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[...] ci soffermiamo sulla Confermazione o Cresima, che va intesa in continuità con il Battesimo, al quale è legata in modo inseparabile [...]
attraverso l’olio detto “sacro Crisma” veniamo conformati, nella potenza dello Spirito, a Gesù Cristo, il quale è l’unico vero “unto”, il “Messia”, il Santo di Dio. Il termine “Confermazione” ci ricorda poi che questo Sacramento apporta una crescita della grazia battesimale [...]
è importante avere cura che i nostri bambini, i nostri ragazzi, ricevano questo Sacramento [...]
è importante offrire ai cresimandi una buona preparazione [...]
La Confermazione, come ogni Sacramento, non è opera degli uomini, ma di Dio, il quale si prende cura della nostra vita in modo da plasmarci ad immagine del suo Figlio, per renderci capaci di amare come Lui. Egli lo fa infondendo in noi il suo Spirito Santo [...]
Quali sono questi doni? La Sapienza, l’Intelletto, il Consiglio, la Fortezza, la Scienza, la Pietà e il Timore di Dio. E questi doni ci sono dati proprio con lo Spirito Santo nel sacramento della Confermazione. [...]
Quando accogliamo lo Spirito Santo nel nostro cuore e lo lasciamo agire, Cristo stesso si rende presente in noi e prende forma nella nostra vita [...]

Testo preso dall’Udienza Generale del 29 gennaio 2014

Francesco_Confermazione

Riproponiamo ai nostri lettori alcune parti che ci sembrano particolarmente significative delle catechesi che il Santo Padre Francesco sta dedicando ai Sacramenti. Vediamo oggi qualche passo tratto dalle Udienze Generali dell’8 e 15 gennaio scorsi, dedicate entrambe al Battesimo.

Il Battesimo è il sacramento su cui si fonda la nostra stessa fede e che ci innesta come membra vive in Cristo e nella sua Chiesa. [...]
non è una formalità! E’ un atto che tocca in profondità la nostra esistenza. Un bambino battezzato o un bambino non battezzato non è lo stesso. Non è lo stesso una persona battezzata o una persona non battezzata. [...]
È importante conoscere il giorno nel quale io sono stato immerso proprio in quella corrente di salvezza di Gesù. [...] cercate, domandate la data del Battesimo e così saprete bene il giorno tanto bello del Battesimo. Conoscere la data del nostro Battesimo è conoscere una data felice. Il rischio di non saperlo è di perdere la memoria di quello che il Signore ha fatto in noi, la memoria del dono che abbiamo ricevuto. Allora finiamo per considerarlo solo come un evento che è avvenuto nel passato — e neppure per volontà nostra, ma dei nostri genitori —, per cui non ha più nessuna incidenza sul presente. Dobbiamo risvegliare la memoria del nostro Battesimo. [...]
È in forza del Battesimo, infatti, che, liberati dal peccato originale [...]
Nessuno può battezzarsi da sé! Nessuno. Possiamo chiederlo, desiderarlo, ma abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ci conferisca questo Sacramento nel nome del Signore. Perché il Battesimo è un dono che viene elargito in un contesto di sollecitudine e di condivisione fraterna. [...]
[Il Battesimo] ci fa diventare membri del Corpo di Cristo e del Popolo di Dio [...]
attraverso la rinascita dal fonte battesimale, si trasmette la grazia, e con questa grazia il Popolo cristiano cammina nel tempo [...]
In virtù del Battesimo noi diventiamo discepoli missionari, chiamati a portare il Vangelo nel mondo [...]
Esiste un legame indissolubile tra la dimensione mistica e quella missionaria della vocazione cristiana, entrambe radicate nel Battesimo. [...]
Nessuno si salva da solo. Siamo comunità di credenti, siamo Popolo di Dio e in questa comunità sperimentiamo la bellezza di condividere l’esperienza di un amore che ci precede tutti, ma che nello stesso tempo ci chiede di essere “canali” della grazia gli uni per gli altri, malgrado i nostri limiti e i nostri peccati. [...]

francesco_battesimo

In una delle recenti Udienze generali dedicate ai sacramenti Papa Francesco ha parlato dell’Eucaristia. Vi invitiamo a leggere l’intera catechesi del 5 febbraio e intanto segnaliamo alcuni passaggi su cui non si rifletterà mai abbastanza…

 

“Sulla mensa c’è una croce, ad indicare che su quell’altare si offre il sacrificio di Cristo: è Lui il cibo spirituale che lì si riceve, sotto i segni del pane e del vino”

 

“Parola e Pane nella Messa diventano un tutt’uno, come nell’Ultima Cena, quando tutte le parole di Gesù, tutti i segni che aveva fatto, si condensarono nel gesto di spezzare il pane e di offrire il calice, anticipo del sacrificio della croce, e in quelle parole: Prendete, mangiate, questo è il mio corpo … Prendete, bevete, questo è il mio sangue”

 

“Dunque la celebrazione eucaristica è ben più di un semplice banchetto: è proprio il memoriale della Pasqua di Gesù, il mistero centrale della salvezza. «Memoriale» non significa solo un ricordo, un semplice ricordo, ma vuol dire che ogni volta che celebriamo questo Sacramento partecipiamo al mistero della passione, morte e risurrezione di Cristo

 

“Cari amici, non ringrazieremo mai abbastanza il Signore per il dono che ci ha fatto con l’Eucaristia! E’ un dono tanto grande e per questo è tanto importante andare a Messa la domenica”

 

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Oramai siamo alle porte del tempo di Quaresima. Mercoledì prossimo, il 5 marzo, è il giorno delle Sacre Ceneri, inizio ufficiale del tempo di attesa della Pasqua (almeno per la maggior parte della Chiesa Latina). Ma, per il momento, ancora dobbiamo vivere questa domenica del tempo ordinario, l’ottava. Eccone la colletta (testo latino, traduzione italiana ufficiale, nostro tentativo di traduzione letterale):

Da nobis, quæsumus, Dómine, ut et mundi cursus pacífico nobis tuo órdine dirigátur, et Ecclésia tua tranquílla devotióne lætétur.

Concedi, Signore, che il corso degli eventi nel mondo si svolga secondo la tua volontà nella giustizia e nella pace, e la tua Chiesa si dedichi con serena fiducia al tuo servizio.

Ti preghiamo, o Signore, concedi a noi che la rotta del mondo venga tracciata per noi tramite il Tuo pacifico ordine e che la Tua Chiesa si allieti in serena devozione.

Ti preghiamo (quæsumus, verbo, indicativo presente, da quaesere, «pregare, implorare, supplicare»), o Signore (Dómine, nome, vocativo maschile singolare, da Dominus, -i, «Signore»), concedi (da, verbo, imperativo presente singolare, da dare, «dare, concedere, accordare») a noi (nobis, pronome, dativo plurale, da nos, nostri, «noi») che (ut, congiunzione subordinante che regge due completive al congiuntivo, «che») [e (et, congiunzione coordinante, «e»)] la rotta (cursus, nome, nominativo maschile singolare, da cursus, -us, «corso, rotta, percorso») del mondo (mundi, nome, genitivo maschile singolare, da mundus, -i, «mondo») venga tracciata (dirigátur, verbo, congiuntivo presente passivo, da dirigere, «dirigere, svolgere, tracciare») per noi (nobis, pronome, dativo plurale, da nos, nostri, «noi») tramite il Tuo (tuo, aggettivo, ablativo maschile singolare, da tuus, tua, tuum, «tuo») pacifico (pacífico, aggettivo, ablativo maschile singolare, da pacificus, -a, -um, «pacifico») ordine (órdine, nome, ablativo maschile singolare, da ordo, -inis, «ordine, norma, metodo») e che (et, congiunzione coordinante, «e») la Tua (tua, aggettivo, nominativo femminile singolare, da tuus, tua, tuum, «tuo») Chiesa (Ecclésia, nome, nominativo femminile singolare, da Ecclesia, -ae, «Chiesa») si allieti (lætétur, verbo, congiuntivo presente deponente, da laetari, «allietarsi, rallegrarsi, gioire») in serena (tranquílla, aggettivo, ablativo femminile singolare, da tranquillus, -a, -um, «tranquillo, quieto, sereno») devozione (devotióne, nome, ablativo femminile singolare, da devotio, -onis, «devozione»).
Questo testo è abbastanza antico. Si ritrova già nel Sacramentario Veronese e anche nel Missale Romanum 1962 (nella quarta domenica dopo Pentecoste).
Rispetto alle classiche collette romane che siamo soliti esaminare, qui notiamo una particolarità: manca quell’inciso che spesso ritroviamo e tramite il quale si enuncia di solito una caratteristica di Dio o del mistero che si celebra. Qui invece la colletta, dopo la generica invocazione orante al Padre, rivolge direttamente due preghiere. Nella prima si chiede che il percorso, la rotta, lo svolgersi delle vicende umane venga permeato dalla pacifica volontà di Dio. E come non pensare ai venti di guerra che soffiano in questi giorni nell’Europa orientale? Ma non solo lì: ancora quante cruente battaglie si svolgono nel mondo, quante rivolte contro Dio, quanta mancanza di serenità, di giustizia e di pace!
Nella seconda richiesta si prega perché la Santa Chiesa di Dio possa rallegrarsi in serena devozione, cioè nel costante sentimento rivolto al suo Signore.

Franciscus et Benedictus

concisto5

Regnans et emeritus.

Proseguiamo con serenità e sicurezza il nostro cammino nel tempo ordinario dell’anno liturgico. Oggi siamo giunti alla settima domenica del tempo per annum.
Vediamone la colletta (testo latino, traduzione ufficiale italiana, nostro tentativo di traduzione letterale):

Praesta, quaesumus, omnípotens Deus, ut, semper rationabília meditántes, quae tibi sunt plácita, et dictis exsequámur et factis.

Il tuo aiuto, Padre misericordioso, ci renda sempre attenti alla voce dello Spirito, perché possiamo conoscere ciò che è conforme alla tua volontà e attuarlo nelle parole e nelle opere.

Ti preghiamo, Dio onnipotente, concedi che, sempre meditando le cose ragionevoli, attuiamo in parole ed opere ciò che Ti è gradito.

Ti preghiamo (quaesumus, verbo, indicativo presente, da quaesere, “pregare, implorare, supplicare”), Dio (Deus, nome, vocativo maschile singolare, da Deus, -i, “Dio”) onnipotente (omnípotens, aggettivo, vocativo maschile singolare, da omnipotens, “onnipotente”), concedi (praesta, verbo, imperativo presente singolare, da praestare, “concedere, accordare”) che (ut, congiunzione subordinante che regge una finale al congiuntivo, “che”), sempre (semper, avverbio, “sempre”) meditando (meditántes, verbo, participio presente nominativo plurale, da meditari, “meditare, riflettere, studiare”) le cose ragionevoli (rationabília, nome, accusativo neutro plurale, da rationabilia, -orum “cose ragionevoli”), attuiamo (exsequámur, verbo, congiuntivo presente, da exsequi, “attuare, eseguire, compiere”) in parole (dictis, nome, ablativo neutro plurale, da dictum, -i, “parola, detto”) e (et, congiunzione coordinante, “e”) fatti (factis, nome, ablativo neutro plurale, da factum, -i, “fatto, azione, atto”) ciò che (quae, pronome relativo che regge una subordinata relativa all’indicativo, nominativo neutro plurale, da qui, quae, quod, “che”) Ti (tibi, pronome personale, dativo singolare, da tu, tui, “tu”) è (sunt, verbo, indicativo presente, da esse, “essere”) gradito (plácita, aggettivo, nominativo neutro plurale, da placitus, -a, -um, “gradito, piacevole, approvabile”).
Questa preghiera si trova anche nel Missale Romanum 1962 ed è assegnata alla sesta domenica dopo l’Epifania. Probabilmente deriva da una colletta del Sacramentario Gregoriano (VIII secolo).
Come caratteristiche notiamo l’asciutezza e la semplicità della struttura.
Dopo un classico inizio rivolto al Padre, viene messo in luce il fatto che noi meditiamo “cose ragionevoli” (rationabilia). Fides et ratio, verrebbe da dire: il nostro Dio non ci impone la Sua volontà in maniera arbitraria e per noi assolutamente incomprensibile, ma ci svela – anche se non completamente – il Suo disegno e le Sue verità.
Segue la preghiera, che oggi è veramente molto semplice: che il Signore ci dia la forza di mettere in pratica ciò che Gli è gradito in parole e in opere.

Oggi siamo oramai giunti alla sesta domenica del tempo per annum, mentre nella forma extra-ordinaria con i primi vespri di ieri è iniziato il periodo di Settuagesima, cioè di preparazione alla Quaresima.
Passiamo comunque alla colletta della forma ordinaria, nel solito ordine (testo ufficiale latino, traduzione ufficiale italiana, nostro tentativo di traduzione letterale):

Deus, qui te in rectis et sincéris manére pectóribus ásseris, da nobis tua grátia tales exsístere, in quibus habitáre dignéris.

O Dio, che hai promesso di essere presente in coloro che ti amano e con cuore retto e sincero custodiscono la tua parola, rendici degni di diventare tua stabile dimora.

O Dio, che affermi di rimanere nei cuori onesti e sinceri, concedici per la Tua grazia di essere il tipo di popolo in cui Ti sei degnato di abitare.

O Dio (Deus, sostantivo, vocativo maschile singolare, da Deus, -i, «Dio»), che (qui, pronome relativo che regge una subordinata all’indicativo, «che») affermi (ásseris, verbo, indicativo presente, da asserire, «affermare, asserire») di rimanere (manére, verbo, infinito presente attivo, da manēre, «rimanere, restare, fermarsi») nei (in, preposizione che qui regge l’ablativo, «in») cuori (pectóribus, sostantivo, ablativo plurale neutro, da pectus, -oris, «petto, cuore, animo») onesti (rectis, aggettivo, ablativo plurale neutro, da rectus, -a, -um, “retto, onesto”) e (et, congiunzione coordinante, «e») sinceri (sincéris, aggettivo, ablativo plurale neutro, da sincerus, -a, -um, «sincero, onesto, leale»), concedi (da, verbo, imperativo presente singolare, da dare, «dare, concedere») a noi (nobis, pronome, ablativo plurale, da nos, nostri, «noi») per la Tua (tua, aggettivo, ablativo femminile singolare, da tuus, tua, tuum, «tuo») grazia (grátia, sostantivo, ablativo femminile singolare, da gratia, -ae, «grazia») di essere (exsístere, verbo, infinito presente attivo, da exsistere, «essere, esistere») il tipo di popolo (tales, aggettivo, nominativo maschile plurale, da talis, -e, «tali») in (in, preposizione che qui regge l’ablativo, «in») cui (quibus, pronome, ablativo maschile plurale, da qui, quae, quod, «che») Ti sei degnato (dignéris, verbo, congiuntivo presente, da dignari, «degnarsi») di abitare (habitáre, verbo, infinito presente attivo, da habitare, «abitare, dimorare»).
Il Signore afferma – e ciò che afferma Dio è senza dubbio la pura verità – di restare, di abitare nei cuori onesti e sinceri: due qualità senz’altro importanti. Se le possediamo, se le esercitiamo, possiamo dire che il Signore viene a prendere dimora all’interno della nostra anima.
Ma questo come si può raggiungere? Dio ci chiede senza dubbio uno sforzo personale, ma non dobbiamo pensare di costruire da soli tutto questo: «senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5). É necessario che ci facciamo modellare e lasciamo agire la grazia di Dio, in modo da essere tali come il Signore ci vuole.

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