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Archive for the ‘Historia Ecclesiae’ Category

Era il 4 dicembre di 450 anni, quando si concludeva il concilio ecumenico di Trento. Fu (ed è e sarà) un evento importantissimo nella storia della Chiesa. Abbiamo già visto come lo abbiano lodato i Sommi Pontefici (qui). Ora vorremmo proporre ai nostri lettori una cronaca di quell’ultima giornata conciliare. Traiamo le informazioni da Josephus Köol, Breve Diarium S. Concilii Tridentini. Conspectus decretorum. Additis Rationibus Selectis. Temporis Loci Personarum, Trento, Artigianelli, 1947, pp. 83-88.
4 dicembre, anno del Signore 1563, è mattina: a palazzo Thun (attuale sede del Comune), in centro a Trento, a poche centinaia di metri dal Duomo, inizia l’ultima Congregazione Generale, che dura meno di un’ora. Sono presenti 4 legati papali, 2 cardinali, 25 arcivescovi, 150 vescovi, 7 abati, 7 generali religiosi e 11 oratori (la conta si riferisce, a dire il vero, al giorno precedente: ma non sarà cambiato molto in 24 ore). Poi in cattedrale si prosegue la XXV e ultima sessione del Concilio, che era iniziata il giorno precedente. Con grande magnificenza, tra le arcate della cattedrale di san Vigilio, mons. Nicola Maria Caracciolo (1512-1568), vescovo di Catania, celebra la Messa solenne – il rito, anche se i libri liturgici non sono ancora stati pubblicati ufficialmente, è molto vicino a quello del Messale di san Pio V. Quindi si esaminano i decreti sulle indulgenze (cfr. DS 989), sulla scelta dei libri, i digiuni e i giorni di festa, sull’indice dei libri, il Catechismo, il Breviario e il Messale; sul luogo degli oratori, sulla ricezione e salvaguardia dei decreti del Concilio.

La cattedrale di Trento

La cattedrale di Trento

Questi provvedimenti piacciono a tutti i Padri. Per quanto riguarda solamente il decreto sulle indulgenze una ventina di loro desiderano dire qualche parola. Poi si rende grazie a Dio, a cui tutti rispondono sonoramente: Deo gratias! (Rendiamo grazie a Dio).
A questo punto il vescovo di Catania sale all’ambone e comincia a leggere ad alta voce il “decreto sulla recita e lettura in questa sessione dei decreti pubblicati in questo stesso Concilio sotto i Sommi Pontefici Paolo III e Giulio III”. Poi si passa alla lettura concreta di tutti i provvedimenti adottati dal Concilio. I decreti dogmatici vengono letti interamente, per quelli di riforma ci si limita alla parte iniziale. Poi sempre mons. Caracciolo legge il “decreto sulla fine del Concilio e la conferma (di esso) da chiedersi al Sommo Pontefice”.
In seguito, ogni singolo Padre viene interrogato da due vescovi: quello di Telese Angelo Massarelli (1510-1566) e quello di Castellaneta Bartolomeo Sirigo. Tutti rispondono “Placet” (mi piace, approvo), tranne un vescovo che risponde: “Approvo che si finisca; ma non richiedo la conferma” (Placet quod finiatur, sed non peto confirmationem); un altro afferma: “Chiedo la conferma in quanto necessaria” (Peto confirmationem tamquam necessariam). Anche altri due si pongono su questa linea.
Quindi il card. Giovanni Morone (1509-1580), legato pontificio, proclama la fine del Concilio: “Voi Padri illustrissimi e reverendissimi, dopo aver reso grazie a Dio, andate in pace.” (Vos autem patres I.mi et R.mi post gratias Deo actas ite in pace).
A questo punto il card. Luigi di Guisa (1527-1578) inizia le acclamazioni:

GUISA Il beatissimo Pio, Papa e signore nostro, Pontefice della santa Chiesa universale, abbia molti anni ed eterna memoria (Beatissimo Pio Papae et domino nostro, sanctae universalis Ecclesiae Pontifici, multi anni et aeterna memoria).
PADRI Signore Dio, conserva per molti anni e molto a lungo il santissimo Padre della Tua Chiesa (Domine Deus, sanctissimum Patrem diutissime ecclesiae tuae conserva multos annos).
GUISA Pace dal Signore ed eterna gloria e felicità nella luce dei santi alle anime dei beatissimi sommi Pontefici Paolo III e Giulio III, dalla cui autorità questo sacro concilio generale ebbe inizio (Beatissimorum summorum Pontificum animabus Pauli III et Iulii III, quorum auctoritate hoc sacrum generale concilium inchoatum est, pax a Domino, et aeterna gloria, atque felicitatis in luce sanctorum).
PADRI La (loro) memoria sia in benedizione (Memoria in benedictione sit).
GUISA Sia in benedizione la memoria di Carlo V imperatore e quella dei serennisimi re, che promossero e protessero questo concilio universale (Caroli V. imperatoris, et serenissimorum regum, qui hoc universale concilium promoverunt et protexerunt, memoria in benedictione sit).
PADRI Amen, amen.
GUISA Abbiano (ancora molti anni) il serenissimo imperatore Ferdinando sempre augusto, ortodosso e pacifico, e tutti i re, repubbliche e principi nostri (Serenissimo imperatori Ferdinando semper augusto, orthodoxo et pacifico, et omnibus regibus, rebus publicis et principibus nostris, multi anni).
PADRI Conserva, Signore, il pio e cristiano imperatore; Imperatore del cielo, custodisci i re terreni che conservano la retta fede (Pium et Christianum imperatore, Domine, conserva; Imperator caelestis, terrenos reges rectae fidei conservatores custodi).
GUISA Siano grandi grazie con molti anni ai legati della sede Apostolica Romana che hanno presieduto questo sinodo (Apostolicae Romanae sedis legatis et in hac synodo praesidentibus cum multis annis magnae gratiae).
PADRI Grandi grazie; il Signore li ricompensi (Magnae gratiae; Domine retribuat).
GUISA Ai reverendissimi cardinali e illustri oratori (Reverendissimi cardinalibus et illustribus oratoribus).
PADRI Molte grazie, molti anni (Magnas gratias, multos annos).
GUISA I santissimi vescovi abbiano vita e felice ritorno alle loro Chiese (Sanctissimis episcopis vita et felix ad ecclesias suas reditus).
PADRI Perpetua memoria agli araldi della verità e molti anni al senato ortodosso (Praeconibus veritatis perpetua memoria; orthodoxo senatui multos annos).
GUISA Sacrosanto sinodo ecumenico tridentino, confessiamone la fede, conserviamo sempre i suoi decreti (Sacrosancta oecumenica Tridentina synodus, eius fidem confiteamur, eius decreta semper servemus).
PADRI Sempre confessiamo, sempre conserviamo (Semper confiteamur, semper servemus).
GUISA Tutti crediamo in questo modo, tutti sentiamo ciò, tutti consenzienti e abbracciandoci sottoscriviamo. Questa è la fede del beato Pietro e degli Apostoli; questa è la fede dei Padri; questa è la fede di chi è ortodosso (Omnes ita credimus, omnes id ipsum sentimus, omnes consentientes et amplectentes subscribimus. Haec est fides beati Petri et Apostolorum; haec est fides Patrum; haec est fides orthodoxorum).
PADRI Così crediamo, così sentiamo, così sottoscriviamo (Ita credimus, ita sentimus, ita subscribimus).
GUISA Aderendo a questi decreti siamo resi degni dalle misericordie e grazie del primo e grande e supremo sacerdote Gesù Cristo Dio, intercedente anche l’inviolata nostra Signora la santa Madre di Dio e tutti i santi (His decretis inhaerentes digni reddamur misericordiis et gratia primi et magni supremi sacerdotis Iesu Christi Dei, intercedente simul inviolata Domina nostra sancta Deipara et omnibus sanctis).
PADRI Così sia, così sia. Amen, amen (Fiat, fiat. Amen, amen).
GUISA Sia anatema a tutti gli eretici (Anathema cunctis haereticis).
PADRI Anatema, anatema (Anathema, anathema).

Il Crocifisso usato durante il Concilio di Trento

Il Crocifisso usato durante il Concilio di Trento

Poi il card. Morone benedicendo il santo Concilio dice: “Dopo aver reso grazie a Dio, Padri reverendissimi, andate in pace” (Post gratias Deo actas reverendissimi Patres ite in pace). A cui essi rispondono: “Amen.”
Che spettacolo è quello che di questi Padri, non così numerosi come forse ci aspetteremmo, ma così saldi nella confessione della vera fede in Cristo Signore! Essi, avvolti nei piviali e con in testa le mitrie, esultano e piangono di gioia. Così descrivela scena il Servantius (CT III, 89): “Chi avesse sentito come ho sentito io le resposte che facevano questi benedetti padri alle acclamationi sopradette havrebbe per certo detto: io sto in paradiso, perché tutti stavano in quel luogo in pontificale con piviali e mitre, et si sentivano respondere, chi cantando per letitia a modo che si fa in choro, chi gridando quanto potea più forte, chi con le mani alzate al cielo, chi con le mani al volto per più devotione, et chi con le ginocchia in terra, stupefatti e tremendi di si felice sucesso. responendo tacitamente alle suddette acclamationi laudavano et magnificavano l’onnipotente Dio con pianti che bagnavano i vestimenti per la suprema alegrezza che havevano.
Dopo qualche altra comunicazione, il cardinal Morone intona il “Te Deum laudamus”; benedice i Padri con un segno di croce e dice ad alta voce: “Padri reverendissimi, andate in pace” (Patre Rev.mi ite in pace).
A questo punto essi depongono i paramenti. Prima di partire da Trento, si chiede loro di firmare i decreti conciliari. In totale saranno 217 a farlo (4 cardinali legati presidenti, 2 cardinali non legati, 3 patriarchi, 25 arcivescovi, 169 vescovi, 7 abati e 7 generali religiosi). I testi saranno portati a papa Pio IV (+1565), il quale, dopo consultazioni e un concistoro segreto, il 26 gennaio 1564 li confermerà con la bolla “Benedictus Deus et Pater Domini N. Iesu Christi”.

L'ultima sessione del Concilio

L’ultima sessione del Concilio

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Qualche giorno fa abbiamo dato notizia degli apprezzamenti – per alcuni inaspettati – rivolti da papa Francesco al Concilio di Trento, che – volente o nolente – è diventato simbolo di arretratezza, oscurità, eccessiva dogmaticità. Tutte queste accuse sono assurde e provengono da una lettura distorta di quel grande evento. Ma non pretendiamo che i lettori ci credano sulla parola. Per questo proponiamo, oltre alle parole del regnante Sommo Pontefice, quelle di tanti suoi predecessori, che a una voce sola lodano il Tridentino.

“Fate del seminario la delizia del vostro cuore, e per il suo giovamento non omettete nulla di ciò che è stato provvidenzialmente stabilito dal Concilio Tridentino.” (san Pio X, enc. E supremi, 1903)
“Ma Iddio, sollecito anzitutto dell’onore della sua Sposa, la Chiesa, volendo mostrare che non era abbreviata la sua mano salvifica, che non erano esauriti nella sua Chiesa i tesori della verità e della santità, del secolo della riforma fa il secolo del Concilio di Trento” (Pio XI, omelia, 4 giugno 1922)
“Ed effettivamente, quando giudicò che i tempi fossero maturi, [Dio] venne in suo aiuto in modo meraviglioso con la celebrazione del Concilio di Trento.” (Pio XI, lettera Meditantibus nobis, 1922)
“Chi ha fatto un così mirabile cambiamento? La storia lo attribuisce al lavoro potente di riforma ecclesiastica, in modo particolare ai decreti del Concilio di Trento.” (Pio XII, discorso, 17 gennaio 1943)
“Il Concilio di Trento, nelle cui sessioni passò sensibilissima la esigenza di un perfetto adeguamento del sacerdote ai suoi altissimi doveri” (beato Giovanni XXIII, esortazione apostolica A quarantacinque anni, 21 aprile 1959)
“il più copioso e ricco di benefici perduranti sino a noi, il Tridentino” (beato Giovanni XXIII, discorso, 24 gennaio 1960)
“benefico irradiamento del Concilio di Trento” (beato Giovanni XXIII, discorso, 28 febbraio 1960)
“leggi sapientissime del Concilio Tridentino” (beato Giovanni XXIII, discorso, 26 maggio 1960)
“scia di intenso rinnovamento spirituale, apertasi dal Concilio di Trento” (beato Giovanni XXIII, discorso, 16 giugno 1960)
“Il Tridentino segnò la ripresa del fervore apostolico e della ricostruzione coraggiosa e imponente là dove era passato l’uragano. I Padri avevano studiato, discusso, elaborato le costituzioni con infinita pazienza e costanza. Ostacoli d’ogni genere, inframmettenze laicali, ritardi talora inesplicabili: tutto fu superato dalla sicurezza che infiammò la Chiesa di Cristo di non doversi arrendere a patto alcuno con chi voleva menomare il sacro patrimonio della Rivelazione.” (beato Giovanni XXIII, discorso, 30 aprile 1961)
“lungimirante sapienza dei Padri del Concilio Tridentino” (beato Giovanni XXIII, discorso, 29 luglio 1961)
“il Concilio Tridentino — senza dubbio tra i più importanti celebrati sin qui” (beato Giovanni XXIII, discorso, 4 novembre 1962)
“conclusione del Concilio Tridentino, da cui venne alla Santa Chiesa tanto beneficio, anche per le età successive.” (beato Giovanni XXIII, discorso, 23 dicembre 1962)
“il Concilio di Trento ha superato i precedenti Concili nell’arricchire splendidamente gli annali della Chiesa, della civiltà, degli studi, dell’autentico benessere nel mondo intero.” (Paolo VI, udienza generale, 4 dicembre 1963)
Paolo VI ha dedicato al Concilio di Trento un’intera omelia (8 marzo 1964)
“un gran Concilio, quello di Trento, dottrinale e riformatore” (beato Giovanni Paolo, lettera apostolica Maestro della Fede, 14 dicembre 1990)
“Il Concilio di Trento, interprete della tradizione cristiana” (beato Giovanni Paolo, udienza generale, 25 marzo 1992)
Il beato Giovanni Paolo II ha dedicato al Concilio di Trento un’intero discorso (30 aprile 1995)
“Come forti sono queste montagne così forte è la fede che ci ha lasciato il Concilio di Trento nel suo Magistero. E noi tutti siamo debitori verso questo evento storico. La nostra fede è costruita su questo Magistero indimenticabile del Concilio di Trento.” (beato Giovanni Paolo II, Regina Coeli, 30 aprile 1995)
“Basti pensare, ad esempio, al Concilio di Trento, dal quale ci separano circa quattro secoli e mezzo. Tra le ragioni per cui quel Concilio ha avuto un enorme influsso innovatore nel cammino del Popolo di Dio” (beato Giovanni Paolo II, omelia, 27 ottobre 2001)
“[Trento fu] nuova attualizzazione e una rivitalizzazione della […] dottrina” (Benedetto XVI, discorso, 31 agosto 2006)
“la grande riforma spirituale promossa dal Concilio di Trento.” (Benedetto XVI, udienza generale, 23 marzo 2011)
“dobbiamo nominare il Concilio di Trento, nel XVI secolo, che ha chiarito punti essenziali della dottrina cattolica di fronte alla Riforma protestante” (Benedetto XVI, udienza generale, 10 ottobre 2012)

 

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Oggi è stata pubblicata dalla Santa Sede una lettera del Santo Padre Francesco – datata 19 novembre 2013, quindi qualche giorno fa – in cui il Papa nomina il cardinal Walter Brandmüller quale suo inviato speciale per le celebrazioni che si tengono a Trento per il 450° anniversario dalla conclusione del Concilio di Trento. Infatti, il Tridentino si concluse il 4 dicembre 1563.
Non abbiamo riportato tutta la lettera, ma solo la parte iniziale, che ci sembra significativa. In essa, infatti, il Sommo Pontefice non solo loda il Concilio di Trento – che invece alcuni novatori vorrebbero relegare nella pattumiera della storia – ma richiama anche in maniera esplicita l’ermeneutica della riforma nella continuità (dopo l’ormai celebre lettera a mons. Marchetto di qualche giorno fa). E – afferma sempre il Papa – essa si applica non solo al Vaticano II, ma anche al Concilio di Trento. E, nel proporre la centralità di quest’ermeneutica, il Pontefice richiama esplicitamente Benedetto XVI.
Insomma, Papa Bergoglio qui loda il Concilio di Trento, riafferma la centralità dell’ermeneutica della continuità e fa anche esplicito richiamo del Magistero del suo predecessore. Niente male per un uomo che – stando ad alcuni – doveva rivoluzionare la Chiesa…

Mentre incomincia il quattrocentocinquantesimo anniversario dal giorno in cui il Concilio Tridentino fu condotto ad una felice conclusione, conviene che la Chiesa rifletta con cura più pronta ed attenta sulla fecondissima dottrina che ci giunge da quel Concilio tenutosi nella regione tirolese. Anzi, non senza motivo la Chiesa attribuì per molto tempo tanta cura nel commemorare e osservare i decreti e le deliberazioni di quel Concilio, dal momento che, poiché erano sorte in quel tempo liti e interrogativi veramente gravissimi, i Padri conciliari adoperarono ogni diligenza affinché la fede cattolica si manifestasse più chiaramente e venisse compresa meglio. Certo per ispirazione e suggerimento dello Spirito Santo, interessò loro moltissimo che il sacro deposito della dottrina cristiana non fosse solo custodito, ma risplendesse più chiaramente, affinché l’opera salvifica del Signore venisse diffusa in tutto il mondo e venisse esteso il Vangelo in tutta la terra.
Esaudendo senza dubbio lo stesso Spirito, la Santa Chiesa di questo tempo ripete e medita anche oggi la ricchissima dottrina tridentina. Infatti “l’ermeneutica della riforma” che il Nostro Predecessore Benedetto XVI descrisse nell’anno 2005 alla Curia Romana si riferisce al Concilio Vaticano non meno che al Tridentino. Certamente questo modo di interpretare pone sotto una luce più nitida l’unica natura luminosa della Chiesa che il Signore stesso attribuì ad essa: “è un soggetto che, nel scorrere dei secoli, cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre lo stesso, unico soggetto del Popolo di Dio in cammino.” (Discorso alla Curia Romana nel tempo natalizio del Signore)

Ineunte quadringentesimo et quinquagesimo anniversario die ex quo Concilium Tridentinum faustum ad finem est adductum, decet Ecclesiam promptiore et attentiore studio uberrimam doctrinam recolere quae ex illo Concilio in Tirolensi regione habito evadit. Immo non sine causa Ecclesia tantam curam in illius Concilii decreta et consilia commemoranda atque observanda iam diu contulit, quandoquidem, gravissimis sane rebus et quaestionibus eo tempore exortis, Patres conciliares omnem diligentiam adhibuerunt ut fides catholica planius appareret meliusque perciperetur. Spiritu nempe Sancto inspirante et suggerente, eorum maxime interfuit sacrum christianae doctrinae depositum non solum custodiri sed clarius homini luceri ut salutiferum opus Domini totum per orbem diffunderetur Evangeliumque universam in terram extenderetur.
Eundem quidem Spiritum exaudiens, Sancta Ecclesia huius temporis amplissimam Tridentinam doctrinam etiamnum redintegrat et meditatur. Etenim “interpretatio renovationis” quam Praedecessor Noster Benedictus XVI anno MMV coram Curia Romana explicavit haud minus ad Tridentinum quam ad Vaticanum Concilium refert. Enimvero hic modus interpretandi nitidiore sub luce ponit unam praeclaram Ecclesiae proprietatem quam Ipse Dominus illi impertitur: “Ea videlicet est unum `subiectum’ quod, saeculis decurrentibus, crescit ac augetur attamen semper idem manet. Ea itaque est unum subiectum peregrinantis Populi Dei” (Sermo ad Curiam Romanam Natali in tempore Domini).

Un momento dei lavori del Concilio di Trento (1545-1563)

Un momento dei lavori del Concilio di Trento (1545-1563)

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Come abbiamo ricordato qualche giorno fa, di questi tempi, mezzo secolo fa, veniva eletto al soglio petrino il ven. Paolo VI, al secolo Giovanni Battista Montini (1897-1978), Papa dal 1963 al 1978, in anni spesso difficili e turbolenti. Oggi è l’anniversario – il cinquantesimo – della sua incoronazione. Sì, parliamo proprio di incoronazione, perché così si chiamava quel suggestivo rito col quale, tra le altre cose, si imponeva al neo-eletto Pontefice la tiara (ecco una foto di quella, di foggia moderna, che fu donata dai fedeli milanesi a Paolo VI). Fu l’ultima volta, quel 30 giugno 1963, in cui la Chiesa vide quel genere di cerimonia: a partire dal successore, Giovanni Paolo I, i Papi preferiranno parlare di “Messa per l’inizio del ministero petrino” e rinunceranno all’uso della tiara.

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Detto questo, proponiamo qualche estratto dall’omelia di cinquant’anni fa di papa Montini: si trattava di un testo in parte in latino e in parte in altre lingue moderne, che si può trovare in AAS 55 [1963], pp. 618-625. Questi estratti sono tratti dalla parte italiana dell’omelia pontificia.

Noi sappiamo di salire sulla Cattedra di San Pietro e di assumere un ufficio altissimo e formidabile […] è al cospetto di tutta la Chiesa che Noi, tremanti e fidenti, accettiamo le chiavi del regno dei cieli, pesanti e potenti, salutari e misteriose, che Cristo ha confidate al Pescatore di Galilea, fatto Principe degli Apostoli, e che sono ora a Noi tramandate. […] Questo rito parla con voce clamorosa dell’autorità conferita a Pietro e quindi a chi gli è successore. Noi sappiamo che questa autorità, tanto da Noi stessi temuta e venerata, Ci investe, e Ci rende Maestro e Pastore, con somma pienezza, della Chiesa romana e della Chiesa universali. Urbi et Orbi irradia ora il Nostro divino mandato. Ma appunto perché siamo sollevati alla sommità della scala gerarchica della potestà, che opera nella Chiesa militante, Ci sentiamo nello stesso tempo posti nell’infimo ufficio di servo dei servi di Dio. L’autorità e la responsabilità sono così meravigliosamente congiunte, la dignità con l’umiltà, il diritto col dovere, la potestà con l’amore. […] Perciò noi abbiamo coscienza in questo momento, di assumere un impegno, sacro, solenne e gravissimo: quello di continuare nel tempo e di dilatare sulla terra la missione di Cristo. […] Noi riprenderemo con somma riverenza l’opera dei Nostri Predecessori: difenderemo la santa Chiesa dagli errori di dottrina e di costume, che dentro e fuori dei suoi confini ne minacciano la integrità e ne velano la bellezza; Noi cercheremo di conservare e di accrescere la virtù pastorale della Chiesa, che la presenta, libera e povera, nell’atteggiamento che le è proprio di madre e di maestra, amorosissima ai figli fedeli, rispettosa, comprensiva, paziente, ma cordialmente invitante a quelli che ancora tali non sono. Riprenderemo, come già annunciato, la celebrazione del Concilio ecumenico […] E avremo in una parola, con l’aiuto di Dio, cuore per tutti [...]

Ed ecco un cinegiornale (settimana Incom) dell’epoca, in cui potrete vedere qualche spezzone della cerimonia di incoronazione e sentire la viva voce di Paolo VI

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[prima parte qui. seconda parte qui, terza parte qui, quarta parte qui, quinta parte qui, sesta parte qui, settima parte qui]

39. La risposta di Papa Leone XIII agli esegeti Modernisti.

Nel 1893 Papa Leone XIII aveva sottolineato i difetti di questo metodo di interpretazione biblica quando aveva detto che i Razionalisti (e quindi anche i Modernisti) “negano del tutto sia la divina rivelazione, come l’ispirazione e la sacra Scrittura, e vanno dicendo che altro non sono se non artifici e invenzioni degli uomini, che non contengono vere narrazioni di cose realmente accadute, ma inutili favole o storie menzognere; così non abbiamo in esse vaticini od oracoli, ma soltanto predizioni fatte dopo gli eventi o presagi di intuito naturale; non presentano veri e propri miracoli e manifestazioni della potenza divina, ma si tratta o di fatti meravigliosi, mai però superiori alle forze della natura, o di magie e miti. I vangeli poi e gli scritti apostolici sono certamente, dicono. da attribuirsi ad altri autori.” (12) Allo stesso tempo Papa Leone chiamò i biblisti Cattolici a sollevarsi in difesa della verità delle Sacre Scritture e a lasciare che i loro cuori s’impregnassero di zelo per opporsi a questa “pseudoscienza” Razionalista con “l’antica e la vera scienza, quella che la Chiesa ricevette da Cristo per mezzo degli apostoli, e sorgano in questa immane lotta idonei difensori della sacra Scrittura.” (13) Avendo notato che il metodo della critica storica (allora conosciuta come “critica superiore”) “pretende di giudicare origine, integrità e autorità di ogni Libro solo in base a sole ragioni interne” egli continuò dicendo che nelle questioni storiche “valgono sopra tutte le testimonianze storiche”, mentre in questa materia “le ragioni interne, il più delle volte, non sono poi di così grande importanza, se non per una certa conferma delle altre.” (14)

40. La risposta degli studiosi biblici Cattolici all’esegesi Modernista.

Questo fu un ottimo consiglio di Papap Leone XIII per correggere il metodo storico e fu ripreso da molti studiosi Cattolici che lavoravano lungo le linee dell’esegesi Cattolica tradizionale, mentre i critici storici Cattolici lottavano per mantenere e sviluppare la loro base critica e i critici storici vinsero la battaglia per l’ascolto della Gerarchia, non perché i primi non avessero fatto un eccelente lavoro in sé, ma piuttosto perché lanciarono le loro polemiche in accuse di eterodossia contro i critici storici Cattolici e fallirono nel riuscire a svolgere il lavoro, più importante, di analizzare e confutare in dettaglie e sul loro stesso terreno il ragionamento “tecnico” e le conclusioni della critica storica. I critici storici Cattolici non considerano se stessi quali discepoli di Hermann Gukel e di solito non riproducono i suoi presupposti Modernisti, ma il fatto è che, nel corso di più di un secolo da quando fu pubblicato il suo commentario Modernista sulla Genesi, non hanno prodotto una sola analisi dettagliata del suo libro, separando il Razionalismo dal suo metodo esegetico ed esprimendo una posizione Cattolica che mostrasse il metodo come valevole in se stesso. Gli studiosi storico-critici della Pontificia Commissione Biblica, nel loro documento del 1993, ricordano che, prima della comparsa della critica delle forme di Gunkel “l’esegesi storico-critica poteva apparire distruttrice” E continuano dicendo che “tanto più che alcuni esegeti, sotto l’influenza della storia comparata delle religioni, così come si praticava allora, o partendo da concezioni filosofiche, pronunciavano giudizi negativi nei confronti della Bibbia. Hermann Gunkel fece uscire il metodo dal ghetto della critica letteraria intesa in questo modo.” (15) Ma Gunkel non aveva in alcun modo trasportato il metodo storico-critico fuori dal ghetto del Razionalismo.

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41. La critica delle forme di Rudolf Bultmann.

La Pontificia Commissione Biblica sottolinea che Rudolf Bultmann e Martin Dibelius introdussero la critica delle forme del Nuovo Testamento e, in particolare, dei Vangeli sinottici, uno dei cui risultati è stato quelo di dimostrare più chiaramente “che la tradizione neotestamentaria ha avuto la sua origine e ha preso la sua forma nella comunità cristiana, o Chiesa primitiva, passando dalla predicazione di Gesù stesso alla predicazione che proclama che Gesù è il Cristo” E la Commissione esprime rammarico per il fatto che “Bultmann mescolò agli studi di Formgeschichte un’ermeneutica biblica ispirata alla filosofia esistenzialista di Martin Heidegger” in modo che “la conseguenza fu che la Formgeschichte [critica delle forme] ha suscitato spesso serie riserve.” (16) Ora, il fatto storico è che gli scritti di Bultmann dal 1941 circa in poi sono stati immersi nella filosofia esistenzialista di Martin Heidegger, ma la sua famosa Storia della tradizione sinottica, pubblicata nel 1922, in cui egli usò il metodo della critica delle forme per esporre un feroce attacco alla storicità dei Vangeli Sinotti, non conteneva nulla della filosofia di Heidegger. Piuttosto, la sua critica delle forme era piena di deduzioni prese dalla filosofia del Razionalismo e tutte le sue conclusioni si basano sul presupposto che miracoli, profezie e qualsiasi altro intervento di Dio nella storia umana sono assolutamente impossibili (17). Per lungo tempo i critici storici Cattolici non dissero praticamente nulla su questo libro devastante, poi, dopo la pubblicazione della Divino afflante Spiritu nel 1943, furono fatti sempre più riferimenti, per lo più di natura positiva, da parte di critici storici Cattolici alle conclusioni di Bultmann nel suo commentario, ma essi non furono mai in grado di esprimere una precisa e dettagliata confutazioni dei molti errori e dichiarazioni non fattuali contenute nei suoi ragionamenti, col risultato che, in assenza di alternative, l’ombra del Razionalismo ha continuato a pendere su gran parte del loro lavoro (18). Come l’allora cardinal Joseph Ratzinger disse nel 1988 riguardo ai lavori di critica della forma di Bultmann e Dibelius: “Ma è altrettanto vero che i loro approcci metodologici fondamentali continuano ancor oggi a determinare i metodi e le procedure della moderna esegesi” e i loro elementi essenziali “hanno ampiamente raggiunto un’autorità simile a quella di un dogma.” Il cardinal Ratzinger si chiese “Perché, anche oggi in gran parte, il loro sistema di pensiero è preso senza porsi domandi e viene così applicato?” (19)

42. Conclusione.

Il Modernismo entrò nella Chiesa Cattolica a fine Ottocento a partire dall’influenza della scuola biblica Liberale Protestante e continua a prosperare al di fuori della Chiesa. Il Modernismo rimane una minaccia e una grande tentazione per i cattolici nella misura in cui sono esposti alle sue idee attraenti ma false e non sno preparati a contrastarle, sia perché la loro fede è debole o perché non sono stati dati loro gli argomenti per confutarla. I Cattolici che credono nell’evoluzione biologica possono facilmente iniziare a credere in una continua evoluzione della Chiesa e dei suoi dogmi, a meno che non siano stati addestrati a resistere a questa tentazione. Avere un’educazione basata sulla filosofia e teologia Scolastica è il miglior mezzo di comprendere e opporsi agli errori del Modernismo. Quest’educazione dovrebbe includere una formazione nel tradizionale approccio Cattolico all’interpretazione delle Sacre Scritture, basato sulla dottrina dei Padri della Chiesa e dei grandi commentatori biblici Cattolici del passato. Il metodo storico-critico, sviluppato in una lunga tradizione da studiosi Razionalisti e Modernisti non Cattolici come Hermann Gunkel e Rudolf Bultmann, ha offerto una grande sfida agli esegeti e teologi Cattolici nel secolo scorso. Quegli studiosi cattogli che hanno imparato a preservare se stessi dal pensiero Razionalista e Modernista non sono caduti in errore, ma alcune delle conclusione della moderna scola biblica Cattolica rimangono ambigue al punto che gli studiosi storico-critici non hanno sviluppato un’esplicita critica del Razionalismo dal quale il sistema nacque. Ciò che attende di essere fatto è il perfezionamento di un approccio Cattolico storico aggiornato all’interpretazione delle Scritture, capace di sintetizzare all’interno della tradizione esegetica Cattolica gli elementi validi dell’approccio storico-critico, coll’esplicito rigetto del Razionalismo che ne è alla base. Siccome gli studiosi neo-Patristici si sforzano di corrispondere a questa sfida, l’ingresso di molti altri studiosi biblisti Cattolici sarebbe un aiuto prezioso.

Fine.

Note:

(12) Papa Leone XIII, Providentissimus Deus, no. 10, in Claudia Carlen ed., op. cit., vol. 2, pp. 329-330 (Enchiridion Biblicum n. 100).

(13) Papa Leone XIII, Providentissimus Deus., in Carlen, op. cit., pp. 326, 330 (EB nn. 83, 101-102).

(14) Papa Leone XIII, Providentissimus Deus, n. 17, in Carlen, op. cit., p. 334 (EB n. 119).

(15) Pontificia Commissione Biblica, The Interpretation …, pp. 35-36.

(16) Pontificia Commissione Biblica, The Interpretation …, p. 36.

(17) Vedi R. Bultmann, The History of the Synoptic Tradition, tradotto daJohn Marsh (Basil Blackwell, Oxford, 1963), in tutte le parti. Per un’esposizione più lunga su Bultmann, vedi J.F. McCarthy, in Living Tradition 75.

(18) Un inizio della necessaria autocritica del metodo storico-critico, giunta con quasi sessant’anni di ritardo, può essere vista nella dissertazione dottorale di Reiner Blank all’Università di Basilea, dal titolo Analysis and Criticism of the Form-Critical Works of Martin Dibelius and Rudolf Bultmann, in Bo Reicke, ed., Theologische Dissertationen, vol. 16 (Basel, 1981), (raccomandata dal cardinal Joseph Ratzinger in Biblical Interpretation in Crisis).

(19) J. Card. Ratzinger, Biblical Interpretation in Crisis (conferenza tenuta il 27 gennaio 1988alla chiesa di san Pietro, New York, NY).

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35. Il metodo neo-Patristico

Il metodo storico-critico è individuato nell’enciclica Pascendi come la prima espressione e risultato del Modernismo (Pascendi 30-33, vedi par. 11 di cui sopra). Nel paragrafo precedente ho indicato che questo non è necessariamente ancora vero. Ma i critici storici Cattolici, mentre cercano di evitare il Modernismo, tendono inoltre, in linea con il loro metodo, ad essere altamente critici riguardo al testo delle Scritture e sono di solito piuttosto acritici sulla logica del loro metodo. Al contrario, il metodo neo-Patrisctico di interpretazione delle Scritture pone grande enfasi sulla logica del metodo esegetico ed è in aumento nella Chiesa per diventare, si spera, il metodo dominante dell’esegesi biblica nel ventunesimo secolo. L’esegesi neo-Patristica non ignora i risultati della critica storica. Esamina con attenzione i risultati degli studi storico-critici. Tutto questo assimilando elementi che sono in accordo con ciò che essa considera essere un sensato metodo esegetico e rigettando gli elementi che non sono all’altezza di questo standard. Si comincia da una buona conoscenza del metodo e contenuti dell’esegesi Cattolica tradizionale delle Sacre Scritture. Questo include il quadro della filosofia e teologia Scolastica e dei Quattro sensi della Sacra Scrittura usati dai Padri della Chiesa e standardizzati da san Tommaso d’Aquino. Con questo quadro al proprio posto, gli studiosi neo-Patristici leggono attentamente i commentari significativi della critica storica, di fronte ai cambiamenti dell’esegesi tradizionale che questi scritti pongono e cercando soluzione in linea con la tradizione Cattolica. Il risultato è una solidificazione della tradizione Cattolica e il suo aumento attraverso nuove conoscenze ed approfondimenti provocati dall’incontro con queste sfide. E’ un lavoro che avrebbe dovuto essere fatto dai critici storici Cattolici durante tutto il secolo scorso, ma è stato in larga parte lasciato incompiuto, a causa del crescente fascino per il metodo della critica storica.

36. Il metodo storico.

Marie-Joseph Lagrange, fondatore dell’École Biblique di Gerusalemme, pubblicò nel 1903 un libro in cui tentava di dimostrare “come il metodo storico-critico potesse essere usato nell’interpretazione biblica senza alcun danno per la fede Cristiana e la vita Cattolica.” (4) Padre Lagrange chiamò il suo libro Il metodo storico, soprattutto in riferimento all’Antico Testamento (5), ma nel suo libro non analizzava davvero il concetto di metodo storico. Ciò che fece invece fu semplicemente riprodurre il pensiero di Hermann Gunkel (che aveva pubblicato la sua famosa opera sulla Genesi nel 1901) e di altri critici storici Protestanti Liberali, omettendo presupposti e conclusioni che erano contrarie alla fede cattolica e chiamò tutto questo “metodo storico”. Da allora in poi questo metodo comincò a prendere piede tra i biblisti Cattolici. Lagrange avrebbe fatto meglio se, prima di iniziare a riprodurre gli scritti dei critici storici Protestanti Liberali, si fosse prima preso il tempo di sviluppare una teoria Cattolica della storia da usare come un quadro di analisi. Tommaso d’Aquino e altri grandi teologi Cattolici non avevano mai sviluppato esplicitamente una teoria del genere, anche se avevano fatto uso di un buon metodo nei loro scritti storici. Una teoria Cattolica della storia avrebbe fornito chiare ed esatte definizione di termini come “storia”, “storico”, “metodo storico”, “scientifico”, “forma letteraria” e “realtà”. In assenza di definizione precise, i critici storici Cattolici hanno abusato di questi termini per più di un secolo.

SanPioX

37. Leggende nella Genesi.

J.A. Howett, autore dell’articolo “Abramo” nella The Catholic Encyclopedia (vol. 1, 1907), scritto poco dopo che Gunkel e Lagrange avevano pubblicato i loro commentari, mette a confronto i risultati dell’archeologia con i risultati della critica storica. Egli dice che “non c’è dubbio che l’archeologia stia mettendo fine all’idea che le leggende patriarcali siano un semplice mito”, perché “è stato scoperto per i tempi patriarcali uno stato di cose che è abbastanza coerente con tanto di quello che è legato alla Genesi, e alle volte sembra persino confermare i fatti della Bibbia.” In contrasto con l’archeologia egli nota, senza accettare questo per se stesso, che l’idea di leggenda nel racconto biblico di Abramo è importante perché “è molto discussa dai critici moderni ed essi credono tutti in ciò.” Per illustrare ciò, Howett cita dall’Introduzione al famoso Commentario di Hermann Gunkel (6), e come tale “Non si può negare che ci sono leggende nell’Antico Testamento.” Hermann Gunkel è il fondatore della critica della forme, la principale espressione della critica storica nel corso del XX secolo. Nel mio studio su questa Introduzione ho trovato che il lavoro di Hermann Gunkel è pieno di Razionalismo e di tendenzioso metodo storico (7). E’ interessante notare che, secondo Howett, tutti gli storici critici, inclusi quindi pure i critici storici Cattolici, credevano, almeno in qualche misura, nel carattere leggendario del racconto biblico di Abramo e degli altri patriarchi della Genesi. Essi non sembrano essere stati sufficientemente critici verso il metodo di Gunkel o aver posseduto un adeguato metodo storico proprio per vagliare completamente gli errori nell’esposizione di Gunkel.

38. L’esegesi Modernista di Hermann Gunkel.

Il Modernismo era funzionale nella critica delle forme di Hermann Gunkel. In contrasto con il punto di vista dipinto nel Libro della Genesi e che si trova alla base della visione tradizionale della fede Cattolica e della tradizione esegetica Cattolica, il critico delle forme Hermann Gunkel dichiara: “Seguendo la nostra storica e moderna visione del mondo, veramente non una costruzione fantasiosa ma basata sull’osservazione dei fatti, consideriamo le altre visioni interamente impossibili.” Come uomo moderno, egli sente che gli eventi straordinaria raccontati nella Genesi “contraddicono la nostra avanzata conoscenza” al punto che sarebbe fare una “ingiustizia” al testo della Genesi se dovessimo “incorporarlo in una sobria realtà.” (8) E’ chiaro da queste parole che il giudizio di Gunkel si basa sul presupposto Razionalista che i miracoli e gli interventi divini non possono essere accaduti. Questa premesse Razionalista si conferma quando dice: “Crediamo che Dio agisca nel mondo come la base quieta e nascosta di tutte le cose. […] Ma Egli non ci appare mai come un agente attivo accanto agli altri, ma sempre come la causa ultima di tutto.” (9) Gunkel sostiene che le “leggende” patriarcali della Genesi sono poetiche, cioè rifacimenti fittizi di vaghe memorie storiche, in cui più tardi vennero intrecciati elementi e figure popolari (10). Egli ritiene che Abramo, Isacco e Giacobbe probabilmente non fossero mai esistiti, ma anche se lo avessero fatto, ciò che erano non può essere stato ricordato, perché in un periodo di così tanti secoli i caratteri personali di queste persone non avrebbero potuto essere preservati (11). Per concludere ciò egli doveva presumere che nessuno scritto fosse disponibili a quegli scaltri commercianti e ai loro successori, che un resoconto orale non potesse essere preservato intatto da narattori di buona memoria e che non ci potesse essere stata ispirazione divina o aiuto della divina provvidenza. Ma non aveva alcuna prova esterna per confermare queste ipotesi.

Note:

(4) J.A. Fitzmyer, The Biblical Commission’s Document “The Interpretation of the Bible in the Church,” Pontificio Istituto Biblico, Roma, 1995, p. 154.

(5) M-J Lagrange, La méthode historique surtout à propos de l’Ancien Testament (Parigi, 1903). Questo lavoro apparve in inglese due anni più tardi sotto il titolo Historical Criticism and the Old Testament (Londra, Catholic Truth Society, 1905). In questa celebre opera, padre Lagrange seguì il metodo di Hermann Gunkel in maniera acritica in quanto egli non intraprese lo sforzo preliminare di determinare, da un un punto di vista analitico, cosa fosse la storia e, di conseguenza, cosa fosse esattamente il metodo storico. A questo proposito è interessante notare che, nel titolo della traduzione inglese del lavoro di padre Lagrange, il traduttore abbandonò l’espressione “metodo storico”.

(6) Hermann Gunkel, Genesis (Gottinga, Vandenhoeck & Ruprecht, prima edizione, 1901). I riferimenti in questo articolo sono alla traduzione inglese della terza edizione tedesca, 1910. Hermann Gunkel, Genesis (Macon Georgia, Mercer University Press, 1997).

(7) Cfr. J.F. McCarthy, “Rationalism in the Historical-Criticism of Hermann Gunkel,” Living Tradition n. 108.

(8) Gunkel, Genesis, p. x.

(9) Gunkel, Genesis, p. x.

(10) Gunkel, Genesis, p. xvi.

(11) Gunkel, Genesis, p. lxix.

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21 giugno 1963 (esattamente mezzo secolo fa): al sesto scrutinio viene eletto Papa della Santa Chiesa Cattolica l’allora cardinal arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini.

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