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“La Chiesa è, tanto prima quanto dopo il Concilio, la stessa Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica in cammino attraverso i tempi” (Benedetto XVI)

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Sacerdoti: siate obbedienti!

agosto 21, 2011 di continuitas

[…] aprite la vostra anima alla luce del Signore per vedere se questo cammino, che richiede audacia e autenticità, è il vostro, avanzando fino al sacerdozio solo se sarete fermamente persuasi che Dio vi chiama ad essere suoi ministri e fermamente decisi ad esercitarlo obbedendo alle disposizioni della Chiesa. (Sua Santità Benedetto XVI, Omelia del 20 agosto 2011)

[…] nessuno è realmente capace di pascere il gregge di Cristo, se non vive una profonda e reale obbedienza a Cristo e alla Chiesa, e la stessa docilità del Popolo ai suoi sacerdoti dipende dalla docilità dei sacerdoti verso Cristo […] (Sua Santità Benedetto XVI, Udienza generale del 26 maggio 2010)

A ben riflettere, l’obbedienza a cui egli [il sacerdote, ndr] si è impegnato nel giorno dell’Ordinazione, e la cui promessa è invitato a ribadire nella Messa crismale, prende luce da questo rapporto con l’Eucaristia. Obbedendo per amore, rinunciando magari a legittimi spazi di libertà quando si tratta di aderire all’autorevole discernimento dei Vescovi, il sacerdote attua nella propria carne quel « prendete e mangiate » con cui Cristo, nell’Ultima Cena, affidò se stesso alla Chiesa. (Beato Giovanni Paolo II, Lettera ai sacerdoti per il Giovedì Santo 2005, 13 marzo 2005)

[…] i seminaristi devono perciò ricevere una formazione che li abitui a questa disposizione di obbedienza verso l’autorità. Si tratta di un’obbedienza animata dalla fede, che nelle decisioni dell’autorità riconosce la volontà divina: un’obbedienza che non si realizza senza certi sacrifici, ma che cooperano alla fecondità del ministero sacerdotale, e soprattutto associano il sacerdote all’obbedienza, che ha caratterizzato il sacrificio della croce, e ai frutti di questo sacrificio. (Beato Giovanni Paolo II, Angelus del 22 luglio 1990)

[…] il ministero sacerdotale, dato che è il ministero della Chiesa stessa, non può essere realizzato se non nella comunione gerarchica di tutto il corpo. La carità pastorale esige pertanto che i presbiteri, lavorando in questa comunione, con l’obbedienza facciano dono della propria volontà nel servizio di Dio e dei fratelli, ricevendo e mettendo in pratica con spirito di fede le prescrizioni e i consigli del sommo Pontefice, del loro vescovo e degli altri superiori […] (Concilio Ecumenico Vaticano II, Decreto “Presbyterorum Ordinis”, 7 dicembre 1965)

Cioè siate sicuri che l’obbedienza, quale dovrà fiorire in ogni settore della Chiesa di Dio, non sarà né superfluo o superbo sfoggio d’autorità, non sarà né illogica, né umiliante; non sarà imposta da un comando dispotico e irresponsabile, ovvero; come oggi si va dicendo, costantiniano o feudale; ma deriverà con sempre maggiore evidenza da una potestà voluta e derivata da Dio, buona e forte, per la trasmissione dei suoi insegnamenti e per la edificazione della comunità ecclesiale, per l’esercizio tanto provvido e complesso della carità pastorale, per la liberazione delle anime dai loro dubbi e dalle loro debolezze, per l’elevazione dei figli di Dio alla coscienza della loro dignità e all’esercizio delle loro rispettive responsabilità, per la santificazione comune, di chi dirige, di chi obbedisce, di chi osserva la soavità e la fortezza del costume cattolico. (Servo di Dio Paolo VI, Discorso ai parroci e ai predicatori quaresimalisti di Roma, 1° marzo 1965)

Ci piace proporre come esempio ai sacerdoti questa rigida obbedienza [del santo Curato d'Ars, ndr], nella fiducia che essi ne comprenderanno tutta la grandezza e ne acquisteranno il gusto spirituale. […] Sacerdoti di Gesù Cristo, siamo immersi nel braciere che il fuoco dello Spirito Santo vivifica; abbiamo ricevuto tutto dalla Chiesa; operiamo in suo nome e in virtù dei poteri da essa conferitici: amiamo servirla nei vincoli dell’unità e nella maniera in cui vuole essere servita. (Beato Giovanni XXIII, Enciclica “Sacerdotii Nostri Primordia“, 1° agosto 1959)

In un’età come la nostra, in cui il principio d’autorità è gravemente scosso, è assolutamente necessario che il Sacerdote, saldo nei principii della fede, consideri e accetti l’autorità non solo come baluardo dell’ordine sociale e religioso, ma anche come fondamento della sua stessa santificazione personale. Mentre i nemici di Dio, con criminosa astuzia, si sforzano di sobillare e solleticare le smoderate bramosie di qualcuno, per indurlo ad erigersi contro la Santa Madre Chiesa, Noi desideriamo dare la dovuta lode e sostenere con paterno animo quella larga schiera di Ministri di Dio, che per dimostrare apertamente la loro cristiana obbedienza e conservare intatta la propria fedeltà a Gesù ed alla legittima autorità da lui stabilita, ” sono stati trovati degni di soffrire contumelie per il nome di Cristo ” (At 5, 41), e non solo contumelie, ma persecuzioni e carceri e morte. (Venerabile Pio XII, Esortazione “Menti Nostræ”, 23 settembre 1950)

[…] questa stessa condizione del sacerdozio cattolico come di milizia agile e valorosa, ne viene la necessità di uno spirito di disciplina, o diciamo con parola più profondamente cristiana, la necessità dell’obbedienza: di quella obbedienza, che bellamente lega tutti i vari gradi della Gerarchia ecclesiatica […] il divino Sommo Sacerdote volle che in modo tutto singolare ci fosse manifesta la sua perfettissima obbedienza all’Eterno Padre […] volendo con ciò dimostrare come anche lo zelo più ardente debba sempre essere pienamente sottomesso alla volontà del Padre, cioè sempre regolato dall’obbedienza a chi per noi tiene le veci del Padre e ci trasmette i suoi voleri, ossia ai legittimi Superiori gerarchici. (Papa Pio XI, Enciclica “Ad Catholici Sacerdotii”, 20 dicembre 1935)

come infatti il Romano Pontefice è il sommo Maestro della Chiesa universale, così i Vescovi sono i reggitori delle singole chiese; ad essi dunque tutti i fedeli, e soprattutto i sacerdoti, devono ascolto e obbedienza. (Papa Benedetto XV, Epistola “Cum semper, ut ipsi”, 10 febbraio 1921)

[scrivendo ai vescovi] Esigete severamente dai sacerdoti e dai chierici quella obbedienza che, se per tutti i fedeli è assolutamente obbligatoria, pei sacerdoti costituisce parte precipua del loro sacro dovere. […] Il sacerdozio, istituito da Gesù Cristo per la salvezza eterna delle anime, non è per fermo un mestiere od un uffizio umano qualsiasi, al quale ognun che lo voglia e per qualunque ragione abbia diritto di liberamente dedicarsi. Promuovano adunque i Vescovi, non secondo le brame o le pretese di chi aspira, ma come prescrive il Tridentino, secondo la necessità delle diocesi; e nel promuovere in tal guisa, potranno scegliere solamente coloro che sono veramente idonei, rimandando quelli che mostrassero inclinazioni contrarie alla vocazione sacerdotale, precipua tra esse la indisciplinatezza e ciò che la genera, l’orgoglio della mente. (San Pio X, Enciclica “Pieni l’animo”, 28 luglio 1906)

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