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Archive for ottobre 2011

Teresa è la grande sorella dell’umanità presente. La riflette e la contraddice al tempo stesso. Ne ha condiviso debolezza e angoscia, ma non le maschere e le rivolte. Teresa insegna alla povertà l’innocenza e la santità; rivela ai poveri un Dio spoglio dei fasti del sovraumano, contemporaneamente più accessibile e più puro.
Il dolore e la morte non sono entità autosufficienti: nel momento in cui le isoliamo, ne facciamo dei mostri assurdi e rivoltanti. – Il mondo antico, privo di Dio, ma interiormente agitato dalla sorda attesa di Dio, ha conosciuto il dolore e la morte informi. La venuta del Cristo ha posto termine a questa tragedia: il suo amore ha conferito una forma, un’anima alla sofferenza e al trapasso. Il mondo moderno, rifiutando il Cristo, è caduto più in basso della cecità antica: ha reso la morte e il dolore deformi.
Come tutti i santi, ma chinandosi forse più profondamente fra tutti loro sull’insufficienza umana, Teresa è passata sulla terra per rendere all’Amore tutto il volto negativo del destino. La sofferenza e la morte non sono l’amore, ma lo nutrono: l’amore attinge la propria forza e purezza dalla sofferenza e la propria eternità dalla morte. Dinanzi al suo amore, ogni uomo può dire come Giovanni Battista: bisogna che io diminuisca affinché egli cresca. Colui che non vuole né patire né morire, costui non è capace di amare.

(Gustave Thibon, La douleur et la mort chez Sainte Thérèse de Lisieux, in AA.VV., Une sainte parmi nous, Plon, Paris 1937, pp. 84-85)

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