum maxime interfuit sacrum christianae doctrinae depositum non solum custodiri sed clarius homini luceri ut salutiferum opus Domini totum per orbem diffunderetur Evangeliumque universam in terram extenderetur.
Eundem quidem Spiritum exaudiens, Sancta Ecclesia huius temporis amplissimam Tridentinam doctrinam etiamnum redintegrat et meditatur. Etenim “interpretatio renovationis” quam Praedecessor Noster Benedictus XVI anno MMV coram Curia Romana explicavit haud minus ad Tridentinum quam ad Vaticanum Concilium refert. Enimvero hic modus interpretandi nitidiore sub luce ponit unam praeclaram Ecclesiae proprietatem quam Ipse Dominus illi impertitur: “Ea videlicet est unum `subiectum’ quod, saeculis decurrentibus, crescit ac augetur attamen semper idem manet. Ea itaque est unum subiectum peregrinantis Populi Dei” (Sermo ad Curiam Romanam Natali in tempore Domini).

Un momento dei lavori del Concilio di Trento (1545-1563)

Un momento dei lavori del Concilio di Trento (1545-1563)

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Come abbiamo ricordato qualche giorno fa, di questi tempi, mezzo secolo fa, veniva eletto al soglio petrino il ven. Paolo VI, al secolo Giovanni Battista Montini (1897-1978), Papa dal 1963 al 1978, in anni spesso difficili e turbolenti. Oggi è l’anniversario – il cinquantesimo – della sua incoronazione. Sì, parliamo proprio di incoronazione, perché così si chiamava quel suggestivo rito col quale, tra le altre cose, si imponeva al neo-eletto Pontefice la tiara (ecco una foto di quella, di foggia moderna, che fu donata dai fedeli milanesi a Paolo VI). Fu l’ultima volta, quel 30 giugno 1963, in cui la Chiesa vide quel genere di cerimonia: a partire dal successore, Giovanni Paolo I, i Papi preferiranno parlare di “Messa per l’inizio del ministero petrino” e rinunceranno all’uso della tiara.

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Detto questo, proponiamo qualche estratto dall’omelia di cinquant’anni fa di papa Montini: si trattava di un testo in parte in latino e in parte in altre lingue moderne, che si può trovare in AAS 55 [1963], pp. 618-625. Questi estratti sono tratti dalla parte italiana dell’omelia pontificia.

Noi sappiamo di salire sulla Cattedra di San Pietro e di assumere un ufficio altissimo e formidabile […] è al cospetto di tutta la Chiesa che Noi, tremanti e fidenti, accettiamo le chiavi del regno dei cieli, pesanti e potenti, salutari e misteriose, che Cristo ha confidate al Pescatore di Galilea, fatto Principe degli Apostoli, e che sono ora a Noi tramandate. […] Questo rito parla con voce clamorosa dell’autorità conferita a Pietro e quindi a chi gli è successore. Noi sappiamo che questa autorità, tanto da Noi stessi temuta e venerata, Ci investe, e Ci rende Maestro e Pastore, con somma pienezza, della Chiesa romana e della Chiesa universali. Urbi et Orbi irradia ora il Nostro divino mandato. Ma appunto perché siamo sollevati alla sommità della scala gerarchica della potestà, che opera nella Chiesa militante, Ci sentiamo nello stesso tempo posti nell’infimo ufficio di servo dei servi di Dio. L’autorità e la responsabilità sono così meravigliosamente congiunte, la dignità con l’umiltà, il diritto col dovere, la potestà con l’amore. […] Perciò noi abbiamo coscienza in questo momento, di assumere un impegno, sacro, solenne e gravissimo: quello di continuare nel tempo e di dilatare sulla terra la missione di Cristo. […] Noi riprenderemo con somma riverenza l’opera dei Nostri Predecessori: difenderemo la santa Chiesa dagli errori di dottrina e di costume, che dentro e fuori dei suoi confini ne minacciano la integrità e ne velano la bellezza; Noi cercheremo di conservare e di accrescere la virtù pastorale della Chiesa, che la presenta, libera e povera, nell’atteggiamento che le è proprio di madre e di maestra, amorosissima ai figli fedeli, rispettosa, comprensiva, paziente, ma cordialmente invitante a quelli che ancora tali non sono. Riprenderemo, come già annunciato, la celebrazione del Concilio ecumenico […] E avremo in una parola, con l’aiuto di Dio, cuore per tutti [...]

Ed ecco un cinegiornale (settimana Incom) dell’epoca, in cui potrete vedere qualche spezzone della cerimonia di incoronazione e sentire la viva voce di Paolo VI

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[prima parte qui. seconda parte qui, terza parte qui, quarta parte qui, quinta parte qui, sesta parte qui, settima parte qui]

39. La risposta di Papa Leone XIII agli esegeti Modernisti.

Nel 1893 Papa Leone XIII aveva sottolineato i difetti di questo metodo di interpretazione biblica quando aveva detto che i Razionalisti (e quindi anche i Modernisti) “negano del tutto sia la divina rivelazione, come l’ispirazione e la sacra Scrittura, e vanno dicendo che altro non sono se non artifici e invenzioni degli uomini, che non contengono vere narrazioni di cose realmente accadute, ma inutili favole o storie menzognere; così non abbiamo in esse vaticini od oracoli, ma soltanto predizioni fatte dopo gli eventi o presagi di intuito naturale; non presentano veri e propri miracoli e manifestazioni della potenza divina, ma si tratta o di fatti meravigliosi, mai però superiori alle forze della natura, o di magie e miti. I vangeli poi e gli scritti apostolici sono certamente, dicono. da attribuirsi ad altri autori.” (12) Allo stesso tempo Papa Leone chiamò i biblisti Cattolici a sollevarsi in difesa della verità delle Sacre Scritture e a lasciare che i loro cuori s’impregnassero di zelo per opporsi a questa “pseudoscienza” Razionalista con “l’antica e la vera scienza, quella che la Chiesa ricevette da Cristo per mezzo degli apostoli, e sorgano in questa immane lotta idonei difensori della sacra Scrittura.” (13) Avendo notato che il metodo della critica storica (allora conosciuta come “critica superiore”) “pretende di giudicare origine, integrità e autorità di ogni Libro solo in base a sole ragioni interne” egli continuò dicendo che nelle questioni storiche “valgono sopra tutte le testimonianze storiche”, mentre in questa materia “le ragioni interne, il più delle volte, non sono poi di così grande importanza, se non per una certa conferma delle altre.” (14)

40. La risposta degli studiosi biblici Cattolici all’esegesi Modernista.

Questo fu un ottimo consiglio di Papap Leone XIII per correggere il metodo storico e fu ripreso da molti studiosi Cattolici che lavoravano lungo le linee dell’esegesi Cattolica tradizionale, mentre i critici storici Cattolici lottavano per mantenere e sviluppare la loro base critica e i critici storici vinsero la battaglia per l’ascolto della Gerarchia, non perché i primi non avessero fatto un eccelente lavoro in sé, ma piuttosto perché lanciarono le loro polemiche in accuse di eterodossia contro i critici storici Cattolici e fallirono nel riuscire a svolgere il lavoro, più importante, di analizzare e confutare in dettaglie e sul loro stesso terreno il ragionamento “tecnico” e le conclusioni della critica storica. I critici storici Cattolici non considerano se stessi quali discepoli di Hermann Gukel e di solito non riproducono i suoi presupposti Modernisti, ma il fatto è che, nel corso di più di un secolo da quando fu pubblicato il suo commentario Modernista sulla Genesi, non hanno prodotto una sola analisi dettagliata del suo libro, separando il Razionalismo dal suo metodo esegetico ed esprimendo una posizione Cattolica che mostrasse il metodo come valevole in se stesso. Gli studiosi storico-critici della Pontificia Commissione Biblica, nel loro documento del 1993, ricordano che, prima della comparsa della critica delle forme di Gunkel “l’esegesi storico-critica poteva apparire distruttrice” E continuano dicendo che “tanto più che alcuni esegeti, sotto l’influenza della storia comparata delle religioni, così come si praticava allora, o partendo da concezioni filosofiche, pronunciavano giudizi negativi nei confronti della Bibbia. Hermann Gunkel fece uscire il metodo dal ghetto della critica letteraria intesa in questo modo.” (15) Ma Gunkel non aveva in alcun modo trasportato il metodo storico-critico fuori dal ghetto del Razionalismo.

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41. La critica delle forme di Rudolf Bultmann.

La Pontificia Commissione Biblica sottolinea che Rudolf Bultmann e Martin Dibelius introdussero la critica delle forme del Nuovo Testamento e, in particolare, dei Vangeli sinottici, uno dei cui risultati è stato quelo di dimostrare più chiaramente “che la tradizione neotestamentaria ha avuto la sua origine e ha preso la sua forma nella comunità cristiana, o Chiesa primitiva, passando dalla predicazione di Gesù stesso alla predicazione che proclama che Gesù è il Cristo” E la Commissione esprime rammarico per il fatto che “Bultmann mescolò agli studi di Formgeschichte un’ermeneutica biblica ispirata alla filosofia esistenzialista di Martin Heidegger” in modo che “la conseguenza fu che la Formgeschichte [critica delle forme] ha suscitato spesso serie riserve.” (16) Ora, il fatto storico è che gli scritti di Bultmann dal 1941 circa in poi sono stati immersi nella filosofia esistenzialista di Martin Heidegger, ma la sua famosa Storia della tradizione sinottica, pubblicata nel 1922, in cui egli usò il metodo della critica delle forme per esporre un feroce attacco alla storicità dei Vangeli Sinotti, non conteneva nulla della filosofia di Heidegger. Piuttosto, la sua critica delle forme era piena di deduzioni prese dalla filosofia del Razionalismo e tutte le sue conclusioni si basano sul presupposto che miracoli, profezie e qualsiasi altro intervento di Dio nella storia umana sono assolutamente impossibili (17). Per lungo tempo i critici storici Cattolici non dissero praticamente nulla su questo libro devastante, poi, dopo la pubblicazione della Divino afflante Spiritu nel 1943, furono fatti sempre più riferimenti, per lo più di natura positiva, da parte di critici storici Cattolici alle conclusioni di Bultmann nel suo commentario, ma essi non furono mai in grado di esprimere una precisa e dettagliata confutazioni dei molti errori e dichiarazioni non fattuali contenute nei suoi ragionamenti, col risultato che, in assenza di alternative, l’ombra del Razionalismo ha continuato a pendere su gran parte del loro lavoro (18). Come l’allora cardinal Joseph Ratzinger disse nel 1988 riguardo ai lavori di critica della forma di Bultmann e Dibelius: “Ma è altrettanto vero che i loro approcci metodologici fondamentali continuano ancor oggi a determinare i metodi e le procedure della moderna esegesi” e i loro elementi essenziali “hanno ampiamente raggiunto un’autorità simile a quella di un dogma.” Il cardinal Ratzinger si chiese “Perché, anche oggi in gran parte, il loro sistema di pensiero è preso senza porsi domandi e viene così applicato?” (19)

42. Conclusione.

Il Modernismo entrò nella Chiesa Cattolica a fine Ottocento a partire dall’influenza della scuola biblica Liberale Protestante e continua a prosperare al di fuori della Chiesa. Il Modernismo rimane una minaccia e una grande tentazione per i cattolici nella misura in cui sono esposti alle sue idee attraenti ma false e non sno preparati a contrastarle, sia perché la loro fede è debole o perché non sono stati dati loro gli argomenti per confutarla. I Cattolici che credono nell’evoluzione biologica possono facilmente iniziare a credere in una continua evoluzione della Chiesa e dei suoi dogmi, a meno che non siano stati addestrati a resistere a questa tentazione. Avere un’educazione basata sulla filosofia e teologia Scolastica è il miglior mezzo di comprendere e opporsi agli errori del Modernismo. Quest’educazione dovrebbe includere una formazione nel tradizionale approccio Cattolico all’interpretazione delle Sacre Scritture, basato sulla dottrina dei Padri della Chiesa e dei grandi commentatori biblici Cattolici del passato. Il metodo storico-critico, sviluppato in una lunga tradizione da studiosi Razionalisti e Modernisti non Cattolici come Hermann Gunkel e Rudolf Bultmann, ha offerto una grande sfida agli esegeti e teologi Cattolici nel secolo scorso. Quegli studiosi cattogli che hanno imparato a preservare se stessi dal pensiero Razionalista e Modernista non sono caduti in errore, ma alcune delle conclusione della moderna scola biblica Cattolica rimangono ambigue al punto che gli studiosi storico-critici non hanno sviluppato un’esplicita critica del Razionalismo dal quale il sistema nacque. Ciò che attende di essere fatto è il perfezionamento di un approccio Cattolico storico aggiornato all’interpretazione delle Scritture, capace di sintetizzare all’interno della tradizione esegetica Cattolica gli elementi validi dell’approccio storico-critico, coll’esplicito rigetto del Razionalismo che ne è alla base. Siccome gli studiosi neo-Patristici si sforzano di corrispondere a questa sfida, l’ingresso di molti altri studiosi biblisti Cattolici sarebbe un aiuto prezioso.

Fine.

Note:

(12) Papa Leone XIII, Providentissimus Deus, no. 10, in Claudia Carlen ed., op. cit., vol. 2, pp. 329-330 (Enchiridion Biblicum n. 100).

(13) Papa Leone XIII, Providentissimus Deus., in Carlen, op. cit., pp. 326, 330 (EB nn. 83, 101-102).

(14) Papa Leone XIII, Providentissimus Deus, n. 17, in Carlen, op. cit., p. 334 (EB n. 119).

(15) Pontificia Commissione Biblica, The Interpretation …, pp. 35-36.

(16) Pontificia Commissione Biblica, The Interpretation …, p. 36.

(17) Vedi R. Bultmann, The History of the Synoptic Tradition, tradotto daJohn Marsh (Basil Blackwell, Oxford, 1963), in tutte le parti. Per un’esposizione più lunga su Bultmann, vedi J.F. McCarthy, in Living Tradition 75.

(18) Un inizio della necessaria autocritica del metodo storico-critico, giunta con quasi sessant’anni di ritardo, può essere vista nella dissertazione dottorale di Reiner Blank all’Università di Basilea, dal titolo Analysis and Criticism of the Form-Critical Works of Martin Dibelius and Rudolf Bultmann, in Bo Reicke, ed., Theologische Dissertationen, vol. 16 (Basel, 1981), (raccomandata dal cardinal Joseph Ratzinger in Biblical Interpretation in Crisis).

(19) J. Card. Ratzinger, Biblical Interpretation in Crisis (conferenza tenuta il 27 gennaio 1988alla chiesa di san Pietro, New York, NY).

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35. Il metodo neo-Patristico

Il metodo storico-critico è individuato nell’enciclica Pascendi come la prima espressione e risultato del Modernismo (Pascendi 30-33, vedi par. 11 di cui sopra). Nel paragrafo precedente ho indicato che questo non è necessariamente ancora vero. Ma i critici storici Cattolici, mentre cercano di evitare il Modernismo, tendono inoltre, in linea con il loro metodo, ad essere altamente critici riguardo al testo delle Scritture e sono di solito piuttosto acritici sulla logica del loro metodo. Al contrario, il metodo neo-Patrisctico di interpretazione delle Scritture pone grande enfasi sulla logica del metodo esegetico ed è in aumento nella Chiesa per diventare, si spera, il metodo dominante dell’esegesi biblica nel ventunesimo secolo. L’esegesi neo-Patristica non ignora i risultati della critica storica. Esamina con attenzione i risultati degli studi storico-critici. Tutto questo assimilando elementi che sono in accordo con ciò che essa considera essere un sensato metodo esegetico e rigettando gli elementi che non sono all’altezza di questo standard. Si comincia da una buona conoscenza del metodo e contenuti dell’esegesi Cattolica tradizionale delle Sacre Scritture. Questo include il quadro della filosofia e teologia Scolastica e dei Quattro sensi della Sacra Scrittura usati dai Padri della Chiesa e standardizzati da san Tommaso d’Aquino. Con questo quadro al proprio posto, gli studiosi neo-Patristici leggono attentamente i commentari significativi della critica storica, di fronte ai cambiamenti dell’esegesi tradizionale che questi scritti pongono e cercando soluzione in linea con la tradizione Cattolica. Il risultato è una solidificazione della tradizione Cattolica e il suo aumento attraverso nuove conoscenze ed approfondimenti provocati dall’incontro con queste sfide. E’ un lavoro che avrebbe dovuto essere fatto dai critici storici Cattolici durante tutto il secolo scorso, ma è stato in larga parte lasciato incompiuto, a causa del crescente fascino per il metodo della critica storica.

36. Il metodo storico.

Marie-Joseph Lagrange, fondatore dell’École Biblique di Gerusalemme, pubblicò nel 1903 un libro in cui tentava di dimostrare “come il metodo storico-critico potesse essere usato nell’interpretazione biblica senza alcun danno per la fede Cristiana e la vita Cattolica.” (4) Padre Lagrange chiamò il suo libro Il metodo storico, soprattutto in riferimento all’Antico Testamento (5), ma nel suo libro non analizzava davvero il concetto di metodo storico. Ciò che fece invece fu semplicemente riprodurre il pensiero di Hermann Gunkel (che aveva pubblicato la sua famosa opera sulla Genesi nel 1901) e di altri critici storici Protestanti Liberali, omettendo presupposti e conclusioni che erano contrarie alla fede cattolica e chiamò tutto questo “metodo storico”. Da allora in poi questo metodo comincò a prendere piede tra i biblisti Cattolici. Lagrange avrebbe fatto meglio se, prima di iniziare a riprodurre gli scritti dei critici storici Protestanti Liberali, si fosse prima preso il tempo di sviluppare una teoria Cattolica della storia da usare come un quadro di analisi. Tommaso d’Aquino e altri grandi teologi Cattolici non avevano mai sviluppato esplicitamente una teoria del genere, anche se avevano fatto uso di un buon metodo nei loro scritti storici. Una teoria Cattolica della storia avrebbe fornito chiare ed esatte definizione di termini come “storia”, “storico”, “metodo storico”, “scientifico”, “forma letteraria” e “realtà”. In assenza di definizione precise, i critici storici Cattolici hanno abusato di questi termini per più di un secolo.

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37. Leggende nella Genesi.

J.A. Howett, autore dell’articolo “Abramo” nella The Catholic Encyclopedia (vol. 1, 1907), scritto poco dopo che Gunkel e Lagrange avevano pubblicato i loro commentari, mette a confronto i risultati dell’archeologia con i risultati della critica storica. Egli dice che “non c’è dubbio che l’archeologia stia mettendo fine all’idea che le leggende patriarcali siano un semplice mito”, perché “è stato scoperto per i tempi patriarcali uno stato di cose che è abbastanza coerente con tanto di quello che è legato alla Genesi, e alle volte sembra persino confermare i fatti della Bibbia.” In contrasto con l’archeologia egli nota, senza accettare questo per se stesso, che l’idea di leggenda nel racconto biblico di Abramo è importante perché “è molto discussa dai critici moderni ed essi credono tutti in ciò.” Per illustrare ciò, Howett cita dall’Introduzione al famoso Commentario di Hermann Gunkel (6), e come tale “Non si può negare che ci sono leggende nell’Antico Testamento.” Hermann Gunkel è il fondatore della critica della forme, la principale espressione della critica storica nel corso del XX secolo. Nel mio studio su questa Introduzione ho trovato che il lavoro di Hermann Gunkel è pieno di Razionalismo e di tendenzioso metodo storico (7). E’ interessante notare che, secondo Howett, tutti gli storici critici, inclusi quindi pure i critici storici Cattolici, credevano, almeno in qualche misura, nel carattere leggendario del racconto biblico di Abramo e degli altri patriarchi della Genesi. Essi non sembrano essere stati sufficientemente critici verso il metodo di Gunkel o aver posseduto un adeguato metodo storico proprio per vagliare completamente gli errori nell’esposizione di Gunkel.

38. L’esegesi Modernista di Hermann Gunkel.

Il Modernismo era funzionale nella critica delle forme di Hermann Gunkel. In contrasto con il punto di vista dipinto nel Libro della Genesi e che si trova alla base della visione tradizionale della fede Cattolica e della tradizione esegetica Cattolica, il critico delle forme Hermann Gunkel dichiara: “Seguendo la nostra storica e moderna visione del mondo, veramente non una costruzione fantasiosa ma basata sull’osservazione dei fatti, consideriamo le altre visioni interamente impossibili.” Come uomo moderno, egli sente che gli eventi straordinaria raccontati nella Genesi “contraddicono la nostra avanzata conoscenza” al punto che sarebbe fare una “ingiustizia” al testo della Genesi se dovessimo “incorporarlo in una sobria realtà.” (8) E’ chiaro da queste parole che il giudizio di Gunkel si basa sul presupposto Razionalista che i miracoli e gli interventi divini non possono essere accaduti. Questa premesse Razionalista si conferma quando dice: “Crediamo che Dio agisca nel mondo come la base quieta e nascosta di tutte le cose. […] Ma Egli non ci appare mai come un agente attivo accanto agli altri, ma sempre come la causa ultima di tutto.” (9) Gunkel sostiene che le “leggende” patriarcali della Genesi sono poetiche, cioè rifacimenti fittizi di vaghe memorie storiche, in cui più tardi vennero intrecciati elementi e figure popolari (10). Egli ritiene che Abramo, Isacco e Giacobbe probabilmente non fossero mai esistiti, ma anche se lo avessero fatto, ciò che erano non può essere stato ricordato, perché in un periodo di così tanti secoli i caratteri personali di queste persone non avrebbero potuto essere preservati (11). Per concludere ciò egli doveva presumere che nessuno scritto fosse disponibili a quegli scaltri commercianti e ai loro successori, che un resoconto orale non potesse essere preservato intatto da narattori di buona memoria e che non ci potesse essere stata ispirazione divina o aiuto della divina provvidenza. Ma non aveva alcuna prova esterna per confermare queste ipotesi.

Note:

(4) J.A. Fitzmyer, The Biblical Commission’s Document “The Interpretation of the Bible in the Church,” Pontificio Istituto Biblico, Roma, 1995, p. 154.

(5) M-J Lagrange, La méthode historique surtout à propos de l’Ancien Testament (Parigi, 1903). Questo lavoro apparve in inglese due anni più tardi sotto il titolo Historical Criticism and the Old Testament (Londra, Catholic Truth Society, 1905). In questa celebre opera, padre Lagrange seguì il metodo di Hermann Gunkel in maniera acritica in quanto egli non intraprese lo sforzo preliminare di determinare, da un un punto di vista analitico, cosa fosse la storia e, di conseguenza, cosa fosse esattamente il metodo storico. A questo proposito è interessante notare che, nel titolo della traduzione inglese del lavoro di padre Lagrange, il traduttore abbandonò l’espressione “metodo storico”.

(6) Hermann Gunkel, Genesis (Gottinga, Vandenhoeck & Ruprecht, prima edizione, 1901). I riferimenti in questo articolo sono alla traduzione inglese della terza edizione tedesca, 1910. Hermann Gunkel, Genesis (Macon Georgia, Mercer University Press, 1997).

(7) Cfr. J.F. McCarthy, “Rationalism in the Historical-Criticism of Hermann Gunkel,” Living Tradition n. 108.

(8) Gunkel, Genesis, p. x.

(9) Gunkel, Genesis, p. x.

(10) Gunkel, Genesis, p. xvi.

(11) Gunkel, Genesis, p. lxix.

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21 giugno 1963 (esattamente mezzo secolo fa): al sesto scrutinio viene eletto Papa della Santa Chiesa Cattolica l’allora cardinal arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini.

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31. Necessità di una nuova apologetica.

Se si parla della presenza di un pluralismo radicale che non sia Modernista per la semplice ragione che non esprime consapevolmente alcuna delle caratteristiche essenziali del Modernismo ma le implica inconsapevolmente, si descrive la presenza di molti membri della Chiesa Cattolica, forse ben intenzionati, che non hanno fondamentalmente riflettuto sui motivi per cui agiscono. E se questo tipo di inconsapevolezza esiste, allora un grande motivo della sua presenza è l’assenza nella Chiesa di una apologetica pienamente adeguata, capace di consentire ai Cattolici istruiti il rifiuto del programma del Modernismo. Una mera probizione di questo programma, che è stata espressa in Lamentabili, Pascendi e nel Giuramento contro il Modernismo, non può funzionare con successo su un periodo lungo di tempo se non è sostenuta da argomenti ben formulati che confutino pienamente gli errori del sistema. Certo, la confutazione di base è contenuta nei documenti papali, è da molti sono stati fatti lodevoli sforzi per spiegare ed inculcare questa confutazione, in modo che sono sempre state a disposizione sufficienti informazioni per evitare alle anime oranti di cadere in questi errori, ma quando indaghiamo la previa e successiva letteratura Cattolica in merito alle idee di fondo di questa eresia, troviamo che certe correnti di pensiero che conducevano ad essa non sono per la maggior parte dei casi mai state adeguatamente confutate da scrittori Cattolici nella profonda maniera che era invece richiesta. Con questo voglio dire che lo sviluppo del pensiero moderno da parte di filosofi fuori dalla Chiesa ha suscitato varie critiche e confutazioni del Modernismo da parte di scrittori Cattolici, ma scrupolose analisi delle fonti del Modernismo sono state largamente assenti. E così queste fonti continuarono a crescere e a diventare ancora più influenti nel mondo in generale e, quando alla fine hanno fatto irruzione nella sino ad allora zona protetta della Chiesa Cattolica, non c’era a disposizione una grande letteratura apologetica per salvaguardare i credenti, soprattutto nel campo dell’interpretazione della Sacra Scrittura. Le varie caratteristiche del Modernismo, come presentate nell’enciclica Pascendi (vedi nn. 2-16 di cui sopra), sono state derivate da pensatori posti fuori dalla Chiesa e poi applicate dai Modernisti Cattolici alla situazione Cattolica. Ciò che allora era necessario e oggi lo è ancora di più è un serio impegno da parte di molti scrittori Cattolici allevati nella vera tradizione della filosofia e della teologia nella Chiesa per analizzare completamente le più influenti opere che espongono questi sistemi eterodossi, conservando qualsiasi elemento di verità ci sia in essi e rigettando con chiara ragione i loro elementi di falsità.

32. La necessità di critiche profonde.

L’ “atmosfera avvelenata” descritta nell’Enciclica (Pascendi 43, vedi par. 16 di cui sopra) è un ambiente intellettuale che è stata contaminato dalla diffusione di idee nocive contenute negli scritti di pensatori Razionalisti negli ultimi sei secoli e portate a frutto nell’eresia del Modernismo. Poiché queste false idee uscirono e gradualmente si svilupparono in ciò che è stato definito “pensiero moderno”, i filosofi e teologi Scolastici le contrastarono sistematicamente con validi argomenti, ma le false idee prosperarono comunque nel mondo non Cattolico e ben presto cominciarono ad influenzare sempre più i credenti Cattolici, in parte per una mancanza di critche profonde. Dei molti falsi sistemi di pensiero che sono sorti in tempi moderni potremo citare come esempi gli scritti di Descartes, Kant, Hegel, Marx, Freud, Jung, Darwin, Schleiermacher, Wellhausen, Gunkel, Heidegger e Bultmann. Le necessarie critiche avrebbero dovuto analizzare attentamente i rispettivi scritti, confutando gli errori e organizzando gli elementi di verità contenute nei falsi sistemi, al fine di sintetizzare gli elementi di verità nel corpus di verità contenute nella valida tradizione intellettuale della Chiesa. Dove si poteva andare, per esempio, per trovare una critica sistematica da parte di un pensatore cattolico degli scritti di Sigmund Freud, Carl Jung o Charles Darwin, in cui ogni singola affermazione del rispettivo scrittore fosse stata analizzata in un quadro mentale cattolico, smentita e classificata, e poi smentita o inserita nella più ampia sintesi Cattolica? Descartes aveva qualcosa da offire, ma il suo contibuto non doveva prendere la svolta totalmente idealistica che ha poi preso nel mondo moderno, se i pensatori Cattolici avessero posto le opportune correzioni alle sue idee. Le scuole di psicologia di Freud e Jung hanno provocato e continuano a provocare danni immensi nella società occidentale, nella misura in cui le loro idee sono spesso prese anche da cattolici istruiti quale verità evangelica della salute mentale, in parte perché nessun Cattolico ha prodotto adeguate critiche ai loro sistemi. I protestanti Evangelici hanno prodotto notevoli critiche dell’evoluzione Darwiniana compilando prove scientifiche contro la teoria, mentre la maggior parte dei Cattolici istruiti pensa ingenuamente che la teoria sia scientificamente provata. E’ davvero un peccato che tempo fa qualche scrittore Cattolico non abbia pubblicato una profonda critica de L’origine della specie di Darwin e del suo L’Origine dell’uomo. E questa lista di profonde critiche assenti potrebbe continuare a lungo.

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33. Critici storici Cattolici.

L’enciclica osserva che le scoperte storico-critiche dei Modernisti non erano se non la logica conclusione dei loro principi filosofici (Pascendi 30, vedi par. 11 di cui sopra). La critica storica oggi non è solo attiva nei circoli biblici ed educativi: è persino dominante, ma non è affatto ovvio che i biblisti cattolici che usano i metodi della critica storica siano Modernisti o siano visti come tali dalla Gerarchia della Chiesa. Al contrario, quelli che praticano la critica storica della Sacra Scrittura sono visti oggi con favore e stima da molti vescovi cattolici e dalla Santa Sede, come si può vedere da un documento pubblicato dalla Pontificia Commissione Biblica nel 1993, intitolato L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa. Secondo questo documento, “Il metodo storico-critico è il metodo indispensabile per lo studio scientifico del significato dei testi antichi.(1) Questo giudizio non è l’insegnamento ufficiale della Chiesa, perché dal 1971 la Pontificia Commissione Biblica non è più un organo della Chiesa docente, ma è piuttosto “una commissione di esperti che, consapevoli della loro responsabilità scientifica ed ecclesiale in quanto esegeti cattolici, prendono posizione su problemi essenziali d’interpretazione della Scrittura e sanno di avere per questo la fiducia del Magistero.” (2) E così si concluse con una vittoria la settantennale battaglia dei critici storici Cattolici per l’accettazione del loro metodo da parte della Gerarchia della Chiesa. Ma questa approvazione non è esclusiva o definitiva. Nella Prefazione al documento del 1993, l’allora cardinal Joseph Ratzinger, Prsidente della Pontificia Commissione Biblica, disse tra le altre cose: “l’apparizione del metodo storico-critico ha subito suscitato un dibattito circa la sua utilità e la sua giusta configurazione, un dibattito che non è concluso finora in nessun modo.” Continuava dicendo nel frattempo “nuovi metodi e nuovi approcci vengono proposti” e “ci sono anche nuovi tentativi di recuperare l’esegesi patristica e di includere rinnovate forme di interpretazione spirituale della Scrittura”. La stessa Commissione ha sottolineato nell’Introduzione a questo documento che “nel momento stesso in cui il metodo scientifico più diffuso, il metodo “storico-critico”, viene applicato in modo corrente in esegesi questo metodo viene rimesso in discussione” in qualche misura attraverso l’ascesa di “altri metodi e approcci”, ma anche “per le critiche di molti cristiani che lo giudicano insufficiente dal punto di vista della fede”, alcuni dei quali sostengono che “non c’è alcun vantaggio ne sottoporre i testi biblici alle esigenze dei metodi scientifici” e insistono che “l’esegesi scientifica ha il risultato di provocare perplessità e dubbi su innumerevoli punti, fino allora pacificamente ammessi”.

34. La sfida della critica storica.

I critici storici Cattolici, di regola, sottolineano l’elemento umano nell’ispirazione biblica e de-enfatizzano quello divino, nel senso che essi non presentano le proprie analisi come inserite nel più ampio contesto della tradizione esegetica Cattolica e dell’impatto morale del testo sacro sul lettore, mentre questo impatto è incluso nei sensi spirituali riconosciuti nelle interpretazioni dei Padri della Chiesa, ma essi non sono Modernisti, perché non cercano, come i Modernisti e gli altri Razionalisti, di eliminare dalle proprie conclusioni storiche ogni elemento del soprannaturale (Pascendi 9, vedi par. 4 di cui sopra). I critici storici Cattolici sostengono che il metodo della critica storica possa essere impiegato senza utilizzare alcun principio filosofico. Così, gli studiosi della ricostituita Pontificia Commissione Biblica affermano che la critica storica “è un metodo che, utilizzato in modo obiettivo, non implica per sé alcun a priori” e ancora che “da molto tempo si è rinunciato a un amalgama di tale metodi con un sistema filosofico” (3) Questa è un’affermazione impegnativa che richiede studio e verifica. Nei miei studi ho scoperto che i critici storici Cattolici, mentre di solito non esprimono principi filosofici Modernisti o Razionalisti o non traggono conclusioni Moderniste o Razionaliste, tuttavia dipendono nel loro pensiero da un certo background Razionalista e spesso implicitamente sembrano raggiungere conclusione che essi stessi non traggono. L’impressione che questo lascia è che i rispettivi studiosi evitino l’uso di qualsiasi principio filosofico, ma uno sguardo agli scritti Razionalisti dai quali in ultima analisi essi hanno tratto le loro idee mostra spesso che le loro idee sono dipendenti dagli stessi principi. Ciò significa che, se gli studiosi Cattolici tentano di evitare l’uso di questi principi, è compito loro distinguere chiaramente ed esplicitamente la loro posizione e di distanziare le loro conclusioni dal Razionalismo delle proprie fonti che ha già preso possesso di quelle conclusioni e di quell’area di pensiero, ma questo è un passo che i critici storici Cattolici fanno raramente. I critici Cattolici fanno occasionali brevi dichiarazioni in cui contrastano qua e là la posizione di critici storici Razionalisti come Rudolf Bultmann o un altro delle centinaia di studiosi Liberali Protestanti che ora dominano il campo dell’esegesi biblica ma, per la maggior parte, gli studiosi Catolici raramente citano persino le fonti protestanti in cui le loro idee furono precedentemente espresse e lasciano credere ai lettori Cattolici che quello che dicono siano idee originali loro proprie. Nelle fonti razionaliste si può vedere come le varie conclusioni siano basate sul presupposto che i miracoli o qualsiasi cosa di soprannaturale non possono realmente essersi verificati e così i Cattolici che ripetono alcune di queste conclusioni sono spesso lasciati senza alcuna credibile ragione per giustificare ciò che stanno affermando, tranne chiedere fede e fiducia in “ciò che gli studiosi della Scrittura dicono”. Così, per fare un esempio frequente, quando un insegnante cattolico della scuola storico-critica dice ad un uditorio che Gesù non compì realmente il miracolo della cosidetta moltiplicazione dei pani, esprimendo una conclusione di lunga data degli esegeti Razionalisti il cui ragionamente è basato sul principio che i miracoli non possono accadere, come Cattolico egli non può basare la sua conclusione sull’impossibilità di tutti i miracoli e, di conseguenza, poiché spesso non ha altre solide ragioni per affermare ciò, è costretto a dire a coloro che mettono in discussione il suo insegnamento che si tratta semplicemente di ciò che gli studiosi della Scrittura hanno concluso e che “tu proprio non capisci”.

Note:

(1) Pontificia Commissione Biblica, The Interpretation of the Bible in the Church[L'interpretazione della Bibbia nella Chiesa, disponibile anche in it.], Roma, Libreria Editrice Vaticana, 1993, p. 34.

(2) Pontificia Commissione Biblica, The interpretation…, Prefazione di Joseph Cardinal Ratzinger, p. 26.

(3) Pontificia Commissione Biblica, The interpretation…, pp. 39-40.

[fine sesta parte - continua]

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Il modernismo è ancora attivo nella Chiesa Cattolica? (seconda sezione)

Di John F. McCarthy

27. Una Chiesa in evoluzione?

Vedendo oggi gli obiettivi del Modernismo come descritti nell’enciclica (vedi par. 13 di cui sopra), siamo consapevoli che la filosofia Scolastica è oggi largamente assente in molti istituti della Chiesa; che alcuni studiosi delle Scritture e teologi cattolici hanno chiesto una revisione degli insegnamenti dogmatici della Chiesa per corrispondere con ciò che i critici storici dicono sia ora conosciuto sulla formazione delle Scritture; e che, negli ultimi decenni, l’insegnamento dei dogmi della Chiesa è stato minimizzato in molti programmi catechetici in favore di una mera coltivazione di atteggiamenti in contrasto con il convogliamento di formule dottrinali. Se questi fenomeni del nostro tempo presente riflettono mediatamente o immediatamente il progetto del Modernismo descritto nell’Enciclica è una domanda che merita studio e meditazione. Ci sono davvero delle “leggi dell’evoluzione” che potrebbero essere funzionanti all’interno della Chiesa le quali, per il Modernista, “potrebbero essere controllate per un po’ ma non, in definitiva, distrutte” (Pascendi 24-27, vedi par. 10 di cui sopra)?La rinnovata enfasi sulla secolarizzazione della società nel mondo occidentale deriva in tutto o in parte da una visione Modernista della realtà e i cambiamenti effettuati dalle parti interessante nella vita della Chiesa Cattolica con l’implementazione del Concilio Vaticano Secondo possono in qualche misura essere riconducibili all’influenza del pensiero Modernista dentro e fuori la Chiesa? Le idee chiave del Modernismo che possono essere sospettate di essere in agguato dietro a questi cambiamenti sono la superiorità dell’uomo moderno in quanto prodotto culminante dell’evoluzione, la negazione della realtà oggettiva dell’esistenza di Dio e il ruolo dominante della fantasia religiosa nella nascita della religione.

28. Il Modernismo palese decapitato.

Indubbiamente, gli scritti di alcuni influenti Modernisti non Cattolici e di altri Razionalisti dagli anni 1890 in poi avevano allora ed hanno oggi più di una piccola influenza sul pensiero di molti credenti e scrittori Cattolici. Ma se, per essere un Modernista, un Cattolico deve possedere tutte le caratteristiche essenziali elencate nell’enciclica Pascendi, o nel decreto Lamentabili, o nel Giuramento contro il Modernismo, allora pochi, del caso, sarebbero qualificati in questo modo. Pertanto, rilevando possibili segni di Modernismo nella Chiesa dei nostri giorni, sembra importante tenere in mente le parole aggiuntive della Pascendi, dove il Papap Pio X esprime la sua tristezza alla vista di così tanti altri Cattolici che, dopo aver respirato in un’atmosfera avvelenata da idee Moderniste, trattano le questioni bibliche su principi Modernisti e scrivono di storia con lo studiato intento di screditare la Chiesa (Pascendi 43, vedi par. 16 di cui sopra). Certo, molti dissidenti Cattolici di oggi chiedono cambiamenti radicali di vario genere nella Chiesa, ma senza pretendere che Dio e tutti gli altri oggetti di fede Cattolica siano nati puramente da un istinto religioso del subconscio. Alcuni negano la storicità di vari eventi descritti nella Bibbia, ma senza pretendere che Dio e tutti gli altri oggetti di fede Cattolica siano nati puramente da un istinto religioso del subconscio o senza richiedere la rimozione di qualsiasi soprannaturale dalla nostra comprensione della Bibbia o di qualsiasi credenza e insegnamento Cattolico. Molti accettano l’evoluzione biologica come un fatto naturale senza negare che il mondo sia stato creato da Dio e alcuni vanno avanti nel sostenere cambiamenti nell’insegnamento dogmatico e morale della Chiesa, come se sostenessero che la Chiesa e i suoi cambiamenti siano pure in evoluzione ma senza in realtà affermare una tale evoluzione o negare qualsiasi verità obiettiva in questi insegnamenti. In questo senso essi non sono Modernisti. Ma è anche vero che la maggior parte dei Cattolici, anche di quelli più istruiti, non assumono una dimensione filosofica nel loro pensiero e così accade che i dissidenti Cattolici lavorano spesso sotto il controllo di principi filosofici dei quali possono non essere nemmeno a conoscenza e questo sembra spesso essere il caso che si verifica, nella situazione odierna. Il Modernismo palese nella Chiesa Cattolica è stato effettivamente decapitato dallo zelo pastorale di Papa Pio X, ma per la risultate situazione nella Chiesa si è sviluppato un movimento di radicale pluralismo che ha molte caratteristiche pratiche descritte come Moderniste nei documenti antimodernistici della Santa Sede, ma che manca di esplicita professione o forse anche di consapevolezza degli elementi teorici del Modernismo, come la presunta supremazia intellettuale del pensiero dell’uomo moderno rispetto a al pensiero di tutti gli uomini premoderni (Modernismo generico) e la convinzione che tutte le religioni nascano da una necessità subconscia e non scientifica di predicare l’esistenza di Dio derivante da un istinto religioso subrazionale immerso nella pura soggettività dell’uomo (il Modernismo specifico del primo Novecento).

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29. Radicale pluralismo nella Chiesa di oggi.

Tende ad esserci, nel Cattolico radicale-pluralista odierno, un certo sentimento di superiorità della sua visione moderna del mondo rispetto alla prospettiva tradizionale della Chiesa, non proprio perché sia “un Cattolico post-Conciliare”, come egli potrebbe pretendere, ma piuttosto perché egli aderisce inconsciamente alle varie idee non tradizionali che antecedettero l’insegnamento del Concilio Vaticano II e che hanno un implicito legame di origine con le correnti di pensiero che aiutarono a produrre il sistema del Modernismo descritto nella Pascendi. I riformatori contemporanei della Chiesa, il cui pensiero coincide con alcune delle mire Moderniste sottolineate dall’enciclica, come il disprezzo per molte devozioni esterne approvate dalla Chiesa o il sostenere l’indebolimento del potere del Papa e della Santa Sede (Pascendi 38, vedi par. 13 di cui sopra), non sono di solito Modernisti, ma potrebbero involontariamente dipendere da principi Modernisti. Il modo in cui molti hanno considerato le stesse disposizione del Concilio Vaticano II come meri punti di partenza per una più radicale revisione della credenza e pratica Cattolica, dove il Concilio è visto come un semplice inizio di porte aperte al cambiamento che questi riformatori sono intenzionati ad aperture ancora più ampie e oltre i limiti fissati dal Concilio, potrebbe indicare il pluralismo radicale di tendenza Modernista. Tali dissidenti contemporanei sembrano sentire questa necessità di riforma radicale, non sulle basi di una verità ragionata, ma piuttosto come un’emozione che sale da un impulso del subconscioche altri pluralisti radicali Cattolici condividono con essi e che non è distinto dall’impulso di una mente non distaccata e da indisciplinati sentimenti sottoposti a tentazione dall’idea affascinante ma non analizzata di una Chiesa essenzialmente in evoluzione. Essi fanno di se stessi, in qualche modo, il criterio di verità (cfr. Pascendi 34, par. 12 di cui sopra). Per esempio, quei riformatori radicali contemporanei che aderiscono acriticamente alla teoria Darwiniana dell’evoluzione biologica sono spinti in maniera subconscia verso l’idea che ogni altra cosa nel mondo è in evoluzione, a meno che non abbiano addestrato se stessi a resistere a questa tendenza ad “seguire la corrente” e abbiano preso una studiata posizione pro o contro questa teoria. Anche in questo caso, se sono evoluzionisti teisti, non negano l’esistenza di Dio, ma tendono a rendere praticamente irrilevate qualsiasi presenza concreta della potenza di Dio nel mondo, a meno che non abbiano trovato positivamente un modo per includere la presenza e la potenza di Dio nello svolgersi della storia e del mondo, cosa che pochi di loro hanno fatto. Alcuni attaccano costantemente questo o quella istituzione o insegnamento della Chiesa secondo l’idea non respinta in agguato nelle loro menti per la quale, se tutte le cose nel mondo sono in evoluzione, allora tutte le cose nella Chiesa sono pure in evoluzione. Così, per esempio, anche se Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato definitivamente che la Chiesa non ha il potere di ordinare donne come sacerdoti, essi continuano ad mobilitarsi per l’ordinazione delle donne e molti altri continuano a sperarci, come se, dando abbastanza tempo alle “leggi dell’evoluzione” per fare effetto, anche gli insegnamenti definitivi della Chiesa potessero eventualmente essere modificati. Come i Modernisti della Pascendi direbbero loro, “Basta continuare a mobilitarsi e le autorità della Chiesa alla fine sono obbligate a cedere”.

30. Dal Pluralismo radicale al Modernismo.

Un pluralista radicale Cattolico è un credente che mantiene nella sua mente alcuni sistemi di pensiero che si oppongono radicalmemente alla sua fede Cattolica senza sforzarsi di superare gli errori del sistema avversario. Nello sforzarsi di superare gli errori la propria fede si rafforza, ma se non ci si impegna nel difendere la propria fede, il sistema avversario crescerà e diventerà dominante, perché i suoi errori sono interessanti e anche affascinanti per una mente e volontà indisciplinate. Un Cattolico diventerà Modernista nel momento in cui inizierà a credere che la moderne conoscenza della vita è differente e superiore a quello che Gesù e gli Apostoli pensavano sul senso della vita, o che i dogmi della Chiesa necessitano di essere trasformati in espressioni più moderne, o che Dio non ha un ruolo attivo nella vera storia del mondo e dell’umanità. Un Cattolico pluralista diventa Modernista nel momento in cui arriva a credere che Dio non sia veramente Autore della Bibbia, o che Dio non abbia una reale esistenza oggettiva all’infuori di se stesso, o che il Gesù della storia non fosse realmente Dio, o che i contenuti dei Vangeli si siano evoluti a partire da un’evoluzione della fede, o che i dogmi della Chiesa siano soggetti alle leggi dell’evoluzione.

[fine quinta parte - continua]

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21. Dissenso dal Magistero della Chiesa.

Dal momento che il dissenso è ora in molti casi chiaramente esposto e in altri casi maggiormente celato, troviamo ai nostri giorni che i sostenitori di riforme radicali nella Chiesa possono o non possono sembrare esatti nelle loro vesti e comportamenti (Pascendi 3, vedi par. 2 di cui sopra), ma alcuni si spingono fino a sostenere l’abolizione di molte credenze e pratiche onorate dal tempo anche sino al punto di opporsi apertamente a tutte le regole di morale sessuale contenute nell’insegnamento della Chiesa (6). Soprattutto, l’attenzione del loro pensiero è lontana dagli oggetti di fede e dalle circostanze immediate, così che gli oggetti di fede tendono a divenire non funzionali e irrilevanti. C’è anche un certo concentrare l’attenzione su se stessi nella forma dell’orgoglio della propria conoscenza, specialmente nel senso che sono compiaciuti nella loro ignoranza e non si impegnano in un dibattito oggettivo circa le proprie decisioni, ma piuttosto ricorrono alla propaganda e ad un’attitudine verso i proprio critici del tipo di quella “tu proprio non capisci”. Sarebbe sbagliato dire che le tante voci che gridano riforma oggi dall’interno della Chiesa stiano attaccando gli aspetti dogmatici più profondi della fede e verità cattolica (Pascendi 3, vedi par. 2 di cui sopra), ma è ovvio che, per molti di loro, le “riforme” che vogliono sono di vasta portata. Essi chiedono che sia diminuito il ruolo del Papa; essi dubitano che il papato sia di origine divina; vogliono offuscare o eliminare la distinzione tra sacerdozio ministeriale e sacerdozio del laicato; vogliono che lo stato dei divorziati risposati Cattolici sia accettato e benedetto; sostengono un diritto naturale all’attività omosessuale; si oppongono apertamente alla condanna della contraccezione e dell’aborto; chiedono un minimo comune denominatore delle credenze per tutti i Cristiani o per i credenti di tutte le fede; e sacrificano il bene della Chiesa per quelle che essi giudicano essere giustizia e pace. Nel confrontare questi riformatori contemporanei della Chiesa con i Modernisti della Pascendi troviamo che i Modernisti della Pascendi– così dice l’enciclica – nel mantenere una distinzione sistematica tra “esegesi teologica e pastorale” da una parte e “esegesi scientifica e storica” dall’altra, evitavano di affermare o implicare la divinità di Gesù quando scrivevano di storia, ma liberamente professavano la Sua divinità quando stavano predicando dal pulpito. Inoltre, questi Modernisti tentavano di introdurre una “nuova teologia” e, se ne veniva chiesto loro conto, si lamentavano di essere privati della libertà loro dovuta (Pascendi 18, vedi par. 8 di cui sopra). Similarmente, ma non esattamente allo stesso modo, siamo tutti consapevoli della misura in cui così tanti insegnanti cattolici nelle istituzioni cattoliche di apprendimento odierne, mentre potrebbero non mantenere una distinzione sistematica tra le loro vita come credenti e le loro vite come uomini moderni, e mentre essi spesso guardano a se stessi come Cattolici buoni ed esemplari, e persino guide del Cattolicesimo, pure allo stesso tempo proclamano fieramente la loro libertà accademica di dissentire da vari insegnamenti della Chiesa e la loro assoluta mancanza di volontà nel fare una professione di fede. Il loro atteggiamento di dissenso non dipende necessariamente dalle idee Moderniste, che potrebbe invece essere basato su altre idee acattoliche originate dai sistemi di pensiero come il Freudianismo, il Comportamentismo, o il Socialismo, che spesso essi possono aver raccolto non da una profonda meditazione filosofica, ma piuttosto da un puro impatto con la cultura mediatica popolare. Così, ad esempio, le dichiarazioni dissenzienti dall’insegnamento morale Cattolico che sono elencati nella nota 6 di cuisopra sembrano principalmente essere derivati dal pensiero popolare radicato in definitiva nella psicologia Comportamentista.

22. Pluralismo radicale.

Nell’enciclica (Pascendi 3, vedi par. 2 di cui sopra) appare una netta contraddizione tra il Razionalista e il Cattolico che non è chiaramente compresa oggi anche dai cattolici più colti. La prospettiva di un Cattolico nasce dal credere nella realtà degli oggetti della fede Cattolica, mentre la prospettiva di un Razionalista nasce da una precedente credenza in ciò che egli considera essere le intuizioni della propria ragione. Non c’è dubbio che i sistemi Razionalisti di pensiero stanno operando nelle menti di molti cattolici, spesso senza che essi siano pienamente coscienti delle fonti di questi pensieri. Fin dai tempi del Concilio Vaticano Secondo, abbiamo spesso sentito la rivendicazione di un diritto ad essere “pluralisti” da parte di Cattolici che non distinguono un certo legittimo pluralismo dal radicale pluralismo intriso delle idee dei nemici della Chiesa. Ogni Cattolico che aderisca al pluralismo radicale raddoppia in una qualche misura i ruoli del Razionalista e del Cattolico, ma se la maggioranza dei pluralisti Cattolici radicale in questo momento nella Chiesa sta facendo questo “furbescamente”, come facevano i modernisti, o solo ingenuamente, non è sempre molto chiaro. Sappiamo che il numero degli errori e ambiguità radicalmente pluralistici seminati in gran parte della teologia Cattolica contemporanea non potrebbe essere interamente accidentale. Questi errori e ambiguità non provengono necessariamente da idee tenute come pluristicamente Moderniste, dal momento che spesso derivano da altri falsi sistemi di pensieri, come quelli menzionati nel paragrafo 20 di cui sopra, ma essi derivano dal mantenimento passivo di idee erronee nella mente senza che si cerchi attivamente di confutarle o di vagliare la falsità che è presente in esse. Nel presente scritto sto cercando principalmente di rintracciare nelle idee pluristicamente detenute la loro possibile origine nel Modernismo o nelle sue fonti.

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San Pio X col suo Segretario di Stato Merry del Val

23. Fulcro sul lato materiale delle cose.

Secondo l’enciclica (Pascendi 7, 8 e 9, vedi par. 5 di cui sopra), i Modernisti sono agnostici che credono che l’uomo non possa conoscere naturalmente l’esistenza di Dio e i quali dicono che la fede è solo un sentimento che nasce istintivamente dal subconscio in risposta alle necessità sentite dai fedeli. Mentre, nell’enciclica, Papa Pio X faceva un’analisi filosofica del Modernismo del suo tempo, la maggior parte dei critici e dissidenti del nostro tempo non sono solitamente inclini ad esaminare i loro pensieri a livello filosofico o ad avere esplicite ragioni filosofiche per quello in cui credono. La loro attenzione è per lo più posta sulle immediate circostanze, col risultato che essi possono agire sulla base di falsi principi filosofici dei quali non sono nemmeno a conoscenza. All’interno della Chiesa oggi non sentiamo persone dire che il credere in Dio è meramente un fenomeno soggettivo che non ha alcuna base nella realtà oggettiva o che l’autorità della Chiesa deve assoggettare se stessa ad una presunta “legge di coscienza”, ma, in quanto la loro attenzione è posta sul comportamento contemporane delle persone quale criterio di verità, essi riflettono la filosofia del Comportamentismo e il Comportamentismo è la fonte della dottrina modernistica per la quale la vita è verità, nel senso che il come le persone vivono oggi dovrebbe condizionare quale sia la verità e quale dovrebbe essere l’insegnamento della Chiesa.

24. La realtà univoca di Dio.

L’enciclica indica (Pascendi 14, vedi par. 5 di cui sopra) che i Modernisti possono allontanarsi da un rigoroso Razionalismo solo per cadere nell’errore di quei Protestanti i quali credono in una certa intuizione di fede, che supera ogni certezza scientifica, la quali li mette in immediato contatto con la realtà divina. Ora, io credo che la fede Cattolica porti con se una certezza che sorge soprattutto dalla certezza della scienza fisica, ma questa intuizione non esiste in contraddizione con ciò che il credente conosce da un ragionamento naturale. Ciò con cui l’enciclica ha qui a che fare è il “mondo alternativo della fede” che molti Protestanti intrattengono in contrasto con il mondo della scienza fisica naturale e il buon senso. L’enciclica si oppone a un falso concetto di fede Cristiana, secondo il quale l’idea della “realtà divina” non è in continuità con l’idea di realtà del mondo sensibile, ma è piuttosto collocata nel mondo irreale del genere immaginario. La fede Cattolica è un’affermazione dell’univoca realtà di Dio e degli altri oggetti di fede, mentre il credo Modernista è qui considerato professare un equivoco tipo di “realtà” religiosa. E’ nostro compito tentare di discernere, in armonia con l’insegnamento dell’enciclica, se la critica storica ora largamente praticata nella Chiesa Cattolica non sia riuscita ad escludere l’idea della “realtà alternativa” di Dio e degli altri oggetti di fede Cristiana presentati nella Bibbia, riducendoli al mondo alternativo del genere narrativo.

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25. La tradizione come mero punto di partenza.

La nozione modernista di fede “è aperta all’evoluzione intrinseca del dogma” e al costante adeguamento della dottrina alle necessità dei credenti (Pascendi 13, vedi par. 4 d icui sopra). Quindi la tradizione, secondo la visione Modernista (Pascendi 15, vedi par. 6 di cui sopra), è considerata non come una regola fissa, ma solo come un punto di partenza per una fede in evoluzione e una Chiesa in evoluzione. Non solo viene detto che l’idea di Dio e tutte le formule di dottrina religiosa devono essere soggete al giudizio della scienza fisica e della storia, ma il credente Modernista stesso è soggetto ad esse, perché il credente sente dentro di sé un impellente bisogno di armonizzare la sua fede con la scienza (Pascendi 17, vedi par. 7 di cui sopra). Così, nella dualistica visione del credente Modernista, la “realtà” alternativa dell’oggetto di fede è volubile e fragile e costantemente sotto attacco dalle realtà diverse e più stabili che sarebbero la scienza fisica e la soria. Così il mondo alternativo della fede soggettivistica Protestante, se è considerato del tutto dal Modernista come una sorta di super-realtà, tende a non durare molto a lungo come serio oggetto della sua mente. Inoltre, per il Modernismo l’idea dell’evoluzione del dogma si inserisce nel quadro più ampio dell’evoluzione di tutte le cose e quindi nella Chiesa contemporanea l’idea di evoluzione dei dogmi può spesso aggirarsi da qualche parte nelle menti di alcuni Cattolici i quali credono acriticamente nell’evoluzione biologica, cioè non hanno mai studiato seriamente le argomentazioni scientifiche contro la teoria dell’evoluzione biologica e che, inoltre, non hanno mai lavorato nella difesa della propria fede contro la tentazione di estendere l’evoluzione biologica ad una supposta continua evoluzione di tutte le cose. Ma altri cattolici resistono a questa tentazione.

26. La grande tentazione.

Molto importante nel sistema Modernista è la dottrina che l’idea di Dio e gli altri oggetti di fede non provengono in ultima analisi dalla realtà oggettiva al fuori dell’uomo ma piuttosto nascono nella fantasia degli uomini da un istinto religioso preconcettuale posto nel subconscio dei credenti. Da questa idea scaturisce la conclusione Modernista che “Dio è immanente nell’uomo” (Pascendi 19, vedi par. 9 di cui sopra). A me sembra che per il Modernista, quindi, l’idea di Dio e tutti gli altri oggetti di fede non sono reali ma solo prodotti dell’immaginazione, anzi, presi come reali da credenti ingenui, ma che devono essere tagliati dal credente Modernista “informato”. E qui veniamo a ciò che io considero essere le radici del Modernismo. In primo luogo, c’è la radice generale dell’orgoglio di essere uomini moderni. Il Modernismo, dice l’enciclica, nasce da una perversione della mente causata da “curiosità e orgoglio” (Pascendi 41, vedi par. 14 di cui sopra): la curiosità, che nasce da una mancanza di distacco intellettuale, e l’orgoglio nel pensare di essere superiore a tutte le persone delle precedenti genrazione semplicemente perché uno è moderno. E questo significa che la principale motivazione per essere un Modernista non è la prova storica oggettiva ma semplicemente il piacere sperimentato nel pensare a se stessi come a chi conosce più di chi è venuto prima. L’idea Modernista che Dio è solo un parto dell’immaginazione religiosa del credente nasce nella mente del credente Modernista dall’aver ceduto all’illecito piacere offerto dalla Grande Tentazione usata irragionevolmente per negare l’esistenza di Dio e così irragionevolmente negare la propria fede. Un Modernista è una persona che è passata dalla credenza nell’esistenza reale oggettiva di un vero Dio alla sfiducia nell’esistenza reale oggettiva di un vero Dio. L’idea stessa che la credenza in Dio nasca spontaneamente da un istinto preconcettuale nel credente è essa stessa il prodotto di un’emozione non disciplinata e di una mente che è stata conquistata dalla Grande Tentazione di non credere in Dio. Fino a che punto questa Grande Tentazione è un pericolo anche per i dissidenti Cattolici dell’oggi?

Note:

(6) Vedere, per esempio, il libro Human Sexuality (Paramus NJ, Paulist Press, 1977), che rappresenta “il rapporto finale di un comitato istituito dal Consiglio di Direzione della Società Teologica Cattolica d’America nel 1972”. Inoltre, “L’autorizzazione per la pubblicazione dello studio come un rapporto commisionato e presentato alla Società Teologica Cattolica d’America fu concesso da una riunione del Consiglio Esecutivo nell’ottobre 1976”. Tra le molte conclusioni scioccanti espresse nella relazione, noto per esempio un aperto dissenso dall’insegnamento morale della Chiesa nelle seguenti dichiarazioni: a) che la Sacra Scrittura non proibisce certe forme di comportamento sessuali a prescindere dalle circostanze (pp. 7, 31). b) Che Gesù non chiamò immorali qualsiasi tipo specifico di espressione sessuale (p. 30). Che i rapporti prematrimoniali “amorevoli, responsabili” possono essere moralmente una buona esperienza (pp. 155-158). Che san Paolo non avrebbe sollevato obiezioni alle pratiche omossessuali, se avesse avuto conoscenze sull’omosessualità come le abbiamo oggi (p. 195). Che l’opposizione di san Tommaso d’Aquino verso la sodomia, la masturbazione e la bestialità era basata su un falso presupposto stoico che qualsiasi ricerca del piacere sessuale al di fuori della procreazione offende la natura e la ragione (p. 198). Che il vero rapporto omosessuale non è sbagliato in sé (p. 198). Che l’Antico Testamento non proibiva la prostituzione su presupposti di moralità, ma solo nella misura in cui era associata con rituali cultici pagani o era ingiusta verso le donne (p. 16). Che, fino a quando arrivi il giorno in cui la società modificherà semplicemente il suo sistema di costumi per accogliere i comportamenti preferiti da un crescente numero di suoi membri, “individui illuminati e ben integrati potrebbero ben liberare se stessi dal conflitto semplicemente riflettendo sulla relatività dell’etica sessuale della loro società e procedere con discrezione nel proprio progetto sessuale” (p. 56).

[fine quarta parte - continua]

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