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Archive for aprile 2012

La vera riforma

[...] la vera riforma non può significare se non crescita della fede, della speranza, della carità; culto dell’umiltà, dell’ubbidienza, della preghiera; più amore alla Ss. Eucaristia, alla Madonna, al Papa; maggiore slancio missionario ed apostolico; pratica della disciplina ascetica. In una parola, il progresso legittimo e vero consiste in una più seria e costante imitazione di Gesù Crocifisso. Se non si cresce qui, è vano cianciare di vitalità o crescenza della Chiesa!

(Mons. Luigi Maria Carli (1914-1986), da Nova et Vetera, Roma, Istituto Editoriale del Mediterraneo, 1969)

© Fr. Lawrence Lew, O.P.

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Inginocchiarsi? E’ da cristiani!

[...] dobbiamo ancora rivolgere la nostra attenzione su ciò che gli Evangelisti ci riferiscono riguardo all’atteggiamento di Gesù durante la sua preghiera. Matteo e Marco ci dicono che Egli “cadde faccia a terra” (Mt 26,39; cfr Mc 14,35), assunse quindi l’atteggiamento di totale sottomissione, quale è stato conservato nella liturgia romana del Venerdì Santo. Luca, invece, ci dice che Gesù pregava in ginocchio. Negli Atti degli Apostoli, egli parla della preghiera in ginocchio da parte dei santi: Stefano durante la sua lapidazione, Pietro nel contesto della risurrezione di un morto, Paolo sulla via verso il martirio. Così Luca ha tracciato una piccola storia della preghiera in ginocchio nella Chiesa nascente. I cristiani, con il loro inginocchiarsi, entrano nella preghiera di Gesù sul Monte degli Ulivi. Nella minaccia da parte del potere del male, essi, in quanto inginocchiati, sono dritti di fronte al mondo, ma, in quanto figli, sono in ginocchio davanti al Padre. Davanti alla gloria di Dio, noi cristiani ci inginocchiamo e riconosciamo la sua divinità, ma esprimiamo in questo gesto anche la nostra fiducia che Egli vinca.

(Sua Santità Benedetto XVI, dall’Omelia per la Messa in Cena Domini, 5 aprile 2012)

José Claudio Antolinez, Preghiera nell'Orto degli Ulivi, 1665

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Ci preoccupiamo della salvezza degli uomini in corpo e anima. E in quanto sacerdoti di Gesù Cristo, lo facciamo con zelo. Le persone non devono mai avere la sensazione che noi compiamo coscienziosamente il nostro orario di lavoro, ma prima e dopo apparteniamo solo a noi stessi. Un sacerdote non appartiene mai a se stesso. Le persone devono percepire il nostro zelo, mediante il quale diamo una testimonianza credibile per il Vangelo di Gesù Cristo.

(Sua Santità Benedetto XVI, dall’Omelia della Messa crismale, 5 aprile 2012)

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Incipit annus octavus

© Mazur/www.thepapalvisit.org.uk

Sette anni fa, il cardinal protodiacono Medina Estevez annunciava a Roma e a tutto il mondo la grande gioia della Chiesa per il nuovo Papa e ne annunciava l’identità: era il cardinal decano e prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Joseph Ratzinger, felicemente regnante col nome di Benedetto XVI.
Affidiamo il pontificato e l’opera pontificia tutta all’intercessione della Beatissima Sempre Vergine Maria e di san Benedetto da Norcia, affinché il Sommo Pontefice sempre compia la volontà del Signore.

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Come annunciare la fede?

Ogni nostro annuncio deve misurarsi sulla parola di Gesù Cristo: “La mia dottrina non è mia” (Gv 7,16). Non annunciamo teorie ed opinioni private, ma la fede della Chiesa della quale siamo servitori. [...] Se non annunciamo noi stessi e se interiormente siamo diventati tutt’uno con Colui che ci ha chiamati come suoi messaggeri così che siamo plasmati dalla fede e la viviamo, allora la nostra predicazione sarà credibile. Non reclamizzo me stesso, ma dono me stesso. Il Curato d’Ars non era un dotto, un intellettuale, lo sappiamo. Ma con il suo annuncio ha toccato i cuori della gente, perché egli stesso era stato toccato nel cuore.

(Sua Santità Benedetto XVI, dall’Omelia della Messa crismale, 5 aprile 2012)

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Modelli sacerdotali

A partire da Paolo, lungo tutta la storia ci sono state continuamente tali “traduzioni” della via di Gesù in vive figure storiche. Noi sacerdoti possiamo pensare ad una grande schiera di sacerdoti santi, che ci precedono per indicarci la strada: a cominciare da Policarpo di Smirne ed Ignazio d’Antiochia attraverso i grandi Pastori quali Ambrogio, Agostino e Gregorio Magno, fino a Ignazio di Loyola, Carlo Borromeo, Giovanni Maria Vianney, fino ai preti martiri del Novecento e, infine, fino a Papa Giovanni Paolo II che, nell’azione e nella sofferenza ci è stato di esempio nella conformazione a Cristo, come “dono e mistero”. I Santi ci indicano come funziona il rinnovamento e come possiamo metterci al suo servizio. E ci lasciano anche capire che Dio non guarda ai grandi numeri e ai successi esteriori, ma riporta le sue vittorie nell’umile segno del granello di senape.

(Sua Santità Benedetto XVI, dall’Omelia della Messa crismale, 5 aprile 2012)

© Catholic Church England and Wales

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In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. (1 Gv 4,10)

Accade talvolta di sentire qualcuno che ha l’ardore di affermare che, dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, la Madre Chiesa avrebbe abbandonato il dogma del sacrificio espiatorio da parte di Cristo. Da una parte v’è chi sembrerebbe pronto a salutare un simile evento con parole di elogio: finalmente – dicono – si abbandona la stantia teologia tridentina, legata ad un concetto di Dio giudice oramai superato. Una versione più soft di questo atteggiamento sembra essere quella del silenzio colpevole: non parlarne, perché “la gente non capirebbe”, quasi che i fedeli rimarrebbero scandalizzati nell’apprendere che Cristo ha espiato al nostro posto.
Dall’altra parte, c’è chi sostiene che sì, la Chiesa avrebbe abbandonato questo dogma: ma per questo sarebbe divenuta apportatrice d’errore, perversa, eretica, apostata.
Non è così, ovviamente. La Santa Chiesa ha sempre conosciuto con chiarezza questa verità di fede e non si è stancata – né si stanca oggi – di insegnarlo ai suoi figli. Ecco alcune citazioni, partendo dal beato Giovanni XXIII e giungendo sino al regnante Pontefice Benedetto XVI.

Il Cristo è venuto sulla terra per espiare questi peccati del mondo [...] (Beato Giovanni XXIII, dall’Udienza generale del 28 ottobre 1959)

[...] espiazione della Croce e del Sangue [da parte del Verbo Divino] [...] (Beato Giovanni XXIII, dall’Omelia del 26 maggio 1960)

[...] Cristo Gesù [...] Vittima e sacrificio di espiazione e di redenzione. (Beato Giovanni XXIII, dall’Omelia del 10 giugno 1962)

[La Passione del Signore] È un sacrificio, una espiazione, un olocausto. (Servo di Dio Paolo VI, dal Discorso del 12 aprile 1968)

[...] valore sacrificale della Passione del Signore, universale e sostitutivo dell’espiazione altrimenti da noi dovuta e a noi impossibile. (Servo di Dio Paolo VI, dall’Udienza generale del 17 febbraio 1971)

[...] la Croce, strumento di pena efferata per una inumana giustizia, è ora trasfigurante simbolo del dolore, che espia, e dell’amore, che redime [...] necessità d’una redenzione, che avesse efficacia di espiare il peccato e di vincere la morte, ristabilendo così i rapporti soprannaturali fra il Dio vivente e l’uomo sollevato dalla sua degradazione allo stato e al livello di figlio adottivo, partecipe della divina natura [...] (Servo di Dio Paolo VI, dall’Udienza generale del 10 settembre 1975)

[...] valore di espiazione, di redenzione, come lo ebbe la Croce di Cristo [...] (Servo di Dio Paolo VI, dall’Omelia del 17 giugno 1976)

[...] Gesù Cristo, il quale ha espiato e cancellato i nostri peccati e ci ha reintegrati nella grazia e nella comunione con Dio. (Beato Giovanni Paolo II, dall’Udienza generale del 28 settembre 1983)

Il sacrificio della croce è il sacrificio della soddisfazione e dell’espiazione. (Beato Giovanni Paolo II, dall’Omelia del 28 febbraio 1988)

La morte in Croce, penosa e straziante, fu anche “Sacrificio di espiazione”, che ci fa comprendere sia la gravità del peccato, ribellione a Dio e rifiuto del suo amore, sia la meravigliosa opera redentrice di Cristo, che, espiando per l’umanità, ci ha ridato la “grazia” e cioè la partecipazione alla stessa vita trinitaria di Dio e l’eredità della sua eterna felicità. (Beato Giovanni Paolo II, dall’Udienza Generale del 22 marzo 1989)

E proprio di questo sacrificio parla oggi la seconda lettura, quando dice che il sacrificio di Gesù è stato offerto una volta per sempre, nella pienezza dei tempi, per annullare il peccato. In tale sacrificio Gesù è sacerdote e vittima; si è immolato per espiare non i propri peccati, che non aveva mai commesso, ma i nostri. (Beato Giovanni Paolo II, dall’Omelia del 10 novembre 1991)

Il Figlio di Dio sul Calvario si è fatto carico dei nostri peccati, offrendosi al Padre come vittima di espiazione. (Beato Giovanni Paolo II, dall’Udienza generale del 16 aprile 2003)

[...] Gesù abbraccia i singoli e le moltitudini e tutti consegna al Padre, offrendo se stesso in sacrificio di espiazione. (Sua Santità Benedetto XVI, dal Messaggio per la Quaresima 2006)

[...] cercare di rivivere gli stessi sentimenti che spinsero il Figlio di Dio fatto uomo a versare il suo sangue in espiazione dei peccati dell’intera umanità. (Sua Santità Benedetto XVI, dall’Omelia del 24 marzo 2006)

La Croce è il “trono” dal quale ha manifestato la sublime regalità di Dio Amore: offrendosi in espiazione del peccato del mondo, Egli ha sconfitto il dominio del “principe di questo mondo” (Gv 12, 31) e ha instaurato definitivamente il Regno di Dio. (Sua Santità Benedetto XVI, dall’Angelus del 26 novembre 2006)

[...] il mistero di Cristo risorto. Vittorioso sul male e sulla morte, l’Autore della vita, che si è immolato quale vittima di espiazione per i nostri peccati [...] (Sua Santità Benedetto XVI, dall’Omelia del 26 aprile 2009)

E’ proprio offrendo se stesso nel sacrificio di espiazione che Gesù diventa il Re universale [...] (Sua Santità Benedetto XVI, dall’Angelus del 22 novembre 2009)

Il fatto che l’“espiazione” avvenga nel “sangue” di Gesù significa che non sono i sacrifici dell’uomo a liberarlo dal peso delle colpe, ma il gesto dell’amore di Dio che si apre fino all’estremo, fino a far passare in sé “la maledizione” che spetta all’uomo, per trasmettergli in cambio la “benedizione” che spetta a Dio (cfr Gal 3,13-14). Ma ciò solleva subito un’obiezione: quale giustizia vi è là dove il giusto muore per il colpevole e il colpevole riceve in cambio la benedizione che spetta al giusto? Ciascuno non viene così a ricevere il contrario del “suo”? In realtà, qui si dischiude la giustizia divina, profondamente diversa da quella umana. Dio ha pagato per noi nel suo Figlio il prezzo del riscatto, un prezzo davvero esorbitante. (Sua Santità Benedetto XVI, dal Messaggio per la Quaresima 2010)

Gesù, infatti, è stato mandato dal Padre come vittima di espiazione per i nostri peccati e per quelli di tutto il mondo (cfr 1Gv 2,2; 4,10; Eb 7,27). (Sua Santità Benedetto XVI, dall’Esortazione apostolica post-sinodale Verbum Domini, 30 settembre 2010)

Quello che i greci vogliono vedere, in realtà lo vedranno innalzato sulla croce, dalla quale Egli attirerà tutti a sé (cfr Gv 12,32). Lì inizierà la sua “gloria”, a causa del suo sacrificio di espiazione per tutti, come il chicco di grano caduto in terra, che, morendo, germina e dà frutto abbondante. (Sua Santità Benedetto XVI, dall’Omelia del 25 marzo 2012)

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Fino a sabato prossimo la Sacra Liturgia ci propone di prolungare il gaudio pasquale. Exultemus et laetemur!

Per otto giorni la Chiesa esprime intensamente la gioia per la risurrezione del suo Capo e Maestro Gesù, esaltando con il grido festoso dell’“Alleluia” la sua vittoria sul peccato e sulla morte. (Beato Giovanni Paolo II, dal Discorso del 25 aprile 1992)

Raffaello Sanzio, La Resurrezione di Cristo

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[...] questioni senza fine si presentano: su due problemi specialmente che sono come due finestre aperte: sulla fissità delle verità, cioè dei dogmi, che la Chiesa insegna come maestra degli uomini, e lei, per prima, discepola di Cristo, del vero e unico Maestro delle somme e da noi irraggiungibili verità (Cfr. Matth. 23, 8), di Dio Rivelatore; e su questo ben sappiamo l’atteggiamento della Chiesa, cioè della fede, è la fedeltà, secondo una espressione d’un Santo del v secolo, Vincenzo di Lerino: le verità della fede possono essere studiate, spiegate, illustrate, ma sempre conservando l’identico senso sostanziale (Cfr. DENZ-SCHÖN., 2803, 3020); l’altro dogma, o insegnamento, è quello del Cardinale Newman, dello sviluppo della dottrina, come albero della stessa, feconda radice, dove l’incremento della dottrina non si disperde nei controsensi di certo pluralismo moderno, giudice e arbitro di se stesso, libero di modellare i misteri della fede secondo i perimetri di personali concezioni (Cfr. Ibid. 3806). La Chiesa, come sappiamo, è severa sulla coerenza a questa fedeltà; può apparire incomprensiva perfino con certi sistemi e atteggiamenti religiosi e pietistici, che affrancandosi dall’insegnamento univoco, perenne, autentico della Rivelazione difesa dalla Chiesa, allontanano dapprima, infrangono poi i vincoli con l’unica Verità apostolica, che sola assicura l’identità della dottrina religiosa con quella di Cristo, esigente amoroso dell’unità del suo messaggio di salvezza, sigillato nella sua Parola agli Apostoli: «chi ascolta voi, ascolta me» (Luc. 10, 16).

(Servo di Dio Paolo VI, dall’Udienza generale del 7 settembre 1977)

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Buona Pasqua!

Dux Vitae mortuus, regnat vivus!
(Il Signore della vita era morto ed ora regna vivo!)

(dalla Sequenza “Victimae paschali”)

Un augurio di serena e santa Pasqua a tutti i nostri lettori!

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