Sezioni precedenti: prima parte; seconda parte; terza parte; quarta parte.
15) La “partecipazione attiva” dei fedeli alle liturgie è presentata anch’essa in senso negativo. Come per altrove, anche qui pare si confondano gli abusi postconciliari del termine con il retto senso cattolico della medesima espressione (cfr. in merito anche p. 573), che risale a san Pio X (28).
16) La collana “Sources chrétiennes”, ove si pubblicavano (e si pubblicano tuttora) opere dei primi quindici secoli della storia cristiana, viene presentata come un’implicita contrapposizione alla Scolastica: il che non può però dirsi in senso oggettivo, poiché è noto che una collana di testi antichi (Migne) fu pubblicata nel XIX secolo senza per questo essere vista come intrinsecamente contraria alla Scolastica. L’utilizzo che se ne fa può essere di contrapposizione, non la collana in sé stessa.
17) Si afferma chiaramente che non è possibile separare il dogma dal modo di esprimerlo (p. 102): in contrario, cfr. punto 10.
18) Si sostiene che Montini “forse” non fu nominato cardinale da Pio XII per evitare di farlo diventare Papa (p. 111): eppure è noto che lo stesso Montini fu nominato arcivescovo di Milano il 1° novembre 1954, mentre Pio XII tenne il suo ultimo Concistoro per la creazione di nuovi cardinali il 12 gennaio 1953. Infatti, qualora papa Pacelli avesse tenuto un Concistoro e non avesse incluso nella lista dei cardinali anche Montini, in quel caso avrebbe avuto un qualche senso parlare di “esclusione” dalla dignità cardinalizia. Invece lo studio delle date dimostra che un’ipotesi del genere non può essere supportata.
19) Si afferma che il XX secolo è stato povero di santi (p. 134). A meno di speciali rivelazioni da parte del Signore, è impossibile riuscire a sapere il novero di santi che sono appartenuti al Novecento. Tuttalpiù si può parlare di santità riconosciuta dalla Chiesa, cioè del numero di canonizzazioni. Ma anche questo è un discorso che pare fuori luogo: il XX secolo si è concluso da pochi anni ed è ben noto che i tempi della canonizzazioni sono, in genere, piuttosto lunghi. Si potrà quindi parlare dei santi canonizzati del Novecento solo tra diverso tempo.
20) Più volte (29) viene affermato, almeno implicitamente, un paragone tra il Concilio Vaticano II e la Rivoluzione Francese – ritenendo cioè che l’ultimo Concilio possa essere visto come una “rivoluzione” nella Chiesa (espressione peraltro tipica dell’ermeneutica della rottura). Talvolta tra i Padri conciliari si individuano pure componenti definite “giacobine” e “girondine” (30). L’adozione di simili categorie, riprese dal linguaggio politico, sembra alquanto impropria (31); certo il parallelo tra Vaticano II e Rivoluzione Francese è grave.
21) Si sostiene che la visione della Chiesa e della società di Siri e Montini sarebbe stata “antitetica” (p. 146)(32). In senso stretto, questo implicherebbe che uno dei due (o entrambi) avessero una visione non cattolica della Chiesa e della società: la visione di entrambe, infatti, è argomento teologico e che pertiene alla fede cattolica. Di conseguenza, se le due visioni sono inconciliabili, significa che almeno una delle due non corrisponde a quella cattolica. Differente è il caso in cui si intenda riferirsi solamente a quegli elementi della visione che non sono definiti dalla fede cattolica: ma in questo caso pare si possa parlare di legittime diversità.
Fine quinta parte – CONTINUA
NOTE:
(28) E infatti a p. 55 si afferma che quest’espressione sarebbe “sfuggita” a san Pio X nel motu proprio “Tra le sollecitudini”. La sfumatura è evidente: si tratta di qualcosa di negativo che uscì per sbaglio a papa Sarto.
(29) Ad es. pp. 137-138; 193-194; 580.
(30) Ad es. pp. 237; 325-329.
(31) A p. 45, peraltro, viene riconosciuto che le categorie di “centro”, “destra”, “sinistra” sono “improprie” (pur se questa terminologia viene utilizzata nel testo stesso, per es. a p. 326).
(32) In nota viene citato Paolo Gheda, Siri e Montini in Id. (a cura di), Siri. La Chiesa, l’Italia, Marietti 1820, Genova- Milano 2009, pp. 3-95. Però il giudizio dell’autore citato non sembra affatto collimare con quello di de Mattei. Infatti, nonostante le divergenze, anche caratteriali, tra i due uomini di Chiesa, emerge la grande stima che Siri nutriva nei confronti di papa Montini, così sintetizzata da Gheda, secondo il quale l’encomio di Siri durante la messa funebre di Paolo VI «conferma la profonda stima che lo legò per più di cinquant’anni all’uomo al quale, anche se non concesse sempre la propria approvazione, assicurò costantemente stima personale e soprattutto cristiana fedeltà» (pp. 95).







