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Archive for giugno 2011

Paolo VILa Chiesa rimane immobilmente fedele a se stessa; ma al tempo stesso essa si arricchisce continuamente. Di qui si dimostra la fecondità, la necessità, il ruolo del Concilio Vaticano II, che, non meno di tutte le altre assise ecumeniche, ha dato una risposta chiara, dogmaticamente ineccepibile, pastoralmente prudente e innovatrice, alle istanze degli uomini del nostro tempo. Non si potrebbero ragionevolmente mettere in dubbio i suoi risultati positivi, anche se, com’è sempre avvenuto nella vita della Chiesa, vi sono state e vi sono penose deviazioni, che, pur procedendo forse da sentimenti nobili, provocano nella Chiesa conseguenze assai gravi: da una parte, lo sviluppo della Chiesa è inteso in un senso tale che non si riesce più a scorgerne i confini, tanto che se n’è persa la stessa nozione; dall’altra, invece, un malinteso motivo di fedeltà porta a negare e a rifiutare ogni sviluppo, contro l’evidenza stessa della tradizione vivente della Chiesa. Nell’uno e nell’altro caso il male nasce fondamentalmente, oltre che da una vera mancanza di umiltà e di obbedienza, dall’ignorare di fatto la garanzia assicurata allo sviluppo, nella continuità, dall’Autore medesimo della Chiesa: si pretende di farla da giudici, da soli, di ciò che sembra essere o meno nella linea autentica della tradizione.

(grassetto nostro)

(dall’Allocuzione di Paolo VI del 20 dicembre 1976)

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Da alcuni anni a Norcia c’è una giovane comunità di monaci benedettini ai quali il Papa ha affidato un apostolato speciale: celebrare la liturgia in entrambe le forme del rito romano in vista di quell’arricchimento reciproco tra antico e nuovo, auspicato da Benedetto XVI. Il Priore, padre Cassian Folsom è stato recentemente nominato consultore della Congregazione per il Culto Divino.
Sul loro blog sono disponibili i testi delle omelie e i files audio delle  messe e vespri officiati nel monastero (quasi in tempo reale!)

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Sul sito dell’associazione Notre-Dame de Chrétienté sono visibili le foto del 29° pellegrinaggio di Pentecoste Parigi-Chartres, iniziativa che unisce l’esperienza del pellegrinaggio all’amore per la liturgia. Vi invitiamo a visitare la ricca galleria fotografica e in particolare la S.Messa pontificale celebrata in chiusura dell’evento da S.E. mons. Nicolas Brouwet, vescovo ausiliare di Nanterre. Il presule, un’habitué del pellegrinaggio e della messa tridentina, è il più giovane vescovo francese.

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Durante il periodo del cosiddetto “illuminismo” settecentesco, numerosi governi europei, ripudiando e rinunciando alle lunghe tradizioni che li volevano sostanziali sostenitori della Chiesa Cattolica e dei diritti della stessa, cambiarono la propria linea politica e cominciarono a mettere seriamente in discussione la libertas Ecclesiae. Alcune decisioni di questo tipo vennero adottate anche dallo Stato francese, suscitando la sconcertata reazione di Clemente XIII (1) il quale, tra gli altri provvedimenti, pubblicò pure l’enciclica Quam Graviter il 25 giugno 1766. 245 anni sono trascorsi da allora, ma riteniamo essa possa ancora essere riletta fruttuosamente – pur tenendo in debito conto il contesto in cui fu prodotta.

Eccone un paio di passaggi con un breve commento (traduzione da qui: http://www.totustuustools.net/magistero/c13quamg.htm):

Che sarà in seguito del divino potere della Chiesa se, quando le occorrerà praticare e valersi del suo diritto, e vorrà richiamare i fedeli all’obbedienza, dovrà soggiacere totalmente al cenno della laica potestà e non potrà esigere dai fedeli obbedienza maggiore di quella che torna a vantaggio del potere secolare?

É chiaro il richiamo del Papa alla libertà della Chiesa, che le proviene direttamente dal Suo divino fondatore. Il Concilio Vaticano II ha richiamato questa dottrina affermando che “La libertà della Chiesa è principio fondamentale nelle relazioni fra la Chiesa e i poteri pubblici e tutto l’ordinamento giuridico della società Civile.” (2)

Quale linea di demarcazione stabiliremo, al fine di riconoscere i limiti di entrambi i poteri, se è nelle mani e nell’arbitrio del potere laico la facoltà di annullare qualunque decreto della Chiesa circa la Fede o la disciplina o le norme di comportamento?

Qui papa Rezzonico riconosce che il potere spirituale e quello temporale hanno dei limiti che sono loro propri e deplora, di conseguenza, le indebite ingerenze laiche negli affari interni della Chiesa. San Pio X nel 1913 ribadiva che “La Chiesa ha la missione di governare le anime e di amministrare i Sacramenti; e quindi, come nessun altro per nessun motivo può pretendere di penetrare nel Santuario, essa ha il dovere d’insorgere contro chiunque con arbitrarie ingerenze o ingiuste usurpazioni pretenda di invadere il suo campo” (3) e il Vaticano II affermava che “Nella società umana e dinanzi a qualsivoglia pubblico potere, la Chiesa rivendica a sé la libertà come autorità spirituale, fondata da Cristo Signore, alla quale per mandato divino incombe l’obbligo di andare nel mondo universo a predicare il Vangelo ad ogni creatura . Parimenti, la Chiesa rivendica a sé la libertà in quanto è una comunità di esseri umani che hanno il diritto di vivere nella società civile secondo i precetti della fede cristiana.” (4).

(1) Al secolo Carlo Rezzonico. Nato a Venezia nel 1693, vescovo di Padova, poi cardinale e infine Sommo Pontefice (dal 1758 sino alla morte nel 1769).

(2) Cfr. Dignitatis Humanæ, 13.

(3) Cfr. Discorso ai fedeli convenuti a Roma in occasione del XVI centenario della promulgazione dell’Editto di Costantino, 23 febbraio 1913.

(4) Cfr. Dignitatis Humanæ, 13.

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Cardinal Giuseppe SiriPresentiamo alcuni pensieri del cardinal Giuseppe Siri (1906-1989) riguardo al Concilio Vaticano II (grassetto nostro).

“Nel Concilio ho visto agitarsi tutta l’umanità con quanto essa porta con sé; ma ho sentito altrettanto e meglio l’azione dello Spirito Santo, che ha veramente e palesemente deciso.” (1966)

Il Concilio ha rinfrescata la verità che la Chiesa non è solamente occidentale e può marciare attraverso tutti i casi umani e tutte le culture, per una intrinseca immutabile solidità, che consente gli ad adattamenti estrinseci e contingenti. Quanto all’umanità, ritengo che il Concilio abbia compiuto il massimo di quanto avvenuto nella sua storia per la unità del genere umano.” (1966)

La bufera che si scatenò attorno al Concilio non fu voluta da papa Giovanni, che ne soffrì profondamente; ne sono personale testimone.” (Da Renovatio, VI (1970), fasc. 4)

Sempre ho insegnato e predicato che l’edizione tipica, ufficiale di quei decreti va letta in ginocchio. Pochi hanno difeso il Concilio come me. Ciò che ho sempre combattuto sono semmai gli stravolgimenti del Vaticano II. Così, nell’indice ufficiale dei concetti non troverà mai la voce “pluralismo teologico” che pure è uno dei cavalli di battaglia di chi si appella al Concilio” (intervista a Jesus del gennaio 1983)

Il Concilio è stato usato per tanti scopi che erano al di là del suo testo e della sua verità. Rimettere al suo posto il Concilio – che è obbedire al Concilio, e non servirsene per il proprio modo di vedere e di fare – è cosa che deve essere messa nelle mani del Cielo, perché in terra è troppo difficile.” (Intervista a l’Osservatore Romano del 14-15 ottobre 1985, p. 6)

“Quando è iniziato il Concilio ero membro della commissione cardinalizia per gli Affari straordinari, definita da Papa Giovanni “la testa del Concilio”. Durò solo per la prima sessione e fu soppressa da Paolo VI che diede via all’attività di venti cardinali: i dodici componenti il Consiglio di presidenza del Concilio (di cui feci parte anch’io), i quattro moderatori del Concilio stesso e i quattro coordinatori. Questi venti cardinali rappresentavano il nerbo del Concilio, perché le grandi questioni, i grandi dibattiti, le grandi risoluzioni furono prese in questa commissione che si riuniva quasi tutte le settimane. Chi non conosce i verbali di questo Consiglio credo che non possa scrivere la vera storia del Concilio.” (1985)

In occasione di alcune conferenze che tenne a Cannes nel ‘69 lei lanciò una pesantissima accusa: denunciò l’esistenza di una “controimpostazione” del Concilio…
SIRI: Come ha avuto i testi delle due conferenze?
Sono stati pubblicati recentemente nel primo volume delle sue opere.
SIRI: Quelle conferenze non avrebbero dovuto essere divulgate. Erano però tra i miei dattiloscritti. Quando mi chiesero di pubblicare i miei studi sul Concilio, tra gli altri vi erano anche quelli. Io non mi curo delle pubblicazioni, i miei libri neanche li rileggo. Non posso far altro comunque che confermare quanto dissi.
Un gruppo molto potente – lei disse – si era organizzato in…
SIRI: Sì. Si riunì, in un modo non del tutto legittimo, in una certa parte d’Europa. La prova evidente la ebbi quando si dovettero eleggere i due terzi dei membri delle commissioni.
Vuol forse dire che l’elezione dei membri nelle commissioni fu “guidata” da tale gruppo?
SIRI: Sì, ne sono certo. E stata orchestrata da loro, scegliendo in tutto il mondo quelli che più si conformavano ad un certo indirizzo e escludendone gli altri. Io presentai allora una lista alternativa definita “cattolica” perché i membri dovevano essere eletti in numero proporzionale al numero dei cattolici esistenti nei rispettivi paesi. Ma loro la fecero bocciare.
Sono accuse di non poco conto. Ne parlò con Giovanni XXIII?
SIRI: Sì, anche lui si rese conto del pericolo costituito da tale gruppo; in una lunga udienza mi disse chiaramente che non era «affatto contento del Concilio».
Quali erano secondo lei i fini specifici di questo gruppo?
SIRI: Forse avvicinare la Chiesa ai protestanti e rendere in tal modo più facile il loro ritorno. Ma può darsi che li stia giustificando troppo.
Lo definisce un gruppo di “controimpostazione conciliare”. L’aggettivo “contro” che valenza ha? Era “contro” l’impostazione voluta da Giovanni XXIII, “contro” il Magistero tradizionale della Chiesa cattolica o, più semplicemente, “contro” una visione tradizionalista della Chiesa che in Concilio ebbe i suoi leaders oltre che in lei nei cardinali Ruffini e Ottaviani?
SIRI: Contro l’impostazione voluta da Giovanni XXIII. Certo. Contro il Magistero tradizionale della Chiesa. Sicuro. Si formò tra noi un gruppo? Loro erano una corrente, la quale provocò necessariamente una controcorrente.
Il teologo Schillebeeckx ha affermato in un’intervista al settimanale spagnolo Vida Nueva che l’orientamento di cui lei fece parte era minoritario, ma riuscì ad influenzare il Concilio perché molto agguerrito, e soprattutto perché assecondato da Paolo VI.
SIRI: Una minoranza la nostra? Ma il Concilio erano i 2500 Padri che vi hanno partecipato e che votavano. E votavano bene. Di questi, solo 500 presero la parola almeno una volta. Tutti gli altri, ed erano i quattro quinti, erano lì, attenti, e giudicavano. Ed erano loro la maggioranza. La maggioranza silenziosa, ma che faceva il Concilio. E i documenti del Concilio furono tutti approvati quasi all’unanimità. Non si comprende il Concilio se non si comprende questo. Schillebeeckx faceva parte del Concilio come esperto dell’episcopato olandese. Io ero alla tribuna della presidenza e gli esperti erano nella tribuna alla mia destra. Li vedevo bene. Anzi, non li vedevo affatto: non c’erano quasi mai. Erano sempre in giro per Roma a tenere conferenze, dibattiti, assemblee. A parlare di tutto. A tentare di influenzare i Padri conciliari.” (1985)

“[...] quando vidi la ferocia dell’attacco al Primato di Pietro, preparai un intervento. Allora ero ammalato, soffrivo di labirintite, non riuscivo contemporaneamente a leggere e a parlare. Appena cominciavo sopraggiungeva una crisi e mi accasciavo al suolo. Era un lunedì. Il termine del dibattito era previsto per mercoledì mattina. Mi rivolsi ai “quattro cavalieri dell’Apocalisse”, i quattro moderatori che sedevano proprio sotto di noi, e mi feci iscrivere a parlare per ultimo: chi parla per ultimo ha “più ragione”. Preparai un testo di 10-15 righe. Mi rivolsi a Ruffini, che sedeva alla mia sinistra, dicendogli: «Mercoledì prenderò la parola, non riuscirò a terminare perché cadrò prima. Non curarti di me, ho già il mio segretario che mi sorreggerà, ma prendi i fogli e finisci tu il discorso». Il giorno seguente, il martedì mattina, entrò in aula il Segretario generale del Concilio, Pericle Felici: lesse un discorso a nome del Papa. Era l’intervento che avrei voluto fare io. Dissi a Ruffini: «Oggi ho visto l’intervento dello Spirito Santo sul Concilio».” (1985)

(citazioni da http://www.cardinalsiri.it)

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Liturgie papali

L’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice ha inaugurato una nuova pagina che raccoglierà gli “Insegnamenti sulla liturgia del Santo Padre Benedetto XVI

 

 

 

 

 

Sempre del medesimo Ufficio segnaliamo le sezioni “Approfondimenti”  e “Studi” dedicati ad entrambe le forme (ordinaria  e straordinaria) del Rito Romano

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Mons. Pozzo e la continuità

Riportiamo (in nostra traduzione) alcune parole di mons. Guido Pozzo, segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, tratte da un’intervista al portale francese Nouvelles de France (grassetto nostro):

[...] Si tratta – ed è un dovere – di recuperare il principio dell’unità della Liturgia, il quale giustifica esattamente l’esistenza di due forme, tutte e due legittime, che non devono mai essere viste in opposizione o in alternativa. La forma straordinaria non è un ritorno al passato e non deve essere intesa come una messa in discussione della riforma liturgica voluta dal Vaticano II. Allo stesso modo, la forma ordinaria non è una rottura con il passato, ma uno sviluppo dello stesso, almeno per quanto riguarda alcuni aspetti. [...]
Il termine “tradizionalista” può anche [...] designare colui che fa’ un uso ideologico della Tradizione, per opporre la Chiesa di prima del Concilio Vaticano II e la Chiesa del Vaticano II, che si sarebbe allontanata dalla Tradizione. Questa opinione è una maniera deformata di comprendere la fedeltà alla Tradizione, perché il Concilio Vaticano II fa parte, lui pure, della Tradizione. Le deviazioni dottrinali e le deformazioni liturgiche che si sono prodotte dopo la fine del Concilio Vaticano II non hanno alcun fondamento obiettivo nei documenti conciliari, compresi nell’insieme della dottrina cattolica. [...] E’ chiaro che al giorno d’oggi non è più sufficiente ripetere ciò che ha stabilito il Concilio, ma allo stesso tempo è necessario confutare e respingere le deviazioni e le interpretazioni erronee che pretendono di fondarsi sull’insegnamento conciliare. [...]
L’articolo dell’Istruzione [Universae Ecclesiae, ndr] alla quale voi vi riferite [art. 19: "I fedeli che chiedono la celebrazione della forma extraordinaria non devono in alcun modo sostenere o appartenere a gruppi che si manifestano contrari alla validità o legittimità della Santa Messa o dei Sacramenti celebrati nella forma ordinaria e/o al Romano Pontefice come Pastore Supremo della Chiesa universale.", ndr] riguarda certi gruppi di fedeli che considerano o postulano un’antitesi tra il Messale del 1962 e quello di Paolo VI e che pensano che il rito promulgato da Paolo VI per la celebrazione del Sacrificio della Santa Messa è nocivo per i fedeli. [...]

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