[...] è il mese di maggio, il mese della Madonna: alla luce di Maria noi comprendiamo meglio la profondità della riconciliazione che Cristo ha attuato fra noi e Dio. L’amore della Madre di Gesù, manifestandosi verso ciascuno di noi, ci apporta il segno della benevolenza e della tenerezza del Padre. Tale amore inoltre ci aiuta a meglio comprendere che la riconciliazione concerne anche i rapporti degli uomini tra loro, poiché essendo madre della Chiesa, Maria è madre dell’unità e s’impegna a favorire tutto quello che unisce i suoi figli, tutto quello che li avvicina. (beato Giovanni Paolo II, dall’Udienza Generale del 18 maggio 1983)
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Se Dio non ci illumina interiormente, il nostro essere cristiani sarà superficiale. La Tradizione della Chiesa afferma che lo Spirito di verità agisce nel nostro cuore suscitando quel “senso della fede” (sensus fidei) attraverso il quale, come afferma il Concilio Vaticano II, il Popolo di Dio, sotto la guida del Magistero, aderisce indefettibilmente alla fede trasmessa, la approfondisce con retto giudizio e la applica più pienamente nella vita (cfr Cost. dogm. Lumen gentium, 12). Proviamo a chiederci: sono aperto all’azione dello Spirito Santo, lo prego perché mi dia luce, mi renda più sensibile alle cose di Dio? Questa è una preghiera che dobbiamo fare tutti i giorni: «Spirito Santo fa’ che il mio cuore sia aperto alla Parola di Dio, che il mio cuore sia aperto al bene, che il mio cuore sia aperto alla bellezza di Dio tutti i giorni». Vorrei fare una domanda a tutti: quanti di voi pregano ogni giorno lo Spirito Santo? Saranno pochi, ma noi dobbiamo soddisfare questo desiderio di Gesù e pregare tutti i giorni lo Spirito Santo, perché ci apra il cuore verso Gesù.
(Papa Francesco, udienza generale del 15 maggio 2013)
Veni, Sancte Spiritus, reple tuorum corda fidelium et tui amoris in eis ignem accende.
Emitte Spiritum tuum et creabuntur.
Et renovabis faciem terrae.
Oremus:
Deus, qui corda fidelium sancti Spiritus illustratione docuisti, da nobis in eodem Spiritu recta sapere et de eius semper consolatione gaudere. Per Christum Dominum nostrum.
Amen.
Vieni Santo Spirito, riempi il cuore dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore.
Manda il tuo spirito per una nuova creazione.
E rinnoverai la faccia della terra.
Preghiamo:
O Signore, che hai istruito i cuori dei fedeli con la luce dello Spirito Santo, donaci di gustare nello stesso Spirito la verità e di godere sempre della sua consolazione. Per Cristo nostro Signore.
Amen.
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[...] vorremmo ricordare il principio generale che il cristiano è tale da per tutto e che nessuna circostanza deve impedire al buon odore di Cristo di sprigionarsi dalla sua persona a edificazione di molti, sia che egli si raccolga in preghiera sotto la volta di un tempio, sia che si conceda il sano svago dello sport sotto il cielo di uno stadio [...] (venerabile Pio XII, Discorso del 16 maggio 1953)
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La pace, vista nella luce di Dio e riflessa nel cuore degli uomini: che spettacolo, cari figli, e quale delizia per lo spirito e il cuore! Ma si tratta di un edificio che si costruisce giorno per giorno, e su delle basi solide.
[La paix, vue dans la lumière de Dieu et se reflétant dans la coeur des hommes: quel spectacle, chers fils, et quel délice pour l'esprit e pour le coeur! Mais c'est un édifice qui se construit jour par jour, et sur des bases solides.] (beato Giovanni XXIII, Discorso nella basilica vaticana del 10 maggio 1963)
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[...] Come sappiamo, le Sacre Scritture sono la testimonianza in forma scritta della Parola divina, il memoriale canonico che attesta l’evento della Rivelazione. La Parola di Dio, dunque, precede ed eccede la Bibbia. E’ per questo che la nostra fede non ha al centro soltanto un libro, ma una storia di salvezza e soprattutto una Persona, Gesù Cristo, Parola di Dio fatta carne. Proprio perché l’orizzonte della Parola divina abbraccia e si estende oltre la Scrittura, per comprenderla adeguatamente è necessaria la costante presenza dello Spirito Santo che «guida a tutta la verità» (Gv 16,13). Occorre collocarsi nella corrente della grande Tradizione che, sotto l’assistenza dello Spirito Santo e la guida del Magistero, ha riconosciuto gli scritti canonici come Parola rivolta da Dio al suo popolo e non ha mai cessato di meditarli e di scoprirne le inesauribili ricchezze. Il Concilio Vaticano II lo ha ribadito con grande chiarezza nella Costituzione dogmatica Dei Verbum : «Tutto quanto concerne il modo di interpretare la Scrittura è sottoposto in ultima istanza al giudizio della Chiesa, la quale adempie il divino mandato e ministero di conservare e interpretare la parola di Dio» (n. 12).
Come ci ricorda ancora la menzionata Costituzione conciliare, esiste un’inscindibile unità tra Sacra Scrittura e Tradizione, poiché entrambe provengono da una stessa fonte: «La sacra Tradizione e la Sacra Scrittura sono strettamente congiunte e comunicanti tra loro. Ambedue infatti, scaturendo dalla stessa divina sorgente, formano, in un certo qual modo, una cosa sola e tendono allo stesso fine. Infatti, la Sacra Scrittura è Parola di Dio in quanto è messa per iscritto sotto l’ispirazione dello Spirito Santo; invece la sacra Tradizione trasmette integralmente la Parola di Dio, affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli Apostoli, ai loro successori, affinché questi, illuminati dallo Spirito di verità, con la loro predicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano. In questo modo la Chiesa attinge la sua certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Sacra Scrittura. Perciò l’una e l’altra devono essere accettate e venerate con pari sentimento di pietà e di riverenza» (ibid., 9).
Ne consegue pertanto che l’esegeta dev’essere attento a percepire la Parola di Dio presente nei testi biblici collocandoli all’interno della stessa fede della Chiesa. L’interpretazione delle Sacre Scritture non può essere soltanto uno sforzo scientifico individuale, ma dev’essere sempre confrontata, inserita e autenticata dalla tradizione vivente della Chiesa. Questa norma è decisiva per precisare il corretto e reciproco rapporto tra l’esegesi e il Magistero della Chiesa. I testi ispirati da Dio sono stati affidati alla Comunità dei credenti, alla Chiesa di Cristo, per alimentare la fede e guidare la vita di carità. Il rispetto di questa natura profonda delle Scritture condiziona la stessa validità e l’efficacia dell’ermeneutica biblica. Ciò comporta l’insufficienza di ogni interpretazione soggettiva o semplicemente limitata ad un’analisi incapace di accogliere in sé quel senso globale che nel corso dei secoli ha costituito la Tradizione dell’intero Popolo di Dio, che «in credendo falli nequit» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost dogm. Lumen gentium, 12). [...]
(Papa Francesco alla Pontificia Commissione Biblica, 12 aprile 2013)
“Non è stato un Dio ventriloquo a ispirare la Bibbia.
La voce divina attraversa il testo sacro
come un vento tempestoso
il folto di un bosco“
(Nicolás Gómez Dávila)
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O Signore Gesù Cristo
Ti ringraziamo per aver donata alla Chiesa il Papa Pio XII,
maestro fedele della Tua verità e pastore angelico.
Egli, con dottrina sicura e mite fermezza,
ha esercitato il supremo ministero apostolico
guidando la Tua Chiesa attraverso il mare agitato delle ideologie totalitarie:
ha aperto le braccia di Pietro, senza distinzione,
a tutte le vittime dell’immane tragedia della II guerra mondiale,
ammonendo che nulla è perduto con la pace, opera della giustizia;
con umiltà e prudenza ha dato rinnovato splendore alla Sacra Liturgia
e ha manifestato la gloria di Maria Santissima proclamandone l’Assunzione al Cielo.
Fa’, o Signore, che sul suo esempio
impariamo anche noi a difendere la verità,
a obbedire con gioia al magistero cattolico
e a dilatare gli spazi della nostra carità.
Per questo Ti supplichiamo,
se fosse per la Tua maggiore gloria e per il bene delle nostre anime,
di glorificare il Tuo Servo, il Papa Pio XII,
concedendoci per sua intercessione la grazia che ti chiediamo …
Amen.
Genova 19-VII-2010
Visto, si approva
Angelo Card. Bagnasco, Arciv.
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Qui facit magna: è questo il titolo della bolla pontificia con la quale papa Clemente V, da Avignone, proclamava santo Celestino V. Ricorre oggi il 700° anniversario di quel documento e quindi della canonizzazione del benedettino abruzzese. Abituati, in genere, alla lunghezza dei processi di beatificazione e canonizzazione – che peraltro all’epoca non esistevano ancora nella forma odierna – potremmo rimanere stupiti nel constatare come Pietro da Morrone – questo il nome di Celestino V prima di diventare Sommo Pontefice – sia stato proclamato santo a breve distanza dalla sua morte (che era avvenuta il 19 maggio 1296): meno di vent’anni dalla sua nascita al cielo.
Abbiamo detto, dunque, il suo nome: Pietro. Nato nel 1215 (ma la data non è certa) in Molise da umile famiglia, si fece ben presto monaco benedettino e fu infine ordinato sacerdote. La vita cenobitica non era però abbastanza per lui: decise di ritirarsi sempre più in solitudine, prima nel monte Morone e poi sulla Maiella. Straordinarie le penitenze cui si sottoponeva: digiunava tutti i giorni tranne le domeniche e osservava ogni anno quattro periodi di Quaresima, tre dei quali mangiando solo pane e acqua. Attirò ben presto folle di uomini che volevano seguire il suo esempio: erano centinaia e la Santa Sede ben presto lì approvò (Urbano IV, 1264). Nel 1284 Pietro sentì il peso del governo della congregazione, lasciando l’incarico ad un vicario e ritirandosi ancora più in solitudine. Nel frattempo la grande storia irrumpe improvvisamente e inaspettatamente nella vita del pio eremita. Il 4 aprile 1292 era infatti morto Papa Niccolò IV e il Conclave a due anni di distanza non riusciva ancora a trovare l’accordo per un successore. Incredibilmente, i cardinali si accordarono il 5 luglio 1294 eleggendo all’unanimità proprio lui, Pietro. Tre dignitari furono mandati con un gran seguito a chiedergli di accettare l’elezione. Con le lacrime agli occhi, l’eremita accettò la carica e venne incoronato Sommo Pontefice il 29 agosto successivo a L’Aquila, col nome di Celestino V.
Sono note le difficoltà e i problemi che l’ottantenne Papa si trovò ad affrontare. Giunse infine alla conclusione che, per il bene della Chiesa, era meglio che lui abbandonasse la carica, cosa che fece il 13 dicembre 1294. Cercò di tornare dai suoi figli spirituali, ma dopo qualche mese venne catturato dal successore, il Papa Bonifacio VIII (1294-1303) e rinchiuso in prigione, ove morì il 19 maggio 1296.
Dopo aver illustrato brevemente la ricca vita di Pietro da Morrone, proponiamo la traduzione italiana della formula di canonizzazione (cfr. Ottorino Gurgo, Celestino V, il fascino e le ragioni del “gran rifiuto” al potere, Milano, Editoriale Nuova, 1982, p. 11):
A onore della Santa e Individua Trinità, a esaltazione della fede cattolica ed aumento della cristiana religione coll’autorità dello stesso Dio Onnipotente, Padre, Figliolo e Spirito Santo, dei Beati Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, col consiglio ed assenso dei nostri fratelli, decretiamo e definiamo Fra Pietro del Morrone Santo da iscriversi al catalogo dei Santi confessori e in tal catalogo lo iscriviamo. Ordiniamo che dall’Universa Chiesa, in ciascun anno, il 19 maggio, che fu il giorno della sua morte, la festa di lui e l’ufficio, siccome per un Confessore, devotamente e solennemente si celebri. Inoltre con la medesima autorità, a tutti i veramente pentiti e confessati che in ciascun anno visitano il suo sepolcro nel giorno suddetto, rilasciamo cinque anni e cinque qarantene d’indulgenza. A quelli che in ciascun anno lo visitano, entro l’ottava di tal festa, un anno e quaranta giorni di Penitenza ingiuntagli.
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