Postato in magistero il giorno luglio 9, 2011 |
Il 9 luglio dell’anno 381 si concludeva, dopo un paio di mesi di lavori, il Primo Concilio di Costantinopoli (cronologicamente, il secondo nella lista dei Concili Ecumenici accettati dalla Chiesa Cattolica, dopo il Concilio di Nicea del 325). Vi parteciparono quasi 200 vescovi, in gran parte espressione della retta fede cattolica (solo alcune decine possono essere ricondotti a posizioni eretiche). Fu presieduto da tre santi: inizialmente da san Melezio di Antiochia (fino alla morte), poi da una “colonna dell’ortodossia” (nota 1) come san Gregorio Nazianzeno, assieme con san Nettario di Costantinopoli.
Nonostante i vescovi partecipanti provenissero esclusivamente dalla parte orientale dell’Impero, ma esso divenne comunque espressione del patrimonio di fede di tutta la Chiesa Cattolica.
La decisione più importante del Concilio fu una chiara e netta affermazione della divinità dello Spirito Santo, con la condanna di ogni forma di arianesimo (già rigettato a Nicea)(nelle sue varie correnti), macedonianismo (nota 2) e apollinarismo (nota 3).
In merito a questo grande Concilio, il beato Giovanni Paolo II ha detto che (grassetto nostro)
Esso, come ho sottolineato fin dall’alba del nuovo anno nella Basilica di San Pietro, «dopo il Concilio di Nicea fu il secondo Concilio Ecumenico della Chiesa… al quale dobbiamo il “Credo” che è recitato costantemente nella liturgia. Un’eredità particolare di quel Concilio è la dottrina sullo Spirito Santo così proclamata nella liturgia latina: «”Credo in Spiritum Sanctum, Dominum et vivificantem… qui cum Patre et Filio simul adoratur et conglorificatur, qui locutus est per prophetas”» («L’Osservatore Romano», 2-3 gennaio 1981).
[…] l’insegnamento del Concilio Costantinopolitano I [è] tuttora l’espressione dell’unica fede comune della Chiesa e di tutto il cristianesimo. Confessando questa fede – come facciamo ogni volta che recitiamo il «Credo» – [...] noi vogliamo mettere in rilievo ciò che ci unisce con tutti i nostri fratelli, nonostante le divisioni avvenute nei secoli. Facendo questo [...], noi ringraziamo Dio per la Verità del Signore, che, grazie all’insegnamento di quel Concilio, illumina le vie della nostra fede, e le vie della vita in virtù della fede. […] si tratta non soltanto di ricordare una formula di fede, che è in vigore da sedici secoli nella Chiesa, ma al tempo stesso di rendere sempre più presente al nostro spirito, nella riflessione, nella preghiera, nel contributo della spiritualità e della teologia, quella forza personale divina che da la vita, quel Dono ipostatico – «Dominum et Vivificantem» – quella Terza Persona della Santissima Trinità che in questa fede viene partecipata dalle singole anime e dalla Chiesa tutta. Lo Spirito Santo continua a vivificare la Chiesa, e a spingerla sulle vie della santità e dell’amore. (nota 4)
Questi grandi eventi del passato non sono morti: essi continuano a produrre nella Chiesa Cattolica fecondi e vitali apporti. La nostra fede è la medesima di quei Padri ortodossi: siamo vicini ad essi ed essi sono vicini a noi. Non possiamo quindi che ringraziare il Signore per quel straordinario Concilio, alla cui scuola ci poniamo con deferenza e fiducia.
(nota 1) Cfr. Benedetto XVI, Udienza Generale del 29 agosto 2007, http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2007/documents/hf_ben-xvi_aud_20070829_it.html
(nota 2) Eresia che considerava lo Spirito Santo non consustanziale al Padre ed al Figlio e quindi a loro subordinato.
(nota 3) Eresia che sminuiva la natura umana di Cristo.
(nota 4) Cfr. Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica A Concilio Constantinopolitano, 1981, 1 – http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/apost_letters/documents/hf_jp-ii_apl_25031981_a-concilio-constantinopolitano-i_it.html
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