Il modernismo è ancora attivo nella Chiesa Cattolica? (prima sezione)
Di John F. McCarthy
[ articolo originale: http://www.rtforum.org/lt/lt110.html ]
1. Introduzione.
L’8 settembre 1907 il Papa san Pio X pubblicò la lettera enciclica Pascendi Dominici gregis, in cui condannava l’eresia del Modernismo, un’eresia che fu definita come “la sintesi di tutte le eresie” (Pascendi, n. 39). Da allora e sino al Concilio Vaticano Secondo ci fu una grande sforzo da parte della Gerarchia per opporsi e spazzare via quest’eresia. Tra le altre cose, il Giuramento contro il Modernismo del 1° settembre 1910 fu richiesto ogni volta che un membro della Chiesa riceveva un ordine sacro o un ministero pastorale come vescovo di una diocesi, parrocco di una parrocchia, professore di seminario, predicatore, superiore religioso, funzionario di una diocesi o della Santa Sede, o per ricevere un grado ecclesiastico. Ma più o meno nel periodo del Concilio Vaticano Secondo, la necessita di tenere questo giuramento fu soppressa dalla Santa Sede, e non è più stata ripristinata. Per quanto è a mia conoscenza, non fu fornita alcuna ragione o motivo razionale per la rimozione di questo requisito, ma il presupposto è che non ci fossero più ragioni sufficienti per tenerlo in uso. Eppure, molte delle stesse manifestazioni all’interno e all’esterno della Chiesa Cattolica che motivarono Papa Pio X a scrivere l’Enciclica sembrano essere per molti versi ancora presenti oggi e in molti modi sono anche più presenti oggi di quanto non lo fossere agli inizi del ventesimo secolo. Il “Modernismo” osservato da Pio X nel 1907 era solo un’illusione? Affrontava una situazione che in realtà non esisteva? Oppure c’era un vero movimento che cessò poi di avere la stessa rilevanza che aveva avuto in precedenza? Queste sono domande che potrebbe essere doveroso per noi tenere in considerazione. Potremmo iniziare considerando alcune delle caratteristiche generali e istanze specifiche del Modernismo descritto nell’Enciclica e compararle con le istanze apparentemente similari che sembrano essere continuate ad esistere nella Chiesa fino ai nostri giorni, in modo che possiamo vedere se c’è una reale differenza tra di loro e in che cosa questa differenza possa consistere.
2. Riformatori della Chiesa.
Aprendo la descrizione del Modernismo e dei Modernisti nella sua enciclica Pascendi, Papa Pio X osserva che ci sono nella Chiesa molti laici e sacerdoti “i quali, sotto finta di amore per la Chiesa, scevri d’ogni solido presidio di filosofico e teologico sapere, tutti anzi penetrati delle velenose dottrine dei nemici della Chiesa, si dànno, senza ritegno di sorta, per riformatori della Chiesa” (Pascendi n. 2) Il Papa osserva che questi Modernisti “non pongono già la scure ai rami od ai germogli; ma alla radice medesima, cioè alla fede ed alle fibre di lei più profonde” e che “nessuna parte risparmiano della cattolica verità, nessuna che non cerchino di contaminare”. Egli continua dicendo che i Modernisti “la fanno promiscuamente da razionalisti e da cattolici, e ciò con sì fina simulazione da trarre agevolmente in inganno ogni incauto”. Essi “posseggono, di regola, la fama di una condotta austera” e “adagiatisi in una falsa coscienza, si persuadono che sia amore di verità ciò che è infatti superbia ed ostinazione” (Pascendi, n. 3).
3. La fede è un sentimento.
Come filosofi, i Modernisti sono agnostici in quanto ritengono che conoscere l’esistenza di Dio non è alla portata della ragione umana o “l’oggetto diretto della scienza”, e che Dio non è da considerarsi un soggetto della storia (Pascendi n. 6). Quindi, dicono, la fede è un sentimento (sensus) che nasce dal bisogno sentito del divino le cui radici affondano nel subconscio, dove stanno anche le radici della divina rivelazione (Pascendi n. 7). Essi rendo la coscienza religiosa quale legge a cui tutti devono sottomettersi, anche la suprema autorità della Chiesa (Pascendi n. 8). L’inconoscibile religioso si presenta sotto forma di qualche fenomeno misterioso o di un uomo “il cui carattere, i cui gesti, le cui parole mal si compongano colle leggi ordinarie della storia” (Pascendi n. 9).
[fine prima parte - continua]














