La pace, vista nella luce di Dio e riflessa nel cuore degli uomini: che spettacolo, cari figli, e quale delizia per lo spirito e il cuore! Ma si tratta di un edificio che si costruisce giorno per giorno, e su delle basi solide.
[La paix, vue dans la lumière de Dieu et se reflétant dans la coeur des hommes: quel spectacle, chers fils, et quel délice pour l'esprit e pour le coeur! Mais c'est un édifice qui se construit jour par jour, et sur des bases solides.] (beato Giovanni XXIII, Discorso nella basilica vaticana del 10 maggio 1963)
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La pace, spettacolo e delizia
Postato in Giovanni XXIII, tagged giovanni xxiii, pace il giorno maggio 10, 2013 | Lascia un commento »
Pax tibi, Marce, Evangelista meus
Postato in Giovanni XXIII, tagged giovanni xxiii, san Marco il giorno aprile 25, 2013 | Lascia un commento »
Discepolo di Pietro e di Paolo, dall’uno e dall’altro Marco apprese la vita e la dottrina di Gesù. Questa la sintesi della sua carriera apostolica : l’inizio ed il coronamento della sua vocazione. Ma in particolare egli venne salutato « discepolo ed interprete di Pietro ». Quassù dunque, sul colle Vaticano, presso le memorie dei Principi degli Apostoli, il nome dell’Evangelista risuona a gran festa, quasi per il rinnovarsi della sua testimonianza, per il riecheggiare del Vangelo, che dalla mente ispirata e dal cuore di Pietro fluì sulla penna di lui. (beato Giovanni XXIII, dal Regina Caeli del 24 aprile 1960)
1962-2012: i 50 anni di san Giuseppe nel Canone
Postato in Giovanni XXIII, Liturgia, tagged Canone Romano, Communicantes, giovanni xxiii, Leone XIII, Liturgia, liturgia antica, papa giovanni paolo ii, papa pio ix, Preghiera Eucaristica I, san Giuseppe, san Gregorio Magno il giorno novembre 13, 2012 | Lascia un commento »
Anche oggi una ricorrenza, penseranno forse i nostri lettori? Sì, anche oggi, e nemmeno di poco conto. Si tratta infatti di una leggera ma significativa modifica della Santa Messa effettuata il 13 novembre 1962 e che, da allora, è rimasta invariata. La riforma liturgica post-conciliare, infatti, non l’ha toccata. Ci riferiamo all’inserzione del nome di san Giuseppe nel Canone Romano.
Andiamo però per ordine. Anzitutto, cos’è il Canone Romano?
Si tratta di un’antichissima e veneranda preghiera eucaristica, l’unica presente nella forma straordinaria del rito romano e una delle cinque della forma ordinaria (in quest’ultimo caso, è conosciuta anche come “Preghiera Eucaristica I”). Si tratta, in sostanza, di quell’insieme di preghiere che si fanno dopo il canto del Sanctus e fino alla dossologia finale (Per Ipsum…). E’ il cuore della Santa Messa, che racchiude il solenne momento della Consacrazione.
Purtroppo, ci sia consentito dirlo almeno “en passant”, nelle liturgie cui normalmente partecipa il popolo cattolico il Canone Romano viene scarsamente utilizzato, anche se numerosissime ragioni (il suo uso tradizionale per tanti secoli anni, la sua grande antichità, la bellezza delle espressioni, etc.) suggerirebbero il contrario. Vogliamo sperare che quei sacerdoti che lo cestinano sempre abbiano ragioni serie per farlo, che non siano la lunghezza del testo (pochi minuti in più, in verità) oppure – Dio non voglia! – perplessità teologiche sul testo (1).
Chiudendo la parentesi, chiediamoci: quanto è antico il Canone Romano? Molto, senza dubbio. Già nel IV secolo doveva esistere il nocciolo del medesimo (2) e il testo attuale era sostanzialmente già in uso nel V secolo (3). Se consideriamo poi che fino al IV secolo abbiamo scarse testimonianze delle preghiere liturgiche in uso – la documentazione diventa infatti consistente solo dopo la fine delle persecuzioni – ben comprendiamo quale valore d’antichità abbia il Canone e come facilmente parti di esso possano rimandare all’età apostolica.
La modifica compiuta nel 1962 riguarda quella parte del Canone, situata prima della Consacrazione, che è conosciuta come “Communicantes” (4). Si tratta di un testo che risale probabilmente al V secolo (5) e che rimanda chiaramente al legame con la Chiesa trionfante. Si parla infatti di essere in comunione e di venerare la memoria di numerosi santi: la beata Sempre Vergine Maria, san Giuseppe, gli Apostoli (senza l’Iscariota e il suo sostituto san Mattia, ma con san Paolo), e dodici martiri, di cui cinque Papi (san Lino, san Cleto, san Clemente, san Sisto, san Cornelio), un vescovo (san Cipriano), un diacono (san Lorenzo), un martire non facilmente identificabile (san Crisogono), due fratelli romani (santi Giovanni e Paolo) e due medici (santi Cosma e Damiano). L’orazione chiede al Padre che, per i loro meriti e le loro preghiere, ci siano sempre donati aiuto e protezione. L’elenco, senza san Giuseppe (inizialmente non presente), rimase sostanzialmente stabile – salvo consuetudini locali – a partire dal pontificato di san Gregorio Magno (+ 604), che diede gli ultimi ritocchi.
Passarono poi oltre tredici secoli prima che un Pontefice toccasse nuovamente i nomi del Communicantes: e fu Giovanni XXIII, il quale – gran devoto di san Giuseppe – di sua iniziativa (motu proprio) decise d’inserire in questo elenco anche colui che fu il padre putativo del Signore.
In verità, occorre dire che un simile progetto era già stato tentato in precedenza durante il pontificato di Leone XIII (1878-1903), ma senza successo (pur se l’approvazione sembrò essere molto vicina)(6).

Al centro Giovanni XXIII, che volle il provvedimento su san Giuseppe; e a destra mons. Dante, che firmò il provvedimento quale segretario della Congregazione dei Riti
Sul personaggio in sé, san Giuseppe, inclito Sposo della Beata Vergine Maria, protettore della Santa Chiesa (7) e del regnante Pontefice (non è forse stato battezzato col nome di Giuseppe, il nostro Santo Padre?), riteniamo di non doverci soffermare, tanto esso è conosciuto e caro al popolo cristiano: solo ci sia permesso rinviare alla lettura dell’Esortazione Apostolica “Redemptoris Custos” del beato Giovanni Paolo II, testo dedicato proprio alla figura del padre putativo di Gesù.
Detto questo, passiamo a fornire ai nostri lettori una nostra modesta traduzione (cui segue l’originale latino) del decreto “Novis hisce temporibus” della Sacra Congregazione dei Riti del 13 novembre 1962, col quale si prescriveva (a partire dall’8 dicembre successivo) di inserire il nome di san Giuseppe nel Canone. Interessante leggerne la breve spiegazione e genersi del provvedimento.
DECRETO
Sull’inserimento del nome di san Giuseppe nel Canone della MessaNei tempi recenti i Sommi Pontefici non persero occasione di rafforzare, per mezzo di riti più solenni, il culto di san Giuseppe, inclito Sposo della Beata Vergine Maria. Più di tutti si segnala però il papa Pio IX il quale, approvando i voti del Concilio Vaticano I, l’8 dicembre dell’anno 1870 designò il castissimo Sposo della Vergine Madre di Dio, quale celeste Patrono per la Chiesa universale. Seguendo le orme dei suoi predecessori, il santissimo signor nostro il papa Giovanni XXIII, designò lo stesso san Giuseppe non solamente quale “salutare protettore” del Concilio Vaticano II – come egli stesso annunciò – ma di propria iniziativa decretò pure che il Suo nome fosse recitato nel Canone della Messa, come gradito ricordo e frutto dello stesso Concilio.
Lo scorso 13 novembre attraverso il suo cardinale di Stato rivelò pubblicamente questa decisione ai Padri conciliari riuniti nella basilica Vaticana e ordinò di mettere in pratica quanto prescritto a partire dal giorno ottavo del prossimo mese di dicembre, cioè a partire dalla festa dell’Immacolata Concezione della Beatissima Vergine Maria.
Perciò questa Sacra Congregazione dei Riti, seguendo la volontà del Sommo Pontefice, stabilisce che nel Canone dopo le parole: “Communicantes … Domini nostri Iesu Christi” [“In comunione...di nostro Signore Gesù Cristo”, ndr], siano aggiunte queste: “sed et beati Ioseph eiusdem Virginis Sponsi” [“ma pure di san Giuseppe, sposo della stessa Vergine”, ndr] e poi si prosegua “et beatorum Apostolorum ac Martyrum tuorum…”["e dei Tuoi beati Apostoli e Martiri...”, ndr]
Decise pure questa Sacra Congregazione che quanto così prescritto sia osservato pure nei giorni in cui nel Messale è prescritta una formula peculiare del “Communicantes” [si fa riferimento a quei giorni - normalmente Natale e ottava, Epifania, Pasqua e ottava, Ascensione, Pentecoste e ottava - in cui si usa una formula leggermente modificata del Communicantes, ndr]. Nonostante qualsiasi disposizione in contrario, anche se degna di speciale menzione.
13 novembre 1962Card. A. Larraona, Prefetto
Enrico Dante, arcivescovo di Carpasia, segretarioDECRETUM
De S. Ioseph nomine Canoni Missae inserendo
Novis hisce temporibus Summi Pontifices non unam nacti sunt occasionem ut ritibus sollemnioribus cultum S. Ioseph, inclyti Beatae Mariae Virginis Sponsi, augerent. Prae omnibus autem Pius Papa IX eminet, qui votis Concilii Vaticani I annuens, Ecclesiae universae castissimum Deiparae Virginis Sponsum, die octava Decembris anni 1870, caelestem Patronum designavit. Praedecessorum suorum vestigia persequens Sanctissimus D. N. Ioannes Papa XXIII eundem Sanctum Ioseph non tantum Concilii Vaticani I I , quod Ipse indixit, « Praestitem salutarem » constituit, sed motu proprio etiam decrevit Eius nomen, tanquam optatum mnemosynon et fructus ipsius Concilii, ut in Canone Missae recitaretur.
Quod consilium die 13 Novembris proxima superiori per Cardinalem suum a Status secretis, Concilii Patribus in Vaticana Basilica congregatis publice aperuit iussitque ut praescriptum inde a die octava proximi mensis Decembris, in festo scilicet Immaculatae Conceptionis Beatissimae Virginis Mariae, in praxim deduceretur.
Quapropter haec S. Rituum Congregatio, voluntatem Summi Pontificis prosecuta, decernit ut infra Actionem post verba: « Communicantes … Domini nostri Iesu Christi », haec addantur: « sed et beati Ioseph eiusdem Virginis Sponsi » et deinde prosequatur : « et beatorum Apostolorum ac Martyrum tuorum … ».
Statuit etiam ipsa S. Congregatio ut huiusmodi praescriptum diebus quoque observetur in quibus peculiaris formula « Communicantes » in Missali praescribitur. Contrariis non obstantibus quibuscumque, etiam speciali mentione dignis.
Die 13 Novembris 1962.
A. Card. LARRAONA, Praefectus
Henricus Dante, Archiep. Carpasien., a Secretis
Note:
(1) Perplessità teologiche non possono esservi, dato che il Concilio di Trento (1545-1562) affermò chiaramente come “Ecclesia Catholica, ut digne reverenterque offerretur ac perciperetur, sacrum canonem multis ante saeculis instituit, ita ab omni errore purum (can.6), ut nihil in eo contineatur, quod non maxime sanctitatem ac pietatem quandam redoleat mentesque offerentium in Deum erigat. Is enim constat cum ex ipsis Domini verbis, tum ex Apostolorum traditionibus ac sanctorum quoque Pontificum piis institutionibus.” (“la Chiesa Cattolica, perché esso potesse essere offerto e ricevuto degnamente e con riverenza, ha stabilito da molti secoli il sacro canone, talmente puro da ogni errore, da non contenere niente, che non profumi estremamente di santità e di pietà, e non innalzi a Dio la mente di quelli che lo offrono, formato com’è dalle parole stesse del Signore, da quanto hanno trasmesso gli apostoli e istituito piamente anche i santi pontefici.”) (cfr. DS 1745) Ancora più solennemente, quel Concilio giunse a dichiare che “Si quis dixerit, canonem Missae errores continere ideoque abrogandum esse: an. s.” (“Se qualcuno dirà che il Canone della Messa contiene degli errori, e che, quindi, bisogna abolirlo, sia anatema.”)(cfr. DS 1756).
(2) Cfr. J. A. Jungmann S.J., Missarum Sollemnia. Origini, liturgia, storia e teologia della Messa romana, Torino, Marietti, 1953 (II ed.), pars I, p. 45.
(3) Cfr. Jungmann, op. cit., pars II, p. 85.
(4) A motivo della prima parola di questa parte, che inizia con le parole “Communicantes, et memoriam venerantes” (lett. “Noi che siamo in comunione e veneriamo la memoria”).
(5) Cfr. Jungmann, op. cit., pars I, p. 48. Alcune modifiche minori (aggiunta di nomi, spostamento di parti) venne probabilmente attuata da san Gregorio Magno (cfr. Jungmann, op. cit., pars II, p. 136).
(6) Cfr. Jungmann, op. cit., pars I, p. 142. Il progetto ottocentesco prevedeva addirittura cambiamenti superiori, perché si progettava d’inserire il nome di san Giuseppe non solo nel Communicantes, ma pure nel Confiteor (Confesso a Dio Onnipotente…), nel Suscipe Sancta Trinitas (preghiera che, nella forma straordinaria, viene dal celebrante recitata prima dell’Orate fratres – Pregate, fratelli, perché il mio…) e nel Libera nos (la preghiera che nella Messa segue il Padre nostro).
(7) Il beato Pio IX, aveva proclamato san Giuseppe “Patrono della Chiesa Universale” (cfr. decreto SRC “Quemadmodum Deus Iosephum” dell’8 dicembre 1870, in ASS 06 [1870-71], pp. 193-194 e connessa lettera agli Ordinari, ivi, pp. 194-196)
Gli auspici di Giovanni XXIII per il Concilio
Postato in Giovanni XXIII, tagged concilio ecumenico vaticano ii, Concilio Vaticano II, giovanni xxiii, pace, vaticano ii il giorno ottobre 29, 2012 | Lascia un commento »
Vogliate aggiungere alle nostre pure le vostre pressanti preghiere, affinché il Concilio Ecumenico, riunito presso il sepolcro di Pietro, brilli come stella scintillante d’unità per l’umana società; esponga vigorosamente la verità e la forza del Vangelo; annunci i tesori della Santa Chiesa; tutto ciò per diffondere il regno di Cristo, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace. E soprattutto preghiamo insieme assiduamente il Principe della Pace, affinché la Sua pace, che supera ogni pensiero, custodisca i cuori e i pensieri degli uomini e distolga tutti i pericoli che minacciano la pace, i quali provocheranno solamente indicibili lacrime e rovine, a meno che non siano attentamente evitati con somma prudenza. (beato Giovanni XXIII, dal Messaggio ai Padri conciliari, 28 ottobre 1962)
[Vestras quoque instantissimas preces Nostris coniungere velitis, ut Oecumenicum Concilium, apud Petri sepulcrum collectum, humanae societati micantissimum unitatis sidus praeluceat, Evangelii veritatem virtutemque fortiter proponat, Ecclesiae Sanctae thesauros pandat, ad Christi regnum diffundendum, regnum sanctitatis et gratiae, regnum iustitiae, amoris et pacis. Ac praesertim una simul Principem Pacis enixe rogemus, ut eius pax, quae exsuperat omnem sensum, hominum corda et intelligentias custodiat, atque quaecumque pacis pericula avertat, quae, nisi summa prudentia sedulo praecaveantur, inenarrabiles tantum lacrimas ruinasque sint paritura.]
Le missioni del Concilio: parla papa Giovanni
Postato in Giovanni XXIII, tagged concilio ecumenico vaticano ii, giovanni xxiii il giorno ottobre 14, 2012 | Lascia un commento »
[Il Concilio Vaticano II] vuole manifestare la vitalità [della Chiesa] e sottolineare la sua missione spirituale. Vuole anche adattare i metodi della Chiesa, affinché la dottrina evangelica sia degnamente vissuta e più facilmente recepita fra i popoli. Vuole ancora spianare la strada dove avverrà l’incontro di molti fratelli [...] Il Concilio vuole infine mostrare al mondo come mettere in pratica la dottrina del suo divino Fondatore, il principe della pace. (beato Giovanni XXIII, dall’Allocuzione in Sistina del 12 ottobre 1962)
[Il veut en manifester la vitalité, et souligner sa mission spirituelle. Il veut aussi adapter ses moyens, pour que la doctrine évangélique soit dignement vécue et plus facilement écoutée parmi les peuples. Il veut encore aplanir la voie où se fera la rencontre de tant de frères [...] Le Concile veut enfin montrer au monde comment mettre en pratique la doctrine de son divin Fondateur, prince de la paix.]
11 ottobre 1962, si apre il Concilio: una cronaca
Postato in Concilio e post-concilio, Giovanni XXIII, Historia Ecclesiae, Vescovi, tagged concilio ecumenico, concilio ecumenico vaticano ii, Concilio Vaticano II, Gaudet Mater Ecclesia, giovanni xxiii il giorno ottobre 11, 2012 | 1 Commento »
Giovedì 11 ottobre 1962, festa della Maternità della Beata Sempre Vergine Maria. Sono le 8 e 30 di quella mattinata quando, nella basilica di san Pietro a Roma ha solennemente inizio il Concilio Ecumenico Vaticano II. Il giorno prima pioveva a dirotto, ma da qualche ora ha smesso di piovere. Soffia un leggero vento e il sole spunta tra le nubi.
Il Papa Giovanni XXIII, dopo aver assunto le vesti liturgiche nell’Aula dei Paramenti, assieme solamente ai cardinali s’avvia verso la cappella Paolina, ove adora il Santissimo Sacramento solennemente esposto ed inizia a cantare l’inno “Ave, Maris Stella”. [notiamo qui che la mattinata del Papa inizia nel segno delle tre cose bianche: il Papa (se stesso!), la Santa Madre di Dio e la Santissima Eucaristia, ndr] Scende poi la scala regia e , preceduto da tutti i padri conciliari, dai prelati, dai nobili laici e dai restanti membri della famiglia pontificia, attraversa piazza san Pietro, mentre il clero romano in abito corale ivi pregava.
Dopo essere entrato in san Pietro, il Papa si reca all’altare della Confessione e, al faldistorio, inizia l’inno “Veni, creator Spiritus”, che venne poi continuato dai cantori [papa Roncalli invocò quindi quello che Benedetto XVI e il cardinal Siri definirono il maggior protagonista del Concilio: lo Spirito Santo, ndr]. Dopo l’inno e le successive preghiere, il cardinal Eugenio Tisserant (1884-1972), decano del Sacro Collegio e vescovo di Ostia, Porto e Santa Rufina, celebra la Messa Pontificale “de Spiritu Sancto”.
Al termine della solenne liturgia, inizia la prima sessione conciliare, col segretario generale del Concilio, mons. Pericle Felici (1911-1982), che solennemente pone il libro dei Santi Vangeli su un tronetto. Dopo che i padri conciliari hanno prestato la dovuta obbedienza al Papa, quest’ultimo genuflette al faldistorio e pronuncia la solenne professione di fede, che tutti i Padri fanno propria. Seguono altre preghiere, tra le quali le litanie dei santi. Infine, dopo il canto del Vangelo in latino (Mt 28,18-20) ed in greco (Mt 16,13-20), i Padri assumono le mitre e, seduti, ascoltano l’allocuzione di Giovanni XXIII, cioè il celebre “Gaudet Mater Ecclesia”.
Al termine del discorso, il Papa impartisce ai presenti la benedizione. Quindi mons. Felici toglie dal tronetto il codice dei Vangeli; in seguito annuncia il giorno e l’ora in cui si sarebbe tenuta la prima congregazione generale (cioè sabato 13 ottobre alle ore 9). A quel punto, il Papa, deposti i sacri paramenti, ritorna al palazzo apostolico.
Fonte principale del racconto: Acta Apostolicae Sedis 54 [1962], pp. 785-796
Un video di quella memorabile giornata (tratto dall’archivio dell’Istituto Luce):
Ci sia concesso concludere prevenendo le possibili polemiche di chi fosse portato a pensare che questo blog sia troppo entusiasta del Vaticano II. Sì, perché sembra essersi fatta spazio, anche tra i cattolici, una linea di pensiero che porta a considerare il Vaticano II come una sorta di pillola amara che in qualche modo bisogna ingoiare… Non è questo che sosteniamo. Al seguito del Santo Padre, invece, riteniamo che “difendere oggi la vera Tradizione della Chiesa significa difendere il Concilio” e che “la difesa della Tradizione è la difesa del Concilio” (parole del card. Joseph Ratzinger). Ci sia permesso dire, insomma, che non ci pare certo di dire una bestialità così grossa se affermiamo che chi ama la Tradizione, ama il Concilio.
4 ottobre 1962-2012: Benedetto sulle orme di Giovanni
Postato in Anno della Fede, Benedetto XVI, Giovanni XXIII, magistero, tagged Assisi, Benedetto XVI, concilio ecumenico vaticano ii, giovanni xxiii, Loreto, Maria SS., pellegrinaggio, san Francesco il giorno ottobre 4, 2012 | Lascia un commento »
Cari fratelli e sorelle, domani mi recherò in visita al Santuario di Loreto, nel 50° anniversario del celebre pellegrinaggio del Beato Papa Giovanni XXIII in quella località mariana, avvenuto una settimana prima dell’apertura del Concilio Vaticano II. (Benedetto XVI, dall’Udienza Generale del 3 ottobre 2012)
Mentre scriviamo queste righe, il Santo Padre sta volando in elicottero verso Loreto, verso il grande santuario mariano. Un avvenimento, questo, che ricalca – come si legge nella citazione qui sopra – le orme di uno dei più amati predecessori di Benedetto XVI, cioè il beato Giovanni XXIII. Papa Roncalli, infatti, il 4 ottobre dell’anno 1962, pochi giorni prima del solenne inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II, si recò in pellegrinaggio a Loreto e ad Assisi. Oggi, esattamente cinquant’anni dopo, l’attuale successore di Giovanni ne segue i passi e come lui si reca a Loreto, al fine di “raccomandare alla Madre di Dio i principali eventi ecclesiali che ci apprestiamo a vivere. L’Anno della fede e il Sinodo dei Vescovi sulla nuova evangelizzazione.” (Benedetto XVI, 3 ottobre 2012)
Ma in quel 1962, il Papa buono tenne alcuni discorsi (i testi qui e qui), dai quali prendiamo alcuni passi che proponiamo ai nostri lettori:
L’Incarnazione del Verbo è motivo di preghiera nell’ora dell’Angelus Domini [...] Questa contemplazione, che Ci è tanto familiare, di qua particolarmente vuol prendere slancio per invitare gli uomini a riflettere su quel congiungimento del cielo con la terra, che è lo scopo della Incarnazione e della Redenzione; e dunque, in concreto è lo scopo anche del Concilio Ecumenico, che vuol estenderne sempre più il raggio benefico, in tutte le forme della vita sociale.
Il Concilio Ecumenico vorrà essere anche per questo un solenne richiamo alla grandezza della famiglia, ed ai doveri ad essa inerenti.
Sull’esempio di Gesù, venti secoli di cristianesimo hanno aiutato l’uomo a riconoscersi nella sua interezza, sollevandolo alla coscienza della sua dignità.
Quarantaquattro furono gli anni della vita terrena di Francesco : la prima parte, circa metà, fu occupata nella ricerca del bene, come è comunemente concepito, e senza venirne a capo, per un non so che di disgusto che rendeva inquieto il figliolo di messer Bernardone. Ma l’altra parte della vita, fu data ad una avventura, che sembrò follia, ed era invece l’inizio di una missione e di una gloria imperiture.
tu, Italia diletta, alle cui sponde venne a fermarsi la barca di Pietro — e per questo motivo, primieramente, da tutti i lidi vengono a te, che sai accoglierle con sommo rispetto e amore, le genti tutte dell’universo — possa tu custodire il testamento sacro, che ti impegna in faccia al cielo e alla terra.
Ma proponiamo anche la preghiera alla Vergine che Giovanni XXIII propose a Loreto:
O Maria, o Maria, Madre di Gesù e Madre nostra ! Qui siamo venuti stamane ad invocarvi come prima stella del Concilio, che sta per avviarsi; come luce propizia al Nostro cammino, che si volge fiducioso verso la grande assise ecumenica, che è universale aspettazione.
Vi abbiamo aperto l’animo Nostro, o Maria; l’animo che non è mutato con il passare degli anni, dal primo incontro degli inizi del secolo: lo stesso cuore commosso di allora, lo stesso sguardo supplichevole, la stessa preghiera.
Nei quasi sessant’anni del Nostro sacerdozio, ogni Nostro passo sulle vie dell’obbedienza è stato segnato dalla vostra protezione, e null’altro mai vi abbiamo chiesto se non di ottenerCi dal vostro Divin Figliolo la grazia di un sacerdozio santo e santificatore.
Anche l’indizione del Concilio abbiamo compiuto, Voi lo sapete, o Madre, in espressione di obbedienza ad un disegno che Ci parve veramente corrispondere alla volontà del Signore.
Oggi, ancora una volta, ed in nome di tutto l’episcopato, a Voi, dolcissima Madre, che siete salutata Auxilium Episcoporum, chiediamo per Noi, Vescovo di Roma e per tutti i Vescovi dell’universo di ottenerci la grazia di entrare nell’aula conciliare della Basilica di San Pietro come entrarono nel Cenacolo gli Apostoli e i primi discepoli di Gesù: un cuor solo, un palpito solo di amore a Cristo e alle anime, un proposito solo di vivere e di immolarci per la salvezza dei singoli e dei popoli.
Così, per la vostra materna intercessione, negli anni e nei secoli futuri, si possa dire che la grazia di Dio ha prevenuto, accompagnato e coronato il ventunesimo Concilio Ecumenico, infondendo nei figli tutti della Santa Chiesa nuovo fervore, slancio di generosità, fermezza di propositi.
A lode di Dio onnipotente: Padre, Figliolo e Spirito Santo; per la virtù del Sangue prezioso di Cristo, la cui pacifica dominazione è fiore di libertà e di grazia per tutte le genti, per tutte le civiltà ed istituzioni, per tutti gli uomini. Amen. Amen.
Giorno speciale, questo, anche perché la Madre Chiesa festeggia, nel proprio calendario liturgico (e in entrambe le forme del rito romano) san Francesco d’Assisi. Per l’Italia, poi. giorno d’ancor maggior gaudio, poiché si festeggia quel Poverello che, assieme a santa Caterina da Siena, è il patrono della nostra nazione.
2 ottobre: festa degli Angeli Custodi
Postato in Benedetto XVI, Concilio e post-concilio, Giovanni Paolo II, Giovanni XXIII, Liturgia, magistero, tagged angeli custodi, Benedetto XVI, chiesa cattolica, giovanni paolo ii, giovanni xxiii, santi angeli il giorno ottobre 2, 2012 | Lascia un commento »
Anche oggi ci rallegriamo del felice avvenimento per il quale una medesima festa ricorre in entrambe le forme del rito romano. Infatti, tanto nella forma ordinaria quanto in quella straordinaria di questo venerando rito, si festeggiano i santi Angeli Custodi. Figure, ahimè, che per un certo tempo sono state distorte: per esempio, da alcuni dimenticate (magari in nome di un malinteso ecumenismo) oppure strumentalizzate per pensieri di tipo “esoterico”. La Madre Chiesa, però, non le ha dimenticate e le richiama all’attenzione dei fedeli.
Ricordiamo anzitutto il fondamento dottrinale di questa devozione: per questo si può vedere il Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 328-336 (in particolar modo l’ultimo, il paragrafo 336, che propone in nota anche utili rimandi).
Ecco poi qualche breve citazione dei Pontefici su questi intercessori:
il Signore è sempre vicino e operante nella storia dell’umanità, e ci accompagna anche con la singolare presenza dei suoi Angeli, che oggi la Chiesa venera quali “Custodi”, cioè ministri della divina premura per ogni uomo. Dall’inizio fino all’ora della morte, la vita umana è circondata dalla loro incessante protezione. (Benedetto XVI, dall’Angelus del 2 ottobre 2011)
la Chiesa confessa la sua fede negli angeli custodi, venerandoli nella liturgia con una festa apposita, e raccomandando il ricorso alla loro protezione con una preghiera frequente, come nell’invocazione dell’“Angelo di Dio”. (beato Giovanni Paolo II, dall’Udienza Generale del 6 agosto 1986)
La loro [degli Angeli Custodi, ndr] presenza penetra ed avvolge tutta la storia dei secoli : accanto ai progenitori nostri, e poi ai condottieri del popolo eletto, ai suoi re e profeti, fino allo stesso Gesù ed agli Apostoli suoi. [...] il desiderio Nostro è che si aumenti la devozione all’Angelo Custode. Ciascuno ha il suo; e ciascuno può conversare con gli Angeli dei suoi simili. (beato Giovanni XXIII, dall’Udienza Generale del 9 agosto 1961)
Angele Dei, qui custos es mei,
me, tibi commissum pietate superna,
illumina, custodi, rege et guberna. Amen.
Il Papa Buono parla ai biblisti
Postato in Giovanni XXIII, magistero, Sacra Scrittura, tagged Bibbia, biblisti, giovanni xxiii, Sacra Scrittura il giorno settembre 24, 2012 | Lascia un commento »
[...] lo studioso dei Sacri Testi non è, non deve essere semplicemente un ammiratore erudito, nè un esploratore ansioso di insondabili ricchezze. Può anche ridursi a questo. Ma limiterebbe assai il campo del suo lavoro, e non farebbe onore alla sua vocazione. [...] Lo studioso, il biblista è innanzitutto un trepido ed intrepido ascoltatore della Divina Parola [...] Si comprende quindi l’animo trepido della Chiesa nei confronti degli studi biblici. Essa infatti, mentre ha fiducia serena nella serietà di indagine dei suoi figli, non può accontentarsi di raccoglierne i frutti, ma deve guidarne i passi, come pure le spetta di ratificarne le conclusioni. E incoraggiandoli a proseguire nel solco promettente dell’odierno sviluppo, è essa ancora che ha il dovere di invitare tutti a ponderatezza, a docile e inconcussa fedeltà alle norme del supremo Magistero. [...] Prima e al di sopra di ogni sfoggio erudito deve esserci la fame e la sete della Divina Parola, perchè essa è vita per le anime, luce alle menti, soffio vivificatore. (dal discorso del beato Giovanni XXIII ai partecipanti alla XVII settimana di studio dell’Associazione Biblica Italiana)
La moglie di Gesù?
Postato in Benedetto XVI, Concilio e post-concilio, Encicliche, Giovanni Paolo II, Giovanni XXIII, magistero, Paolo VI, Pio XII, Vera e falsa Tradizione, tagged Chiesa sposa, ermeneutica della continuità, moglie di Gesù il giorno settembre 23, 2012 | Lascia un commento »
“Un papiro rivela: Gesù era sposato”; “Antico papiro: Gesù era sposato”; “Gesù sposato con Maria Maddalena: la prova in nuovo vangelo”; “Il papiro copto che conferma: Gesù era sposato”; “Un papiro copto parla della moglie di Gesù”: ecco alcuni dei titoli che compaiono da qualche giorno in giro per il web. Manna per coloro che mettono in discussione la Chiesa, i suoi insegnamenti, i Vangeli canonici. E, per i credenti, forse il rischio di una spiacevole sensazione, di essere messi in discussione, di essere attaccati. Addirittura – speriamo di no – forse qualche dubbio più serio si è insinuato nel cuore degli stessi cattolici? Proprio non ce n’è ragione. Perché la notizia riportata con tanto fiato di trombe è in buona parte una “non notizia”. Vediamo un attimo perché.
Per prima cosa ci si può chiedere: che è successo? Affidandoci ad una fonte affidabile come Andrea Tornielli (http://vaticaninsider.lastampa.it/homepage/nel-mondo/dettaglio-articolo/articolo/fede-e-archeologia-faith-and-archeology-fe-y-arqueologia-18265/), veniamo quindi a sapere che, nel corso di un importante convegno internazionale una professoressa dell’università di Harvard (USA), Karen Leigh King, ha presentato i risultati preliminari di un proprio studio su un frammento di papiro del IV secolo d.C., dal quale parrebbe di poter evincere che Gesù Cristo fosse sposato. Va detto che la stessa docente ha fatto affermazioni decisamente più prudenti di quanto si possa pensare, limitandosi a sostenere che quello presentato sarebbe un documento che prova l’esistenza di un dibattito tra i cristiani antichi riguardo al fatto che Gesù fosse sposato.
Per quanto riguarda il merito di tutta la faccenda, ci permettiamo di rinviare anzitutto ad un articolo del sito Uccr (Unione Cristiani Cattolici Razionali) che affronta la materia con dovizia di testimonianze. Potete leggere l’intervento qui.
Ci limitiamo qui a segnalare i numerosissimi punti oscuri di questa vicenda:
a) non si conosce la provenienza del frammento. Si ipotizza l’Egitto ed è probabile: ma dove, di preciso? Il Fayum? L’Alto Egitto? Una necropoli? Inoltre, è anonimo anche il proprietario del frammento.
b) Il frammento sembra risalire – da un’analisi della grafia – al IV secolo. Tuttavia, è stato retrodatato al II secolo sulla base di due motivazioni: 1) perché ha paralleli nella letteratura del II secolo (vangelo di Tommaso, di Maria, degli Egiziani); 2) perché in quel periodo c’erano discussioni sullo stato maritale di Cristo. Come si può intuire, però, nessuna delle due prove è decisiva per una simile retrodatazione.
c) L’autenticità stessa del frammento è contestata. Non conosciamo infatti il contesto dal quale questo scritto proviene (forse una biblioteca gnostica?). Inoltre, il frammento è piccolo (4 cm per 8 cm) e non si sa di cosa parlasse la parte mancante del papiro. Non sono ancora state fatte neppure prove al radiocarbonio né test sull’inchiostro – quest’ultimo in particolare è un esame importante per capire se si tratta di un falso o meno.
d) Come si afferma nell’articolo dell’Uccr, non pochi studiosi sono tutt’altro che certi dell’autenticità del frammento;nell’agosto 2012, poi, la King propose alla Harvard Theological Review un articolo riguardo al papiro, ma due dei tre critici chiamati a giudicare in merito sollevarono dubbi sull’autenticità del frammento.
e) Non si può neppure escludere che il frammento sia stato rotto così di proposito – ad esempio, per isolare le parole “Mia moglie” dal contesto in cui erano inserite;
f) L’importanza del contesto, per l’appunto, è notevole: si pensi, per esempio, che nella Bibbia l’espressione “mia moglie” sembra ricorrere almeno sedici volte (Gn 20,11; Gn 20,12; Gn 26,7; Gn 44,27; Es 21,5; Gdc 15,1; 2 Sam 3,14; 2 Sam 11,11; Tb 2,11; Tb 2,13; Tb 8,21; Gb 19,17; Gb 31,10; Ez 24,18; Os 2,4; Lc 1,18); quella “mia sposa” almeno tre (Gn 29,21; 2 Sam 3,14; Os 2,21). Non si può escludere che Gesù stesse citando uno di questi passi.
Un altro esempio che fa ben comprendere l’importanza del contesto è questo: si provi a pensare cosa dovesse accadere qualora si fosse trovato un frammento del libro dei Salmi, che riporti le parole “Dio non esiste”. Una cosa del genere sarebbe possibile, perché quest’espressione ricorre in almeno due passaggi (Sal 9,25; 53,2). Tuttavia, dal contesto evinceremmo che la frase non è certo supportata dal testo sacro, ma condannata: “Nel suo orgoglio il malvagio disprezza il Signore: <Dio non ne chiede conto, non esiste!>” (9,25); “Lo stolto pensa: <Dio non c’è> (53,2).
g) A coloro che eventualmente dovessero sostenere con forza che Gesù era sposato, possiamo rispondere che, come cattolici, la cosa non solo non ci scandalizza, ma anzi siamo completamente d’accordo: Gesù era ed è sposato. Sì, con la Sua Chiesa. Basta infatti leggere san Paolo e altri passi del Nuovo Testamento per rendersene conto (rimandiamo a questo articolo per un maggior approfondimento), così come il Catechismo (ad esempio, nn. 756-757-771-772-773-789 e soprattutto 796). Richiami in merito vi sono anche nel Secondo Concilio di Nicea (anno 787) e nel Concilio di Vienne (anno 1311-1312)(cfr. DS 901) Esiste addirittura una Costituzione Apostolica di Pio XII (del 1950) che si intitola “Sponsa Christi” (anche se poi il testo tratta in gran parte di altre materie); del resto, nella Mystici Corporis di papa Pacelli si parla non di rado della Santa Chiesa quale sposa di Cristo. Qualche altra citazione: “la Chiesa, la quale [...] è unita a Cristo, suo Sposo” (Leone XIII, enc. Exeunte iam anno); san Pio X parla della “bellezza della sposa di Cristo [cioè la Chiesa, ndr]”(enc. Communium rerum); “Chiesa, sposa di suo [della Vergine, ndr] Figlio” (Benedetto XV, enc. Fausto appetente die); “la mistica Sposa di Cristo [la Chiesa, ndr] nel corso dei secoli non fu mai contaminata né giammai potrà contaminarsi” (Pio XI, enc. Mortalium Animos); “E Gesù Cristo, per continuare l’opera sua, volle che la Chiesa, sua mistica Sposa [...]” (ven. Pio XII, udienza generale del 6 dicembre 1939); “la Chiesa, Sposa di Cristo” (beato Giovanni XXIII, motu proprio Consilium, 3); Paolo VI dedicò al tema almeno un’udienza generale (quella del 15 giugno 1966), dove afferma per esempio che “questa allegoria […] ci autorizza a chiamare la Chiesa Sposa di Cristo”; “la Chiesa è sostenuta dalla forza della grazia di Dio, a lei promessa dal Signore, affinché per l’umana debolezza non venga meno alla perfetta fedeltà, ma rimanga la degna sposa del suo Signore” (Giovanni Paolo I, radiomessaggio del 27 agosto 1978); il beato Giovanni Paolo dedicò al tema, per esempio, l’udienza generale del 18 dicembre 1991, ove affermò per esempio che “la Chiesa è la Sposa di Cristo”; “Chiesa, Sposa di Cristo” (Benedetto XVI, udienza generale del 15 dicembre 2010).
h) Concludendo con una battuta, si potrebbe dire che talvolta si ha come la sensazione che, pur di dar sotto alla Chiesa e alla fede cattolica, ci sia chi è disposto prima a sostenere che Gesù non è mai esistito; per passare poi ad esibire il certificato di matrimonio dello stesso…
Bibliografia:
http://www.hds.harvard.edu/faculty-research/research-projects/the-gospel-of-jesuss-wife (in inglese)(pagina ufficiale del progetto di ricerca sul frammento)
http://www.hds.harvard.edu/sites/hds.harvard.edu/files/attachments/faculty-research/research-projects/the-gospel-of-jesuss-wife/29865/King_JesusSaidToThem_draft_0920.pdf (in inglese)(lungo articolo di 52 pagine della King riguardo al frammento in questione)













