6 maggio 1312: si conclude, nella Francia meridionale, il quindicesimo Concilio Ecumenico della Chiesa Cattolica: il Concilio di Vienne.
Quest’assise conciliare, che era iniziata il 16 ottobre dell’anno precedente, è generalmente conosciuta per aver trattato la questione dei Templari. Tuttavia, essa non si è limitata a questo. Infatti, vennero presi numerosi provvedimenti disciplinari.
Tra questi, può essere interessante scoprire la condanna dei Padri conciliari contro quei chierici che infangavano – in modi diversi – il culto cristiano. Così si rimproverò, nella recita delle Ore canoniche, l’eccessiva velocità, l’abbreviazione delle preghiere, l’uso di inframezzare ad esse discorsi vani e profani. Alcuni avevano poca cura delle proprie vesti e della tonsura (cioè dei segni distintivi del loro stato) e si davano ad occupazioni profane, piuttosto che all’Opus Dei. Talvolta nelle chiese e nei cimiteri si avevano balli, canzoni e stranezze. C’era anche chi utilizzava paramenti , vesti e vasi sacri indecenti. Il Concilio condannò tutto questo e sollecitò una cura maggiore verso il culto divino (richiamo attuale, potremmo dire, come anche – almeno in senso traslato – l’elenco degli abusi appena proposto).
Nell’ambito dell’Inquisizione, si presero provvedimenti di regolamentazione, tra i quali segnaliamo il giuramento imposto ai custodi degli eretici, giuramento col quale essi si impegnavano ad usare ogni diligenza e sollecitudine verso i carcerati (espressamente si imponeva ai custodi di non sottrarre alcunché alle razioni dei detenuti): certo provvedimenti ben lontani dall’immagine stereotipata della “malvagia Inquisizione”. A tal riguardo, può essere utile segnalare un altro passaggio. Sentiamo cosa diceva il Concilio: “comandiamo al vescovo, all’inquisitore e a quegli altri che essi sceglieranno per tale ufficio, in virtù di santa obbedienza e sotto minaccia di eterna maledizione, di procedere contro i sospetti o gli accusati tanto discretamente e con tanta prontezza da non addossare ad alcuno, falsamente, con frode e malizia una macchia cosi grande [=eresia].” Insomma, non volontà di estirpare il male “a qualunque costo”, ma rettitudine nell’agire.
Da un punto di vista dottrinale, furono esaminate diverse questioni (cfr. DS 891-908): tra queste, si provvide a condannare gli errori dei Begardi e delle Beghine riguardo allo stato di perfezione (cfr. DS 891-899).
Il Concilio intervenne anche per tentare di regolamentare la questione francescana, per evitare la frattura degli Spirituali.
Un altro provvedimento di una certa importanza fu la difesa, da parte dei Padri conciliari, della memoria di Bonifacio VIII (1294-1303), che era stata infangata con accuse infamanti.

Il luogo ove si tenne il Concilio a Vienne: la cattedrale di san Maurizio (© foto: Arnaud-Victor Monteux)